lunedì 6 luglio 2015

L'EMPIETÀ, DALLA BELLE EPOQUE AL 1922, SI PROIETTA NEL POSTMODERNO (di Piero Nicola)

  Sull'epoca che precedette la Prima Guerra Mondiale alcuni intellettuali sinceri, ma giocati dalla nostalgia della loro gioventù o invaghiti d'una giolittiana gestione del parlamento, smarrirono la Stella Polare. Furono gli anni della borghesia apostata che ancora frequentava le chiese, del socialismo ambiguo o ateo erivoluzionario, d'un clero snervato  o fellone, dopo Pio X, d'una classe dirigente liberale e massonica, d'una licenziosità compiuta, atta a riprodursi con mostri di lei soltanto più grossi e invadenti, non appena avesse avuto l'agio di imporsi e predominare. Quindi, il periodo della guerra e del dopoguerra, rimasto a bagno nelle acque putride in cui era cominciato, andò di male in peggio (fatte salve le eccezioni votate a crescere).
  Colui che azzeccò la sociale mostruosità e, mostrandola nuda, forse l'ingigantì (con alcune pretese di mondana perfezione), tuttavia profeticamente, fu Domenico Giuliotti (S. Casciano in Val di Pesa 1877 - Greve in Chianti 1956).
  Gli organi della schifosa bestia sociale erano, nella luetica e leucemica circolazione sanguigna della democrazia, il farisaico e orribile arrangiamento di Cristo con Mammona, che serviva al laicismo statale, il liberalismo amorale, la neoplasia comunista, il partito cristiano abusivo, il modernismo strisciante, di già ecumenico, di già agente dell'Anticristo, sentore d'Apocalisse.
  Il testo antiveggente senza volerlo essere, e pungolante con punte ficcate sino all'osso, culmine d'un apostolato laico e guerresco, è L'ora di Barabba (accenno al tempo in cui Barabba è salito al potere). Se volessimo ripetere le sue invettive che menano all'essenza delle cose, bisognerebbe ricopiare la composizione per filo e per segno. A parte poche ripetizioni e sbavature, dispiace scartarne un rigo, tant'è asciutto e compendioso nella girandola dei traslati e delle similitudini.
  Che riguardi lo svelamento delle cause, gli squarci aperti nelle situazioni, i personaggi della storia recente o passata, gli aneddoti significativi, l'arte, le risposte ai propri critici, il paradigma sta nell'attuazione di verità imprescindibili, la cui qualsiasi inosservanza risulta esecrabile, perché lesione della natura e del suo Creatore, lesione deformante e degenerante. Infatti errore e peccato, come una presa di lievito immessa nella massa, l'alterano tutta, senza che vi sia chi preserva il pane infornandolo al punto giusto.
  Nella dedica ai Cattolici, l'autore osserva che la stampa cattolica, in generale, l'ha rispettato, che i RR. PP. di Civiltà cattolica hanno espresso soltanto qualche riserva per "certi eccessi di stile".
  Ogni frase giuliottiana erutta il discredito sanguinoso sul buonismo ante litteram, sui sofismi filosofici e religiosi, che ingannano con la veste della scienza, del moderatismo, della rispettabilità conformista, dell'autorità d'accatto. Egli giunge ad irridere i portati delle scoperte scientifiche e della tecnica. Non a torto, dato il loro uso, data la loro distruttiva rivoluzione mercantile. Egli arriva a screditare l'eroismo di un Giosuè Borsi, immolatosi per uccidere, invece di convertirsi per curare. Egli, impavido uomo di spada (ne uccide più la lingua che la spada) avversa la guerra mondiale quasi da pacifista. Ma non nega la Patria, purché ubbidisca alla Chiesa. Un degno ossequio, che viene prima di tutto. Contrario al despota (il dittatore è ancora di là da venire, né si pronuncia sul fascismo nascente), si augura un Cesare che annienti la libertà come viene concepita nel regime dell'ordinamento camerale e partitico.
  È il 1919.
  "Il giornale è un'arma borghese [oggi si tratta dei media].
  "Noi fondiamo un giornale e lo chiamiamo L'Antiborghese".   
  "Siamo quattro gatti contro tutto il mondo.
  "Vero è che siamo quattro gatti selvatici, e che ci avventiamo, di preferenza, sulla rigonfia nuca dell'asfissiante borghese [oggi anche il popolo è imborghesito], col pelo ritto e l'unghie sguainate, cercando d'affondarle quant'è possibile e di stracciar più carne che sia possibile, non senza una deliziosa speranza che le ferite inferte faccian cancrena".
  "I nostri nemici, presi in blocco, si chiaman folla. Essi ballano il tango della loro ignominia sopra un terreno insanguinato e minato.
  "La gran tinozza, dove tutte queste persone allegre vanno a rinfrescarsi le natiche, è la Democrazia.
  "Il locale che conserva, per ora, questa tinozza è la civiltà moderna; e la civiltà moderna è sinonimo di borghesia; e la borghesia è sinonimo, a sua volta, della più ipocrita, piatta, ottusa, burocratica, feroce, sporca e mostruosa tirannide.
  "Noi siamo [...] gli unici e autentici antiborghesi, perché (a differenza dei socialisti, biascicotti infetti della borghesia), rifiutiamo in blocco la civiltà moderna, con tutte le sue diaboliche meraviglie, e non ci abbassiamo d'un pollice dinanzi alla già barcollante statua d'oro".
  "Nessuno di noi crede più, da gran tempo, nelle sacre parole: progresso, libertà, umanità, fratellanza, uguaglianza, ecc.
  "Anzi, dopo averle, per necessità, pronunciate ciascuno di noi si disinfetta la bocca e sputa.
  "Crediamo nel si e nel no.
  "In Dio e, per conseguenza, nel Diavolo.
  "Il sì è la Chiesa Cattolica Apostolica Romana, sebbene la sua faccia solare sia temporaneamente imbrattata da un eclisse; il no è l'anarchia; e batte alla porta, invano appuntellata, del già soddisfatto borghese che si beffava di Cristo, ma che, oggi, incomincia a impallidire e a tremare, per il rumore crescente che vien di fuori.
  "Tutto ciò ci rallegra.
  "L'Anarchia è l'ultima punizione e l'avanguardia dell'Ordine. Perciò venga".
  "Ciò che il libero cittadino assolutamente non tollera è il re per diritto divino, il re senza aggettivi [non costituzionale], l'apice della piramide, insomma il Re.
  "Egli non vuole una piramide finita; vuole una piramide tronca; una piramide con tanto di spazio in cima per poterci mettere una seggiola per le natiche elettive d'uno spidocchiato cialtrone.
  "Ecco l'ideale!"
  "Posto ad ugual distanza fra la Teocrazia e l'Anarchia, il libero cittadino non va né avanti né indietro.
  "La Teocrazia e l'Anarchia (una montagna e un abisso) gli fanno orrore.
  "Egli (abitatore dell'acquitrino) non vuole né il no né il sì, ma il ni".
  "Ai due poli, l'eroicomico barbagianni asfissia".
  "Conclusione: Il libero cittadino sta alla repubblica come l'opposto della bocca all'orinale".

  "Espressione lapidaria del mulo di legno [Sidney Sonnino] nel cretinificio parlamentare:
  "'Il paese ha fatto la guerra, il paese deve fare la pace'.
  "Parole idiote se non ipocrite, e ipocrite se non idiote.
  "Il paese, come volontà, non esiste. Esistono, volta a volta, minoranze delittuose (agitanti fogli da mille o cenci variopinti) alle quali e dalle quali i timonieri dello Stato danno o ricevono ordini".
  Ho detto che i saggi di questa violenta fustigazione - da cui ascende nitido il panorama oscurato da timore o interesse - sono troppi, tante le sfaccettature convergenti e persuasive. Eppure brucia il rammarico di non poterle citare. Pazienza: spigoliamo; a pro di chi avrà il piacere di regalarsi l'incognito completamento.
  Allora era moda retorica il prendere in prestito dalla religione una terminologia applicata agli ideali civili. Mazzini aveva fatto eretica scuola. Un manifesto di repubblicani a commemorazione del "Maestro", parlava di "missione", di "fratellanza dei popoli", di "religione del dovere", d'"emancipazione dal dogma" e si finiva col proclamare Mazzini "Iniziatore d'una nuova Era" e "moderno Cristo".
  "Un'altra volta, in un paese toscano [...] un Tizio dal largo cappello a cencio e dal nero fiocco rivelatore, dopo aver letto nel sommario d'un giornale la notizia d'un attentato anarchico, con voce di basso tuonò: 'Sante bombe!'
  "Un anno dopo rividi quel prode membro della 'Santa canaglia'; e fu proprio (m'è rimasto impresso) nel momento preciso che un 'Santo Manganello' gli rompeva il capo.
  "Fatterelli; sembrano non dir nulla; ma dicono: 'Ça ira'.
  "Eppure molti avveduti cattolici, che sono amici di tutti e 'rispettano indistintamente tutte le opinioni' con un pio risolino di compatimento sulla faccia rosea, per l'ennesima volta ammoniscono:
  "'Eh via, non bisogna veder troppo nero; il male e il bene si trovano da per tutto; anche nelle idee moderne c'è del buono; e, infine, (come ben dice il proverbio) il Diavolo non è mai tanto brutto come si dipinge'.
  "Inutile confutare, dimostrare, insistere.
  "Sul loro putrefatto ottimismo, ogni sera, a fin di tavola s'addormentano.
  "E se fossero svegliati dalle trombe dell'Apocalisse, scambiandole per la Marcia Reale, balzerebbero in piedi gridando: Viva il Re!".
  "L'on. ex combattente a Udine, Orano professor Paolo, parlava, chi sa perché, nel decorato trogolo parlamentare, dell'anima.
  "A un tratto, un panicato verro bolscevico l'ha interrotto così: 'L'anima è aria e gas'.
  "Ben detto.
  "Soltanto mi meraviglio che non abbia ricorso allo strumento di Barbariccia per darne immediatamente un'adeguata dimostrazione".
  "Anche il libero pensatore, ahimè! crepa.
  "Quando il libero pensatore è spacciato, i suoi 'fratelli di fede', chiamati dalla 'voce del dovere', accorrono. Non meno liberi e non meno pensatori di lui, essi accorrono col nobile intento d'impedire (se ce ne fosse bisogno) che un attimo d''incoscienza' (derivato senza dubbio da pure cause fisiologiche) faccia piegare 'quello stoico' verso la 'superstizione cristiana'".
  "In altro, sulla parete, una consolante effigie di Garibaldi rosseggia, un nerovestito Mazzini si regge, con la mano nervosa, la gran cervice".
  "A un tratto, dopo un lungo torpore, l'agonizzante sobbalza, sbarra gli occhi; poi, con un gorgoglio lamentoso delle labbra che sbavano, la testa, come una palla pesante, gli ricasca giù.
  "I pensatori si guardano... 'Tutto è regolarmente finito'.
  "E infatti, dinanzi a loro, su quel letto non profanato dal Crocifisso, c'è solo, regolarmente immobile, un animale morto".
  "Il Diavolo, disse Cristo, è il principe di questo mondo.
  "Meschino principe e labile principato.
  "Intorno (come un cerchio di fuoco che sempre più si restringe per divorar tutto) sta Dio.
  "L'orologio ha camminato, e la fine dei tempi è prossima.
  "Il Diavolo e Dio lo sanno; ma l'uomo moderno lo ignora, perché avendo rinnegato Dio, ha perduto l'intelligenza, e muore, idrocefalo, farneticando, in un ciclone di turpitudini.
  "L'uomo moderno, che gira su se stesso, come un ubriaco sul proprio vomito, cercando invano un puntello a se stesso in se stesso, è colui che ha spento nel proprio cuore il timor di Dio, ch'è fiamma di scienza, per accendervi un fuoco che non riscalda né illumina: un fuoco opaco, freddo, velenoso, che lo impiaga: l'orgoglio.
  "Prometeo, l'eroe mitico, esaltato in prosa e in rima dalla scacazzante ciurmaglia antireligiosa, è il più celebre discepolo del Diavolo; e, come tale, è il simbolo per eccellenza del ribelle ostinato, del ribelle scemo".
  "Che leggi?
  "Un libro per le scuole elementari.
  "Chi l'ha scritto?
  "Io.
  "E perché correggi?
  "Preparo la seconda edizione.
  "E del temperino che ne fai?
  "Raschio, per commissione, via via che la trovo, la parola proibita.
  "Quale?
  "Dio.
  "Senti! E chi la proibisce questa pericolosa parola?
  "La Civiltà moderna, amico mio.
  "È una signora di molto per bene cotesta civiltà moderna, o così così?
  "Mah! Conosco delle donne pubbliche che vestono come lei; ossia: è lei che le veste e, soprattutto, le spoglia a suo piacere".


Piero Nicola

domenica 5 luglio 2015

Pie illusioni intorno al pacifico sbarco degli islamici...

... e sordidi inganni onusiani nel conteggio dei veri disperati

Getterò il terrore nel cuore dei miscredenti: colpiteli tra capo e collo. ... Non siete certo voi che li avete uccisi è Allah che li ha uccisi. Quando incontrerete gli infedeli uccideteli con grande spargimento di sangue. Progetti ed esortazioni del Corano.
                                                   
 Una ignoranza indotta dai mezzi di comunicazione sociale e due desolanti abbagli agitano il buon cuore degli italiani: la disinformazione sulla ferocia predicata, promossa e attuata sistematicamente dai fedeli dalla falsa e sanguinaria religione maomettana; l'ingenuo buonismo/ecumenismo di papa Bergoglio benedicente l'immigrazione selvaggia a Lampedusa e la lacrimosa/fumosa nenia dei progressisti, apologeti dell'immigrazione dei poveri nella perfetta, strepitosa ignoranza della percentuale di veri esuli e perseguitati (1%) in mezzo all'ingente numero dei potenziali invasori e assassini islamici.
 Perché l'Europa delle nazioni spiritualmente moribonde, incoraggia e favorisce l'invasione islamica? Perché desidera il sonno della ragione italiana? Perché incoraggia l'aggressione alla Chiesa di Roma?
 Possiamo anzi dobbiamo riconoscere che, soggiacente al fastidioso e irresponsabile  chiacchiericcio umanitario dei politicanti occidentali, si agitano l'albagia  e la vana potenza, che sono strettamente associate all'invidia per lo splendore civile e spirituale, che ha nobilitato i millenni della nostra storia.
 Il rapporto tra l'umile Italia e le nazione dell'Europa potente si è sempre risolto nell'incremento della barbarie dei conquistatori , scesi nella penisola per tentare di rapire il segreto del più alto vivere civile. E risaliti nelle loro terre con la barbarie incrementa e rafforzata  dalla invidiosa coscienza della strutturale inferiorità della loro cultura.
 L'umiliante vicenda del tristo Lutero, prepadre delle sciagure moderne e ultimamente oggetto del delirio ecumenico scatenato da Vaticano II intorno alla nevrastenia dell'eretico, disceso a Roma per conoscere e assimilare la civiltà, dimostra lo scandalo e l'invidia che la superiore vita italiana destava nella mente di un barbaro di Germania.
 Mussolini è stato debellato ed esposto al ludibrio, ma le sue parole - quando i barbari di Germania non conoscevano la scrittura in Italia si leggevano le opere di Cicerone e di Cesare - disturbano e feriscono tuttora l'orgoglio - la spocchia -  della teutonica cancelliera - monumento al triste eccesso della dirompente carne - e destano l'albagia dei suoi goffi colleghi di Francia e Inghilterra.
 La religione degli italiani, la tradizione italiana, la letteratura italiana, l'arte italiana, il perfetto paesaggio italiano, le stupende città italiane, l'eleganza degli italiani, il buon vivere degli italiani sono le taciute cause di una invidia divorante e insaziabile.
 Le potenze occidentali, accecate dall'utopia demenziale e dal razzismo capovolto nel falso ecumenismo, vogliono che la civiltà italiana sia inquinata e avvelenata dall'invasione degli islamici, refrattari e nemici alla nostra religione e della nostra cultura. Esigono il ritorno in Italia degli invasori maomettani, che furono cacciati a prezzo di guerre sanguinose.
 Resistere alla strisciante invasione islamica significa resistere alle allucinazioni pseudo-umanitarie e pseudo-ecumeniche che sono emanate dall'albagia e dai sussulti cadaverici dei predicatori illuminati dai lumi al lumicino.
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 Maometto e i maomettani sono maestri di menzogna e di violenza. Lo dimostra Magdi Cristiano Allam nel commento al Corano (Biblioteca delle libertà, Milano 2015): "Quando il 10 maggio 1994, in un sermone pronunciato in una mosche a di Johannesburg, l'allora presidente palestinese Yasser Arafat disse, a proposito dell'accordo di pace sottoscritto con il premier israeliano Yitzhak Rabin il 13 settembre 1993; 'questo accordo non rappresenta per me più dell'accordo concluso dal nostro Profeta Maometto con i Quaraishiti '.
 L'accordo con i  Quaraishiti fu sottoscritto da Maometto, che covava l'intenzione disonesta di tradirlo e usarlo a  vantaggio della propria setta.
 La dichiarazione di Arafat illumina l'angolo oscuro e perverso della mentalità islamica, che contempla la tregua con il nemico teologico, non la pace.
 Il tranquillo comportamento degli islamici non è altro che l'espediente di una tregua provvisoria, concepita quale preparazione alla guerra santa e alla strage dei nemici (attualmente già in atto contro i cristiani residenti  in Medio Oriente).
 Le genti islamiche che sbarcano in Italia in veste di supplici hanno una gigantesca volpe sotto l'ascella e tuttavia riescono a trarre in inganno il lacrimoso pensiero dei buonisti e dei progressisti.

 La speranza in un risveglio della coscienza dei politicanti italiani e di quella del clero progressista sono purtroppo fioche. La finta pietà mastica foglie di coca mentre il ruvido masochismo degli internazionalisti dilaga senza incontrare ostacoli. L'unica arma in mano ai cristiani è la coroncina del Santo Rosario.

Piero Vassallo

sabato 4 luglio 2015

Giovanni Toti e la stampella di Lombroso

 Dal filosofo don Francisco Elias de Tejada y Spinola ho imparato a disprezzare l'ideologia liberale, madre e maestra inglese e americana di tutte le disgrazie dell'età moderna.
 A seguito di una dotta lezione del compianto don Gianni Baget Bozzo ho quasi creduto che Silvio Berlusconi poteva e doveva essere apprezzato e condiviso quale innovatore cattolico, capace di inverare il liberalismo. 
 Da Pier Ferdinando Casini ho appreso che il cattolicesimo politico è stato sepolto dal Concilio ecumenico Vaticano II.
Dalle persone deraglianti in casa di Berlusconi ho capito l'invincibile inclinazione del liberalismo alla pornografia.
 Non oso pronunciare il nome del politico italiano che nel 1929 ha affossato il liberalismo, avviando la riforma corporativa dell'economia. 
 La dottrina o meglio la condizione umana del gongolante Giovanni Toti - il non essere è dunque l'intelligenza non è e ad ogni modo non serva alla politica - supera i confini della fenomenologia lombrosiana e celebra il mio a lungo meditato ed ora definitivo e felice divorzio dalla falsa e anticattolica destra.
 A dire il vero alle zoologiche personalità attive nella politica ho dedicato solo i piccoli e bui ritagli della mia esistenza, strutturalmente altra
 Adesso - posso parafrasare, senza remore, il grido lanciato da un personaggio di Aristofane: tenete il mio mantello, gente dell'astensione, che io fra voi diserto
 [L'abitudine della gente ateniese, alla quale aderiva un riluttante personaggio di Aristofane, in realtà era molto vicina al costume oggi benedetto, venerato e incensato dalla autorità politicante e tollerato dal santo clero. Mi sono tuttavia permesso di parafrasare l'aggressivo detto del commediografo greco, senza dimenticarne il bersaglio.]
 D'ora in avanti non avrò altro tempo che per lo studio della filosofia tomista, lo scrigno in cui è conservato - profeticamente - il segreto di quella postmodernità che tarda ad arrivare a causa dell'oberante attività dei lanciatori di lombrosiane stampelle pseudo-destre.
 Se li consideri senza illusione, se guardi il loro raggelante ritratto, se odi  i loro allarmanti proclami, se intravvedi il loro vuoto mentale, i Toti li eviti.
 Liberato dall'oberante, umiliante peso dei Toti di passaggio nel cabaret politicante, il pensiero può rivolgersi ad altro da liberalismo.
 Confesso che speravo in Matteo Salvini, simpatico interprete di un'alternativa al gelatinoso movimento liberale di Arcore. Ma nella borsa dei valori capovolti dal delirio onusiano il feticcio chiamato stampella del vecchio di Arcore, ha una quotazione più alta di quella di Salvini. Peccato.
 D'altra parte il delirio transessuale,  che senza ritegno parla di EUROPA/EUROPO mi atterrisce e mi respinge nel privato, dove rimango in angosciante attesa della barbarie coranica annunciata e benedetta dal Papa argentino a Lampedusa. 
 La dottrina di Sigmund Freud rovesciata in una imperiale gag di Ettore Petrolini illumina il potere politico ed ecclesiale. Io sono troppo avanti negli anni per intraprendere lo studio della psichiatria propriamente detta e tassativamente richiesta per il chiunque temerario deciso a frequentare seriamente (se seriamente si può) il ruggente/furente bordello. D'ora in avanti la mia politica a-politicante si terrà lontana anche dalla stupida illusione votante.


 Piero Vassallo

giovedì 2 luglio 2015

DEPOSITO DI ERESIA - II (di Piero Nicola)

Proseguo nell'esame dell'instrumentum laboris, sorta di dettagliato ordine del giorno per la riunione autunnale del sinodo sulla famiglia.
  Un'unione di "vincolo pubblico" che mostri buone qualità "può essere vista come un'occasione da accompagnare nello sviluppo verso il sacramento del matrimonio".
  Una condizione di peccato mortale diventa "occasione da accompagnare nello sviluppo". Si noti come l'azione del pastore sia marginale, secondante uno sviluppo, una predisposizione viceversa soltanto possibile, immaginaria, viste le premesse poste dalla scelta primitiva. Se la previsione ottimistica fallisce, il prete peritoso che cosa farà di fronte a una colpa raddoppiata dell'impenitente? L'evenienza non è neppure considerata.
  "Consapevoli che la misericordia più grande è dire la verità con amore, andiamo aldilà della compassione. L'amore misericordioso, come attrae e unisce, così trasforma ed eleva. Invita alla conversione. Così nello stesso modo intendiamo l'atteggiamento del Signore, che non condanna la donna adultera, ma le chiede di non peccare più".
  Ipocrisia, che esclude il momento della condanna! La richiesta di Cristo esortò e ammonì. Egli non viene meno al momento del biasimo e della condanna; ammonì e anatemizzò in più di un'occasione.
  "La misericordia è verità rivelata". Pretesto per negare la verità rivelata della giustizia, secondo l'insegnamento e l'esempio del Signore e degli Apostoli.
  "L'annuncio del Vangelo della famiglia costituisce un'urgenza per la nuova evangelizzazione".
  La novità nell'evangelizzazione si risolve in errore: negli errori sinora riscontrati.
  "Tenerezza in famiglia - tenerezza di Dio".
  Insistendo sull'amore misericordioso, si spoglia Dio del suo immancabile giudizio.
  "Evangelizzare è responsabilità di tutto il Popolo di Dio, ognuno secondo il proprio ministero e carisma. Senza la testimonianza gioiosa dei coniugi e delle famiglie, Chiese domestiche, l'annunzio, anche se corretto, rischia di essere incompreso o di affogare nel mare di parole [...] I Padri sinodali hanno più volte sottolineato che le famiglie cattoliche in forza della grazia del sacramento nuziale sono chiamate ad essere esse stesse soggetti attivi della pastorale familiare".
  Conferma della lesione inferta al divino ordinamento ecclesiastico, sopra denunciata.
  "Vanno pure ricordate e incoraggiate le famiglie che si rendono disponibili a vivere la missione ad gentes".
  I laici non possono essere investiti della missione, riservata alla Chiesa docente. Il che sarebbe fin troppo logico.
  "La celebrazione nuziale è anche occasione propizia di invitare molti alla celebrazione del sacramento della Riconciliazione".
  La parola "celebrazione" altera il significato della Confessione o Sacramento della Penitenza.
  "Conversione missionaria e linguaggio rinnovato".
  Come viene trattato, il punto conduce al nascondimento del catechismo autentico e dello stesso Decalogo.
  "La conversione è anche quella del linguaggio [...] L'annuncio deve far sperimentare che il Vangelo della famiglia è risposta alle attese più profonde della persona umana: alla sua dignità e alla realizzazione piena nella reciprocità, nella comunione e nella fecondità. Non si tratta soltanto di presentare una normativa, ma di proporre valori, rispondendo al bisogno di essi che si constata oggi anche nei Paesi secolarizzati".
  Ritornello di modernismo e pelagianesimo. Rinuncia all'autorità della Chiesa, voce di Dio. Si presume che i misteri, le verità di fede non accessibili alla comprensione, stiano invece in nuce nell'animo umano, e che esso richieda soltanto d'essere sollecitato per possederli appieno. Si suppone che gli uomini siano inclinati al bene. Cantonata madornale per chierici e laici in regola con la dottrina, sino all'ottobre del 1962.
  Con un sofisma, si dà ad intendere che la "normativa" vada a scapito dei "valori".
  "È necessario adottare una comunicazione chiara ed invitante, aperta, che non moralizzi, giudichi e controlli, e renda testimonianza dell'insegnamento morale della Chiesa, restando contemporaneamente sensibile alle condizioni delle singole persone".
  In pratica: la Chiesa medico pietoso che fa la piaga cancrenosa. L'opportuna cautela iniziale non deve rimanere costante, pena una desistenza eterodossa. Prevedere il secondo tempo del procedimento è indispensabile.
  "Appare necessaria una mediazione culturale capace di esprimere con coerenza la duplice fedeltà al Vangelo e all'uomo contemporaneo".
  Do per sé, tale compromesso abbassa e rovina il magistero.
  "Ricreare con audacia e saggezza, in piena fedeltà al suo contenuto, i modi più adatti e più efficaci per comunicare il messaggio evangelico agli uomini del nostro tempo".
  Ci si salverebbe con questo proposito, reso vano dalle restanti prescrizioni.
  "Tenere in giusto conto le problematiche [sic] derivanti dagli stili di vita odierni".
  "Tutta la pastorale familiare dovrà lasciarsi modellare interiormente e formare i membri della Chiesa domestica mediante la lettura orante e ecclesiale della Sacra Scrittura".
  Senza l'avvertenza che la Bibbia deve leggersi con il commento della Chiesa, la disposizione è protestante.
  "Una comunicazione aperta al dialogo e scevra da pregiudizi è necessaria particolarmente nei confronti di quei cattolici che in materia di matrimonio e di famiglia non vivono, o non sono in condizione di vivere [sic], in pieno [sic] accordo con l'insegnamento della Chiesa".
  Gli estensori del documento si condannano con la ripetuta negazione dell'autorità della Chiesa. Le tolgono pure la grazia della predicazione, che erroneamente attribuiscono al sacramento del matrimonio.
  "Molti Padri sinodali hanno insistito su un approccio più positivo alle ricchezze delle diverse esperienze religiose, senza tacere sulle difficoltà. In queste diverse realtà religiose e nella grande diversità culturale che caratterizza le Nazioni è opportuno apprezzare prima le possibilità positive e alla luce di esse valutare limiti e carenze".
  Abbiamo abbastanza smascherato l'errore che sopravvaluta le "ricchezze" e stima "limiti e carenze" gli ostacoli che precludono la salvezza, e che non vanno posposti per sistema.
  "A partire dalla constatazione della pluralità religiosa e culturale, si auspica che il Sinodo custodisca e valorizzi l'immagine di sinfonia delle differenze [...] stimare quegli elementi positivi che s'incontrano nelle diverse esperienze religiose e culturali [anche atee], i quali rappresentano una paeparatio evangelica".
  La proposizione stabilisce un'orribile giudizio, per il quale le "differenze" non cattoliche possano abbisognare o giovare al cattolicesimo, e dà una mano all'errore per cui i giusti elementi di un culto o cultura costituiscono un avviamento alla conversione. Le "differenze" positive sono insufficienti finché sussistono le negative.
  "Percorsi pastorali di supporto alle famiglie, rivolti sia ai singoli sia alle coppie [...] nei quali aiutare a scoprire la bellezza della sessualità nell'amore".
  Siamo nel vago. Quale "sessualità", quale "amore"?
  Ritorna il "bisogno di includere le famiglie, in particolare la presenza femminile, nella formazione sacerdotale", "la presenza dei laici e quella delle famiglie anche nelle realtà di Seminario, è segnalata come benefica".
  La tradizionale disciplina della Chiesa fu sconsiderata o è divenuta obsoleta; sono saggi questi prelati che fanno venire in mente l'arruolamento delle donne nell'esercito!
  "Nei diversi contesti nazionali e internazionali è utile riproporre la Carta dei diritti della famiglia, mettendone in evidenza il collegamento con la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo".
  Ecco scoperta la connivenza con l'empietà, il commercio con Belial.
  "La castità risulta condizione preziosa per la crescita genuina dell'amore interpersonale [dei nubendi]"
  Dopo la costante omissione della castità che celibi e nubili devono osservare, ci si ricorda di essa in modo anomalo: essa è "preziosa" non imprescindibile; mentre è obbligatoria, pena la perdita della Grazia.
  "Cura pastorale di coloro che vivono nel matrimonio civile o in convivenze".
  "Evidenziare gli elementi della loro vita che possono condurre a una maggiore apertura al Vangelo del matrimonio nella sua pienezza [...] Occorre che nella proposta ecclesiale, pur affermando con chiarezza il messaggio cristiano, indichiamo anche elementi costruttivi in quelle situazioni che non corrispondono ancora o non più ad esso".
  L'ortodossia risulta ormai apparente e ingannatrice. Dopo le eresie teoriche e pratiche fin qui predicate, il "messaggio cristiano" ne è contaminato, è reso inservibile. In quelle "situazioni" non esistono "elementi costruttivi" atti a inviare al "messaggio cristiano", come lascia supporre il "non corrispondono ancora". Né può essere prassi l'indicarli al trasgressore, mentre sarà prassi  giungere all'illustrazione della sana dottrina, che include il timore della dannazione. E, chi l'abbia appresa, avrà perduto ogni attenuante.
  "Accompagnare quanti vivono il matrimonio civile o la convivenza nella graduale scoperta dei germi del Verbo che vi si trovano nascosti, per valorizzarli, fino alla pienezza [sic] dell'unione sacramentale".
  Abbiamo il sigillo posto sull'errore del sistema adottato. Anzitutto, esso non può essere vincolante. In secondo luogo è assolutamente insufficiente, sia per l'opera di conversione, sia per i provvedimenti di giustizia nella società ecclesiale. Si continua ad omettere il caso della risposta negativa venuta dagli accompagnati.  
  Il procedimento consente all'eresia che stabilisce esservi in uno stato di eresia, di infedeltà, di ateismo, l'inclinazione alla conversione, dovuta a elementi di verità insiti in quello stato, sia pure coniugale.
  Il timor di Dio è posto in non cale, insieme al timore dello scandalo e dei peccatori contagiosi. Se non è questo un oltraggio reso al Creatore, in tal modo sfigurato, e nondimeno al Vangelo!
  "Prendersi cura delle famiglie ferite e far sperimentare loro l'infinita misericordia di Dio è da tutti considerato un principio fondamentale".
  "Tutti hanno necessità di dare e ricevere misericordia. Va comunque promossa la giustizia nei confronti di tutte le parti coinvolte nel fallimento matrimoniale (coniugi e figli)".
  Della giustizia principale, verso Dio, non si parla!
  "La misericordia di Dio è senza fine".
  "Accompagnare pastoralmente i separati, i divorziati, gli abbandonati".
  Accompagnamento da pastori mercenari, che non badano a difendere le pecore, p.e. dalle pecore indocili, dentro o fuori del gregge, perciò fattesi lupi e ancora rimaste tali.
  "Si rileva un ampio consenso sull'opportunità di rendere più accessibili ed agili, possibilmente gratuite, le procedure per il riconoscimento dei casi di nullità matrimoniale".
  Tutto va nel senso di allentare i freni, di assecondare il disordine.
  "Le persone divorziate ma non risposate, che spesso sono testimoni della fedeltà matrimoniale, vanno incoraggiate a trovare nell'Eucaristia il cibo che le sostenga nel loro stato".
  Non si distingue se esse abbiano responsabilità nel divorzio e se se ne siano emendate
  "Le situazioni dei divorziati risposati esigono un attento discernimento [discernimento delle circostanze d'una medesima violazione della Legge divina e naturale] e un accompagnamento [quanto è invano sofisticato questo termine che rovescia l'autorità del prete!] di grande rispetto [dalla presunta misericordia, destituita di giustizia, al rispetto indebito e scandaloso il passo è breve], evitando ogni linguaggio e atteggiamento che li faccia sentire discriminati e promuovendo la loro partecipazione alla vita della comunità", che "esprime proprio in questa cura la sua carità".
  "Il can. 693 § 1 del CIC proibisce di accogliere i peccatori pubblici nelle associazioni erette o approvate dalla Chiesa; il can. 855 dice di tenerli lontani dall'Eucaristia fin quando non abbiano dato segni manifesti di emendazione". Enciclopedia Cattolica vol. IX col. 1040.
  "Più d'una volta essi [i fedeli] chiedono come devono comportarsi con persone che vivono in una situazione irregolare (concubini, ecc.), se possono accoglierli, se possono mantenersi in relazione con loro, ecc. Potranno accoglierli e mantenersi in relazione nelle forme e nella misura in cui si provvede al loro bene senza danneggiare spiritualmente gli altri membri della comunità [...] con cautele tali per cui nessuno ne soffra scandalo o trovi incitamento a seguire i mali esempi [...] costante deve essere lo sforzo di amare il prossimo; variabili le forme in cui potrà incarnarsi". Ibid.  col. 1041.
  "Quando vi fu una causa esterna e permanente di scandalo, questa deve essere prima tolta di mezzo, p.e. separandosi dal complice". Diz. di teologia morale, Ed. Studium, 1954, pag. 983.
  "Concubinari sono tutti quelli che vivono in rapporti sessuali extra-matrimoniali, sia che questa abitudine non presenti alcuna forma di matrimonio, sia che la loro relazione si copra con una certa legalità [...] Il concubinato, dal punto di vista della moralità, è equiparato alla fornicazione di cui è una forma continuata [...] Il diritto canonico, oltre a stabilire pene contro i pubblici concubinari (can. 2357 § 2), li considera come pubblici peccatori con tutte le conseguenze che ne derivano: esclusione dai sacramenti e della sepoltura ecclesiastica". Ibid. pag. 289.
  "Fermi restando i suggerimenti di Familiaris Consortio 84, vanno ripensate le forme di esclusione attualmente praticate nel campo liturgico-pastorale, in quello educativo e in quello caritativo. Dal momento che questi fedeli non sono fuori della Chiesa, si propone di riflettere sull'opportunità di far cadere queste esclusioni".
  Quanto meno, viene messo in discussione un dovere canonico della Chiesa.
  "Opportuno discernimento da parte dei pastori circa l'irreversibilità della situazione e la vita di fede della coppia di nuova unione [in concubinato]". I divorziati risposati civilmente "vengano accompagnati da una sensibilizzazione della comunità cristiana in ordine all'accoglienza delle persone interessate e vadano a realizzarsi [sic] secondo una legge di gradualità (cf. FC, 34), rispettosa della maturazione delle coscienze".
  Si dà una legge alla conversione dei peccatori, prescindendo dall'obbedienza, dalle differenti circostanze, dai diversi effetti della cura delle anime esercitata dai chierici, dalla collaborazione di esse con la grazia attuale e della cura.
  "Casi irreversibili e legati ad obblighi morali verso i figli che verrebbero a subire sofferenze ingiuste" abolirebbero la debita riparazione al delitto commesso.
  "Va ancora approfondita la questione tenendo ben presente la distinzione tra situazione oggettiva di peccato e circostanze attenuanti, dato che l'imputabilità e la responsabilità di un'azione possono essere sminuite o annullate da diversi fattori psichici oppure sociali (CCC, 1735 Nuovo!).
  Si scambia il processo operato in confessionale, relativo alle "circostanze attenuanti", con l'osservanza della legge ecclesiastica. che deve essere rispettata persino dall'incolpevole per il bene del Corpo Mistico. Il concubino, presumibilmente reo, deve e può, con debito sacrificio, rimediare al suo stato onde evitare lo scandalo,  rimediare al male procurato, togliersi da una condizione peccaminosa o almeno pericolosa, e dare buon esempio alla prole.
  Stabilire che esiste una "convivenza irreversibile", sanabile con "un itinerario di riconciliazione o via penitenziale" è molto grave. Chi ha commesso un delitto verso Dio e verso il prossimo (coniuge, figli) non è forse obbligato a riparare, a far cessare il proprio scandalo, la propria condizione peccaminosa o che è occasione prossima di peccato mortale, a prezzo di qualsiasi sacrificio?
  Nella realtà, stabilendo il principio di "convivenza irreversibile", affidandone il giudizio ai Vescovi o ai curatori di anime ("il presbitero" potrebbe, in tal caso, "fare uso della potestà di legare e di sciogliere in modo adeguato alla situazione"), si provoca un male certamente superiore a quello eventualmente procurato dalla negazione di esso.
  Altro quesito erroneo, improponibile: sopra l'equiparazione della comunione spirituale a quella sacramentale.
  "Il cammino ecclesiale di incorporazione a Cristo [...] anche per i fedeli divorziati e risposati civilmente si attua per gradi attraverso la conversione continua".
  Proposizione assurda, ribadita e già confutata sopra. Questa presunta gradualità serve soltanto a far ammettere l'inammissibile.
  Tornano i "matrimoni misti con disparità di culto". Le norme irrevocabili emanate dal vecchio CIC sono ereticamente aggirate dicendo che "per i matrimoni interreligiosi sarà importante il contributo del dialogo con le religioni" e che "presentano aspetti di criticità molteplici e di non facile soluzione", quali la  "problematicità dell'educazione religiosa dei figli", "la partecipazione alla vita liturgica del coniuge", ecc.
 Questioni già risolte.
  Segue l'errore di eresia: "Elaborare un codice di buona condotta, in modo che nessun coniuge sia d'ostacolo al cammino di fede dell'altro". Cioè non ostacolare la credenza di perdizione del coniuge!
  "Gli uomini e le donne con tendenze omosessuali devono essere accolti con rispetto e delicatezza".
  "Si ribadisce che ogni persona, indipendentemente dalla propria tendenza sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con sensibilità e delicatezza, sia nella Chiesa che nella società". Si auspica "una specifica attenzione all'accompagnamento delle famiglie in cui vivono persone con tendenza omosessuale e di queste stesse persone".
  Le omissioni sono terribili. In questo luogo, come nell'intera istruzione, la realtà è stata privata del vizio, della perversione, della malizia, delle debolezze che inducono a mentire e frodare. Non è previsto il contagio che gli omosessuali possono costituire. La condizione di omosessuale viene implicitamente  considerata accettabile, non correggibile, non dannosa per la vita fisica e spirituale del soggetto. Sono tralasciate le indispensabili raccomandazioni per evitare il peccato contro natura che grida vendetta al cospetto di Dio.
  Il mondo è falsificato in funzione di una predicazione buonista e irrealistica, che potrà ottenere solo fallimenti e ipocrite eco di sé.
  Circa "i metodi naturali per la procreazione responsabile" veniamo rimandati alla Humanae vitae. L'enciclica di Paolo VI va bene, pur essendo discutibili i passi ove l'amore coniugale precede il fine procreativo. Tuttavia l'autore dell'instrumentum laboris tacendo sulla proibizione dei mezzi innaturali,  ricorda genericamente "il bisogno di rispettare la dignità della persona nella valutazione morale dei metodi di regolazione della natalità", che sono soltanto due: astensione dai rapporti coniugali e il loro uso nei periodi di infertilità. E l'autore, eludendo la completa disamina morale dell'enciclica, ne fa uscire arbitrariamente due poli: la buona coscienza, col rischio dell'egoismo, e la legge, "avvertita come un peso insopportabile". Donde "la coniugazione dei due aspetti [un disastro], vissuta con l'accompagnamento di una guida spirituale competente, potrà aiutare i coniugi a fare scelte pienamente umanizzanti e conformi alla volontà del Signore".
  Lo scioglimento del problema, definito dal chiaro insegnamento del Magistero, viene riproposto vagamente e differito, affidandolo ad un "accompagnamento".
   "La vita umana mistero intangibile". "Un amore [coniugale] fedele e profondo [...] nel suo concreto aprirsi alla generazione della vita fa l'esperienza in un mistero che ci trascende".
  Quanto meno, resta nascosto lo scopo della creazione dell'uomo, che è mistero per gl'increduli: Dio ci ha creato perché lo adoriamo e ubbidiamo, così da godere di Lui nella vita eterna.
  L'aborto è chiamato in primo luogo "dramma", quando si tratta di un delitto. Infatti: "La Chiesa è vicina a coloro che hanno sofferto l'aborto".
  "Partecipazione vigile e responsabile [dei genitori cattolici] nei confronti dei programmi scolastici ed educativi che interessano i loro figli".
  Silenzio completo sull'iniquità ed empietà di quei programmi. Silenzio sulla Messa, sulla Grazia santificante, sulla salvezza e sulla perdizione, sui Novissimi.
  Davvero un documento pastorale sui generis, oltre che testo per eresie.

Piero Nicola
 


mercoledì 1 luglio 2015

DEPOSITO DI ERESIA - I (di Piero Nicola)

  Come avvenne al Vaticano II, nei nuovi documenti dottrinali prodotti dalla gerarchia o dal suo vertice il mascheramento delle negazioni di dogmi, operato soprattutto nell'intento di fronteggiare la fastidiosa obiezione dei tradizionalisti, lascia tuttavia emergere le contraddizioni, conforme alle mire dei novatori. Agli errori ormai vecchi, se ne aggiungono altri che, mediante omissione, ambiguità e diversi espedienti, modificano l'intangibile, annientando verità formulate infallibilmente, e il tutto si dimostra essere oggetto di eresia.
  Si sa che un'eresia ne richiama un'altra, sia quest'ultima per appoggio alla precedente, sia per desiderio di estensione.
  L'Instrumentum laboris redatto allo scopo di servire alla prossima sessione del sinodo sulla famiglia, si pone a priori lungo la sequela dei precedenti errori dogmatici. Il motivo è semplice: avanza dei quesiti che il dogma non ammette, avendoli già risolti. Sicché, dandosi la facoltà all'assemblea di dare la risposta errrata, si consente fin da principio all'eresia.
  Il quesito principale riguarda la possibilità di dare i Sacramenti ai divorziati risposati e, in genere, ai peccatori pubblici, ossia coloro i quali non abbiano rimediato al loro stato di peccato grave e notorio. Infatti condicio sine qua non per l'assoluzione e per essere riammessi alla Comunione è di riparare al male commesso e di dare a vedere di astenersene in avvenire. Senza il rispetto di tali condizioni non c'è scampo, il matrimonio sacramento essendo indissolubile.
  Si badi che prescindo dalla validità dei sacramenti conferiti, ed esamino il documento per incrementare le prove di infrazione dei dogmi, sinora commessa.
  Nell'Introduzione: "Papa Francesco ha descritto l'esperienza sinodale, indicandone i compiti nel duplice ascolto dei segni di Dio e della storia degli uomini e nella duplice e unica fedeltà che ne consegue".
  L'ambiguità pende dalla parte di un'ispirazione soprannaturale eterodossa, modernista, e di un'apertura allo storicismo, con dimenticanza del dato fondamentale, dogmatico.
  L'azione del sinodo "parte dall'ascolto delle sfide sulla famiglia". Poiché in tali "sfide" è di certo compreso il fenomeno dei peccatori che, restando in peccato mortale, aspirano ai sacramenti, il termine "sfida" è quanto mai improprio e prepara la deviazione.
  "Si vuole riconoscere alla stabilità di una coppia istituita indipendentemente dalla differenza sessuale la stessa titolarità della relazione matrimoniale legata ai ruoli paterno e materno. La confusione non aiuta a definire la specificità sociale di tali unioni".
  Il documento avrà modo di ripetere che il matrimonio è quello di uomo e donna. Ma ciò non basta, anzi viene scavalcato parlando di "confusione" e di "specificità sociale di unioni" omosessuali. Il fatto compiuto di un riconoscimento sociale o legale, appare insormontabile: non è un'unione riconosciuta dalla chiesa, tuttavia essa ne prende atto e cerca soluzioni. Il tradimento del Vangelo è perpetrato. L'inequivocabile condanna divina, riscontrabile nella Scrittura, subisce un accantonamento per la confusione di tutti, credenti ed altri. E questa sarebbe la base d'un programma pastorale!
  "È certamente necessario un migliore approfondimento umano o culturale [...] della differenza sessuale, nella consapevolezza che 'La rimozione della differenza [...] è il problema [sic!] non la soluzione (Francesco, Udienza generale, 15 aprile 2015)".
  Definire "la rimozione della differenza" un "problema" senza chiarimento, senza biasimo inequivocabile, significa un abbandono fellone della verità.
  Accuso un'altra omissione, aggravata dal considerare invariabilmente l'uguaglianza dei coniugi: il marito è il capo della moglie e quindi unico capofamiglia. Ma il prendere dai Testamenti ciò che fa comodo e tralasciare ciò che è scomodo, oppure applicarvi dei sofismi, rientra nella consueta esegesi di questa genia di interpreti.
  Più oltre si conferma: "La differenza tra uomo e donna non è [...] per la subordinazione".
  "Può contribuire al riconoscimento del ruolo della donna una maggiore valorizzazione della loro responsabilità nella Chiesa: il loro intervento nei processi decisionali [...] il loro coinvolgimento alla formazione dei ministri ordinati".
  Ecco aperta un'altra breccia nell'ortodossia. Il principio dell'uguaglianza porta lontano... Il "coinvolgimento" della donna nella "formazione" dei sacerdoti vedrà repliche, senza le debite limitazioni.
  "Rivoluzione biotecnologica nel campo della procreazione": "La vita umana e la genitorialità sono diventate realtà componibili e scomponibili, soggette prevalentemente ai desideri di singoli e di coppie, non necessariamente eterosessuali e regolarmente coniugate. Questo fenomeno si è presentato negli ultimi tempi come una novità assoluta nella dinamica delle relazioni, nella struttura della vita sociale e negli ordinamenti giuridici, che intervengono per tentare di regolamentare pratiche già in atto e situazioni differenziate. In questo contesto la Chiesa avverte la necessità di dire una parola di verità e di speranza. Occorre muovere dalla convinzione che l'uomo viene da Dio  e che, pertanto una riflessione capace di riproporre le grandi domande sul significati di esseri umani, possa trovare un terreno fertile nelle attese più profonde dell'umanità".
  La diserzione si ripete: nessuna avvertenza sulle infrazioni della legge naturale e sul peccato mortale, connessi alla cosiddetta "procreazione assistita"; nessuna denuncia del peccato contro natura, del concubinato [concetto rimosso affatto], dell'adulterio [parola obliterata]. Per altro, si accredita l'eresia pelagiana supponendo che un semplice richiamo a Dio creatore dell'uomo possa suscitare in chiunque, nell'"umanità", il senso della giustizia e il suo adempimento.
  Infatti: "Occorre accogliere le persone con la loro esistenza concreta, saperne sostenere la ricerca, incoraggiare il desiderio di Dio e di sentirsi pienamente parte della Chiesa anche in chi ha sperimentato il fallimento o si trova nelle situazioni più disparate. Il messaggio cristiano ha sempre in sé la realtà e la dinamica della misericordia e della verità, che in Cristo convergono".
  La descritta condotta dell'opera apostolica o pastorale è eterodossa, eliminando il dovere di ammonire (opera di misericordia spirituale) ed eventualmente di censurare: due compiti della Chiesa mai abrogabili. Nel Nuovo Testamento San Giovanni e San Paolo li espongono a chiare lettere.
  "La categoria dei lontani non va intesa come una realtà di esclusi o di allontanati [ci si può escludere da sé, p.e. con il peccato contro lo Spirito Santo, e non sono da scomunicare soltanto i lefebvriani!]: si tratta di persone amate da Dio e che stanno a cuore dell'agire pastorale della Chiesa [non con questo procedimento!]. Si deve acquisire verso tutti uno sguardo di comprensione..."
  Nel Corpo Mistico vanno mantenute le mele marce al pari degli membri osservanti! Cassata l'ammonizione, cassata la disciplina e la condanna. E questa sarebbe la Chiesa?
  "Gesù ha guardato alle donne e agli uomini che ha incontrato con amore e tenerezza, accompagnando i loro passi con verità, pazienza e misericordia, nell'annunciare le esigenze del Regno di Dio".
  Comincia la serie delle falsità relative a Cristo e alla Scrittura. Gesù ammonì l'adultera, condannò intere città refrattarie, Gerusalemme, farisei, sacerdoti, scribi, rovesciò le tavole dei profanatori, ecc.
  "L'ordine della creazione evolve in quello della redenzione attraverso tappe successive".
  La tappa dell'avvento del Redentore è incomparabile!
  Perciò i cristiani "debbono seguire attentamente la trasformazione profonda che si verifica in mezzo ai popoli (AG, 11)"
  Patente errore dello storicismo! Non occorrono chiarimenti.
  "Le proprietà naturali del matrimonio sono ricche e molteplici".
  Viene introdotta la solita storia eretica degli elementi utili alla salvezza situati nelle varie condizioni di perdizione.
  "Il carattere unitivo [del matrimonio], frutto di un libero consenso [...] predispone all'attuazione di quello procreativo". Ciò, si dice, è evidenziato da alcuni Padri sinodali. Essi trascurano il primo fine del coniugio, del resto posposto già dal Concilio e anche qui in seguito. Ed è doverosa la "procreazione responsabile". Che, in tempi normali della Madre e Maestra, fu oggetto di puntuali richiami - ora omessi - per evitare il peccato mortale.
  "Il Vangelo della famiglia attraversa la storia del mondo sin dalla creazione dell'uomo ad immagine e somiglianza di Dio, fino al compimento del mistero dell'Alleanza in Cristo alla fine dei secoli con le nozze dell'Agnello (Ap. 19, 9)".
  Improprietà, oscura ambivalenza contribuiscono all'errore spacciato per verità.
  La G.S. conciliare ha messo l'amore al centro della famiglia e del matrimonio.
  "Gli sposi [avendo le virtù teologali] sono come consacrati e, mediante una grazia propria, edificano il Corpo di Cristo e costituiscono una Chiesa domestica (cf. LG, 11), così che la Chiesa per comprendere pienamente il suo mistero, guarda alla famiglia cristiana, che lo manifesta in modo genuino".
  Gli inviti all'errore, anche per mezzo di ambiguità, sono molteplici. La Chiesa domestica o familiare nominata da San Paolo, è il luogo corrispondente al tempio cristiano, poi edificato, e non una comunità laica priva di sacerdote. Chiamare "Chiesa" una compagine familiare edificante, comporta un'eresia: equiparazione dei laici al clero (ordinati, consacrati), e reca un'insinuazione eretica: i laici perfetti, nel sacramento del matrimonio, rappresentano la Chiesa tanto da farle penetrare il proprio mistero.
  Riaffermazione di un concetto acattolico:
  "Dimensione missionaria della famiglia Chiesa domestica". "Vivere la comunione familiare è una forma di annuncio missionario". Essa è "soggetto dell'azione pastorale" per mezzo della testimonianza d'alcune opere.
  Abbiamo l'abuso della parola "missionario-a" poiché la missione appartiene soltanto agli Apostoli , ai loro successori e membri subordinati della gerarchia. Lo stesso apostolato dei laici deve essere regolamentato (Azione Cattolica) e subordinato. Così l'"azione pastorale" spetta ai pastori e non ad altri.
  Si riprende l'idea d'una missione mutilata della completa predicazione convertitrice, una missione ridotta a semplice comportamento edificante
  Appare evidente la spinta, col pretesto della fittizia chiesa familiare, all'eretica estensione della figura di popolo di Dio, accomunante tutti i credenti in un'unica funzione sacerdotale.
  Seguono vari richiami all'amore-carità. Ma esso diventa una parodia della carità, essendo destituito di fondamenti dogmatici, di veri articoli di fede, agendo nel fallo adonestato dal neomodernismo.
  Sin d'ora possiamo definire questa istruzione dottrinale, pastorale, pedagogica, un'erronea concessione al peccato.
  "Il Concilio Vaticano II ha voluto esprimere apprezzamento per il matrimonio naturale e per gli altri elementi validi presenti nelle altre religioni e nelle culture, nonostante i limiti e le insufficienze. La presenza di semina Verbi nelle culture potrebbe essere applicata, per alcuni versi, anche alla realtà matrimoniale e familiare di tante culture e di persone non cristiane. Ci sono quindi elementi validi anche in alcune forme fuori del matrimonio cristiano [...] che in ogni caso riteniamo siano ad esso orientate. Con uno sguardo alla saggezza umana dei popoli e delle culture, la Chiesa riconosce anche questa famiglia come la cellula basilare necessaria e feconda della convivenza umana".
  La sciocchezza or ora manifestata sarebbe esilarante, se non fosse un'offesa recata a Dio.
 "I limiti e le insufficienze" di culture e matrimoni estranee a quella cattolica, contengono errori, iniquità, empietà affatto pregiudizievoli. Altrimenti il mondo non sarebbe il mondo. Sicché risulta falso supporre che gli "elementi validi" orientino al "matrimonio cristiano". Viceversa, essi restano impediti. Non solo la storia lo attesta ampiamente, ma, se fosse altrimenti, la missione evangelizzatrice non avrebbe ragione di essere (e di fatto essa è stata abolita): basterebbe il faro immobile della Chiesa (tuttavia, che non si fosse adulterata!). In sostanza, questo stravolgimento del Vangelo è stato consumato dal Concilio e sempre dopo di esso.
  Ci sono navi piene di falle nello scafo, certune con qualche squarcio otturato. Tutte queste destinare ad affondare. Ma io, dalla mia barca disastrata, vedo in esse un segno di salvezza e mando loro un cenno rassicurante e lascio a marcire nella stiva un cumulo di materiale prezioso,  utile a me e a coloro che faranno naufragio!
  Prosegue un caterva di luoghi comuni, di buoni intenti ripetuti, di visioni melate: a coprire o abbellire i venefici sviamenti.
  Matrimoni misti - Laviamocene le mani: Le problematiche relative ai matrimoni misti sono ritornate sovente negli interventi dei Padri sinodali. La diversità della disciplina matrimoniale delle Chiese ortodosse pone in alcuni contesti problemi sui quali è necessario riflettere in ambito ecumenico. Analogamente per i matrimoni interreligiosi sarà importante il contributo del dialogo con le religioni.
   "A tutti deve giungere la consolazione e lo stimolo dell'amore salvifico di Dio, che opera misteriosamente in ogni persona, al di là dei suoi difetti e delle sue cadute (EG, 44)".
  Riaffermazione che la grazia comune o attuale, può essere salvifica per chiunque. Ai pastori non spetterebbe che mostrare comprensione e misericordia; di ciò si compone l'"adeguata cura pastorale". Messa da parte la legge ecclesiastica e divina, la sua applicazione: nessuno scandaloso, nessuno vitando, nessuno disubbidiente e da censurare: todos caballeros!
  "Importante è avere la coscienza di essere tutti deboli, peccatori come gli altri".
  Eccetto le famiglie modello che ispirano alla Chiesa il significato del suo mistero!
  "Accogliendo l'altro così com'è, senza giudicarlo".
  Che importa se costui non è giunto alla "comprensione dell'importanza del sacramento nuziale"? Se per questo dà scandalo in seno al gregge? Cristo e gli Apostoli gli porrebbero un aut aut, giudicandolo, e, stante la sua sordità, lo accompagnerebbero fuori, come accompagnerebbero fuori anche i propugnatori di questa anomala dottrina, i quali non ignorano l'opposizione dei difensori dell'ortodossia.
  L'eresia principale emergente dal contesto dice che l'uomo non può essere pericoloso in senso morale e per la fede, non sarà uno strumento del demonio; contemporaneamente dice che l'uomo, con la sola grazia comune, possiede la capacità di respingere le seduzioni diaboliche; insomma dice che la Chiesa è solo un di più per la vita morale ed eterna, all'incirca come qualsiasi organizzazione assistenziale o umanitaria; basta che essa rimetta a Dio le faccende che le competono.
  "In ordine ad un approccio pastorale verso [...] divorziati e risposati, o che semplicemente convivono, compete alla Chiesa rivelare loro la divina pedagogia della grazia nelle loro vite [dunque occorre insegnare che vogliano aderire alla guida della grazia; infatti l'esposizione della Legge di Dio urterebbe la loro suscettibilità!] e aiutarle a raggiungere la pienezza [torna adombrata la parziale giustizia già posseduta dai trasgressori, non rovinata dalla trasgressione] del piano di Dio in loro. Seguendo lo sguardo di Cristo, la cui luce rischiara ogni uomo (cf. Gv. 1, 9; GS, 22) [Il colmo dell'improntitudine! L'Evangelista dichiara che il mondo non ha accolto la luce di Cristo anche alla sua venuta, anche lui presente, e dichiara che solo aderendo alla fede si diventa figli di Dio],  la Chiesa si volge con amore a coloro che partecipano alla sua vita in modo incompiuto, riconoscendo che la grazia di Dio opera anche nelle loro vite dando loro il coraggio di compiere il bene, per prendersi cura con amore l'uno dell'altro ed essere a servizio della comunità nella quale vivono e lavorano".
  Da notare la distruzione della Grazia santificante: confusa con la grazia comune, resa efficace! Scempio della dottrina dogmatica della grazia. Non si può compiere il bene sufficientemente, senza essere in Grazia di Dio; e non lo sono i trasgressori del sesto comandamento.
  "La comunità cristiana si mostri accogliente nei confronti delle coppie che si trovano in difficoltà, anche attraverso la prossimità di famiglie che vivono il matrimonio cristiano".
  Di nuovo, i trasgressori sarebbero innocui, e i tradizionali ordinamenti ecclesiastici roba di insensati cattivoni.


Piero Nicola

Un viaggio cattolico attraverso la Genova bene

 Il cittadino superiore della Genova bene - altrimenti detta anglo-liberale - mette in scena un'inconsapevole macchietta, l'imitazione del gentiluomo attivo in una City mediterranea, dipinta da un immaginario fumo di Londra.
 Ai più alti e sapienti livelli il genovese distinto e liberale vive nella convinzione che la propria distinzione obbedisca alla  logica dei distinti, oscuramente elucubrata da Benedetto Croce. 
 La cittadinanza bene, oltre la nascita nei quartieri eletti, contempla - ovviamente -  l'obbligata frequentazione dei negozi esclusivi, a modo loro iniziatici/eleusini.
 Un altezzoso, solenne e roboante caramellaio del centro storico, ad esempio, inventò un compunto quasi lugubre dolcetto, che, in sprezzo del ridicolo, definì quaresimale vulgo cimiteriale.
 In un altro incensato negozio officiava il rito della vendita un superbo distributore di fatidici, esclusivi foulard francesi. Al suo locale, figura mercantile del tempio iniziatico, si accede facendo scorrere una porta a vetri, che ha l'apparenza (volutamente?) ingannevole di una porta a spinta.
 Un'avventizia/ingenua aspirante all'ammissione nell'alta società genovese si presentò, in ora mattutina, per interpretare un disgraziato, umiliante dramma esoterico.
 La candidata alla cittadinanza bene, purtroppo, non conosceva i segreti del  negozio e perciò spinse la porta, che purtroppo la respinse, due o tre volte. Infine il titolare si avvicinò con distinta flemma, fece scorrere la barriera sociale e invitò la sudata postulante ad entrare nel luogo squisito/ambito.
 L'infelice aspirante dichiarò l'intenzione di acquistare uno dei celebrati e venerati foulard, pregiati stemmi ed emblemi dell'appartenenza all'ambita città Bene.
 In punta di piedi il magico officiante allungò le braccia verso il più alto scaffale, quello delle rimanenze, e alla cieca ne trasse un foulard d'insuccesso. Con gesto ieratico lo stese sul banco.
 La candidata contemplò ma non osò manifestare la propria insoddisfazione. Impassibile lo sguardo del raffinato venditore, il quale lodò, con voce avvolgente, l'oggetto indesiderato. "E' carino, vero?". L'infelice/frastornata tacque a lungo, prima di pronunciare la domanda eroica: "Potrei vedere un altro foulard, signor Delfinetto?".
 Nuovamente l'officiante allungò le braccia verso il piano degli oggetti infelici, detti scarti della borghesia. "Questo è perfetto. E' adatto alla sua pelle chiara". Pallida e sudaticcia, a dire il vero. Ma l'officiante incalzò imperterrito: "Lo incarto? Se è un regalo può scrivere un biglietto". E consegnò alla coatta una stilografica d'oro e un cartoncino. L'incauta tacque, restituì penna e biglietto, pagò e uscì  estenuata dall'incuboso negozio. Il pacchetto della sua plebea subalternità pesava dolorosamente. 
 Contraltare della sussiegosa/imperiosa/fatua Genova bene, la borghesia cattolica è narrata con singolare e collaudata maestria da Maria Antonietta Novara Biagini, autrice di un'avvincente saga  familiare, Nonna non raccontava le favole, proposta in questi giorni dall'editore veronese Gandolin, e apprezzato in Genova da una folta squadra di amanti dei nobili ricordi e del bello stile. Fra i quali, insieme con lo scrivente, figurano autorevoli esponenti della dissidenza al bene grigio fumante nella città grottesca.
 Concepite nel categorico, allegro rifiuto dello snobismo, le pagine della Novara hanno i profumo e il fascino delle cose semplici, apprezzate dalla gente cattolica di fine Ottocento:. Un cibo povero e inelegante diventa il simbolo della città altra:  "Arrivati in piazza San Domenico, che proprio in quell'anno fu poi ribattezzata piazza De Ferrari, scesero per Vico Casana. Papà era goloso di trippe e ne acquistò un bel pacco, da affidare a Ofelia perché la cucinasse quella sera".
 La semplicità di vita non escludeva la partecipazione di un familiare, arruolato nell'esercito dello Zar, alla guerra di Crimea, "grazie alla quale i civilizzatori massonici anglo-franco-piemontesi, avevano impedito alla Santa Madre Russa di liberare i cristiani dei Balcani dal giogo turco", afferma l'autrice rammentando una non felice impresa progettata e attuata da Camillo Benso di Cavour al fine di modernizzare il Regno di Sardegna.
 Quantunque estranea perfettamente alla deplorata ideologia fascista, l'autrice non nasconde la pietà per i vinti e non tace la vergogna dei vincitori, che negavano ai parenti dei caduti perfino il diritto di indossare un segno di lutto: "era arrivata la libertà, quindi si consumarono spietate vendette contro gli sconfitti della guerra civile. Scorreva il sangue dei vinti e anche dei preti colpevoli solo di essere preti".    
 Pulla, una  giovane madre appartenente alla storica famiglia fu bersaglio di male parole, che attribuivano a un tedesco la paternità del suo bambino "rispondeva per le rime e le brutte arpie che, come membri del CLN, pattugliavano le strade per controllare la moralità pubblica furono messe al loro posto e non osarono più avanzare i loro osceni sospetti".
 Nel concerto delle autorevoli e autorevolissime ciance intorno al sentire comune, la verità testimoniata dalla nobile vicenda di una famiglia cattolica rappresenta la voce della verità storica repressa e umiliata dalla storiografia a senso unico e dalla morale imposta dagli eredi del senatore di giustizia, Gemisto Moranino e dai reggi coda della sua ingloriosa memoria.

 Il libro di Maria Antonietta Novara Biagini è in vendita a 16 euro nelle buon librerie cattoliche e, nell'eventuale non improbabile latitanza di cattolicità nelle deputate rivendite, può essere ordinato telefonando all'editore veronese Giovanni Zenone, che risponde al numero 045941851  o 3294028051.

Piero Vassallo