venerdì 19 febbraio 2010

Un libro pericolosissimo... (di Franco Damiani)

 E’ per me un discorso difficile, perché in quel gruppo ho un grande amico, Giuseppe Manzoni di Chiosca, e un altro grande amico, Siro Mazza, è legato per ragioni biografiche all’esponente di punta del gruppo stesso.
Prima o poi comunque era un discorso che avrei dovuto affrontare.
Oggi mi è arrivato “Itinerari della destra cattolica” di Piero Vassallo (ed. Solfanelli) e ho cominciato a leggerlo. Grande pensatore, stile avvincente, mille suggestioni.
Però.
Già cinque anni fa, al convegno romano “I tradizionalisti cattolici” (26 febbraio 2005, corso Vittorio) mi colpì che venisse usasta questa formula assoluta. Chi erano i “tradizionalisti cattolici”? Vassallo, appunto, Luciano Garibaldi, Piero Giubilo, Giuseppe Manzoni, Tommaso Romano, Massimo Anderson. Insomma un gruppo ben definito, con una propria ideologia precisa. Che però si considera un tutto: “i” tradizionalisti cattolici italiani, “la destra cattolica” come suona il titolo di questo libro. Al di fuori di loro, che ci sarà mai? I leoni, le tenebre esteriori? Eppure, al di fuori di loro c’è tanto: tutto il movimento lefebvriano (oggi dovremmo dire: quel che ne resta), tutto il sedevacantismo…
Ratzingeriani di ferro, Vassallo e compagni: Ratzinger sta compiendo “la liquidazione degli accaniti rimasugli del progressismo cattolico e delle illusioni postconciliari” (p. 11).
Andiamo avanti: “Un rifiuto intransigente, che in alcune contorte affermazioni del magistero vede lintenzione di avviare un processo inteso alla discontinuità teologica. TALE RIFIUTO DIPENDE DA UN PESSIMISMO IN SE’ LECITO, MA NON SEMPRE COMPONIBILE CON LA SPERANZA VIRTU’ TEOLOGALE. Si tratta del pessimismo, che attribuisce valore impegnativo alle espressioni lacunose e oblique del magistero recente, giudicandole dettate dalla segreta intenzione di approvare gli eccessi e le deviazioni ecumeniche della vera fede. Il pessimismo, inoltre, non sa apprezzare nel modo dovuto le dichiarazioni del magistero (ad esempio quelle contenute nella Dominus Jesus) conformi alla dottrina tradizionale” (pp. 13-14).
E già qui ci si potrebbe fermare.
Quei “pessimisti” infatti siamo noi, sedevacantisti o “ecclesiavacantisti” delle varie obbedienze. Il termine ricorda sinistramente i “profeti di sventura”.
Ad essi viene contrapposta “una considerazione fiduciosa, ispirata al sano ottimismo, CHE, INVECE, GIUDICA IMPEGNATIVE SOLTANTO LE AFFERMAZIONI DEL MAGISTERO A SOSTEGNO DELLA DOTTRINA DI SEMPREE GIUDICA NETTAMENTE MA SENZA TRARRE CONCLUSIONI CATASTROFICHE LE FORMULE APPARENTEMENTE CONTRARIE, CHE SI TROVANO SPARSE NEI DOCUMENTI DI CIRCOSTANZA E NEI DOCUMENTI CHE NON IMPEGNANO IL DOGMA. L’ottimismo, pertanto, fa proprie le ragioni dell’”ermeneutica della continuità“, affermate da Benedetto XVI in vista della restaurazione del cattolicesimo”.
Per inciso noto le implicazioni politiche di simile impostazione, di cui filoamericanismo e filosionismo sono solo le più evidenti.
Dal punto di vista teologico e filosofico, balza agli occhi che quelle che il fronte intransigente, antiratzingeriano, rifiuta, non sono “espressioni lacunose e oblique” ma autentiche eresie, come quella del “doppio canale di salvezza” per cristiani e giudei o come quella dello “stesso Dio” per ebrei, cristiani e musulmani.
Duole sinceramente vedere persone di tanta intelligenza e di tanta cultura cadere ingenuamente nella trappola ratzingeriana volendo per forza restare aggrappati a un “magistero” così largamente infettato di errore. Non si chiama questo “wishful thinking”, l’errore capitale, secondo Bossuet, di scambiare ciò che si vorrebbe per la realtà? E la prima regola per ogni cattolico non dovrebbe essere il realismo? Forse che ci si gode a denunciare le incoerenze del presunto successore di Pietro? Non lo ripetiamo sempre che ciò che diciamo lo diciamo con la morte nel cuore?
Non vale, domando a Vassallo, per la Prima Sede la regola che vale per ogni credente, quella per cui “chi nega un solo dogma di fede nega tutta la fede”?’ Non vale il divieto di “communicatio in sacris”? e dove la vede la “continuità” tra la Pascendi e la Dignitatis Humanae?
Altro che pessimismo e ottimismo, qui si tratta di logica e di coerenza: o si sta con la Chiesa di sempre o si sta con quella di Ratzinger (e prima di lui di Wojtyla, di Montini, di Roncalli).
Il guaio è che qui non sitratta di qualche fedele sprovveduto, immemore e incantato dai lustrini del finto conservatorismo (anche se le ragioni appaiono malinconicamente simili a quelle dei fedeli “saggi”, “moderati”, “equilibarti e via discorrendo): qui si tratta di intellettuali di primo piano e quindi credo, scusatemi, che questo sia un libro pericolosissimo.
Da leggere solo come quelli all’Indice: cioè se si è in grado di confutarlo.

Franco Damiani


P.s. e che c’entra poi Fini in copertina?




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