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venerdì 4 marzo 2016

Coppie di fatto: un pasticcio all’italiana. (di Luciano Garofoli)

E’ incredibile!!
Tanto casino per un pasticcio che per farlo così assurdo occorre solo un mente diabolica.
Ma siamo in Italia e tutto è possibile.
Dunque dopo uno scontro durato settimane, dopo rinvii, presentazione di migliaia di emendamenti ed una battaglia politica che ha sconvolto maggioranza, opposizione causando forse delle fratture insanabili (ce lo auguriamo di cuore), alla fine il Senato ha approvato la legge sulle unioni delle coppie di fatto.
Renzi ha accolto il voto con un’enfasi ed una retorica uniche: “Ha vinto l’amore” ha esultato quasi che avesse messo le basi per un rivoluzione epocale, o avesse ottenuto un risultato strepitoso battendo le forze dell’oscurantismo e dei pregiudizi che solo il kattolicesimo è in grado di poter partorire.
Repubblica che è la voce del padrone, così si esprime:

“Chi è contento e chi no. In Europa eravamo ‘maglia nera’ adesso abbiamo fatto un passo nel riconoscimento dei diritti.”

Arrivati a questo punto è necessario almeno dare un’occhiata al testo licenziato dal Senato dopo questa battaglia epica.
Innanzitutto la legge si divide in due capitoli: uno regolamenta le unioni civili tra persone omologhe di sesso, un altro invece disciplina anche le convivenze eterosessuali.
Quindi l’ordinamento giuridico italiano da ora in poi, salvo improbabili colpi di scena che potrebbero venire dal dibattito alla Camera dei Deputati, contemplerà un matrimonio che può essere contratto con rito civile o con quello concordatario, ed una nuova forma di convivenza diciamo un’unione matrimoniale affievolita o depotenziata cioè appunto le unioni civili.
Nella Costituzione della Repubblica troviamo menzione del matrimonio all’articolo 29 che così recita:
“La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.
Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.”
Quindi anche se in maniera indiretta, la Carta Costituzionale italiana menziona e parla di matrimonio legandolo alla famiglia riconosciuta come “società naturale fondata sul matrimonio” unendo quindi famiglia e matrimonio in un unicum legislativo.
Nell’ordinamento giuridico italiano il termine matrimonio è usato sia per indicare l’atto stesso del matrimonio, sia anche il rapporto che ne consegue a livello di rapporti tra i coniugi. Esso è un “negozio giuridico” che viene regolamentato dagli articoli 79-230 del Titolo VI del primo libro del Codice Civile che è intitolato “Delle persone e della famiglia”.
Non per niente nella partitura del Codice Civile la famiglia viene messa al primo posto cioè nel primo libro di un testo legislativo, molto importante per la regolamentazione del settore privatistico della società civile.
Pur non facendo esplicito riferimento al sesso delle parti che pongono in essere il negozio giuridico[1], tuttavia negli articoli 107, 108, 143, 143 bis e 156 i termini marito e moglie vengono ripetutamente citati come “attori” della celebrazione del matrimonio.
Sono loro i protagonisti e l’Ufficiale di Stato civile non fa altro che raccogliere le loro manifeste volontà e trascriverle negli appositi registri dell’anagrafe: mera figura di comparsa, quella del pubblico ufficiale, nella solennità del rito matrimoniale. La stessa cosa vale anche per il sacerdote che celebra il matrimonio con rito concordatario.
Per il matrimonio, come per altre forme di negozio, la legge prevede una forma solenne e d esso può essere posto in essere o davanti al Sindaco (o un suo delegato), oppure anche davanti ad un sacerdote cui viene riconosciuto lo status di Ufficiale dello Stato Civile e questo in forza degli accordi intercorsi tra Santa Sede e Stato italiano l’11 febbraio del 1929 e recepito anche nel nuovo Concordato stipulato il 18 febbraio 1984.
Dal punto di vista strettamente civilistico il matrimonio celebrato davanti ad un pubblico ufficiale nella Casa Comunale ha tutte le prerogative e le caratteristiche di un contratto che viene sottoscritto tra le parti e che impegna entrambi i contraenti a tutta una serie di obblighi: “la dichiarazione degli sposi di prendersi rispettivamente in marito e in moglie non può essere sottoposta né a termine né a condizione”, essi hanno l’obbligo della convivenza, dell’assistenza e del sostegno reciproco, della fedeltà, di allevare ed educare gli eventuali figli che dovessero nascere nell’ambito della durata del medesimo contratto. A ciò si aggiunge anche la tutela dei figli minori, l’esercizio della patria potestà, l’assegnazione dl cognome del marito sia nei confronti della donna che contrae matrimonio, sia nei confronti dei figli. Come ogni contratto anche il matrimonio civile può essere sciolto e quindi cessare: la legge prevede che tale evento avvenga per mezzo di una sentenza passata in giudicato ed emessa da un magistrato.
 Lo scioglimento avviene in due fasi: la separazione dei coniugi, l’affidamento dei figli minori ad uno dei due genitori (solitamente tranne in pochissimi casi essi vengono affidati alla madre) il regolamento del mantenimento del coniuge che ne abbia diritto, o/e dei figli minori. Superata questa fase si torna davanti al giudice che prende atto della volontà dei coniugi di non continuare ad essere uniti nel vincolo matrimoniale e dà loro la facoltà di poter divorziare. Con la modifica apportata alla legge nel 2015, il divorzio potrà essere ottenuto dopo un solo anno di separazione (divorzio breve) oppure dopo solo sei mesi in caso di separazione consensuale.
Vediamo adesso quello che prevede la nuova legge sulle unioni civili.
Mentre per il matrimonio vengono richieste le pubblicazioni che devono rimanere esposte al pubblico per 8 giorni all’Albo Pretorio della Casa Comunale, la loro funzione è “quella di portare a conoscenza dei terzi l'intenzione degli sposi di contrarre matrimonio e di consentire alle persone legittimate di fare eventuale opposizione alla celebrazione dello  stesso”.
Tutto ciò non è richiesto per le unioni civili: i contraenti si devono presentare davanti ad un Ufficiale di Stato Civile per i gay, mentre per gli etero è sufficiente presentarsi, con due testimoni, davanti ad un notaio dichiarando di voler costituire “un’unione civile”.
In entrambi i casi la legge prevede degli obblighi per la coppia: obblighi che sono differenti per i gay e per gli etero.
Quali sono gli obblighi per le coppie gay?
Dalla loro unione deriva l’obbligo reciproco all’assistenza morale e materiale e quello della coabitazione. “I due concordano tra loro l’indirizzo della vita familiare” così recita il dettato della nuova legge. I due possono scegliere un cognome comune dichiarandolo all’ufficiale di Stato Civile, ma la cosa decade se il patto si scioglie. Questo punto è il frutto di compromesso in quanto c’erano forze politiche che non volevano il cognome comune per le coppie “omo”.
Una delle cose che veniva portata come esempio di vulnus giuridico era il fatto che due omologhi di sesso non potessero avere accesso all’eredità del compagno e nemmeno alla reversibilità della pensione. Ora questo è possibile, naturalmente, con degli oneri a carico dello stato: costi che sono stati quantificati dalla Ragioneria Generale dello Stato. Nel 2016 saranno di 3,7 milioni di Euro, che saliranno a 6,7 milioni nel 2017, 8 milioni nel 2018 e 9,8 milioni nel 2019. Nel 2020 l’esborso salirà a 11,7 milioni, 13,7 milioni nel 2021mentre per il 2025 la previsione di spesa è prevista intorno a 22,7 milioni.
Voglio far notare che c’è un allarme sempre crescente per il buco di bilancio dell’INPS e sembra sempre più probabile la riduzione se non l’abolizione totale della reversibilità delle pensioni agli aventi diritto. Quindi ci si trova di fronte ad una palese violazione della uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, ma sempre di più sembra che prenda corpo quanto scritto da George Orwell nella Fattoria degli animali.
I maiali secondo, l’autore inglese, animali più intelligenti ed evoluti, fecero scomparire il decalogo che avevano scritto insieme agli altri animali nella stalla della fattoria di cui si erano impossessati. Naturalmente con gradualità, ma alla fine l’unico “comandamento” che rimaneva ancora scritto, anche se leggermente corretto, diceva: “Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”!!
Il tutto è rafforzato da quanto segue.
Vediamo infatti quali sono i doveri e di diritti delle coppie di fatto eterosessuali.
Mentre nella stesura originaria delle legge Cirinnà era previsto l’obbligo della somministrazione degli alimenti in caso di scioglimento dell’unione di fatto etero, nel testo licenziato dal Senato questo obbligo è scomparso lasciando il posto ad una generica “se ne ha semplicemente facoltà”. Si rimarca così la differenza tra questo istituto giuridico e quello del matrimonio al quale chi sceglie questa forma ha voluto sottrarsi.
Non è prevista alcuna forma di subentro nell’asse ereditario, né tanto meno una forma di reversibilità pensionistica. Le coppie etero possono tuttavia disciplinare i rapporti patrimoniali relativi alla loro vita in comune “con la sottoscrizione di un contratto di convivenza”.
Se qualcuno ha la bontà di spiegarmi cosa significhi questa frase ve ne sarei davvero molto grato. Non contiene nessun tipo di ragguaglio né riferito al mantenimento reciproco, né alla possibilità di subentro nell’asse ereditario, né tanto meno specifica se sia necessaria la scelta tra comunione e separazione dei beni come invece previsto per il matrimonio.
Ma il pasticcio non si ferma qui. Nel disciplinare lo scioglimento delle “unioni di fatto” si afferma:
“ i conviventi vanno dal notaio al quale manifestano la volontà di sciogliere la coppia di fatto e dichiarare la fine della convivenza”.
Maniacale!
Se una delle due parti non è d’accordo chi dirimerà il conflitto che ne nasce? Ed in presenza di prole: chi tutelerà i figli soprattutto i minori? A chi verrà affidata la patria potestà? Ma soprattutto chi dovrà provvedere al loro mantenimento?
Silenzio tombale.
Il tutto per rendere estremamente agevole la procedura, ma secondo il mio parere qui si è caduti nella faciloneria più bieca: in Italia una giusta via di mezzo è impossibile da praticare.
Sono già argomenti causa di liti e di discordie nello scioglimento dei matrimoni, che tuttavia prevedono, da un punto di vista normativo, precisi obblighi chiaramente definiti dalla legge.
I progressisti si erano fatti vanto della tutela del coniuge più debole (che per assunto era sempre la donna), dalla prepotenza e dall’ingiustizia che veniva esercitata dall’uomo. Tutto questo ha creato tutta una serie di abusi e prevaricazioni che spesso sono sfociati nella totale mancanza di tutela del marito nei confronti dell’altro coniuge. Sempre un numero maggiore di uomini si sono visti privare della casa, ma devono provvedere al pagamento delle tasse che gravano sulla medesima; della metà del proprio stipendio ed essere costretti a non avere più una vita decorosa. In casi estremi sono stati ridotti alla miseria ed a diventare dei clochard!
Insomma: summum jus summa iniuria, come sentenziava la sapienza latina!
Non oso nemmeno immaginare quale tipo di situazioni deprecabili possano venire poste in essere da una legge che sembra essere stata scritta da menti criminali! E soprattutto quale tipo di ingolfamento sarà procurato alla già elefantiaca macchina della giustizia italiota.
I media di regime stanno già battendo la grancassa dei diritti conculcati nei confronti degli omosessuali privati, inumanamente, della possibilità di poter adottare un figlio. Che ingiustizia, che abominio, che vulnus creato al tessuto sociale della nazione, la quale perde così di prestigio nei confronti delle altre nazioni più civili ed evolute per l’oscurantismo antidemocratico di una piccola minoranza di Kattolici nostalgici dell’oscuro Medioevo!!
Tranquilli, tra pochissimo il governo presenterà una nuova normativa sulle adozioni per sanare questo sanguinate vulnus e poter dare all’Italia di poter stare assisa la consesso dei popoli degni di questo nome.
Ce lo ha promesso in modo sacramentale e preannunciato con sonori squilli di tromba Maria Elena Boschi parlando alla scuola di formazione del PD.
Del resto si può tollerare che Vendola, sempre schierato su un viscerale anticapitalismo, sulla barricata della difesa ad oltranza della carta costituzionale se ne vada negli USA (!) comperi, come al mercato, un ovulo, lo faccia fecondare dal suo compagno, poi ancora ripagando lo faccia impiantare nell’utero di una terza persona che per loro porta a termine la gravidanza. In pratica tutta una serie di leggi italiane vengono messe sotto i piedi, la Costituzione messa sotto i piedi solo per soddisfare la “voglia” di essere padre. Domanda e la tanto decantata difesa della dignità della donna? E la lotta contro la mercificazione del corpo femminile offeso dalla pubblicità? Pensate che contro questa assurda vicenda si è levata anche la voce sdegnata della vestale dei diritti del femminismo l’ayatollha Boldrini che nelle fila del partito di Vendola è stata eletta. Quando poi Salvini bolla la vicenda come frutto di “disgustoso egoismo” trova la solita risposta in stile ANPI da parte di Vendola: “Non c'è volgarità degli squadristi della politica che possa turbare la grande felicità che la nascita di un bimbo provoca".
Ma la cosa più grave è che in questo paese dove la magistratura di solito è intenta a correre dietro a tutte le più incredibili farfalle[2], non ha avuto un minimo di reazione davanti a tante violazioni di leggi dello stato, messe sotto i piedi dal compagno Vendola. L’azione penale è ormai esercitata solo a senso unico ed alcuni animali sono più uguali degli altri!!
Ma si deve e si farà di più: è già pronta la bozza per la regolamentazione dell’eutanasia senza possibilità, da parte dei medici di obiezione di coscienza: ce lo chiede l’Europa e lo impone il concetto stesso basilare della democrazia!!
Il tutto condito dal silenzio assordante della Santa Sede e della gerarchia ecclesiastica che in tutt’altre faccende affaccendate non degna nemmeno di un commento quello che sembra essere, in modo inequivocabile, un ulteriore colpo di maglio al cattolicesimo. Questa infame religione chiusa, dogmatica, assolutamente intollerante e passatista prima o poi dovrà o evolversi verso una nuova forma di religione dell’Umanità, più democratica, adogmatica ed aperta, o soccombere e sparire per cedere il passo al ritorno del Dio Buono (Lucifero) cacciato dall’arconte osceno e sadico Adonai, il nostro Dio.
I tempi sono maturi e tutte le alte istanze mondialiste stanno lavorando per prepararci questo radioso e fulgido futuro.

Luciano Garofoli






[1] E’ giusto ricordare che il CC è del 1942 ed all’epoca quando si parlava di matrimonio era “scontato” che esso avvenisse tra un uomo ed una donna, per cui non c’era alcun bisogno di riferimento al sesso dei coniugi che si volevano unire nel vincolo matrimoniale. Era la realtà effettuale delle cose.
[2] E’ stata chiamata, qualche giorno fa, in causa dall’Aidaa (Associazione italiana difesa animali ed ambiente) perché un famoso chef televisivo ha fatto cucinare un piccione, al dire loro specie selvatica protetta, come se non si fosse adoperato un piccione da allevamento, ma si fosse andati a caccia di un esemplare selvatico: il senso del ridicolo è stato ormai di molto superato ed anche vilipeso. Statene certi che la causa non verrà archiviata, ma seguirà il suo lento corso facendo solo un mare di pubblicità alla’Aidaa!
 

giovedì 13 agosto 2015

11 agosto 2015: nono anniversario della morte del professor Auriti (di Luciano Garofoli)

Supplica alla Madonna di Fatima per la difesa dell’umanità dalla grande usura

Madre Santissima, oggi i popoli del mondo sono soffocati ed oppressi sotto il peso della grande usura che li espropria del loro denaro e dei loro beni. I popoli del terzo mondo, prima di essere dilaniati dalla fame, sono dilaniati dal debito.
Noi ti supplichiamo, Madre di Dio e Madre nostra, di intercedere presso il tuo Santissimo Figlio, perché liberi l’umanità dall’angoscia imposta dai padroni del denaro.
Fa’ che sin dall’emissione, ogni popolo sia riconosciuto proprietario e non debitore del suo denaro.
Fa’ che si sostituisca finalmente alla moneta debito, la moneta proprietà, al numero della bestia, il numero dell’uomo e che l’umanità possa vivere tempi nuovi a dimensione umana.
Con approvazione ecclesiastica





Il Santuario della Madonna dei Miracoli di Casal Bordino, ti sovrasta e ti abbraccia allo stesso tempo, con la sua vasta mole al lato di una grande piazza chiusa da una fila di edifici che sembrano sue braccia strette intorno a te.
Provo un certo tipo di emozione un qualcosa di strano ed intenso allo stesso tempo: gli amici sono arrivati dalla Romagna, dalla Puglia, dalle Marche, io dall’Umbria e dall’Abruzzo i più.
Rocco Carbone è lì ad aspettarci con il suo viso sereno e serio, ma che di certo non è musone o peggio sprizzante rancore o malignità!
Rocco ci guida dentro la bellissima chiesa: grande, solenne, ma inondata di luce con sopra l’altare maggiore la statua della Santissima vergine avvolta in un manto azzurro e con una corona d’oro in testa.
Da lontano arriva, camminando lentamente, una piccola figura di religioso è Padre Colombaro; capelli bianchissimi, occhiali di metallo dorato che cerchiano occhi serafici, che emanano dolcezza, pace, serenità. Sono lo specchio di un’anima che totalmente si è donata a Dio, che ha permesso a Lui di prenderne totale possesso e che segue solo la sua volontà con gioia e soprattutto senza timori, o paure vane, con un senso di sicuro e fermo abbandono.
Quando comincia a parlare anche la voce contribuisce ad aumentare questa atmosfera di coinvolgente, direi quasi contagioso senso di benessere e di atarassia, di distacco dagli affanni, delle passioni, dalla vanità del quotidiano.
Mi pare di stare in un altro mondo!
Ci racconta di quando un giorno il professor Giacinto Auriti si presentò in sacrestia mentre lui si accingeva a celebrare la Santa Messa: con umiltà, rispetto disponibilità il professore chiese a Padre Colombaro se poteva avere l’onore ed il grande privilegio di servigli la Messa.
Fu un chierichetto perfetto: concentrato, attento e soprattutto assolutamente assorto nella sua preghiera personale. Si era presentato senza dire niente di sé, di quale ruolo ricoprisse, senza vantarsi o peggio pretendere in funzione del rango e del riguardo della sua posizione. All’epoca era Prorettore dell’Università di Teramo e titolare della cattedra di Teoria Generale del Diritto; don Giacinto era fatto così! Qualche momento prima era in mezzo ai campi a parlare con i suoi operai di coltivazioni e subito dopo, con le stese scarpe sporche di fango, saliva in cattedra a parlare di moneta, di diritto, di signoraggio ai suoi ragazzi rapiti da quello che diceva.
Padre Colombaro ci ha raccontato di un episodio davvero particolare. Il professor Auriti stava passeggiando con la moglie sulla spiaggia di Casal Bordino, quando la sua attenzione fu attratta da un pezzo di vetro che sporgeva dalla sabbia. Lo raccolse, era un fondo di bottiglietta su cui erano impressi dei numeri. Cominciò a pensare, spinto da una forza interiore, cosa mai volessero dire quei numeri, mentre stava tornando a  casa incontrò una signora anziana che conosceva la quale ex rupto gli disse di giocare quei numeri al Lotto e con il ricavato della vincita costruire un chiesetta dedicata alla Madonna di Fatima. In effetti i primi due erano 13 e 5 il giorno ed il mese dell’apparizione mariana più famosa del mondo.
Detto fatto consegnò una banconota da diecimila lire alla moglie e le disse di giocare quei numeri. La signora pensò che la somma fosse troppo alta e giocò soltanto mille lire. Totale uscì una quaterna secca!
Padre Colombaro ci dice che il professore era un Cristiano “completo”, in quanto perfetto è soltanto  Dio e lui essendo una creatura non poteva essere al pari del Signore. Prima di lasciarci il padre benedettino ci dà una benedizione particolare, sempre con molta carità e dolcezza alzando gli occhi al Cielo per invocare tutta la potenza divina, quella stessa che invocava durante gli esorcismi, che su incarico del vescovo, eseguiva per la diocesi di Chieti. Ancora oggi qualcuno lo prega di voler aiutare queste infelici creature a liberarsi dal maligno: ma lui si limita soltanto a benedire solennemente in quanto praticare esorcismi è possibile soltanto con il mandato conferito dal Vescovo. Gli effetti che sortiscono da queste benedizioni è esattamente lo stesso r la pace torna in quelle creature.
Facciamo qualche chilometro costeggiando l’Adriatico “aspro e selvaggio” e arriviamo a Brecciaio una frazione di Sant’Eusanio del Sangro.
E’ qui che, con i soldi della vincita del lotto, Auriti costruì la famosa chiesetta come gli aveva raccomandato la signora anziana. Donò anche il terreno: ma la cosa più bella fu che costruì la chiesa in modo tale che un ulivo secolare fosse esattamente nel posto dell’altare: lo fece segare,  il troncone è diventato la base dell’altare ed il resto, è il piano di appoggio della mensa eucaristica: il tutto molto suggestivo. Anche questa chiesetta, donata alla Contrada, è luminosissima: la statua della Madonna di Fatima incoronata sovrasta in modo discreto, direi materno, ma assolutamente non invasivo l’altare: assiste alla celebrazione della Messa, ne è compartecipe come, ai piedi della croce, fu compartecipe della passione e morte di Nostro Signore Gesù Cristo e Corredentrice dell’Umanità.
In una nicchia sono conservati degli abitini da battesimo bianchi, come riconoscenza per la grazia di una nascita ottenuta grazie all’intercessione della Vergine di Fatima, ma c’è anche conservata una collana d’argento ed il medaglione che altri non è che il famoso fondo di bottiglia con incisi i numeri della quaterna.
Quando ce lo mostrano mi prende una certa emozione: ha qualcosa di ieratico nella sua semplicità ed assoluta povertà di materiale in cui è fatto!
L’ultima parte della giornata di questa specie di pellegrinaggio non ha di certo lesinato emozioni. Siamo stati ospiti della famiglia del professore a Guardiagrele il suo paese natale.
Una bellissima casa gentilizia appena entrati nell’androne l’onda dei ricordi: lui seduto dietro un tavolo che cambiava le lire con i Simec [1] alla gente che accorreva dalla riviera e dai paesi vicini per poter comperare merce praticamente a metà prezzo.
Quel giorno il professore era raggiante: finalmente vedeva calata nella realtà la sua teoria monetaria, anche io comperai tutta la serie di Simec che ancora conservo chiusi in una busta firmata da lui.
Purtroppo qualche giorno dopo, una ventina di auto della GdF ed altrettante tra Carabinieri e Polizia circondarono il paese: i militi in tuta d’assalto, sequestrarono tutti i Simec in circolazione fermando la gente in strada ed entrando nei negozi per prelevarli con la forza. Le solite “trombatopate” italiane, nemmeno avessero dato la caccia a pericolosi terroristi o dovessero arrestare Bin Laden!!
Ci siamo ritrovati, pieni di commozione, intorno ad un tavolo insieme alla moglie del professore la signora Rachele a tutti i figli: Michela, Francesca, Clelia, Filippo e Raffaella ed una serie di testoline bionde che educatamente arrivavano, a folate, per prendersi dei piccoli bastoncini ripieni di cioccolato.
 Chi crede, come me, nella Comunione dei Santi ha sentito forte aleggiare la presenza dello spirito di Don Giacinto che sorridente abbracciava e pregava per tutti noi. Ognuno con spontaneità e senza nessuna remora ha raccontato episodi, piccoli particolari, ricordi intensi e bellissimi vissuti insieme  a lui.
Di aneddoti ce ne sono tantissimi ve ne presento due. Il primo lo raccontava spesso   Don Giacinto stesso, quindi di prima mano se vogliamo. Quando era Rettore dell’Università di Teramo organizzò un grande convegno internazionale su temi monetari. Tra i vari relatori invitati c’era anche l’allora Cardinale Joseph Ratzinger prefetto per la Congregazione della fede. Il professore ebbe molti colloqui e contatti con lui. Una volta mentre si recava a fargli visita nel palazzo della Congregazione, doveva attraversare un portico con al centro un pozzo. La sua attenzione fu attratta da una strana figura vestita di nero, con sembianze umane, ma dai lineamenti molto particolari, direi quasi deformati, dall’aspetto quasi demoniaco. Questo essere era appoggiato al pozzo e lo guardava con un sorrisetto sardonico. Il professore capì che era il maligno e gli gridò: “Non mi fai paura”. L’altro con il solito sorrisetto stampato sulle labbra disse che lo sapeva, ma che comunque si sarebbero rincontrati e poi si gettò nel pozzo!!
L’altra più che un aneddoto è forse una leggenda metropolitana a cui ognuno può dare il valore che vuole, ma che di certo ha il finale caratteristico del carattere focoso ed impulsivo di Auriti.
Era il tempo appena successivo al sequestro dei Simec, alla denuncia del Governatore Ciampi per truffa, appropriazione indebita, falso in bilancio ed istigazione al suicidio: già la consorteria bancaria, all’unisono,  ligia agli ordini superiori, aveva cominciato a chiedere il rientro dagli scoperti sui suoi conti correnti.
Strane circostanze tutte insieme le banche che chiedono la stessa cosa.
Al professore viene chiesto un appuntamento da due alti dirigenti dello stato e lui glielo concede: argomento la composizione dei vari contenziosi giuridici aperti nei suoi confronti. La Ragion di Stato questo consigliava per prudenza e per convenienza di entrambe le parti.
 I funzionari arrivarono e furono ricevuti in casa Auriti: dopo una presentazione riassuntiva della situazione, uno dei due, più pragmatico e se volete più audace, estrasse un blocchetto di assegni e disse al professor Auriti di scrivere lui la somma per porre fine al tutto. La reazione da parte sua fu allo stesso tempo fulminante e furiosa: partì lancia in resta inondando i due poveri malcapitati di una tempesta di epiteti, riaffermò che lui non era in vendita e che in quella casa da secoli si praticava soltanto onestà ed integrità morale. Alla fine li cacciò in malo modo.
Ognuno dia un suo giudizio in materia: tutto può essere romanzato, o reale sicuramente quello che è la verità è la reazione finale e la cacciata dei funzionari da casa sua come quella dei demoni da Arezzo operata da San Francesco d’Assisi. 
L’ultimo saluto è stata una preghiera davanti alla cappella dove Giacinto Auriti è sepolto, tutti raccolti e compresi.
Mi piace ricordarlo così da quel punto di vista umano e “perfettamente” cristiano che erano la sua più intima e fortissima essenza.
Don Giacì siamo sicuri che farai più danni ai “giganti della malavita” da lassù di quelli (tanti) che già quaggiù gli arrecasti, anche perché mi pare di vederti mentre continui implorare, con insistenza, il Padre Celeste di liberare i suoi figli dal cancro dell’Usura.

Luciano Garofoli




[1] Simbolo monetario econometrico.

giovedì 30 luglio 2015

Il perdono di Assisi (di Luciano Garofoli)

Intra Tupino e l'acqua che discende,
dal colle eletto del beato Ubaldo,
fertile costa d'alto monte pende,

Di questa costa, là dov' ella frange
più sua rattezza, nacque al mondo un sole,
come fa questo talvolta di Gange.

Però chi d'esso loco fa parole,
non dica Ascesi, ché direbbe corto,
ma Orïente, se proprio dir vuole.

Dante Canto XI del Paradiso.


Iniziare un articolo citando l’undicesimo canto del Paradiso di Dante, quello che comunemente viene definito il Canto di San Francesco, è già una manifestazione di un certo tipo di patologia mentale.
Se a ciò aggiungete che vi voglio parlare di Perdono: bhè allora questa mente malata ha bisogno se non proprio di un TSO, quanto meno di un corposo numero di sedute comodamente disteso sul lettino dello psicanalista!
Perdono è una parola che è quasi scomparsa dal vocabolario e dal linguaggio corrente: ormai si parla di vendetta, di rivalsa, di sacrosanta tutela dei diritti del proprio IO, che derivano in linea diretta dai quei Sacrosanti Diritti Umani. Essi hanno alla loro base la nuova legge, il nuovo imperativo morale, che con il passare del tempo e la “naturale (in)evoluzione della società” è finalmente cambiato.
Prima ai tempi arcaici ed oscurantisti se non medioevali e selvaggi, tanto per capirci quelli precedenti al luminoso Concilio Vaticano II, la legge morale aveva come base il brocardo: “Conviene fare ciò che è giusto”. Ora con la presa di coscienza che l’uomo è DIO e Dio di se stesso, la formulazione della medesima frase è cambiata e tutti riconoscono che, per la nostra epoca è politicamente corretto seguire il nuovo dettato che così recita: “E’ giusto fare ciò che conviene”. Ma Santa Madre Chiesa continua a ripeterci: non vi preoccupate, nulla cambia nella sostanza, è un piccolo aggiornamento ed adeguamento al mondo di oggi; nessuna paura, nessun problema!! In fondo le parole sono le stesse no?
Ma scusate noi “kattolici” non eravamo passati ad una legge nuova ad una Nuova Alleanza grazie al sacrificio della Croce? Non avevamo sostituito la legge mosaica del PRESTARE, con quella cristocentrica del DARE?
Già Perdono: come dire Cristo che regna su tutte le anime, che permea trasforma, piega, cambia, stravolge tutto e tutti, fa tutto nuovo ed eternamente meraviglioso: ed allora la legge dei nostri “Fratelli Maggiori” che fa sparisce, si disintegra, ma stiamo scherzando?
Questo la affermano ormai solo quegli intolleranti e fanatici, da bastonare che ancora pensano che Cristo abbia portato la salvezza attraverso il suo sacrificio sulla Croce. Incredibile: ma Papa Badoglio, pardon Bergoglio, lo ripete in continuazione: noi cattolici dobbiamo andare incontro a tutte le religioni, tendere loro la mano, dialogare, dialogare, dialogare, chiedere sempre scusa di tutto ed a tutti ed attenzione assolutamente MAI fare del proselitismo, ci mancherebbe altro!!
Che volete che vi dica? Io sono quello che con disprezzo il mondo definirebbe un “integralista islamico cattolico” la peggior specie di intollerante e dogmatista che pretende che la Cattolica Apostolica Romana sia l’unica VERA FEDE e che le altre, sempre per dirla con Dante, siano tutte “false e bugiarde”.
Fedele a questa ammissione di colpa gravissima, a questa dimostrazione di asocialità, a questa intolleranza nei confronti di coloro che “idola latrant” il 2 di agosto mi sono incamminato verso Santa Maria degli Angeli.
E perché mai l’ho fatto?
Perché dalla mezzanotte del primo agosto a quella del due, nella basilica si può lucrare il famoso “perdono di Assisi”.


La Basilica mi viene incontro inondata di luce, altissima, solenne, solida come la roccia in cui Cristo ha fondato la Sua Chiesa.
Ma anche dolcemente materna, carica di significati, di ricordi, di altri piccoli pellegrinaggi fatti con nonno che voleva prendere "Pasqua" lì, o con papà che divorava la distanza con passo da milite di fanteria, come gli piaceva definirsi!
L'altare maggiore è praticamente "tappato" nascosto dalla Porziuncola che lo nasconde alla vista  di chi entra dalla navata centrale con tutta la sua modesta, ma spiritualmente gigantesca, piccola mole.

Mi leggo, inginocchiato, il libretto che spiega il significato e la storia del Perdono di Assisi. Sa repetita juvant!
Siamo in una notte del 1216: Francesco è immerso nella preghiera dentro la piccola cappella della Porziuncola allora incastonata e sommersa nella campagna della "fertile costa".
Ad un tratto l'altare si inonda di luce ed appare Gesù con Maria sua Santissima Madre ed una schiera di Angeli: Francesco, per prima cosa fece atto di adorazione silenzioso con la faccia a terra (chi oggi in chiesa fa più questo? Io ed un altro mezzo matto che si chiama, guarda caso, anche lui Francesco).
Gesù e Maria gli chiesero cosa desiderasse avere in grazia per la salvezza delle anime: Francesco nel suo candore e seraficità rispose: "Signore, benché io sia un misero peccatore ti prego che a tutti quanti pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa, tu conceda loro ampio  e generoso perdono con una completa remissione di tutte le colpe."
Gesù rispose: "Quello che tu chiedi, o frate Francesco, è grande ma di maggiori cose sei degno e di maggiori  ne avrai. Accolgo quindi la tua preghiera, ma a patto che tu domandi al mio Vicario in Terra, da parte Mia, questa indulgenza."
Era rispettare quel patto fatto con Pietro: quello che scioglierai in terra sarà sciolto anche nei cieli e quello che non scioglierai non sarà sciolto anche nei cieli, Dio è sempre coerente  e fedele a se stesso!
Il mattino seguente Francesco, insieme al confratello Masseo da Marignano, si recò a Perugia per incontrare Onorio III, appena eletto pontefice da un conclave di soli 19 cardinali riuniti proprio a Perugia, dov'era morto il suo predecessore Innocenzo III.








 Frate Francesco approfittò della presenza del Pontefice a Perugia: incontrandolo gli raccontò, con il solito candore, la sua visione.
Ho ricordato tante altre volte come la figura del Pontefice fosse allo stesso tempo sì ieratica, sì avvolta da quell’alone sacrosanto di sacralità promanante dalla figura di Vicario di “Cristo in Terra” ma allo stesso tempo pastore, vicino alle pecorelle del suo gregge, sempre attento, sollecito, disponibile nel governo del suo Ministero Apostolico: altro che ripudio formale della Curia, ostentata e quasi narcisistica occupazione di una stanza nell’Santo Hotel a 5 stelle Santa Marta! E come erano veloci le notizie ad arrivare ai piedi della Cattedra di San Pietro e come erano analizzate, accolte e studiate per il bene ultimo e finale della salvezza delle anime: era essere davvero “Servus Servorum Cristhi”, altro che chiacchiere, fervorini, ditini alzati, pranzi alla mensa “aziendale” e lacrimose, stuccose, untuose richieste costanti di perdono a tutti, di autodafé senza senso e senza costrutto fatti solo per compiacere …… chi serve l’oscuro signore! Dio mi perdoni!
Il Papa lo ascoltò, con semplicità, con attenzione, con “paterna sollecitudine” e, nonostante qualche difficoltà poi superata, concesse la sua approvazione: la cura d'anime e della sua Chiesa davanti a tutto e che, senza nessuna polemica, non doveva ricucire gesuiticamente gli impicci dello IOR o stare attento a non scontentare le Lobby mondialiste, quelle cultural chic, o peggio cercare di rispettare gli equilibri curiali anteponendoli ai voleri divini!
 Un Papa e basta, a tutto tondo!!
Francesco e Masseo chiedono al Papa, un’indulgenza senza l'obbligo del pagamento di un obolo, o il compimento di un grande pellegrinaggio penitenziale (com'era invece consuetudine allora).

Di rimando, Onorio III chiese a Francesco per quanti anni volesse l'Indulgenza:  la risposta fu lapidaria, ma disarmante e sconvolgente allo stesso tempo:

 "Padre Santo, non domando anni, ma anime".

Allegramente, poi, si avviò verso la porta di uscita.
Il Pontefice gli gridò dietro: "Ma non vuoi nessun documento?"

"Santo Padre a me basta la vostra parola! Se questa indulgenza  è opera di Dio, egli penserà a manifestare  l'opera sua, io non ho bisogno di alcun documento, questa carta deve essere la Santissima Vergine Maria, Cristo il Notaio e gli Angeli i testimoni!"

Questo era il Poverello di Assisi!

Vengono i brividi: la sottomissione totale alla volontà del Padre che in sogno gli aveva chiesto di ottenere l’Indulgenza dal suo Vicario in terra! La sua vita non era più la sua ma era Cristo che viveva in lui inondandolo di gioia, di serenità; “tanto è il bene che mi aspetto che ogni pena m’è diletto” ripeteva e gridava forte, a tutti guardando il cielo!
Le argomentazioni di Francesco ebbero la meglio sui dubbi e le perplessità del Papa e dei cardinali, che tuttavia ridussero l'applicazione dell'indulgenza a un solo giorno all'anno il  2 agosto appunto, pur concedendo che essa liberasse «dalla colpa e dalla pena in cielo e in terra, dal giorno del battesimo al giorno e all'ora dell'entrata in questa chiesa».
Qualche giorno dopo Frate Francesco, insieme ai Vescovi dell'Umbria, al popolo tutto, dentro la Porziuncola disse piangendo:

" Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso!"
In principio questo grandissimo e straordinario privilegio era riservato esclusivamente alla chiesa della Porziuncola. Con il passar del tempo l'indulgenza fu estesa prima a tutte le chiese francescane e successivamente a tutte le chiese parrocchiali, restandone comunque immutata la data e la denominazione. Ed i pellegrini venivano a piedi dall’Abruzzo, dalla Ciociaria, da tutta l’Italia; spesso scalzi,  le donne con i vestiti ed i fazzoletti neri in testa, ma con lo guardo rapito ed il rosario in mano: me li ricordo anche io da piccolo, quando le osservavo con la mano stretta a quella del nonno, un po’ spaventato dalla visione, ma rassicurato dalla calda stretta della sua mano!
 Ma come si ottiene questo Santo Perdono di Assisi? Cosa bisogna fare materialmente per poterlo ricevere?
Secondo il Manuale delle indulgenze della Chiesa Cattolica, per ottenere l'indulgenza plenaria un fedele, completamente distaccato dal peccato anche veniale, deve:
1.     confessarsi, per ottenere il perdono dei peccati;
2.     fare la comunione eucaristica, per essere spiritualmente unito a Cristo;
3.     pregare secondo le intenzioni del Papa, per rafforzare il legame con la Chiesa, recitando almeno Padre nostro, Ave Maria e Gloria al Padre;
4.     recitare il Credo e il Padre nostro;
5.     visitare una chiesa o oratorio francescano o, in alternativa, una qualsiasi chiesa parrocchiale.
Confessione e comunione possono essere fatte anche alcuni giorni prima o dopo le date previste (nell'arco di una o due settimane).
La visita e la preghiera è opportuno che siano fatte lo stesso giorno.
L'indulgenza può essere richiesta per sé o anche per uno o tutti i propri cari defunti.
L’aspetto più importante del “Perdono d’Assisi” è la grande utilità spirituale per i fedeli, stimolati, per goderne i benefici, alla Confessione e alla Comunione Eucaristica. Confessione, preceduta e accompagnata dalla contrizione per i peccati compiuti e dall’impegno a emendarsi dal proprio male per avvicinarsi sempre più allo stato di vita evangelica, quella vissuta da Francesco e Chiara, stato di vita  che prese forma e corpo proprio nella Porziuncola.
Poi mi avvio verso la Porziuncola: mi appoggio allo stipite prima ed alla porta d’ingresso della medesima, scarico la mia negatività come se mettessi una presa a terra. L'infinito bene che impregna quelle pietre e quel legno, dopo secoli di devozione e di preghiere, è sicuramente potente quanto un esorcismo: e gli effetti si sentono subito.    
Mi avvicino verso il piccolo altare, separato da una cancellata bellissima di ferro battuto, sento la gioia che mi monta dentro, mi scoppia,  è un piccolo, tenue e pallido raggio di quella immensa luce che fu vista nell’estasi da San Francesco, che mi invade.
Io peccatore, conscio delle mie debolezze, della mia incapacità a vincerle, della mia fragilità, sono attaccato alla cancellata ed ora sì, mi metto in ginocchio prego per i miei morti, per i miei cari viventi, per chi è malato ed è nelle ambasce e nella prova e nella malattia, per chi è abbandonato, emarginato, tradito, insultato, offeso; prego con speciale pensiero per  quelli la cui testa viene appesa alle sbarre appuntite di una cancellata, a chi viene crocifisso per irrisione  a lui e a quel Cristo che ha abbracciato e per il quale ha dato la vita!  Per i bambini dilaniati dalle cannonate dei tank, dai missili lanciati dagli aerei e dai droni, spesso a casaccio con il solo intento di creare terrore e disperazione.
 Ho il cuore sanguinante, ma anche rassicurato da quei martiri, dal loro sangue versato per convertire questa umanità traviata! 
Quando esco, delle clarine suonano, mentre le autorità sfilano sulla spianata e cominciano ad entrare nella chiesa. Alcuni ufficiali della GdF chiudono il corteo: speriamo che Dio li illumini, ma scusate mi sembra un pugno nello stomaco vederli con le loro alte uniformi e le sciabole splendenti, mi fanno senso, sono stonati, mi sembrano i Servi dell’Anello, che entrano per profanare, dilacerare, rendere solo materia purulenta, pietre, cemento, in ultima analisi, soldi la casa di Dio!
Ben sappiamo che le cattedrali non si costruiscono con usura!
Sono sincero, mi piacerebbe tanto vedere Cristo materializzarsi all’improvviso, con la corda in mano che li prende a sferzate e li caccia dalla Sua Casa, facendoli rotolare nella polvere!! Come i mercanti nel tempio!
Ovviamente è giusto dirlo, ciò prescindendo dalle persone come singole entità che magari sono solo dei poveracci, che svolgono il loro dovere. Ma invece per quello che rappresentano, che incarnano, che manifestano: insomma da quel simbolo di oppressione, di angoscia, di istigazione al suicidio che trasmettono con la loro sicumera, arroganza quando esercitano la loro funzione.
 Una volta si diceva che lo Stato era il Carabiniere, ma i tempi rapidissimamente  degenerano e cambiano: ora lo Stato è il Finanziere.
Tutto è soltanto ed unicamente vil denaro, debito da pagare, soldi da estorcere, quasi  da rapinare o da grassare a quei furbi che sottraggono “risorse”, rubano alla collettività: il resto non esiste e non conta!
All’uomo ed alla sua dignità abbiamo sostituito i riequilibri contabili, come diceva Federico Caffè.
L’infame deve essere schiacciato, senza pietà!
Quando esco per tornare a casa, l'ultimo sguardo è per lei, Santa Maria degli Angeli, che spendente d'oro dall'alto della Basilica allarga le sue mani per abbracciare tutti i suoi figli e donarli a Suo Figlio per sempre, tutti anche i Finanzieri, i ladri e gli assassini, indistintamente. 

Luciano Garofoli



martedì 7 luglio 2015

I Padri fondatori (di Luciano Garofoli)

Berlusconi ieri ancora ad urne chiuse, commentando gli eventuali scenari che il referendum greco potrebbe causare, si è energicamente espresso contro l’eventuale uscita dela Grecia dall’Eurozona. Ha inanellato tutta una serie di florilegi e di banalità concernenti i motivi per cui la nazione balcanica ha quasi il “dovere” di restare in Europa.
Essa, ha detto, è la culla della nostra civiltà, delle arti, della filosofia e del diritto.
Ovviamente nemmeno un accenno a quello che i Greci fecero per salvare la loro civiltà da quella persiana che tanto barbara poi non era: questo poteva suscitare paragoni pericolosi e sconvenienti, quindi meglio tacere.
Sul tema del diritto mi permetto di avere qualche dubbio: chi ha dato al mondo il fondamento del medesimo che ancora permea le nazioni civili furono i Romani che con il loro pragmatismo e la loro capacità di sintesi riuscirono  a regolare ed informare la società con un profondissimo senso di giustizia.
Ma dove l’ex Presidente del Consiglio sfiora quasi il ridicolo e diventa lapalissiano è quando così si esprime: “Se la Grecia si lancia verso l’uscita dall’Euro sarebbe un disastro: così si comprometterebbe il processo dell’Europa unita. Sarebbe uno stop al sogno dei Padri fondatori Adenauer, De Gasperi, Schuman, Passerebbe il concetto che dall’Europa si entra e si esce.”
Verrebbe da dirsi: e chi se ne frega del sogno tradito di questi Padri Fondatori e dove sta scritto che dall’Europa una volta entrati non si possa più uscire, quasi che fossimo alla presenza di un dogma, o chiusi dentro una prigione dalla quale non si può evadere in quanto perfetta creata da menti “illuminate” quindi bellissima, come le tasse di Padoa Schippa!!
O forse il sistema mentale americano che impregna tutta la filosofia di vita di Berlusconi, prende per Vangelo le parole di un altro Padre Fondatore George Washington che disse: “ Un giorno seguendo l’esempio degli Stati Uniti d’America nasceranno gli Stati Uniti d’Europa.” Del resto il Primo presidente americano la sapeva lunga sui piani che la Massoneria aveva preparato sul futuro del mondo, in quanto ne faceva parte ed esibiva il suo grembiulino ad ogni occasione ufficilale.
L’ignoranza, o la malafede di questo coreografico personaggio, re dei media, sconcertano sempre di più, ci fanno restare basiti.
Tutto quello che sta dicendo e facendo è una serie di affermazioni e di progetti volti in maniera smaccata a rifarsi una verginità davanti a quei “potentati” che lo portarono alle dimissioni ed a consegnare l’Italia in mano agli “europidi” più ottusi e compromessi, ma di sicura e limpida fede. Quando era il momento aveva la possibilità di rovesciare il banchetto minacciare di uscire dalla UE o farlo davvero facendo ricorso al popolo che forse avrebbe avuto un sussulto di dignità ed una resipiscenza di coscienza nazionale, collettiva ed individuale.
Tutte queste affermazioni sono dirette a blandire (per non dire cose oscene ed offensive) il PPE, ma in ultima analisi a tener buoni quegli ambienti dell’Alta Finanza che forse hanno messo gli occhi sul suo impero mediatico e che lo vogliono se non proprio gratis, quanto meno al prezzo più basso possibile. La sua è una difesa strenua del “suo particolare”
Presidente Berlusconi non si faccia illusioni: se De Benedetti non è, per uno sgarro arrogante fatto nei confronti della SGB, non è riuscito a salvare niente del suo vasto e solido impero, si figuri se riuscirà a farlo lei che per trovare un socio per il Milan deve andarselo a cercare tra le risaie cinesi o tailandesi!
Quanto ai Padri Fondatori la sua cattiva memoria, o peggio la sua ignoranza o malafede le fanno omettere di dire che sono ben altri: uno su tutti il conte Richard Richard Coudenhove Kalergi:
Un uomo “singolare” a cominciare dalla serie di nazionalità che possedeva: austriaca, cecoslovacca, giapponese e da ultima francese.
Figlio di un diplomatici austro ungarico e di una principessa giapponese discendente di samurai, nel 1923 scrive il libro Paneuropa in cui codifica i concetti del nuovo stato sovranazionale del continente. La parola, come moltissime delle sue idee, gliela suggerisce un altro Padre Fondatore di questa Europa dei banksters, Jan Amos Komenski detto Comenius che appunto divideva il mondo in cinque grandi aggregati sovranazionali che sarebbero stati la base che avrebbero dato vita al Governo Mondiale. All’organizzazione all’inizio aderiscono personalità del calibro di Aristide Briand. Albert Einstein, Thomas Mann e Sigmund Freud.
Quello che sconcerta di più è come ad un tipo di organizzazione sfacciatamente massonica possa aver aderito Otto di Asburgo erede al trono del glorioso Sacro Romano Impero germanico.
Il messaggio di questa nuova Europa massonica fu recepito anche, da tra le due guerre, da un buon numero di personalità come Konrad Adenauer, Robert Schuman, Alcide De Gasperi e Winston Churchill: appunto quei Padri Fondatori da non tradire: verrebbe da fargli un pernacchio!.
E’ sempre Kalergi che ad esempio sceglie l'Inno alla gioia di Friedrich von Schiller su musica della Nona sinfonia di Ludwig van Beethoven come inno nazionale della nuova casa europea.
Già nel 1923 concepì di riunire il carbone tedesco e il minerale francese sotto un'unica autorità, progetto che si concretizzerà nel 1950 sotto il nome di Comunità europea del carbone e dell'acciaio, cosa che fu realizzata da Jean Monnet alla metà degli anni cinquanta e ponendo le basi dell’espropriazione delle ricchezze delle nazioni del vecchio continente.
Nel 1950 viene insignito del premio Carlo Magno.
Nessuno, nelle sue biografie, accenna minimamente alla sua opera di “consigliori” del generale De Gaulle al quale suggeriva le mosse strategiche di politica estera ed interna. Celebri i suoi elzeviri, anonimi, naturalmente, puntualmente pubblicati dal Figaro che erano dei veri e propri ordini di servizio per le Cancellerie e le Alte Logge europee.
Presidente Berlusconi sveglia!! Questi sono i veri Padri Fondatori di questa Europa dei banksters e delle panzerdivisionen, che forse, come nella nemesi storica, sono state per ora dalla dignità greca alle Termopili!


Luciano Garofoli 

venerdì 17 aprile 2015

Il falco pellegrino del dolore (di Luciano Garofoli)

Dolore!
Che brutta parola!
Indigesta, ostica, che ti avvolge nelle sue spire perverse e sottili. Ti penetra dentro piano piano, causando soltanto spiacevoli sensazioni, lasciandoti sempre di più, man mano che il tempo passa, spossato, fiacco, esposto a qualsiasi tipo di offesa e di oltraggio fisico o morale che sia.
Arriva all’improvviso, come una folgore scoccata a  ciel sereno, ma subito dopo accompagnato da nembi scuri ed anche paurosi che fanno arco voltaico tra cielo e terra ed ogni scarica è un sobbalzo, un fiotto di maggiore sofferenza.
Ti cala addosso con la velocità fulminea di un falco pellegrino, ti aggredisce, ti arpiona con gli artigli di una zampa la cassa toracica, te la distrugge, te la apre, fino ad insinuare i suoi rostri potenti dentro il muscolo miocardico. Te lo graffia, te lo offende causandoti quelle classiche sensazioni inaccettabili. L’altro artiglio ti fracassa la testa ti penetra  e strizza il cervello togliendoti qualsiasi capacità reattiva, razionale, riducendoti a puro istinto.
“Il Genere Umano non era stato creato, programmato, voluto per soffrire, bensì per realizzarsi. Per poter, sotto l’amorevole guida divina crescere all’ombra di Dio in Sapienza, Scienza ed Intelletto!”  Ma noi, come  al solito attratti dalle lusinghe dell’auto esaltazione, dal nostro narcisismo ed egoismo abbia rovinato tutto, tutto perdendo e riducendoci, in un condizione di servaggio, di abbrutimento bestiale e dovendo imparare a convivere con questa brutta bestia: il dolore.”
Poi è venuto Cristo, Dio Incarnato ed allora questo mostro ha avuto una nuova dimensione, un’inquadratura diversa.
Padre Andrea D’Ascanio insisteva:
“Esso è diventato il mezzo che ci permette di recuperare quell’immenso patrimonio che, per la nostra cecità, ci siamo giocato: ognuno di noi fa la sua parte per completare quello che manca alla Passione di Nostro Signore, per la redenzione dell’umanità! Quindi soffrire è necessario ed inevitabile! Ma non crediate che Gesù, nel Getsemani, mentre pregava intensamente prima del suo arresto, facesse dei salti alti così; oppure che fosse pieno di gioia e di ilarità: provava, come dicono i Vangeli, tristezza ed angoscia. Arrivò persino ad invocare il Padre, perché allontanasse da sé quel calice amaro e disgustoso!”
Nella mia vita questa presenza ostile e scomoda, ma necessaria, non mi ha mai abbandonato.
Ultimamente mio suocero "parte di testa", mia suocera muore, mio cognato ha degli episodi ischemici.
Anche mia madre comincia a stare male sul serio. Rientro dalla Calabria e per me il cammino del Dolore comincia  a farsi più arduo.
Direte tutte a te capitano: sfigato! Aspettate mica finisce qui.

La sofferenza oltre che fisica, per me, diventa anche morale, in quanto devo combattere anche con il rispetto che devo a chi mi ha dato la vita e che il comandamento “onora il padre e la madre”, mi impone.
Passo notti semidisteso su una poltrona cercando di dare un po’ di respiro a mia moglie che, uscendo da mesi di affaticamento profuso nel sobbarcarsi in maniera quasi solitaria, l’assistenza  a sua madre, ovviamente non sarebbe in grado di reggere più di tanto. Inoltre non lo ritenevo né una cosa giusta, né cristianamente umana scaricare il peso solo sulle sue spalle. Ma quelle notti non erano solo un esercizio di resistenza al sonno alla fatica, oltre che un tormento sottile per dover restare sveglio o, come si dice, dormire con un occhio solo, con il pensiero fisso di dover essere pronto ad intervenire e fornire quella piccola assistenza necessaria. Ma oltre al disagio fisico si aggiungeva anche quello morale: una lama sottile che, senza controllo, ti faceva rivivere la tua vita passata in maniera saltuaria, andando a scovare ricordi dimenticati, pensieri sopiti, ricordi struggenti. Voci, immagini, sorrisi per lo più di gente ormai scomparsa e che vive solo nei tuoi ricordi: mani che stringevano la tua da piccolo, sguardi amorevoli, storie raccontate che ti creavano quasi una piccola estasi, ti facevano vivere, nel reale, dei sogni stupendi.
Il peggioramento divenne più marcato e sensibile: feci in tempo a regalarle l’ultimo piccolo gesto d’amore prima che, nella notte, spirasse: quello di poterle far avere i sacramenti e l’unzione degli infermi. Capì bene quello che il sacerdote le stava impartendo, ne fu rasserenata e, quando nella notte restituì l’anima a Dio, lo fece sicuramente a malincuore, ma con una delicatezza ed una leggerezza uniche, quasi se ne fosse voluta andare senza “dare fastidio a nessuno”, come ripeteva sempre.
Alla metà di settembre la narice di destra non funziona più: era completamente occlusa e la mia “zucconcella” si decide a sottoporsi a visita otorino laringoiatria. Risultato melanoma al seno mascelare: un caso su mille!
Calvario x gli ospedali della "democrazia popolare" quella dei progressisti un'operazione fatta da incompetenti. Poi si deve rioperare: stavolta cambiamo aria: andiamo a Brescia.
Totale si dovrà procedere ad un’altra operazione che sarà ben più impegnativa ed invasiva della prima Essa verrà eseguita per via non endoscopica e, probabilmente, si dovrà asportare un pezzo dell’osso mascellare, oltre ai relativi denti.
Viene fissata una batteria di analisi tra cui la famosa PET, tutto in ambiente ospedaliero ed in maniera molto sollecita.
Tempo due settimane anche l’operazione viene eseguita.
Solerzia inaudita: ma chi si credono di essere questi? Pazzi furiosi esibizionisti!
L’operazione dura ben otto ore! Viene asportato un pezzo d’osso della mascella e si deve ripulire  tutta una zona sotto l’occhio sicuramente non toccata prima, ma interessata comunque.
Uscendo dalla struttura, l’occhio mi si posa su una lapide marmorea piuttosto grande; provo a fotografarla: lo faccio anche se arriva subito un addetto alla vigilanza che mi redarguisce: un po’ sorpreso, un po’ compiaciuto dalla solerzia, rispondo che mi deve scusare, ma nessun cartello mi indicava il divieto di fotografare! Altrimenti non lo avrei fatto!
Il vigilante è un po’ confuso e risale sulla sua Panda marroncina: sembrava una Camicia Bruna!
La lapide porta incise queste parole:


“Varca fiducioso la soglia,
fratello
col tuo dolore, con la tua speranza

Amore e scienza vegliano
Affinchè possa
Nuovamente sorriderti la vita.”


Francamente non ce la faccio e scoppio in lagrime!
Il falco pellegrino del dolore viene scacciato via ed il nembo scuro dell’ansia è vinto dal raggio di sole prepotente della Speranza.

Luciano Garofoli