E’ con lo stile sobrio ma diretto, che contraddistingue la sua personalità, che il filosofo e saggista Piero Vassallo ha imposto il titolo di “Icone della falsa destra” (Edizioni Solfanelli).
L’analisi critica evidenzia un ventaglio di tesi sul crollo del sogno americano e mussoliniano da considerarsi in quell’arco temporale ideologico che va dall’annuncio del Cardinale Siri, nel 1968, alla caduta dell’MSI,dal saggio provocatorio di Giano Accame che lo definisce “fascismo immenso e rosso” alle dichiarazioni del Ministro Calderoli sulla opportunità o meno di festeggiare il 5 maggio e si sofferma sugli accadimenti che hanno determinato le diverse epoche delle correnti attraverso i diversi periodi, decidendo per una suddivisione in XV capitoli.
Ma, se gli scritti di Giano Accame si presentavano dal tono provocatorio, questo di Piero Vassallo non si perde certo in prolusioni di generosità, basti pensare ai capitoli dedicati a Gòmez Davila (ribattezzato un pitigrilli senza sorriso ), e su quelle dell’Unità d’Italia, dal titolo “figure della mala unità” quali il tricolore e l’inno di Mameli.
L’articolazione del saggio attira l’attenzione del lettore in ciò che concerne storia e filosofia e politica, azione didattica e pedagogica, della cui ricaduta sul piano degli esiti sociali mi piace riportare le stesse parole dello scrittore: la pochezza mentale dei velleitari e degli intellettuali – fai da te – che si pongono quali guide della destra sedicente aggiornata non consente di andare oltre la radunata di attivisti impresentabili.
La causticità del filosofo e ideologo è protesa a mettere in luce il proprio disagio, nato dalle mescolanze tra destra e sinistra e dall’intento a restituire le posizioni originarie , così come egli le ha vissute.A tal proposito mi soffermerei sui due voci femminili presentati nel volume quali quelli di Cristina Campo (Vittoria Guerrini ) e Simone Weìl.
Cristina Campo che, spinta da Elémire Zolla, scrive una lettera a Paolo VI con lo scopo apparente di voler difendere la lingua latina ma che, nella realtà, riesce a creare nuovi dissidi e ben sapendo che, la propria posizione di attivista di destra non avrebbe potuto essere riconosciuta : ricorrere ad un referendum pur se sottoscritto da personalità mondane diventava, dunque, d’obbligo. Ecco come agli occhi dello scrittore, Cristina Campo diventa una falsa icona.
La seconda,Simone Weil, nata e cresciuta ed educata alla luce dei valori più tradizionali, decide, a un determinato momento della sua vita, di interrompere la sua carriera di docente e di diventare un’attivista di sinistra.
Sia l’una che l’altra, nel ripristino della verità , rappresentano gli opposti che si attraggono ma che, al cospetto della stessa, risultano essere fuori dalla destra e dalla sinistra politica.
Piero Vassallo raggiunge il suo obiettivo attraverso la ricerca trasversale di enunciati, rigorosamente riportati in quella parte dedicata alla bibliografia, cui attribuisce la responsabilità di essere stati strumentalizzati a seconda degli interessi del momento , appartenessero essi alla destra o alla sinistra. Dunque, quel che mi pare di poter definire il sapiente contributo dello scrittore alla storia della politica italiana, potrebbe essere configurato anche come un compendio da consultare per chi desiderasse ampliare le proprie conoscenze nel settore e, comunque, da consultare magari nei vari atenei a indirizzo politico. La parabola di questo trattato si conclude con una riflessione attorno a un possibile ritorno di una destra tradizionale.
Luciana Serafino
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venerdì 20 febbraio 2015
venerdì 1 ottobre 2010
Novità: ICONE DELLA FALSA DESTRA
Il saggio si raccomanda quale strumento indispensabile alla ricognizione delle metastasi neognostiche che stanno devastando il corpo senescente delle ideologie di matrice illuministica. Infatti “nel nuovo e imprevisto scenario allestito dagli ultramoderni, l'insignificanza si è trasferita dal pensiero tradizionale alla elucubrazione radical chic”, ossia dai testimoni della metafisica classica agli interpreti del relativismo a sfondo nichilistico.
Girate le spalle alle false icone, i protagonisti del movimento politico intitolato alla vera destra potrebbero avviarsi alla riscoperta di quei valori tradizionali che furono interpretati fedelmente e strenuamente difesi dal migliore Novecento italiano; quei valori scialacquati dall’impaziente frivolezza di una classe politica intesa a fare futuro con i cascami di un passato ormai sepolto.
Un anziano militante nella corrente giovanile del Msi, Sergio Pessot, ha dichiarato realisticamente che, con questo suo ultimo lavoro, l'autore si procura una nuova, nutrita schiera di contestatori viscerali: "L'arte di farsi nemici, peraltro, è esercitata dal Vassallo con un'assiduità impressionante".
Piero Vassallo
ICONE DELLA FALSA DESTRA
Edizioni Solfanelli
[ISBN-978-88-7497-707-9]
Pagg. 120 - € 10,00
venerdì 24 settembre 2010
Imminente: ICONE DELLA FALSA DESTRA
Un nuovo, graffiante saggio di Piero Vassallo
Icone della falsa destra e destra delle false icone
Dai laboriosi torchi di Marco Solfanelli, editore anticonformista in Chieti, esce in questi giorni un saggio di Piero Vassallo, Icone della falsa destra trattato sugli errori in circolazione nell'avventurosa e tormentata destra dell'abbaglio trasversale e bipolare ed elenco delle acrobazie ideologiche, che i politici avveduti dovrebbero evitare con somma cura.
Il saggio di Vassallo si raccomanda quale strumento indispensabile alla ricognizione delle metastasi neognostiche, degli stati d'animo confusionari e degli impulsi trasformistici che stanno devastando il corpo senescente delle ideologie di matrice illuministica e minacciando (di rimbalzo) l'integrità della cultura di destra.
Ora la prima parte del saggio è costituita da medaglioni dedicati agli autori che hanno depistato e inquinato il pensiero dei militanti di destra, ora avviandoli nelle paludi della contraffatta religiosità [Simone Weil, Cristina Campo, René Guénon] ora arroventando la sindrome disfattista [Cioran, Nietzsche] ora iniziandoli al pensiero multiforme [Evola] o alla mistica salottiera [Gomez Davila].
La seconda parte del saggio è dedicata ai simboli usati per inquinare la cultura della destra, ad esempio il tricolore di Reggio Emilia, strumento della metamorfosi giacobina dell'amor di Patria.
L'alterazione della cultura di destra è inspiegabile poiché "nel nuovo e imprevisto scenario allestito dagli ultramoderni, l'insignificanza giornalistica ha improvvisamente abbandonato il pensiero tradizionale per rovesciarsi sulle elucubrazione radical chic".
E' pertanto urgente arrestare la furente tarantella messa in scena dagli intellettuali tatuati dalla fandonia neodestra, uomini mutanti ed elucubranti in sintonia con i pensieri della banca e con le facezie lasciate in eredità dal polifrenico Armandino Plebe. In definitiva, Vassallo sostiene che occorre uscire dalla depressione scavata, nel cuore del Msi e di An, dal conformismo e dall'inconsulta smania di novità tanto normalizzanti quanto dispersive per ritrovare l'anima religiosa della destra popolare.
Girate le spalle alle false icone, i protagonisti del movimento politico intitolato alla vera destra potrebbero avviarsi alla riscoperta di quei valori tradizionali, che furono interpretati fedelmente e strenuamente difesi dal migliore Novecento italiano. Valori scialacquati dalla impaziente frivolezza di una classe politica intesa a fare futuro con i cascami della defunta sinistra.
Lette le bozze del saggio sulla destra della icone equivoche, un anziano militante nella corrente giovanile del Msi, Sergio Pessot, ha concluso realisticamente che l'autore prepara la raccolta di un nuovo, alto numero di suoi contestatori viscerali: "L'arte di farsi nemici, peraltro, è esercitata dal Vassallo con un'assiduità impressionante".
A nostra domanda, sostiene, invece, l'autore: "Se non è sempre vero che tanti nemici tanto onore è molto probabile che da certi nemici si ottiene un onore certo. Per quanto mi riguarda, oso rammentare che, nel 1994, dissi che cosa conveniva a Gianfranco Fini: scaricare la zavorra neodestra [neopagana] gravante ottusamente sul futuro del Msi. La risposta fu il silenzio imbarazzato di Fini, a margine di un coro di ingiurie lanciate contro di me dalla curva del superomismo festante nella nella marginalità. Dopo che gli irriducibili allora urlanti nella curva neodestro hanno affondato la destra dell'obnubilato Fini nei consensi a numeri decimali, posso esibire, quale segno di un onore certo, l'inimicizia di certe comparse sulla scena dell'effimero e del fittizio. Quanto agli amici miei, posso dire in tranquillità che non mancano del tutto, se è vero quel che mi confida Marco Solfanelli (al quale non saprei come non credere) circa l'incoraggiante successo del mio saggio Itinerari della destra cattolica".
Il volume sulle icone della destra allo sbando, 120 pagine, euro 10, può essere prenotato nella qualunque attrezzata libreria o ordinato direttamente all'editore Solfanelli telefonando al numero 087163210.
Osvaldo Olivieri
Icone della falsa destra e destra delle false icone
Dai laboriosi torchi di Marco Solfanelli, editore anticonformista in Chieti, esce in questi giorni un saggio di Piero Vassallo, Icone della falsa destra trattato sugli errori in circolazione nell'avventurosa e tormentata destra dell'abbaglio trasversale e bipolare ed elenco delle acrobazie ideologiche, che i politici avveduti dovrebbero evitare con somma cura.
Il saggio di Vassallo si raccomanda quale strumento indispensabile alla ricognizione delle metastasi neognostiche, degli stati d'animo confusionari e degli impulsi trasformistici che stanno devastando il corpo senescente delle ideologie di matrice illuministica e minacciando (di rimbalzo) l'integrità della cultura di destra.
Ora la prima parte del saggio è costituita da medaglioni dedicati agli autori che hanno depistato e inquinato il pensiero dei militanti di destra, ora avviandoli nelle paludi della contraffatta religiosità [Simone Weil, Cristina Campo, René Guénon] ora arroventando la sindrome disfattista [Cioran, Nietzsche] ora iniziandoli al pensiero multiforme [Evola] o alla mistica salottiera [Gomez Davila].
La seconda parte del saggio è dedicata ai simboli usati per inquinare la cultura della destra, ad esempio il tricolore di Reggio Emilia, strumento della metamorfosi giacobina dell'amor di Patria.
L'alterazione della cultura di destra è inspiegabile poiché "nel nuovo e imprevisto scenario allestito dagli ultramoderni, l'insignificanza giornalistica ha improvvisamente abbandonato il pensiero tradizionale per rovesciarsi sulle elucubrazione radical chic".
E' pertanto urgente arrestare la furente tarantella messa in scena dagli intellettuali tatuati dalla fandonia neodestra, uomini mutanti ed elucubranti in sintonia con i pensieri della banca e con le facezie lasciate in eredità dal polifrenico Armandino Plebe. In definitiva, Vassallo sostiene che occorre uscire dalla depressione scavata, nel cuore del Msi e di An, dal conformismo e dall'inconsulta smania di novità tanto normalizzanti quanto dispersive per ritrovare l'anima religiosa della destra popolare.
Girate le spalle alle false icone, i protagonisti del movimento politico intitolato alla vera destra potrebbero avviarsi alla riscoperta di quei valori tradizionali, che furono interpretati fedelmente e strenuamente difesi dal migliore Novecento italiano. Valori scialacquati dalla impaziente frivolezza di una classe politica intesa a fare futuro con i cascami della defunta sinistra.
Lette le bozze del saggio sulla destra della icone equivoche, un anziano militante nella corrente giovanile del Msi, Sergio Pessot, ha concluso realisticamente che l'autore prepara la raccolta di un nuovo, alto numero di suoi contestatori viscerali: "L'arte di farsi nemici, peraltro, è esercitata dal Vassallo con un'assiduità impressionante".
A nostra domanda, sostiene, invece, l'autore: "Se non è sempre vero che tanti nemici tanto onore è molto probabile che da certi nemici si ottiene un onore certo. Per quanto mi riguarda, oso rammentare che, nel 1994, dissi che cosa conveniva a Gianfranco Fini: scaricare la zavorra neodestra [neopagana] gravante ottusamente sul futuro del Msi. La risposta fu il silenzio imbarazzato di Fini, a margine di un coro di ingiurie lanciate contro di me dalla curva del superomismo festante nella nella marginalità. Dopo che gli irriducibili allora urlanti nella curva neodestro hanno affondato la destra dell'obnubilato Fini nei consensi a numeri decimali, posso esibire, quale segno di un onore certo, l'inimicizia di certe comparse sulla scena dell'effimero e del fittizio. Quanto agli amici miei, posso dire in tranquillità che non mancano del tutto, se è vero quel che mi confida Marco Solfanelli (al quale non saprei come non credere) circa l'incoraggiante successo del mio saggio Itinerari della destra cattolica".
Il volume sulle icone della destra allo sbando, 120 pagine, euro 10, può essere prenotato nella qualunque attrezzata libreria o ordinato direttamente all'editore Solfanelli telefonando al numero 087163210.
Osvaldo Olivieri
lunedì 2 agosto 2010
In preparazione: ICONE DELLA FALSA DESTRA
Figura del caos politico indirizzato al trionfo dei poteri forti, il caos mentale di Fini, Bocchino e Granata discende dalla confusione delle lingue, che ha tormentato e assordato la cultura della destra italiana dagli anni del dopoguerra ad oggi.
Icone delle falsa destra è la spietata rassegna dei pensieri scheletrici, delle idee incapacitanti, delle torride confusioni e dei mimetismi insensati e autolesionistici che hanno condannato la destra rautiana e finiana allo scialo della tradizione italiana e alla sequela del folle desiderio di ricevere il bacio mortifero dell'antItalia. La narrazionedella catastrofe che ha consumato la destra dei pensieri babelici, tuttavia, non è fine a se stessa: la consapevolezza degli errori commessi è la condizione necessaria al lavoro di quanti intendono ricominciare dalla tabula rasa.
Qualificato interprete della tradizione italiana e autorevole storico delle culture di destra, Piero Vassallo è autore di numerosi saggi intesi a contrastare le avventure della confusione, dello spirito gregario e della superficialità nel parito di Gianfranco Fini. L'arrivo della politica di destra nel vicolo cieco del rautismo, epilogo preparato artisticamente da Fabio Granata, è lo specchio delle ragioni che hanno animato gli studi e le polemiche di Vassallo.
Icone delle falsa destra è la spietata rassegna dei pensieri scheletrici, delle idee incapacitanti, delle torride confusioni e dei mimetismi insensati e autolesionistici che hanno condannato la destra rautiana e finiana allo scialo della tradizione italiana e alla sequela del folle desiderio di ricevere il bacio mortifero dell'antItalia. La narrazionedella catastrofe che ha consumato la destra dei pensieri babelici, tuttavia, non è fine a se stessa: la consapevolezza degli errori commessi è la condizione necessaria al lavoro di quanti intendono ricominciare dalla tabula rasa.
Qualificato interprete della tradizione italiana e autorevole storico delle culture di destra, Piero Vassallo è autore di numerosi saggi intesi a contrastare le avventure della confusione, dello spirito gregario e della superficialità nel parito di Gianfranco Fini. L'arrivo della politica di destra nel vicolo cieco del rautismo, epilogo preparato artisticamente da Fabio Granata, è lo specchio delle ragioni che hanno animato gli studi e le polemiche di Vassallo.
sabato 26 giugno 2010
Anticipazione: ICONE DELLA FALSA DESTRA (IL PREAMBOLO)
L’impostura nichilista, da sinistra a destra
L’immagine dell’Illuminismo rutilante e trionfante si è smorzata, appiattendosi sulla catastrofica figura dell’essere disegnata dallo scolarca postmoderno Martin Heidegger e dai suoi continuatori francofortesi e californiani.
L’indirizzo decadente della filosofia moderna, peraltro, era stato previsto dal card. Giuseppe Siri, che ha annunciato la svolta neognostica nel gennaio del 1968, ventun anni prima della caduta del muro di Berlino: «Heidegger è una radicalizzazione di Kant, infatti sta interamente nel quadro kantiano. E tutta una scuola di pensiero, all’inizio di questo secolo, ha tentato un compromesso con Kant. Su quella via diventata facile, è quasi spontaneo ci fosse più che mezzo secolo dopo un tentativo di compromesso con Heidegger. Chi ha fatto le spese di tutto ciò sono la metafisica e la teologia naturale. [...] Queste tesi, che qualificheremo neognostiche hanno come fondamento la linea di pensiero appunto condannata da Concilio Vaticano I, la linea che da Kant va a Heidegger.» (1)
La caduta della filosofia illuminata nella tenebrosa superstizione neognostica rimette in gioco il pensiero tradizionale, rilancia le verità profeticamente affermate da Pio XII nella “Humani generis”, riabilita la filosofia di Cornelio Fabro e l’ecclesiologia di Romano Amerio. E fa scendere nel ridicolo i teologi progressisti, che mendicavano un tozzo di credibilità davanti alle funeree porte del mondo moderno.
Svanisce in un soffio il metacristianesimo, la dirompente e ossessa dottrina del teologo estremo Edward Schillebeeckx, secondo il quale la separazione dal pensiero moderno costringeva la Chiesa cattolica ad un’obiettiva insignificanza.
Si disperde nelle patetiche comunelle dei nostalgici e dei ritardati quello spirito del concilio, che incitava a diffidare della verità e dell’identità cattolica, «perché ambedue diventano momento di contrasto e di scontro con il mondo che cambia, con il mondo nuovo [...] cui i cristiani non solo devono adeguarsi ma devono addirittura adoperarsi per aiutarlo a chiarirsi, crescere, realizzarsi.» (2)
Nel nuovo e imprevisto scenario, l’insignificanza si è trasferita nel pensiero radical-chic, cupo e avvilente succedaneo di quell’utopia comunista, che sollazzava il pubblico festante sotto l’arco trionfale della storia.
Trascinato dal radical chic, il progressismo italiano affonda nella acque torbide della mistica decreazionista elucubrata dal tombale Andrea Emo Capodilista e commentata dal malinconico Massimo Cacciari.
È finalmente possibile fermare le bocce della destra sedicente nuova e inventariare gli errori strategici, le alleanze innaturali e le letture bifide e incapacitanti, che, ultimamente, hanno indebolito e alterato l’identità degli oppositori alla rivoluzione.
I testi di Walter Benjamin, Alexandre Kojève, Jean Paul Sartre, Ernst Bloch, Herbert Marcuse, Theodor Adorno, Max Horckheimer, Hans Jonas, Georges Bataille, Jacob Taubes hanno persuaso gli intellettuali e i militanti di sinistra a consegnare le illusioni rivoluzionarie al divorante fuoco delle passioni inutili.
Alla tradizione cattolica la cultura della sinistra non può opporre altro che il furore abortista e antiproibizionista di Emma Bonino e del suo sponsor, il finanziere apolide George Soros. Sostenuta da un mago della finanza iniziatica, la sinistra si disseta piegandosi caninamente sulle pozzanghere borghesi, un tempo colpite dall’anatema di Lenin.
È dunque evidente l’inutilità delle affrettate ed innaturali serenate al moderno, eseguite dagli esponenti datati di una destra atterrita dall’incubo del sessantottismo vincente.
Occorre chiudere la pigra stagione dell’et... et, che fu segnata dall’arretratezza culturale e dai complessi d’inferiorità. E archiviare gli abbagli che suggerirono alla classe dirigente missina il sodalizio con l’alieno Armando Plebe, la relazione gregaria con il nulla neodestro e l’ammirazione davanti alla capovolta spiritualità di Elemire Zolla, ambiguo suggeritore e promotore dei pensieri eccentrici diffusi dalle case editrici del conformismo (Dell’Albero, Borla, Rusconi, Mediterranee, e ultimamente Pantheon e Vallecchi) per il consumo di giornalisti plagiati e sbandati.
Le alleanze innaturali e zavorranti, sottoscritte dagli esponenti della destra fragile durante gli anni bui intorno al Sessantotto, infatti, non furono suggerite da affinità ideali seriamente accertate ma imposte dalla paura associata con lo sfrenato desiderio di sembrare aggiornati.
Prolungate senza ombra di ragione, oggi tali dipendenze sono diventate strumenti della confusione mentale e, quel che è peggio, giustificazioni di un dialogo anacronistico con gli iniziati ai misteri del postcomunismo: laicisti, relativisti, nichilisti, libertini e becchini.
I centri culturali costituiti dagli intellettuali di Gianfranco Fini sotto l’insegna della confusione tra la politica classica e la scienza comiziale (il vaniloquio sofistico), tra l’aristocrazia e la casta parassitaria, tra la tradizione e il cascame regressista, costituiscono il principale ostacolo sulla via dell’affermazione di una vera destra.
Di più: senza la neutralizzazione di tali fomiti d’ambiguità e d’inquinamento, la falsa destra sopravviverà continuando a deludere, a tradire l’elettorato ben pensante. E a sostenere il radical chic e i poteri forti, trapiantati a sinistra per la conservazione delle riforme attuate grazie al voto carpito a proletari e borghesi inconsapevoli di assecondare una congiura intesa a pervertire la società italiana.
Il conformismo e la superficialità circolanti nell’area neodestra, infatti, contribuiscono alla sopravvivenza delle “riforme liberatorie” di conio sessantottino, sfascio della famiglia, culto dell’adulterio, sostegno statale alla stampa pornografica, legalizzazione dell’aborto, liberalizzazione della droga, canonizzazione della pederastia, indulgenza e mano libera ai criminali, asilo ai terroristi d’importazione.
Il sessantottismo è servito ad insaponare la corda, con la quale la setta iniziatica (quella che si raduna nei luoghi di alto malaffare) e il partito dell’usura tentano di impiccare gli italiani alla lanterna della dissoluzione nichilista.
L’incantesimo è intanto svanito sul lato sinistro. La macchina eversiva ha girato le spalle al progressismo. In compenso, l’azione corruttrice e allucinatoria della scolastica settaria prosegue a destra, utilizzando la tattica che si adatta perfettamente alla società del libero inganno: la deposizione di polpette “squisite” sui palati dei vanesi e dei frivoli, che l’assiduo commercio con la stupidità — nel caso dei neodestri si può addirittura parlare di indurimento nell’idiozia — dispone ad ammirare i vettori del carbonchio spirituale.
È tempo che i militanti anticonformisti si allontanino dal tritacarne neodestro, depongano le illusioni sui presunti splendori della modernità avanzata e comprendano che, dopo il Sessantotto, le sinistre hanno percorso fino in fondo l’orbita del nichilismo.
Piero Vassallo
1) Cfr. “La teologia naturale”, in “Renovatio”, a. III, aprile-giugno 1968.
2) Pier Paolo Saleri ha confutato la dottrina dei dossettiani dimostrando che la scelta religiosa da loro proposta, cfr. “Studi cattolici”, n. 589, marzo 2010.
L’immagine dell’Illuminismo rutilante e trionfante si è smorzata, appiattendosi sulla catastrofica figura dell’essere disegnata dallo scolarca postmoderno Martin Heidegger e dai suoi continuatori francofortesi e californiani.
L’indirizzo decadente della filosofia moderna, peraltro, era stato previsto dal card. Giuseppe Siri, che ha annunciato la svolta neognostica nel gennaio del 1968, ventun anni prima della caduta del muro di Berlino: «Heidegger è una radicalizzazione di Kant, infatti sta interamente nel quadro kantiano. E tutta una scuola di pensiero, all’inizio di questo secolo, ha tentato un compromesso con Kant. Su quella via diventata facile, è quasi spontaneo ci fosse più che mezzo secolo dopo un tentativo di compromesso con Heidegger. Chi ha fatto le spese di tutto ciò sono la metafisica e la teologia naturale. [...] Queste tesi, che qualificheremo neognostiche hanno come fondamento la linea di pensiero appunto condannata da Concilio Vaticano I, la linea che da Kant va a Heidegger.» (1)
La caduta della filosofia illuminata nella tenebrosa superstizione neognostica rimette in gioco il pensiero tradizionale, rilancia le verità profeticamente affermate da Pio XII nella “Humani generis”, riabilita la filosofia di Cornelio Fabro e l’ecclesiologia di Romano Amerio. E fa scendere nel ridicolo i teologi progressisti, che mendicavano un tozzo di credibilità davanti alle funeree porte del mondo moderno.
Svanisce in un soffio il metacristianesimo, la dirompente e ossessa dottrina del teologo estremo Edward Schillebeeckx, secondo il quale la separazione dal pensiero moderno costringeva la Chiesa cattolica ad un’obiettiva insignificanza.
Si disperde nelle patetiche comunelle dei nostalgici e dei ritardati quello spirito del concilio, che incitava a diffidare della verità e dell’identità cattolica, «perché ambedue diventano momento di contrasto e di scontro con il mondo che cambia, con il mondo nuovo [...] cui i cristiani non solo devono adeguarsi ma devono addirittura adoperarsi per aiutarlo a chiarirsi, crescere, realizzarsi.» (2)
Nel nuovo e imprevisto scenario, l’insignificanza si è trasferita nel pensiero radical-chic, cupo e avvilente succedaneo di quell’utopia comunista, che sollazzava il pubblico festante sotto l’arco trionfale della storia.
Trascinato dal radical chic, il progressismo italiano affonda nella acque torbide della mistica decreazionista elucubrata dal tombale Andrea Emo Capodilista e commentata dal malinconico Massimo Cacciari.
È finalmente possibile fermare le bocce della destra sedicente nuova e inventariare gli errori strategici, le alleanze innaturali e le letture bifide e incapacitanti, che, ultimamente, hanno indebolito e alterato l’identità degli oppositori alla rivoluzione.
I testi di Walter Benjamin, Alexandre Kojève, Jean Paul Sartre, Ernst Bloch, Herbert Marcuse, Theodor Adorno, Max Horckheimer, Hans Jonas, Georges Bataille, Jacob Taubes hanno persuaso gli intellettuali e i militanti di sinistra a consegnare le illusioni rivoluzionarie al divorante fuoco delle passioni inutili.
Alla tradizione cattolica la cultura della sinistra non può opporre altro che il furore abortista e antiproibizionista di Emma Bonino e del suo sponsor, il finanziere apolide George Soros. Sostenuta da un mago della finanza iniziatica, la sinistra si disseta piegandosi caninamente sulle pozzanghere borghesi, un tempo colpite dall’anatema di Lenin.
È dunque evidente l’inutilità delle affrettate ed innaturali serenate al moderno, eseguite dagli esponenti datati di una destra atterrita dall’incubo del sessantottismo vincente.
Occorre chiudere la pigra stagione dell’et... et, che fu segnata dall’arretratezza culturale e dai complessi d’inferiorità. E archiviare gli abbagli che suggerirono alla classe dirigente missina il sodalizio con l’alieno Armando Plebe, la relazione gregaria con il nulla neodestro e l’ammirazione davanti alla capovolta spiritualità di Elemire Zolla, ambiguo suggeritore e promotore dei pensieri eccentrici diffusi dalle case editrici del conformismo (Dell’Albero, Borla, Rusconi, Mediterranee, e ultimamente Pantheon e Vallecchi) per il consumo di giornalisti plagiati e sbandati.
Le alleanze innaturali e zavorranti, sottoscritte dagli esponenti della destra fragile durante gli anni bui intorno al Sessantotto, infatti, non furono suggerite da affinità ideali seriamente accertate ma imposte dalla paura associata con lo sfrenato desiderio di sembrare aggiornati.
Prolungate senza ombra di ragione, oggi tali dipendenze sono diventate strumenti della confusione mentale e, quel che è peggio, giustificazioni di un dialogo anacronistico con gli iniziati ai misteri del postcomunismo: laicisti, relativisti, nichilisti, libertini e becchini.
I centri culturali costituiti dagli intellettuali di Gianfranco Fini sotto l’insegna della confusione tra la politica classica e la scienza comiziale (il vaniloquio sofistico), tra l’aristocrazia e la casta parassitaria, tra la tradizione e il cascame regressista, costituiscono il principale ostacolo sulla via dell’affermazione di una vera destra.
Di più: senza la neutralizzazione di tali fomiti d’ambiguità e d’inquinamento, la falsa destra sopravviverà continuando a deludere, a tradire l’elettorato ben pensante. E a sostenere il radical chic e i poteri forti, trapiantati a sinistra per la conservazione delle riforme attuate grazie al voto carpito a proletari e borghesi inconsapevoli di assecondare una congiura intesa a pervertire la società italiana.
Il conformismo e la superficialità circolanti nell’area neodestra, infatti, contribuiscono alla sopravvivenza delle “riforme liberatorie” di conio sessantottino, sfascio della famiglia, culto dell’adulterio, sostegno statale alla stampa pornografica, legalizzazione dell’aborto, liberalizzazione della droga, canonizzazione della pederastia, indulgenza e mano libera ai criminali, asilo ai terroristi d’importazione.
Il sessantottismo è servito ad insaponare la corda, con la quale la setta iniziatica (quella che si raduna nei luoghi di alto malaffare) e il partito dell’usura tentano di impiccare gli italiani alla lanterna della dissoluzione nichilista.
L’incantesimo è intanto svanito sul lato sinistro. La macchina eversiva ha girato le spalle al progressismo. In compenso, l’azione corruttrice e allucinatoria della scolastica settaria prosegue a destra, utilizzando la tattica che si adatta perfettamente alla società del libero inganno: la deposizione di polpette “squisite” sui palati dei vanesi e dei frivoli, che l’assiduo commercio con la stupidità — nel caso dei neodestri si può addirittura parlare di indurimento nell’idiozia — dispone ad ammirare i vettori del carbonchio spirituale.
È tempo che i militanti anticonformisti si allontanino dal tritacarne neodestro, depongano le illusioni sui presunti splendori della modernità avanzata e comprendano che, dopo il Sessantotto, le sinistre hanno percorso fino in fondo l’orbita del nichilismo.
Piero Vassallo
1) Cfr. “La teologia naturale”, in “Renovatio”, a. III, aprile-giugno 1968.
2) Pier Paolo Saleri ha confutato la dottrina dei dossettiani dimostrando che la scelta religiosa da loro proposta, cfr. “Studi cattolici”, n. 589, marzo 2010.
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