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giovedì 27 aprile 2017

Pio XII. Il Papa della carità

L’avvocato Emilio Artiglieri riesce in questo agile volume a fornire un ritratto esauriente dell’augusta figura del Sommo e Santo Pontefice Pio XII, con un’accurata biografia arricchita da numerose foto tratte dagli archivi vaticani.
La figura di Eugenio Pacelli è delineata fin dalla nascita, avvenuta nel 1876 a Roma, dove la famiglia si era trasferita per il lavoro del padre, avvocato in Vaticano. Il piccolo Eugenio è un bimbo serio, studioso, di salute cagionevole, ma dotato di una forte volontà, che lo spinge ad compiere il suo dovere anche a costo della salute.
Proprio a causa dei problemi di salute, i suoi studi per diventare sacerdote si svolgono al di fuori del seminario presso istituti laici. Questo gli dà la possibilità di venire in contatto con persone di tutti gli ambienti e di diverse convinzioni, conferendogli un’apertura mentale non comune a quell’epoca.
Ordinato sacerdote, svolge all’inizio la funzione di cappellano in diversi istituti religiosi, fra cui quello dell’Assunzione. Ma il suo valore culturale e spirituale fa sì che il Papa lo mandi, nel 1917, come Nunzio a Monaco di Baviera, capitale allora del Regno di Baviera, e successivamente a Berlino come Nunzio per tutta la Germania.
Dopo la prima guerra mondiale, la storia del Nunzio Pacelli diventa grande storia. Pacelli si spende con viva carità per aiutare la popolazione tedesca travagliata da gravi difficoltà economiche. Chiamato a Roma come segretario di Stato nel 1930, svolge un ruolo decisivo nella formulazione dell’enciclica Mit brennender Sorge (Con bruciante ansietà) di Pio XI, nella quale viene condannata l’ideologia nazista, insieme alle persecuzioni inflitte da Hitler ai cattolici in spregio al concordato del 1933 con la Santa Sede.
Alla prima guerra mondiale segue la seconda, ancor più atroce della prima. Pacelli è stato appena eletto papa col nome di Pio XII, e vive con angoscia quegli avvenimenti. Lancia numerosi appelli per la pace e contro le persecuzioni nei confronti degli ebrei, ma quando viene a sapere che un appello al Reich in favore degli ebrei da parte dei vescovi olandesi ha causato l’assassinio di quarantamila ebrei, è costretto a cambiare strategia.
Mediante messaggi riservati dà ordine ai preti e a tutti gli ordini religiosi di accogliere e nascondere i perseguitati. È così che la Chiesa salverà più di ottocentomila ebrei, tra l’indifferenza degli Stati alleati che pur essendo a conoscenza dello sterminio, e avendo mezzi sterminati a disposizione, nulla fecero per impedirlo.
Nello stesso tempo Pio XII si occupa delle popolazioni civili, oppresse dalla fame e dai bombardamenti, assiste i prigionieri di guerra, instancabile nella sua opera di carità.
Tutto queste e molte altre notizie vengono illustrate con grande abilità nel libro dell’Avv. Artiglieri, che è anche Presidente del Comitato Papa Pacelli che si adopera per la causa di beatificazione.
È un fatto estremamente grave che, a quasi sessant’anni dalla morte di questo santo e grande Papa la causa di beatificazione non sia ancora giunta a conclusione. Ancora più grave è che a Gerusalemme, nello Yad Vashem, la Chiesa cattolica sia citata nella stessa stanza dei persecutori degli ebrei insieme al Reich di Hitler, e che una mendace scritta rimproveri a Pio XII presunti “silenzi” sulla persecuzione. Gli ebrei che subito dopo la guerra riconobbero e ringraziarono questo grande e santo Papa che ne aveva salvato centinaia di migliaia inspiegabilmente si sono trasformati nei suoi peggiori detrattori.

MARIA ANTONIETTA NOVARA


ARTIGLIERI E., Pio XII. Il Papa della carità
Gorle (BG), Editrice Velar, 2015
pp. 48, € 3,50.

giovedì 22 dicembre 2016

ODE AL NATALE (di Maria Antonietta Biagini)


“Guai a chi magna l’abbacchio
ch’è il “bambino” pecoracchio,
antropofago è colui
che lo magna, uhi, uhi, uhi!”
O che bella la bontà
della cara Cirinnà.
Ma se ammazzi il tuo bambino,
è un diritto, o cittadino.
E se tu pronunci “aborto”
vuole dire “bimbo morto”.
O che bella la bontà
della cara Cirinnà.
Tra “cannibale” e assassino
chi è peggiore, o cittadino?
Chi si mangia un buon agnello
o chi ai bimbi fa macello?
È il Natale di bontà

della “buona” Cirinnà.

Maria Antonietta Biagini

giovedì 16 giugno 2016

UN PATERNO CONSIGLIO (di Maria Antonietta Novara Biagini)

Seguendo il paterno consiglio della Sacra Corona, il vecchio parroco don Tanfurio ospitò in canonica un giovane rifugiato, di quelli che il Quarto Reich ci ordina di andare a prendere nei dintorni di Pantelleria. L’ospite era molto pio e pregava regolarmente cinque volte il giorno rivolto alla Mecca, e storceva il naso disgustato ogni volta che la perpetua a pranzo gli offriva dell’ottimo prosciutto.
Ben presto, valendosi della generosa legge politicamente corretta, del “ricongiungimento familiare”, il gradito ospite fece arrivare le sue quattro mogli, un po’ di suocere e uno stuolo di bambini che rallegrarono la tetra canonica coi loro rumorosi giochi. Un giorno il vecchio don Tanfurio sfiorò con una carezza il capo di uno dei piccoli. Il grazioso frugoletto si mise immediatamente ad urlare che l’infedele l’aveva “toccato” e l’intera famiglia ospite si riversò sul parroco e sulla perpetua riempiendoli di sganassoni.
L’autorevole “Gazzettino repubblicazio” ed altri consimili grembiulinosi e democratici giornaletti uscirono con titoli cubitali sull’inveterato vizio clericale di molestare i poveri bambini. Mentre parroco e perpetua, dai loro letti d’ospedale, chiedevano invano cos’era successo, le AAVV (Alte Autorità Vaticane Velocissime) offrivano agli offesi islamici un congruo risarcimento e cedevano loro la chiesa. Ben presto quadri, statue e arredi furono felicemente polverizzati, il campanile fu abbattuto e sostituito da un artistico minareto postmoderno, da cui il muezzin poté invitare alla preghiera gli sbigottiti abitanti della parrocchia, realizzando alla perfezione l’ideale postconciliare di incontro ecumenico.


Maria Antonietta Novara Biagini

lunedì 13 giugno 2016

I PASTORI SMARRITI (di Maria Antonietta Novara Biagini)

Le pecore erano sconcertate. Da un po’ di tempo i pastori si comportavano in maniera strana. C’era stato un pastore che aveva aperto l’ovile ai lupi e la cosa era finita in una strage di agnelli e pecore. C’era quello che aveva detto alle pecore: fate quello che volete, autogestitevi, e le pecore, non più accudite, avevano ridotto l’ovile a un porcile. In un ovile si proiettavano immagini di animali feroci come le tigri, e alle pecore andava a male il latte. Pastori particolarmente progressisti avevano aperto ovili riservati a sole pecore o a soli montoni e gli armenti omosex non avevano potuto procreare, così che quegli armenti si erano estinti.
Ma le notizie correvano di ovile in ovile, e quando giungeva notizia di un pastore rimasto pastore, piccoli gruppi di pecore ardimentose fuggivano dai loro ovili, e affrontavano da sole lunghe e rischiose transumanze per tornare a unirsi finalmente ad un buon pastore, uno dei pochissimi rimasti che amavano davvero le pecore e non si dilettavano di esperimenti sulla pelle degli armenti loro affidati.


Maria Antonietta Novara Biagini