lunedì 18 aprile 2016

DOVE SONO LE ATTENUANTI? (di Piero Nicola)

Certamente il fedele non può fare processi canonici. Tuttavia il laico ha il diritto e il dovere di impugnare l'eresia che provenga dalla Santa Sede occupata da un errante, essendovi l'assenza di una Gerarchia che svolga questo compito di contrasto a un magistero e a un governo operanti per la perdita delle anime. Ne deriva che il giudizio sull'eresia, predicata e attuata, comporta anche un giudizio e un'accusa rivolta alla sua fonte, dalla quale è imperativo difendersi. Quindi giova svelare - con l'invariata facoltà della ragione - l'essere del responsabile, il suo comportamento, il genere della sua responsabilità; sempre per la salvaguardia del gregge tratto in inganno. Tratto in inganno, si badi, su un punto enorme: il peccato mortale.
  Antonio Socci ha recentemente pubblicato La profezia finale. Lettera a papa Francesco sulla Chiesa in tempo di guerra (Rizzoli, 2016), e ha inviato a Bergoglio il saggio contenente, nella prima parte, le profezie apocalittiche riguardanti il mondo qualora non si converta e non faccia penitenza, mentre la seconda parte, lettera aperta, "è una serrata critica a papa Bergoglio di cui l'autore ricorda minuziosamente tutti gli atti e le parole che, fin dall'inizio del suo pontificato, hanno lasciato sconcertati, affranti e a volte scandalizzati i fedeli" (citazione da un articolo di Roberto de Mattei).
  "La scongiuro: ripensi a tutta la strada che ha fin qui percorso, eviti altri passi gravissimi, come un'Esortazione postsinodale che apra alle idee del cardinale Kasper" Socci ha supplicato nel suo scritto, dove troviamo anche: "Perché Santo Padre, ha cessato di opporsi a quel micidiale attacco alla famiglia che il mondo ha intrapreso da anni?" riferendosi alla legge Cirinnà passata al Senato e a una legge analoga approvata in Irlanda.
  L'invio della supplica è stato rispettoso e riverente. Tanto che simile riconoscimento da parte di Socci, ha fatto notare lo smentirsi del suo precedente aver confutato la validità dell'elezione di Bergoglio.
  Questi ha risposto, il 7 febbraio: "Caro fratello, ho ricevuto il suo libro e la lettera che lo accompagnava. Grazie tante per questo. Il Signore la ricompensi. Ho incominciato a leggerlo e sono sicuro che tante delle cose riportate mi faranno molto bene. In realtà, anche le critiche ci aiutano a camminare sulla retta via del Signore. La ringrazio davvero tanto per le sue preghiere e quelle della sua famiglia. Le prometto che pregherò per tutti voi chiedendo al Signore di benedirvi e alla Madonna di custodirvi. Suo fratello e servitore nel Signore, Francesco".
  Dunque Bergoglio ha avuto il tempo di considerare la "serrata critica" prima di emanare la sua Amoris laetitia. Sebbene egli astutamente dica che ha solo "cominciato a leggere" le "critiche". Ma critiche e suppliche dello stesso genere gli furono e gli sono state di recente spedite da più parti; sicché egli non può avere la scusa dell'ignoranza. Se ne deduce che le ha respinte a ragion veduta nondimeno con l'ultimo suo documento magisteriale e disposizione pastorale.
  Il 13 aprile scorso vengono mortificate  le ultime speranze riposte in colui che materialmente detiene il potere del Vaticano. Egli si rimangia l'apprezzamento del diritto a criticarlo.  
  Quanto al suo misfatto dogmatico che inficia le prerogative papali, che cosa manca ancora alla gravità dell'errore, alla predicazione di esso e alla di esso imposizione a tutto il clero e ai fedeli? Se egli dichiara di non stabilire più regole dogmatiche alla fede e ai costumi, ma in concreto lo fa, non è forse peggio che se riconoscesse di averlo fatto, che se riformasse formalmente articoli di fede? Sarebbe scusabile e destituita di effetto questa malizia e la generale negazione dell'eresia? Dovremmo anche noi ignorare la realtà in nome di cavilli giuridici, per altro smentiti - tra l'altro - dalla stessa Enciclopedia Cattolica (vol. VI, col. 1922) che afferma l'infallibilità consistere nel Magistero costante e universale della Chiesa?
  Il 13 aprile Antonio Socci è costretto a scrivere:
  "Anche oggi, all'udienza del mercoledì, Bergoglio [egli non osa più chiamarlo papa] attacca coloro che non sono d'accordo con il suo "nuovo vangelo", che ha appena espresso nella sua Esortazione, dove ribalta il magistero di sempre della Chiesa.
  "Il 'misericordioso' vescovo di Roma si scaglia violentemente contro quanti difendono la dottrina cattolica e li chiama sprezzantemente 'farisei' (dimenticando, fra l'altro, le proteste del rabbino capo di Roma per l'abuso di questo termine).
  "Bergoglio dunque bombarda pesantemente quelli che restano fedeli alla dottrina cattolica, citando gli scontri dei farisei con Gesù. e quindi identificando se stesso con Gesù.
  "Solo che, nella sua continua manipolazione dei testi evangelici, dimentica (o finge di dimenticare) che sull'indissolubilità del matrimonio (che è il vero oggetto della Esortazione perché legittima il secondo matrimonio, la convivenza, ecc.) i cosiddetti 'misericordiosi' (cioè i bergogliani del tempo) erano proprio i farisei, mentre Gesù era il 'rigorista'che condanna il ripudio e il secondo matrimonio (Mt. 19, 3-12) e chiama all'amore per sempre, elevando a sacramento il matrimonio.
  "Quindi, tuonando contro i cosiddetti 'rigoristi', in realtà Bergoglio tuona contro Gesù stesso. Lo fa in nome della misericordia, ma Gesù è proprio la Misericordia fatta carne [...] è anche la Verità fatta carne".

  Approfitto di queste note per un'aggiunta sul disastro morale di cui dà spettacolare esempio Bergoglio, anche con la complicità del nostro governo. Egli ha portato in Italia, nella Comunità di Sant'Egidio, dodici rifugiati siriani di religione maomettana. Vale la pena sottolineare la violazione della legge sull'immigrazione, poiché è scontato che i dodici resteranno nella nostra Patria, a prescindere da ogni accertamento sul loro diritto ad abitarci. Resta poi ingiustificato il criterio per il quale costoro sono stati preferiti a tutti gli altri rifugiati a Lesbo che si trovavano nelle loro medesime condizioni. Infine, un capofamiglia di questo gruppo, un ingegnere, ha detto alla televisione (telegiornale del 18 c.m.) di aver rifiutato l'arruolamento nell'esercito combattente contro l'Isis per motivi di obiezione di coscienza. Dunque, almeno moralmente, si tratta di un disertore. Riguardo al fatto che questi profughi siano infedeli immessi nel gregge cattolico senza alcuna cautela e prevenzione, siamo abituati all'ennesima conferma dell'eresia per la quale gli infedeli non sono pericolosi per le anime (e per la società civile) a motivo dei pari diritti attribuiti a ogni falsa religione nei confronti di Dio.


Piero Nicola

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