sabato 16 settembre 2017

PRINCIPI ELASTICI (di Piero Nicola)

Avete notato come il nostro Presidente del Consiglio e Francesco I vanno di pari passo? Che pensiero e azione di Bergoglio fossero sintonizzati sulla stessa lunghezza d'onda dei magni poteri mondani già si sapeva, tuttavia il capo in Vaticano, sino al suo rinnovato indirizzo sull'immigrazione, dava ancora a vedere un'autonomia morale colorata di cristianesimo. Circa l'indipendenza spirituale non se ne parla, essendosi la Chiesa declassata da depositaria della Verità a religione dialogante, che riconosce le molteplici confessioni come se non fossero erranti: Abolizione pratica del dogma sull'eresia.
  Rivenendo alla morale e alle sue sentenze, la politica governativa è passata dall'intangibile e illimitata accoglienza degli stranieri (giunti sul sacro suolo della Patria con qualsiasi mezzo e senza alcun vaglio preventivo per distinguere gli aventi qualche diritto di rifugiati dai semplici clandestini), è dunque passata da tale apertura (bensì sfornita di efficaci rimpatri successivi, legalmente previsti) a una certa regola restrittiva da imporre alle navi dei presunti soccorritori, collaboranti con i criminali che esercitano la tratta di africani e asiatici. Il ministro dell'Interno, uscito in avanscoperta, ha trattato con i capi libici per la limitazione degli imbarchi e dei trasbordi degli emigranti, nonché la riduzione dei flussi di genti provenienti dal centro dell'Africa. Dopo che egli ha assorbito gli strali degli scandalizzati umanitari d'ogni specie, Renzi e Gentiloni sono intervenuti a spiegare che è umano fare sì che i poveri neri siano aiutati a casa loro, e non si espongano ai pericoli del viaggio migratorio, e non debbano abbandonare le loro radici e i loro cari. Renzi ha ricordato che l'aveva sempre detto di voler aiutare i miseri là dove vivevano. Le organizzazioni che andavano a prelevare i naufraghi fin dentro le acque libiche, previo appuntamento preso con gli scafisti, hanno presto cessato di protestare, si sono ritirate dal traffico e, dopo anni, si sono accorte che i campi di raccolta dei destinati a sbarcare in Italia erano orribili luoghi di prigionia. La UE e lo stesso ONU si sono mostrati comprensivi delle buone ragioni per cui è stato effettuato un contenimento dell'invasione dei profughi e dei disgraziati, tanto più che il principio della loro accoglienza resta intatto. Ma di fatto anche Bruxelles ha ripiegato; "ha fatto marcia indietro" avrebbe detto la stampa di grande diffusione, se si fosse trattato del signor Trump, cattivone privo di attenuanti.
  La UE e gli stati europei che contano hanno convenuto che la massa degli extracomunitari da noi ospitati deve essere in congrua parte ridistribuita nelle altre nazioni dell'Unione. Si è parlato di rivedere il Trattato di Dublino, che prevede che la gestione degli immigrati debba essere a carico del paese che li ha ricevuti. Parole buone, intenti encomiabili. Gentiloni, andato nei paesi dell'Est europeo meno intransigenti in materia di immigrazione per aprirvi una breccia, ha ricevuto comprensione per le sue belle frasi emanate dal podio, diffuse dai canali televisivi. Ma, in sostanza, quei duri di cuore continuano ad essere fiscali, attaccati alle regole.
  Intanto qui le tivù e i giornali filogovernativi hanno trovato ragionevole che l'accoglienza degli stranieri perseguitati e disagiati debba risolversi in una degna integrazione. Occorre evitare che si generino emarginati e poveri in contrasto con i poveri italiani, per cui è giusto che l'afflusso sulle nostre coste venga moderato così da poter sistemare i nuovi arrivati. Il presidente della Repubblica ha concordato, migliorando con la sua pacata saggezza il pensiero un poco discorde manifestato in precedenza.
  Uno solo mancava alla generale concordia, alla conversione - che dico? - all'acquisto di una più meditata bontà, che lo slancio generoso aveva un po' fatto smarrire.
  Così è giunta l'ora di Bergoglio. Egli ha semplicemente condiviso la ragionevolezza del potere civile, ponendo in non cale la predica reiterata circa i muri da abbattere, i ponti da gettare, le porte aperte senza condizione, come è incondizionata la sua misericordia.
  Alcuni pignoli si sono chiesti in che modo si giustifichi una simile inversione di rotta. Di certo non si può credere a un indurimento del suo cuore. Noi siamo convinti che non sia in questione una rinuncia all'importazione di masse d'altra fede e d'altri costumi, assai diversi dai nostri, una rinuncia al bene della diversità. Deve trattarsi di una stasi necessaria, mentre il processo della convivenza multirazziale e multiculturale continua a fare il suo corso. Tuttavia la domanda dei sofistici merita un approfondimento. La risposta sta nella democrazia, che a volte dimostra un'insufficienza. Il difetto non consiste già nella disuguaglianza morale e di competenze dei cittadini elettori,  nemmeno nella gara spregiudicata dei candidati all'elezione, ma nella sussistente, irragionevole mutevolezza popolare, nei rigurgiti d'una presunzione di capire al di là del giusto. Un tempo circolava lo stupido adagio contadino: scarpe grosse e cervello fino. In effetti questo popolo ancora soggetto a ricadere nell'immaturità, brontolone e emotivo, talvolta pretende di avere più intelligenza e maggiori conoscenze dei conduttori televisivi e dei loro ospiti esperti, e persino più criterio del papa. Siccome poi ci sono partiti populisti che, essendo all'opposizione, sobillano e traviano la gente, ecco che le lezioni diventano una grana grossa per i partiti accreditati presso le massime autorità in campo europeo e mondiale.
  Ne consegue che i sondaggi di opinione fanno testo, quando risulta che molti, troppi non si persuadono più che conviene ospitare lo straniero e farsi da parte per fargli posto, perché ne verranno grandi vantaggi materiali e morali.
  Tutto qui. La gente non ha ancora imparato a vedere lontano, a stare al passo coi tempi, a credere abbastanza nella fraternità, dopo aver creduto nella libertà e nell'uguaglianza. Perciò l'elettorato va assecondato nelle sue paure, in attesa che la sua maturazione giunga a compimento. Intanto i populismi lasciano il tempo che trovano, sorgono e tramontano presto. Intanto, per il bene delle sue anime il benemerito Begoglio aggiusta la dottrina, ora in un senso ora nell'altro, secondo che tira il vento dei sondaggi di opinione.


Piero Nicola

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