giovedì 17 marzo 2016

NINO BADANO TESTIMONE DEL CATTOLICESIMO (di Piero Nicola)

   La vita di Nino Badano (1911-1991) scrittore e giornalista, fu un esempio di fedeltà al Credo e al Decalogo, di difesa dell'unica Dottrina. Torinese, laureato in lettere e filosofia, a 23 anni diresse il settimanale della Gioventù Cattolica Il giovane Piemonte.
  Nella quarta di copertina del suo Viaggio con l'Angelo, stampato nel 1997 da Nuova A.G.P. s.r.l. Roma, vengono riportati i dati biografici riferiti dallo stesso autore: "La prova direttoriale non è durata molto perché una mia telefonata da casa ad un amico, telefonata nella quale commentavo troppo vivacemente un'esortazione di Mussolini a 'odiare', mi ha portato prima in carcere; poi [...] al confino in Calabria. Ero da poco tornato a casa dal confino quando sono stato richiamato, con tutta la mia classe, come ufficiale per la guerra d'Etiopia. Al ritorno, radiato dall'Albo dei giornalisti, non potevo scrivere che nelle terze pagine di qualche giornale coraggioso, come l'Avvenire d'Italia di Manzini, e sulle riviste letterarie più tolleranti, a cominciare dal glorioso Frontespizio, dove ho incontrato amici indimenticabili, come Bargellini, Lisi, Betocchi, Giordani, Fallacara, Bugiani, La Pira, Occhini, Dell'Era, Soffici e altri, a Vita e Pensiero, a Maestrale di Adriano Grande, a Incontro di Vallecchi, a Meridiano di Roma, a Gioventù Italica, a Pro Familia, ecc. Poi è venuta l'altra guerra, che ho cominciato da richiamato sul fronte greco e ho finito nelle baracche di prigionia dei lager tedeschi. Il giornalismo vero e proprio ho potuto riprenderlo soltanto dopo: prima a Torino al Popolo Nuovo, poi a Roma al Quotidiano, che ho diretto per 14 anni, al Giornale d'Italia che ho diretto per tre e poi al Tempo dove sono stato per oltre venti anni fondista".
  Ha pubblicato: Giosuè Borsi, AVE, Roma 1935 e 1940; Ritorno in Africa Orientale, AVE, Roma 1938; I primi giorni della Chiesa e gli ultimi, Volpe, Roma 1973; E abitò tra noi, Volpe, Roma 1980. Uscito postumo: I giorni di Gedeone, Solfanelli, Chieti, 1992.
  Nel tempo seguito al Vaticano II, non sono molti i saggisti autorevoli che hanno esposto Chiesa postconciliare e mondo postmoderno nella luce della Rivelazione, che li hanno coraggiosamente sottoposti al giudizio di Essa. Fra questi laici possiamo annoverare Jean Madiran, Romano Amerio, Plinio Corrêa de Oliveira e qualche altro, ma, indipendentemente dalla superiorità di alcuni nel sapere teologico, essi furono piuttosto soddisfacenti in quanto all'accertamento degli errori perpetrati dalla Gerarchia, insoddisfacenti riguardo alla condizione della Chiesa uscita dal Concilio o al regime politico anglosassone. Essi non hanno sciolto la contraddizione di una Chiesa che agisce come agiscono gli eretici. Mino Badano ha limpidamente accusato i mali religiosi e civili, nelle sue due opere I primi giorni della Chiesa e gli ultimi e Abitò tra noi, con una fermezza inusitata e con un pessimismo, relativo a una tendenza di tempi ultimi, che ha avuto ampia conferma. Per quanto io ritenga che non si possa condividere il suo sostanziale riconoscimento di una Chiesa modernista, di per sé, il processo che egli intenta ai colpevoli è quanto di più esemplare e pacificante per una coscienza netta.
   Sulla copertina del primo dei due volumi suddetti, s'inquadra la profezia che fotografava il presente: "Verrà infatti un tempo in cui non sopporteranno la sana dottrina, ma secondo le loro proprie voglie, si sovraccaricheranno di maestri e, per smania di ascoltare cose nuove, si disgusteranno della verità e si convertiranno alle menzogne" II Tim. IV,3.
  In calce al frontespizio: "Però il Figlio dell'uomo, alla sua venuta, credete che troverà la fede sulla terrà?" Lc. XVIII, 8.
  Il dubbio si accorda al dubbio che la Parusia sia molto vicina, dati i segni premonitori che si possono riscontrare, fra i quali una terribile rarefazione della fede.
   L'apostasia si doveva al clero. I nuovi apostoli, vescovi e cardinali, vengono sbugiardati confrontandoli con i primi apostoli, a grado dei loro Atti seguiti all'Ascensione, come riferiti da san Luca. Presupposto antieretico è l'immutabilità della natura umana e della Legge divina.
   I rilievi riguardano nondimeno il mondo e la sua conduzione. La dimostrazione raggiunge questi risultati: il mondo è necessariamente sempre sotto il dominio del suo principe, il demonio, così come è rivelato; la democrazia è un sistema politico falso ed empio; il clero in massa, dal vertice alla base, ha tradito il Vangelo piegandosi alle istanze del mondo, ossia al disegno diabolico.
  "È difficile disingannare le masse che il materialismo ha dissuaso dall'aspettare un futuro di cui nega l'esistenza e convinto a pretendere tutto nel presente" pag. 10.
  Ma i preti depongono la loro missione; per giunta la corrompono:
  "Nessuno dice a queste masse, tradite dagli annunciatori di una falsa giustizia, che la realtà vera è quella che non si vede; anzi è il contrario di ciò che si vede; che l'inganno del Sinedrio continua; che tra Gesù e Caifa [...] il vincitore era il vinto" pag. 10.
  "Gli apostoli nuovi, anche se non hanno dimenticato la misteriosa promessa ripetuta da Cristo e dagli angeli, non vogliono contraddire i nuovi sinedri, i titolari del nuovo potere che, oggi come allora, negano il Regno che non si vede, e lo irridono nell'ora della sua umiliazione. Perciò nessuno ricorda che Cristo tornerà; che sta per tornare; che il momento della sua venuta è tanto più vicino; perché dire queste cose, significa contraddire il mondo, smentire le sue false promesse, dubitare dei suoi apparenti trionfi scientifici, tecnici, economici, sociali.
  "Per dimenticare questo ritorno del Re [...] si sono persino diminuiti nel culto i momenti e i simboli che dovevano evocarlo e aiutare l'attesa dei credenti" pag. 10-11.
   "Materialisti e modernisti, miscredenti forse inconsapevoli, aspettano il regno di Dio in questa vita [...] Il futuro ch'essi annunciano è l'utopia, una specie di democrazia senza difetti che dovrebbe realizzare in qualche modo i vaneggiamenti degli illuministi i quali, avendo assolto l'uomo dal peccato originale e negando perciò la redenzione non più necessaria, promettevano nella libertà una società futura e pacifica che doveva rendere superflua l'attesa del regno di Dio".
  Nel 2000 le attese politiche sono in parte cadute, contribuendovi l'evidenza del fallimento comunista. Tuttavia l'illusione continua sotto altre forme di diritti e libertà nel campo delle trasgressioni, i cui prodromi erano stati il divorzio e l'aborto. La mira è sempre quella della libertà abusiva e dell'abolizione della colpa, che rende insignificante o vagamente rassicurante l'aldilà.
  "Perciò è proprio questo regno che neoilluministi e modernisti negano o fraintendono" pag. 11.
   I cristiani dovrebbero "insegnare agli uomini [...] a non aspettarsi la giustizia sulla terra, ma a credere e a attendere l'altra, promessa e connessa col regno di Dio che verrà. Questa è la parte degli apostoli: predicare il regno di Dio, significa ricordare agli uomini che la sua giustizia non si realizza prima del suo avvento" pag. 12.
  E tanto meno si realizza la felicità, il godimento della vita, che oggi soprattutto viene promesso o concesso con l'annullamento del peccato.
  Invece: "il regno e la sua giustizia [...] in una vita futura per coloro che avranno sopportato con pazienza [...] Non può esistere una giustizia separabile e distinta dal regno" pag. 12.
  "I Maunier, i Milani, i Gauthier, capaci di tutti gli sdegni e di tutti i rancori [...] annunciano un 'regno di Dio' in questo mondo: cioè contraddicono Cristo" pag. 13.
  "I segni che rivelano la vicinanza del ritorno [di Cristo] si sono moltiplicati.
  "'Falsi cristi e falsi profeti' conquistano gli uomini con i loro prodigi 'così da sedurre (se fosse possibile) anche gli eletti' [...] Anche di questo segno siamo stati preavvertiti. Anche lo scandalo della tentazione degli eletti, la loro debolezza nei confronti di coloro che annunciano Cristo dove non è, ci erano stati preannunciati [...] Di scrutare negli eventi il presagio celeste [...] è stato comandato. Ci è proibito di tradurre i segni in date [...] ma [...] questi segni si vedono: dicono che il regno di Cristo è sempre vicino" pag. 14-15.
  La storia degli Apostoli con le loro elezioni in seno alla Chiesa nega la democrazia. "Quante volte l'elezione dei pastori sarebbe stata migliore se fosse stata affidata alla sorte, anziché a un'urna che nelle sue cupe valve nasconde e assomma gli errori degli uomini e le loro passioni, le ambizioni più o meno dissimulate e le brame più o meno scoperte [...] senza allontanare né impedire le pressioni dei potenti del mondo, le cui ingiunzioni e i cui divieti sono temuti ed ascoltati oggi come lo erano ieri" pag. 20.
  Egli lamenta: "Se almeno gli uomini della Chiesa fossero stati più cauti e guardinghi nel dichiarare la loro fede nei 'diritti dell'uomo' e nei riti del suffragio universale" pag. 21.
  E nomina "i tragici fallimenti delle democrazie e la suprema frode del voto popolare [...] l'incantesimo di una menzogna che sta trascinando l'umanità di sventura in sventura, verso l'abisso di una rovina irreparabile" pag. 21.
  "Anche oggi i testimoni della verità sono scherniti e ingiuriati" pag. 24.
  "La prudenza è una virtù, ma non quando si tratta di rendere testimonianza a Dio e di annunciare il suo messaggio di salvezza per gli uomini" pag. 26.
  "L'antitesi è irriducibile: 'io non sono del mondo; io sono contro il mondo; io ho vinto il mondo'. Per non essere contro il mondo sono pronti ad 'aggiornare' la verità sull'errore: un aggiornamento illecito e impossibile" pag. 26.
  "Dove si vedono i frutti delle loro innovazioni, delle loro condiscendenze ai nuovi miti? Quali sono le conquiste delle nuove catechesi? [...] Adeguano la loro predicazione sui vangeli del mondo" pag. 29.
  L'accusa è gravissima quanto valida. La conseguenza non sarebbe eludibile. Bisogna che della generale conduzione ecclesiastica sia responsabile il vertice. E come esso può fare un male assoluto, commettere un alto tradimento? Nino Badano non osa porsi il quesito.
  "Eccoli i segni della nuova predicazione: [...] sono cristiani che chiedono una legge morale meno austera, per il matrimonio, per i figli, per l'obbligo della messa..." pag. 29.
  "Hanno preso il sopravvento gli apostoli modernisti, convinti della nuova pentecoste dell'89" pag. 29.
  "Il vescovo Fragoso [...] s'accontenta di vedere i cristiani, affidati alle sue cure spirituali, perdere la fede, purché diventino marxisti. E nessuno lo rimuove dalla sua cattedra: nessuno impedisce a questo apostolo traditore di predicare un antivangelo materialista e ateo. Senza limiti è l'indulgenza verso le eresie dei nuovi apostoli" pag. 31.
  "I nuovi apostoli [...] non accusano il mondo deicida del suo peccato; lo adulano, lo corteggiano; ne difendono i vizi e gli eccessi, ne lodano e condividono le contestazioni e la frenesia di benessere" pag. 32.
  "Nuovi catechismi concilianti [...] nuova morale senza condanne che pretende di conquistare tutti con una tolleranza sconfinata" pag. 32.
  "Vi sono oggi apostoli e cristiani che vogliono essere più misericordiosi di Dio; rinnegano le passate severità della Chiesa; discriminano persino i Santi" pag. 33.
  "Oggi troppi pastori non solo restano muti di fronte all'apostasia dei cristiani convertiti al materialismo, ma giustificano questa apostasia; tanto hanno paura di contraddire il mondo, che non solo rinunciano a condannarlo, ma lo incoraggiano nei suoi vaneggiamenti" pag. 34.
  "La pastorale postconciliare ha ripudiato la severità, tranne che nei confronti dei tradizionalisti, sui quali si rovesciano i rimbrotti e i castighi risparmiati agli eretici" pag. 35.
  "L'assoluzione che i nuovi apostoli impartiscono al mondo ha reso anacronistici gli ammonimenti dei santi" pag. 35.
  Questa sopravvalutazione del mondo, non battezzato o fuori della Grazia, era stata ben affermata dal Concilio in termini di eresia del pelagianesimo.
  "I novatori [...] hanno rimosso le antiche condanne [...] Non cercano più di convertire gli uomini alla Verità: si sono convertiti loro all'antiverità [...] Le masse non diventeranno cristiane, finché non torneranno cristiani i predicatori" pag. 36.
  "L'assoluzione del mondo ha anche un'altra faccia; contempla un processo alla Chiesa [...] a cui si fanno risalire tutte le colpe [...] Colpa della Chiesa di ieri è di non aver saputo precorrere quell'ansia di giustizia terrena di cui si è fatto interprete il socialismo" pag. 39.
  "Annunciatori di un 'cristianesimo materialista' [...] Severissimo il giudizio dei nuovi censori sui papi e sui santi che hanno combattuto le eresie" pag. 41.
  Adesso si fa di molto peggio con la malizia: si assolve un san Pio X come un povero malaccorto, in fondo, buono e benintenzionato; di San Tommaso, i teologi in cattedra travisano bellamente la dottrina, connivente Bergoglio.
  "Si revocano scomuniche secolari, si abroga il giuramento antimodernista e si avviano revisioni anche per le condanne di Lutero" pag. 41.
  Il modernismo: "la sintesi di tutte le eresie, ora riabilitata" pag. 42.
  "Non è papa Giovanni che in uno dei suoi appunti su Pier Damiani, dottore della Chiesa, annota con inattesa insofferenza 'che mai avrebbe potuto essere uno dei suoi santi'? Ecco i frutti di queste epurazioni e di queste condanne postume fatte in nome dell'indulgenza; è proprio sotto il pontificato di papa Giovanni, che non riesce a pregare San Pier Damiani, che l'eresia neomodernista divampa rovinosamente [...] la Chiesa incomincia a vivere la sua ora delle tenebre" pag. 42.
  Il libro ha 217 pagine. Tutte da leggere. Ho preferito soffermarmi sulle prime e scorrere a volo le altre. Dove abbiamo che "il 'comunismo' dei primi cristiani è il contrario" del comunismo marxista, di tutti i giustizialismi e sindacalismi; "il regno di Dio [...] è vicino per tutti, non più lontano della morte"; "gli uomini che si sono dati ordinamenti civili fondati sull'inganno, non meritano prodigiosi ammonimenti dal cielo"; "dov'è oggi questa fedeltà all'esempio? Cercano ancora la rassomiglianza col Maestro, gli apostoli progressisti?"; "una predicazione senza miracoli, segnata di sterilità, è la conseguenza e il castigo dei mutamenti portati a una missione che non poteva mutare"; "la Chiesa che approva e benedice costituzioni civili che si esaltano nel nome di una libertà senza Dio; che elogia democrazie le cui leggi sono la negazione del decalogo"; i fedeli martiri del socialismo "procurano soltanto fastidi, perché con la loro ostinazione disturbano gli accordi che i grandi vogliono stringere coi persecutori"; "la prigione del conformismo, della viltà, di rispetto umano, della pavida sottomissione alle leggi del mondo"; "la mitologia materialista e mondana della giustizia in terra, dell'eguaglianza sociale, del pacifismo, della libertà contro l'autorità"; "conciliare l'inconciliabile, il discorso della montagna coi messaggi di Marx, dei Mounier, dei Teilhard de Chardin"; "bisogna cedere, dicono, su ciò che non ha importanza, per salvare ciò che conta di più. Dicevano lo stesso i 'lapsi' del III secolo"; "non è vero che il cedimento avvenga su cose poco importanti: è sull'essenza della verità"; "chi osa ancora oggi esortare al 'rispetto' dei padroni, e dei 'padroni intrattabili'", "'cosa gradita a Dio'"?; "'mogli siate sottomesse ai vostri mariti, come si conviene nel Signore'", "'perché il marito è il capo della donna'"; "vi sono sempre dei sinedri che proibiscono di testimoniare la Verità. A vietarne l'annuncio oggi è il materialismo imperante; è il progressismo strapotente, che inebria le masse con gli eccitanti della libertà, dell'uguaglianza... toglie loro l'ultima libertà, quella dello spirito e l'ultima ricchezza, la speranza in un'altra vita dopo la morte"; "hanno sostituito la sociologia alla dogmatica e la psicanalisi alla morale"; "non hanno più neppure il coraggio di condannare le sfrenatezze sessuali", "in confessionale autorizzano i giovani alle esperienze prematrimoniali"; "missionari che predicano l'equivalenza di tutte le religioni"; i "nuovi leviti" rendono testimonianza all'antivangelo, annunciano il regno dell'anticristo; "tanto perfettamente si sono mimetizzati coi mondani, questi nuovi preti, che è quasi impossibile riconoscerli"; "contro la depravazione dei costumi che le leggi civili tutelano e favoriscono" gli uomini della Chiesa avanzano "flebili rimostranze" rivolte "soltanto alle conseguenze non alle cause, non ai principi accettati e persino elogiati"; "sembra si annunci l'ora dell'anticristo"; "parlano non dell'altra vita ma di questa; non dell'anima ma del corpo"; "la Gerarchia non apre bocca, non deplora, non dissente" - l'omissione è, almeno, errore grave in materia grave - "la fede" "è contraria a che i lavoratori considerino il benessere come la conquista unica e preminente della vita"; "il mistero della redenzione è fondato su una divina ingiustizia; l'ingiustizia del giusto sacrificato per i peccatori, dell'innocente che paga per i colpevoli"; "'i fautori dell'errore non sono ormai da cercarsi tra i nemici... ma si celano nel seno stesso della Chiesa'"; "è il Getsemani della Chiesa", "la Passione è cominciata"; "oggi Simone il mago non è più minacciato di maledizione. La democrazia è tollerante, perché è scettica, non crede alla verità"; "in tempi di democrazia si vuole che anche la Chiesa sia tollerante coi nuovi simoniaci non meno che con gli eretici"; "il tempo delle condanne è finito, dicono"; "collegialità smentita", "rivelata la sua impotenza a riconoscere la verità e ad evitare l'errore"; Pietro "respinge la tentazione di modificare gli ordini di Dio con pretesti ecumenici, per rendere meno difficile la conversione dei giudei"; "'sei pieno d'ogni frode e d'ogni menzogna, o figlio del diavolo e nemico d'ogni ingiustizia; quando finirai di sovvertire le giuste vie del Signore?' Ecco il dialogo degli apostoli, annunciatori della verità con i profeti della menzogna" - basterebbe la fattiva negazione dell'esistenza degli eretici per dichiarare reprobi i negatori - "che cosa potrebbero dire quelli che hanno abrogato le condanne contro gli eretici e apostati... e ripetono di preferire l'eccesso di indulgenza all'eccesso di severità...?"; "dalla democrazia gli apostati modernisti hanno contratto il virus mortale del dubbio sistematico"; "la fede di Paolo che acceca Elima, e quella degli apostoli nuovi che si astengono di confutare gli odierni maghi 'pieni d'ogni frode' non sono uguali"; "nell'ultimo concilio, come nel primo, 'alcuni venuti dalla Giudea' hanno tentato di imporre mutamenti al messaggio della Chiesa"; "il dogma è insidiato sui temi sui quali gli eretici si sono staccati dalla Chiesa" - purtroppo il dogma è stato contraddetto fin dal Concilio - "resa compiacente ai nuovi dogmi del mondo; la fine dell'autorità; la divinizzazione della libertà, dell'uguaglianza, del lavoro... del suffragio universale, suprema frode di ordinamenti fondati sulla menzogna"; "massonica Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo dell'ONU"; "la democrazia ha divinizzato le masse"; "rinnegare il valore della Volgata, significava accogliere una delle rivendicazioni sostanziali della Riforma"; "conferenze episcopali ormai libere di promulgare anche proposizioni eretiche nei catechismi nazionali e nelle versioni scritturali dei nuovi messali in vernacolo"; "il gesuita eretico e bestemmiatore, non condannato, Teilhard de Chardin, ha scritto..."; "Gesù... non è un pacifista da obiezioni di coscienza e da condanna di tutte le guerre"; "Gedeone e Davide, Sansone e i Maccaberi, tutti guerrieri terribili, la cui forza era dono di Dio e aveva il sigillo di una sua missione"; "gli uomini erano meno lontani da Dio negli anni della sofferenza e della guerra, di quanto lo siano oggi nel benessere diffuso... meno menzogna allora di oggi. Lo spirito di rivolta e di lotta non devastava allora, come devasta oggi, senza ragione, la società e le famiglie"; "gli uomini non cambiano, e chi dice che cambiano, mente"; "ecco l'eresia di coloro che vogliono correggere la verità per renderla accettabile agli increduli. Hanno modificato i comandamenti, per non essere contraddetti dai nuovi dogmi" - l'operazione è stata generale - "prova eroica a cui sono chiamati tutti i cristiani... sul piano della testimonianza alla verità, non prevede attenuazioni o tolleranze"; "chi annuncia e promette un regno di Cristo, cioè un regno di giustizia, in questo mondo, contraddice Cristo; contraddice la Verità"; "i successi dei riformatori sono andati molto al di là della previsione del pontefice santo [Pio X]... potremmo chiederci che cosa sia rimasto 'd'intatto nella Chiesa che non sia stato secondo i loro principi riformato': secondo i principi di quel sistema che, diceva ancora il Papa, 'nessuno si stupirà se Noi definiamo sintesi di tutte le eresie'"; "ciò che il Papa non ha previsto... era l'insolente rivincita che i progressisti, discepoli e continuatori dei modernisti da lui domati, avrebbero trionfalmente ottenuto; era che gli eretici avrebbero sopraffatto gli obbedienti e i fedeli. Indizio anche questo, forse estremo, dell'adempimento che matura".
  Sette anni dopo uscì E abitò tra noi (1980). Vi si ripercorre la vita del Redentore narrata dai Vangeli, con una visione attuale dei luoghi lungo un pellegrinaggio. Il commento, che respinge le esegesi razionaliste ed è liberato dalle difficoltà più o meno artificiose, conferma i giudizi sul presente dati precedentemente.


Piero Nicola

mercoledì 16 marzo 2016

Finiani dopo Fini: Giorgia Meloni

Una sola è la destra e vi appartengono tutti coloro che la Religione, il bene e la gloria dello strato hanno in mira.
Clemente Solaro della Margarita


 Il riscatto della città di Roma, oggi discesa al rango di Topolinia, è la riparazione dei danni ingenti causati dalle licenze concesse dal potere non vedente o complice agli autori dello sfregio e del furto inurbano: malavitosi, speculatori, faccendieri, costruttori selvaggi, portaborse, funzionari oziosi, insaziabili clientele, vandali e teppisti, preti modernizzanti e silenti.
 Ora è evidente che la riparazione dei danni è stretta competenza di persone esperte e non di demagoghi urlanti e squillanti.
 Guido Bertolaso si è dimostrato capace di affrontare e risolvere i problemi posti da amministratori incapaci e/o corrotti, e pertanto può candidarsi legittimamente a sindaco di una città intorno alla quale si sono stretti i nodi dell'inefficienza e della corruzione.
 Vigorosa giornalista e ardente parlatrice, l'onorevole Meloni rappresenta la politica politicante in una scena cittadina, che esige l'intervento di amministratori capaci di attivare un apparato amministrativo a dir poco lento e farraginoso.
 Alla finestra dei curiosi si affaccia il sospetto che l'onorevole (a suo tempo finiana) Meloni sia erede della gelosia e degli associati malumori, che hanno suggerito a Gianfranco Fini di cercare fortuna nell'ufficio del presidente Giorgio Napoletano.
 L'onorevole Meloni ha (certamente) una perfetta conoscenza della storia missina e post-missina, dunque sa che la destra minoritaria ottenne un dignitoso successo politico dopo le elezioni del 1958, perché la dirigenza (costituita da Arturo Michelini, Ernesto De Marzio, Nino Tripodi e Nicola Foschini) decise di svolgere (insieme con i monarchici di Alfredo Covelli e Achille Lauro) l'unico ruolo possibile, cioè la contrattata subalternità al potere democristiano.
 L'onorevole Meloni conosce altresì la storia della sollevazione almirantiana che, alla vigilia del congresso nazionale del Msi (Genova 1960) fu causa della sospensione del congresso e della caduta del governo monocolore di Ferdinando Tambroni. La stizzosa insorgenza almirantiana fu causa involonaria del conseguente avvio della politica di centro-sinistra. Vicenda ricostruita da un attendibile testimone, il giornalista e storico Luciano Garibaldi.
 L'onorevole Meloni non può ignorare, infine, l'efficacia disintegrante esercitata dall'irriducibile intransigenza dei fedelissimi, dopo che Almirante diventò erede della politica di Michelini, inflessibilità da cui discese la dissoluzione della destra unita, faticosamente organizzata dallo stesso Almirante nei primi anni Settanta del secolo scorso.
 La storia dell'intransigenza a destra è una storia di azzardate candidature al comando e di amari insuccessi, ossia la storia della superba illusione che ha ottenuto, ultimamente, un patetico risultato: la grottesca subordinazione di Fini a Napolitano.
 Alle insorgenze contro Silvio Berlusconi soggiace nuovamente l'eterna illusione di conquistare il cuore del popolo moderato mediante l'elevazione quasi infantile di squilli estremi.
 Berlusconi non incarna il sogno della destra ideale. Purtroppo i suoi collaboratori e gli alleati competitori non sono migliori di lui. D'altra parte il problema della successione è ineludibile, vista l'età dell'attuale guida politica del centrodestra.
 Certo è che l problema della successione non può essere affidato a precipitosi sfasciacarrozze e/o a politicanti di rango addirittura inferiore a quello di Berlusconi.
 Si scopre infine che nel centrodestra non si è manifestato un uomo politico dotato dalle caratteristiche del vincitore (e neppure del competitore) e che all'orizzonte si affaccia un futuro difficile, in cui gli esponenti della destra dovranno dedicarsi alla riflessione della loro attualmente labile identità.

 Si apre una fase in cui gli esponenti della cultura devono fare un passo avanti e disegnare il profilo dignitoso di una destra capace di affrontare le sfide del nichilismo avanzante dall'ovest del pianeta.

Piero Vassallo 

domenica 13 marzo 2016

Le pie gobbe degli ecumenici cammelli

Cammelli maestosi e gongolanti cammellieri sono accolti, applauditi e incensati da senatori meningitici, da vescovi frastornati dal tam tam vaticano intorno alla identità mutabile (ossia asserviti all'imperialismo del pensiero nomade), da giornalisti intossicati dalle veline governative e fulminati dai supremi editti onusiani.
 In un sontuoso sito cattolico si legge, intanto, una tortuosa, oscura sentenza (forse di stampo cosmopolita) che altera e capovolge la nozione di provvidenza storica, creatrice delle nazioni: “economia, libertà personale, flussi migratori, fanno parte di un unico sistema, che è il Creato”.
 Il monocolo buonista contempla un universo alterato da illuministi di sacrestia e felicemente aperto ai migranti maomettani. Lo sguardo islamico vede intanto il futuro di un mondo assoggettato alla dura legge dei credenti.
 Purtroppo l'apparizione dei cammelli desta un democratico capogiro, incrementa l'euforia conciliare, agita la scolastica buonista/masochista, consola la desertica stupidità degli atei, eccita cronisti mondani, promuove l'acquiescente conformismo, riscalda l'urgente pusillanimità dei governanti democratici, fa squillare il pentagramma della codardia borghese, incensa l'oblio e/o il disprezzo della patria cristiana, rinnova la cupidigia di servilismo
 La democrazia, propriamente detta mal francese, è finalmente rovesciata nell'ascolto del verbo  islamico e nella festante attesa di severe sottomissioni.
 Sulle ceneri della dignità occidentale gli applaudititi cavalieri del deserto attraversano, galoppando  indisturbati,  le porte aperte dallo storico oblio delle truci invasioni islamiche, delle crociate e delle battaglie navali vittoriosamente combattute e vinte dai cristiani. La gloria di Lepanto si rovescia nella insensata, masochistica accoglienza.
 Il pacifismo chic abbassa i pantaloni democristiani e strappa  le mutande sociali. Ecumenismo belante e melensa pietà si stringono in un nudo e passivo abbraccio.
 Refrattari al canto della diserzione, osservatori turbati e invincibili curiosi si chiedono quali siano le ragioni dell'entusiasmo ecumenico per l'islam.
 Gli studiosi europei conoscono la purissima stupidità del corano mentre i viaggiatori hanno contemplato i desolanti, feroci effetti dell'etica maomettana. Conosciute le sofferte testimonianze degli studiosi e dei viaggiatori, insorgono i cattolici refrattari, i quali tentano di capire la cause di una curiosa e inspiegabile infatuazione clericale.
 Gli occidentali, che danno in escandescenza se un (raro) vescovo critica civilmente i non edificanti usi di Sodoma o le squallide capriole genetiche di stampo americano, sopportano in perfetta tranquillità la minaccia islamica.
 L'etica del Cristianesimo è spinta (dai poteri forti) al soffocante e feroce abbraccio di una religione cervellotica, il cui libro fu scritto da un imbroglione, che arruolava eretici marginali, caprai ignoranti e lestofanti, spacciando le sue crisi epilettiche per estasi mistiche.
 Quale meccanismo esercita un potere capace di capovolgere la testa e rovesciare il giudizio insofferente dell'uomo occidentale? Per effetto di quale segreta spinta l'uomo che rifiuta la mitezza cattolica si abbandona ad una religione dell'assurdo e della devastante ferocia?
 Per risalire alle cause del successo islamico in occidente è forse utile rammentare l'effetto ammollente e castrante esercitato dalla cinematografia di Hollywood nella mente degli spettatori italiani liberati.
 I ballerini, che festeggiavano l'occupazione americana abbandonandosi alla triste e umiliante  ginnastica del bughi-bughi, rappresentavano l'antitesi degli uomini che, in guerra, si erano battuti eroicamente per arrestare l'invasione di quei pederasti a stelle e strisce nei quali Curzio Malaparte – autore del romanzo La pelle – vedeva i vincitori della seconda guerra mondiale.
 La propaganda americana è stata capace di miracoli strabilianti. Ci ha fatto credere, ad esempio, alla bontà delle bombe liberatrici e all'onesto uso delle atomiche (umanitarie) sganciate su Hiroshima e Nagasaki, per scongiurare l'impegno rischioso delle pregiate truppe americane in feroci battaglie sul suolo nipponico.
 Nell'agosto del 1945 democratici e pacifisti hanno applaudito le terrificanti bombe sganciate sui civili giapponesi al fine di scongiurare i rischi associati a un eventuale sbarco americano in Giappone.
 Miracoloso è anche l'ecumenismo filo-islamico rovesciato dai persuasori occulti sull'Europa laica e (debolmente) cristiana. 
 Un utile contributo alla conoscenza delle ragioni a monte della capitolazione occidentale è offerto da Islam e massoneria, un ruvido ma avvincente saggio pubblicato da Mario Di Giovanni nella collana editoriale del centro studi Jeanne d'Arc, attivo in Milano.
 Di Giovanni rammenta che gli intellettuali di sinistra sono passati dalla rivendicazione dei diritti dei lavoratori alla propaganda dei (presunti) diritti pederastici e dalla difesa dei salari alla difesa della fecondazione onanista.
 L'autore di seguito dimostra che “questo [l'adesione al pervertimento americano] non sarebbe bastato per sopravvivere politicamente dopo la cancellazione dell'Unione Sovietica … I post-comunisti hanno così fatto proprio il progetto di un mondo globalizzato, operazione costata loro poca fatica, perché il progetto mondialista nasce nei santuari del neocapitalismo internazionale”.
 Al proposito Di Giovanni cita un testo dell'autorevole Guido Vignelli, secondo cui la rivoluzione post comunista contempla la sovversione di un'Europa “rimasta ancora troppo cristiana”, ossia “una rivoluzione culturale che dissolva l'Europa privandola della propria identità e sovranità”.

 Di qui l'alleanza dei poteri forti (un basso impero, costituito dal club degli strozzini e e degli speculatori, dalla folla dei masochisti, dalle cattedre degli intellettuali fulminati, dalle massonerie da vespasiano e da salotto, dalle scolastiche luterane e anglicane, dai produttori di film pornografici, dall'editoria nichilista) e il loro schieramento contro la civiltà cristiana. Di qui, infine, l'apertura dei confini europei alla castigante invasione maomettana. 

Piero Vassallo

venerdì 11 marzo 2016

Difesa della vita, difesa della religione

Se la struttura sociale della Chiesa perde il suo carattere soprannaturale per laicizzarsi, secolarizzarsi e mondanizzarsi, il punto finale di questa metamorfosi, o più esattamente di questa caduta, è l'apparizione di un tipo di società che, composta di individui, usurpa il nome di cui essa favoleggia e non è più di fatto che un agglomerato, un cumulo, una giustapposizione di atomi, una dissocietà.
Marcel de Corte


 Nella pia ansa del deserto sociale e mentale, sussurra e mormora debolmente un'avventizia scuola di pensiero, costituita intorno all'autorevole detto “chi sono io per giudicare?”.
 Ultimamente il pensiero piamente debole è impegnato nella severa ricerca (telefonica) dell'acrobatico compromesso con gli incubi emanati dalla involuzione sodomitica concepita dalla illuminata scolastica radical chic.
 Alla tentazione clericale di raggiungere una telefonica intesa con la spettrale avanguardia costituita da Emma Bonino e Giacinto Pannella, si oppongono gli strenui difensori dell'indeclinabile tradizione [1].
 Ai cattolici refrattari si sono associati ultimamente alcuni battitori liberi, fra i quali l'autorevole scrittore e giornalista Giuliano Ferrara (un pensatore geniale, che da anni i cattolici leggono con cuore amico e riconoscente).
 Ferrara insorge contro l'aborto, “pena di morte senza processo e procedura liberante sopra tutto per i maschi” e confuta il delirio genetico di stampo omosessualista, dimostrando che l'utero in affitto è “l'approdo di una galoppata nell'indicibile, cioè nel fattibile tecnico diventato diritto”.
 Identificata la fonte mitologica (tecnocratica) dell'inversione del diritto naturale, Ferrara sostiene che, nella luce del pensiero capovolto, “il fattibile tecnico diventa diritto, dunque moralmente ammissibile”.
 Ferrara rammenta al proposito che “la teoria del piano inclinato è impeccabile, perché se apri la porta alla famiglia senza il crisma del matrimonio e dell'amore unitivo e procreativo, inevitabilmente ti ritrovi, dati i progressi della bioingegneria, di fronte al problema della fabbrica dei bambini”.
 Una società intossicata dallo scientismo e devastata dal magismo pulsante nel pensiero debole, corre incontro all'orizzonte capovolto, che è disegnato dall'astratto, inappagabile desiderio di procreare, che agita e tormenta le coppie omosessuali.
 Il desiderio naturale delle coppie contro natura è appagato grazie al contributo della scienza alterata e sconvolta, che ricorre alla prestazione “di una donna oggettivata e deresponsabilizzata nella sua corporeità, come soggetto contrattuale neutro di fronte alla natività umana o filiazione, parodie dell'Incarnazione e della sua altissima metafora carnale e spirituale”.
 Di qui l'invito, rivolto da Ferrara a coloro che nutrono dubbi sull'evoluzione della morale contemporanea, “ad argomentare serenamente la loro posizione critica verso l'utero in affitto”.
 A dire il vero il legislatore, che riconosce la liceità della procreazione alienata, scoraggia il qualunque tentativo inteso alla ricerca di un'efficace difesa dal mortifero delirio, che infetta la società illuminata dalla perversione fantascientifica.
 L'orizzonte delle società abortiste è visibile nelle nazioni della presunta avanguardia europea, nelle quali la catena dinamica aborto-immigrazione ha causato il regresso, che contempla la prolificità aliena, che, in alcuni paesi, sostituisce già la patologica oscillazione tra frenetica sodomia e contraccezione pura. Il futuro della civiltà, pertanto, risiede nelle comunità cattoliche, irriducibili alla suggestione castrante e suicidaria emanata dalla retroguardia sedicente progressista.

Piero Vassallo




[1]          Fra i tanti meritano una speciale citazione Paolo Pasqualucci, padre Antonio Livi, don Emanuele du Chalard, i francescani dell'Immacolata, Danilo Castellano, Pucci Cipriani, Maria Guarini, Giovanni Torti, Roberto de Mattei, Tommaso Romano, Fausto Belfiori, Antonio Socci, Pietro Giubilo, Valentino Cecchetti, Matteo D'Amico, Guido Vignelli, Luciano Garofoli, Normanno Malaguti, Luigi Torre, Paolo Deotto, Roberto Dal Bosco, Elisabetta Frezza, Piero Nicola e Marco Solfanelli.

mercoledì 9 marzo 2016

UMBERTO ECO, IL POTERE E IL DEMIURGO (di Piero Nicola)

  La dipartita di Umberto Eco da questo mondo ha riproposto al vasto pubblico il cattedratico e scrittore come studioso e artista eminente, gloria nazionale. Nella generale esaltazione, il suo professato ateismo, manifestatosi col funerale al Castello Sforzesco, è stato ignorato dai soliti cattolici, che antepongono gli onori mondani, il rispetto umano alla testimonianza e alla coerenza della Fede, la quale non ammette suoi detrattori. Qualcuno si è dispiaciuto perché al grand'uomo non hanno assegnato il premio Nobel. A noi ciò non fa né caldo né freddo. Specie ultimamente, abbiamo avuto premi Nobel affatto risibili. Tuttavia la parolona Nobel fa impressione, induce i pigri a visitare il maestro scomparso andando ad abbeverarsi alle sue fonti tossiche. 
  Quindi non sarà vano gettare adesso uno sguardo sul personaggio Eco. Lo faccio attraverso il suo romanzo-saggio Il Pendolo di Foucault (1988).
  Il lavoro, che tratta dell'esoterismo e delle sue vicende storiche, presenta una conclusione formulata dal soggetto narrante. Tutto l'occultismo al fondo contiene il nulla; il mistero rimane irraggiungibile. Perciò le iniziazioni e le scienze che otterrebbero prodigi e poteri soprannaturali sono tutta una montatura, in buona o in malafede.
  Fin qui saremmo d'accordo. Sennonché il grand'uomo comprende nella negazione sia gli effettivi grandi poteri umani che si tengono nascosti per le loro trame, sia la trascendenza, la metafisica, Dio, e anche le opere demoniache. Egli accetta un mistero impenetrabile, per niente rivelato, e fa di peggio col suo pessimismo integrale. Quando parla del mondo manifesto, lo considera una cosa mal fatta, opera d'un demiurgo cattivo o maldestro. Umberto Eco è disposto a salvare soltanto qualche momento felice della vita, un'occasione colta quasi per caso, di solito nemmeno riconosciuta e conservata come reliquia che giustifica un'esistenza. Il resto è fallimento e disperazione.
  I personaggi principali sono tre. Il protagonista Casaubon, entrato all'università due anni dopo il Sessantotto, prepara una tesi sui Templari, inizia una collaborazione con un editore, ripresa e ampliata dopo essersi laureato. Jacopo Belbo impiegato della stessa casa editrice, fu adolescente al tempo dello sfollamento e dei partigiani, soffre il rammarico delle sue occasioni perdute, imputate anche a viltà. Diotallevi, ebreo cultore della cabala, lavora insieme a Belbo nel vaglio dei dattiloscritti.
  La narrazione parte dai giorni che precedono di poco l'epilogo della vicenda, per svolgersi quasi completamente nel ricordo; il che obbliga il lettore a un esercizio mnemonico notevole, cui si aggiunge la difficoltà dell'ampio uso della terminologia specialistica, che renderebbe necessaria la consultazione delle enciclopedie. La trama assai semplice viene inglobata in una estesa, enciclopedica esposizione delle dottrine, dei miti, delle pratiche misteriche e delle loro storiche successioni. Episodi e inserti non funzionali all'opera forse le danno un certo respiro, ma ne accrescono la lunghezza (500 pag.) e rendono faticoso riprendere i fili del racconto. Eco sa scrivere, sa essere brillante nello stile come molti altri, tuttavia le pecche non mancano.
  Nel museo delle arti e dei mestieri a Parigi, Casaubon si è lasciato chiudere dentro di notte, clandestino in attesa di una imprecisata rivelazione: "Accendevo la pila ogni tanto. Mi sentivo come al Crazy Horse, a tratti una luce improvvisa mi rivelava una nudità, ma non di carne, bensì di viti, di morse, di bulloni. E se di colpo avessi illuminato una presenza viva, la figura di qualcuno, un inviato dei Signori..."
  "Un porta pipe con tante piccole clessidre dalla strozzatura allungata come una donna di Modigliani,con un materiale impreciso dentro..."
  "Grande orgia di bocche ridotte a puro dente che si inchiavardano l'una contro l'altra, in uno spasimo fatto tic tac come se tutti i denti fossero caduti per terra nello stesso momento".
  Non è trascurabile l'inverosimiglianza di un lungo brano in cui il protagonista, che ha assistito a un evento straordinario, appare indeciso se l'abbia vissuto o se l'abbia fantasticato. Né il nodo verrà sciolto in seguito.
  Per il contenuto, presto incontriamo le osservazioni inaccettabili:
  "Il Demiurgo, l'odioso prodotto della Sophia, il primo arconte, Ildabaoth, il responsabile del mondo e del suo radicale difetto, aveva la forma di un serpente e di un leone, e i suoi occhi gettavano una luce di fuoco. Forse l'intero Conservatoire [il museo] era un'immagine del processo infame per cui, dalla pienezza del primo principio, il Pendolo, e dal fulgore del Pleroma, di eone in eone, l'Ogdoade si sfalda e si perviene al regno cosmico, dove regna il Male. Ma allora quel serpente, e quel leone, mi stavano dicendo che il mio viaggio iniziatico - ahimè à rebours - era ormai terminato, e tra poco avrei visto il mondo, non come dev'essere, ma come è" (pag. 19).
  "... dare un senso al disordine della nostra creazione sbagliata" (pag.21).
  Storia dei Templari presa con tono ironico, ma volgare e blasfemo: "Tutto succede con san Bernardo. Avete presente san Bernardo, no? Grande organizzatore, riforma l'ordine benedettino, elimina dalle chiese le decorazioni, quando un collega gli dà sui nervi, come Abelardo, lo attacca alla McCarthy, e se potesse lo farebbe salire sul rogo. Non potendolo, fa bruciare i suoi libri. Poi predica la crociata, armiamoci e partite... [...] Non lo posso soffrire, se era per me finiva in uno dei gironi brutti, altro che santo. Ma era un buon press agent di se stesso, vedi il servizio che gli fa Dante, lo nomina capo di gabinetto della Madonna. Diventa subito santo perché si è arruffianato con la gente giusta" (pag.72).
   Ai tre dottori è affidata la composizione di una collana di opere d'argomento misterico. Nel contempo essi, prendendo le mosse dal processo che debellò l'Ordine dei Templari, ampliano gli studi specifici, si mettono alla ricerca della chiave che dia accesso al segreto, di cui i monaci cavalieri avrebbero predisposto lo svelamento per successive tappe nel corso dei secoli, sino al termine del 1944. La catena si è interrotta e i nostri indagatori cercano di ricostruire il "Piano", destinato a conferire un potere eccezionale di Padrone del Mondo, ovvero di Sinarchia, ovvero la rivincita dei Templari che furono in gran parte giustiziati e dispersi.  
  Durante la ricerca e gli scambi di notizie e di interpretazioni, anche con personaggi di contorno, come le sagge donne di Casaubon, troviamo ad esempio:
   "Vediamo, Matteo, Luca, Marco e Giovanni sono una banda di buontemponi che si riuniscono da qualche parte e decidono di fare una gara, inventano un personaggio, stabiliscono pochi fatti essenziali e poi via, per il resto ciascuno è libero e poi si vede chi ha fatto meglio. Poi i quattro racconti finiscono in mano agli amici che cominciano a sdottorare, Matteo è abbastanza realista ma insiste troppo con quella faccenda del messia, Marco non è male ma un po' disordinato, Luca è elegante, bisogna ammetterlo, Giovanni esagera con la filosofia... ma insomma i libri piacciono, girano di mano in mano, quando i quattro si accorgono di quanto sta succedendo è troppo tardi, Paolo ha già incontrato Gesù sulla via di Damasco, Plinio inizia la sua inchiesta per ordine dell'imperatore preoccupato, una legione di apocrifi fanno finta di saperla lunga anche loro... [...] Pietro si monta la testa, si prende sul serio, Giovanni minaccia di dire la verità, Pietro e Paolo lo fanno catturare, lo incatenano nell'isola di Patmos e il poveretto incomincia ad aver le traveggole [...] E se fosse andata davvero così?" chiede Casaubon alla sua bella intelligente, che risponde:
  "È andata così. Leggi Feuerbach invece dei tuoi libracci" (pag. 161).
  Feuerbach: Non è Dio che crea l'uomo, ma l'uomo che crea l'idea di Dio.
  Lezione di esoterismo:
  "L'iniziazione, la comprensione intuitiva dei misteri che la ragione non può spiegare, è un processo abissale, una lenta trasformazione dello spirito e del corpo, che può portare all'esercizio di qualità superiori e persino alla conquista dell'immortalità, ma è qualcosa di intimo di segreto [...] Per questo i Signori del Mondo sono iniziati, ma non indulgono alla mistica. Il mistico è per essi uno schiavo, il luogo di una manifestazione del numinoso, attraverso il quale si spiano i sintomi di un segreto. L'iniziato incoraggia il mistico, se ne serve come lei si serve di un telefono, per stabilire contatti a distanza [...] per sapere che in qualche luogo agisce una sostanza. Il mistico è utile perché è teatrale, si esibisce. Gli iniziati invece si riconoscono solo tra di loro. L'iniziato controlla le forze e il mistico patisce. In questo senso non c'è differenza tra la possessione dei cavalos [nei riti pagani del Brasile] e le estasi di santa Teresa de Avila e di san Juan de la Cruz. Il misticismo è una forma degradata di contatto col divino" (pag. 172).
  A un certo punto, la loro ricerca diventa ambigua, poi scettica, un gioco coinvolgente da far perdere la testa, e reso pericoloso da quei soggetti con cui essi sono a contatto, i quali invece ci credono e vogliono acquisire i dati raccolti, il "Piano".
  "E adesso che cosa fa il commissario De Angelis se trova da qualche parte un riferimento alla sinarchia? [la polizia politica indaga su eventuali complotti] Lo chiedo al dottor Casaubon, esperto di Templari" dice l'editore.
  "Io dico che esiste una società segreta con ramificazioni in tutto il mondo, che complotta per diffondere la voce che esiste un complotto universale" (pag. 252).
  Una successiva, accorta compagna del protagonista:
  "Tu non hai saputo dargli l'unica risposta vera".
  "Ce n'è una?"
  "Certo. Che non c'è nulla da capire. Che la sinarchia è Dio".
  "Dio?"
  "Sì. L'umanità non sopporta il pensiero che il mondo sia nato per caso, per sbaglio, solo perché quattro atomi scriteriati si sono tamponati sull'autostrada bagnata. E allora occorre trovare un complotto cosmico, Dio, gli angeli o i diavoli. La sinarchia svolge la stessa funzione su dimensioni più ridotte" (pag. 253).
  "Le conoscenze occulte degli egizi erano passate da Ermete Trismegisto a Mosè, il quale si era guardato bene dal comunicarle ai suoi straccioni col gozzo ancora pieno di manna - ai quali aveva offerto i dieci comandamenti, che quelli almeno li potevano capire. La verità è aristocratica, Mosè l'aveva messa in cifra nel Pentateuco. Questo avevano capito i cabalisti" (pag. 354).
  "Pensate," dicevo io, "tutto era già scritto come in un libro aperto nelle misure del Tempio di Salomone, e i custodi del segreto erano i Rosa-Croce che costituivano la Grande Fraternità Bianca, ovvero gli esseni, i quali come è noto mettono a parte Gesù dei loro segreti, ed ecco il motivo, altrimenti incomprensibile, per cui Gesù viene crocifisso..."
  "Certo, la passione di Cristo è un'allegoria, un annuncio del processo dei Templari" (pag. 354).
  I Templari si sarebbero sacrificati per non rivelare il loro segreto, che tentavano di tramandare.
  "Infatti. E Giuseppe d'Arimatea porta o riporta il segreto di Gesù nel paese dei celti. Ma evidentemente il segreto è ancora incompleto, i druidi cristiani ne conoscono solo un frammento, ed ecco il significato esoterico del Graal: c'è qualcosa, ma non sappiamo che cosa sia. Che cosa dovesse essere, che cosa il Tempio già dicesse per esteso, lo sospetta solo un nucleo di rabbini rimasto in Palestina. Essi lo confidano alle sette iniziatiche musulmane, ai sufi, agli ismailiti, al motocallemin. E da costoro lo apprendono i Templari" (pag. 354).
  "Cabbala applicata alla meccanica moderna:
  "IBM: Iesus Babbage Mundi, Iesum Binarium Magnificamur. AMDG: Ad Maiorem Dei Gloriam? Macché: Ars Magna, Digitale Gaudium! IHS: Iesus Hardware $ Software!" (pag.371).
  Dio mi perdoni per le bestemmie qui riportate, la cui gratuità non ha scuse. Credo però di servire la Verità mostrando con chi abbiamo a che fare. Se Eco intendeva scherzare, avrebbe dovuto farlo con i fanti, lasciando perdere i Santi, altrove svillaneggiati, ma doveva assolutamente lasciar stare il Signore!

  Conclusione:
  "Abbiamo offerto una mappa [per la soluzione del problema] a persone che cercavano di vincere una loro oscura frustrazione. Quale? [...] Non ci sarebbe fallimento se davvero ci fosse un Piano [per il dominio del mondo]. Sconfitta, ma non per colpa tua. Soccombere di fronte a un complotto cosmico non è vergogna. Non sei vile, sei martire.
  "Non ti lamenti di essere mortale, preda di mille microrganismi che non domini, non sei responsabile dei tuoi piedi poco prensili, della scomparsa della coda, dei capelli e dei denti che non ricrescono, dei neuroni che semini strada facendo, delle vene che si induriscono. Sono gli Angeli Invidiosi.
  "E lo stesso vale per la vita di tutti i giorni. Come i crolli in borsa. Avvengono perché ciascuno fa un movimento sbagliato, e tutti i movimenti sbagliati insieme creano il panico [la finanza speculatrice internazionale ringrazia!]. Poi chi non ha i nervi saldi si chiede: ma chi ha ordito questo complotto, a chi giova? E guai a non trovare un nemico che abbia complottato, ti sentiresti colpevole. Ovvero, siccome ti senti colpevole, inventi un complotto, anzi molti. E per batterli, devi organizzare il tuo complotto" (pag. 490-491).
  Liquidazione della massoneria: "La massoneria fu una scialba speculazione sulla leggenda templare". Ma "tra loro si potrebbe incontrare un iniziato degno di fede".
  Dunque la macchinazione di una sinarchia sarebbe fatalmente un'invenzione che consola i frustrati, e un esercizio intelligente per intellettuali eruditi. Ed è ciò che torna utile ai padroni del vapore.
  Fittizia consolazione dell'autore per bocca del protagonista:
  Jacopo Belbo caduto vittima della passione di comporre il Piano esoterico, ebbe il suo momento indicibile, quando da ragazzino poté suonare la tromba nella cerimonia di sepoltura dei partigiani.
  "Credo fosse entrato in quello stato di stordimento e vertigine che coglie il tuffatore quando tenta di non riemergere e vuole prolungare l'inerzia che lo fa scivolare sul fondo. Tanto che, a cercar di esprimere quello che lui allora sentiva, le frasi del quaderno che leggevo ora si rompevano asintattiche, mutilate da puntini di sospensione, rachitiche di ellissi. Ma era chiaro che in quel momento - no, non diceva così, ma era chiaro: in quel momento egli stava possedendo Cecilia [...] Egli stava celebrando una volta per tutte le sue nozze chimiche, con Cecilia, con Lorenza [amante civetta di lui maturo], con Sophia, con la terra e con il cielo. Unico forse tra i mortali egli stava portando finalmente a termine la Grande Opera [...]
  "Saper filare questo Cingulum Veneris, significa riparare all'errore del Demiurgo.
  "Come si può passare una vita cercando l'Occasione, senza accorgersi che il momento decisivo, quello che giustifica la nascita e la morte, è già passato? Non ritorna, ma è stato, irreversibilmente, pieno, sfolgorante, generoso come ogni rivelazione" (pag. 501).
  Gnosi? Romanticismo? Fa lo stesso; stessa esaltazione caduca, che non risolve nulla.
  "Quel giorno Jacopo Belbo aveva fissato negli occhi la Verità".
  Una "Verità" priva di vita ultraterrena, priva di Dio.
  "La verità che stava apprendendo è che la verità è brevissima (dopo, è solo commento)" (pag. 501).
  "Non aveva capito che aveva avuto il suo momento e avrebbe dovuto bastargli per tutta la vita. Non l'aveva riconosciuto, aveva passato il resto dei suoi giorni a cercare altro, sino a dannarsi" (pag. 502).
  E per sé Casaubon, forse costretto a fuggire gli omicidi che gli cercheranno la Mappa, dice:
  "Mi fa male pensare che non vedrò più Lia e il bambino, la Cosa, Giulio, la mia Pietra Filosofale. Ma le pietre sopravvivono da sole. Forse sta vivendo ora la sua Occasione. Ha trovato una palla, una formica, un filo d'erba, e vi sta vedendo in abisso il paradiso. Anche lui lo saprà troppo tardi. Sarà buono, e bene, che consumi così, da solo, la sua giornata.
  "Merda. Eppure fa male. Pazienza, appena sono morto me lo dimentico" (pag. 508).
  Egli nega la virtù della speranza, la fede, le virtù teologali, la dottrina salvifica.


Piero Nicola

Il mito del buon americano

Gli uomini del dopoguerra avrebbero potuto facilmente opporre al decadimento [nazista] la propria superiorità morale; essi hanno sventuratamente, in non pochi casi, lasciato sfuggire una così opportuna occasione … I meritati castighi inflitti ai grandi colpevoli avrebbero potuto ispirare scene d'inferno alla penna di Dante ma il sommo poeta avrebbe indietreggiato dinanzi alle rappresaglie esercitate contro innocenti, L'Alighieri avrebbe indietreggiato di fronte all'inferno per innocenti approntato nella valle del Reno.
Pio XII


 Il genovese Giovanni Torti, professore emerito dell'Università di Parma, è il più dotto e raffinato degli scrittori [1], che hanno militato nella (purtroppo) censurata e asfaltata società culturale della destra, che fu attiva nel secondo dopoguerra, prima di scendere nella voragine pseudo moderata e di estinguersi nel labirinto quirinalizio, santuario degli iniziati ai misteri del vuoto mentale.
 Autore di scritti d'alto profilo scientifico, Torti, che Giuseppe Marchetti ha definito “studioso di rara competenza e di provveduta saggezza”, ha pubblicato anche una pregevole raccolta di articoli, nel cui titolo, Con prudenza e senz'odio, si legge la spirituale nobiltà dell'erudito geniale ed equanime.
 Pubblicato nel 1994 dall'editore parmense Luigi Battei, l'opera controcorrente di Torti è una preziosa, intramontabile testimonianza resa al polo escluso, alle idee e agli interpreti della cultura nascosta nelle pieghe della nuova teologia e nei fumi di una destra inquinata e disturbata dal margine esoterico (e tuttavia non ancora caduta sotto i piedi dei decerebrati, oggi squillanti nel deserto prodotto da Fini & Bocchino).
 La perfetta conoscenza dell'inglese e del tedesco ha consentito a Torti un'incursione negli eventi sconsigliati e censurati dagli apologeti dei vincitori della seconda guerra mondiale, ad esempio l'olocausto dei tedeschi incolpevoli, che furono vittime del sadismo praticato dai vincitori.
 La strage, di cui fu responsabile Dwight D. Eisenhower, “non avvenne coi mezzi consueti, l'esecuzione fu affidata ai rigori del clima, agli agenti atmosferici, alla mancanza di igiene, alle malattie e alla fame. … Eisenhower mise nella delittuosa operazione un'energia e uno zelo speciali”.
 I prigionieri tedeschi non responsabili di violazioni alle leggi di guerra, furono rinchiusi dietro il filo spinato, che delimitava campi senza alcun riparo dalle intemperie.
 Due colonnelli americani, che visitarono i campo scrissero: “era una giornata tempestosa, ora pioveva, ora cadeva pioggia mista a neve, ora nevicava, mentre un vento gelido che penetrava nelle ossa batteva le pianure della Renania sino al punto in cui si trovava il recinto. Dall'altra parte del filo spinato si presenta agli occhi una scena spaventosa: circa centomila uomini estenuati, apatici, scarni, lerci, con lo sguardo spento, ben pigiati per scaldarsi gli uni con gli altri, coi piedi nel fango sino alle caviglie”.
 Avvincente è anche il breve saggio in difesa del lavoro suggerito ai monaci da San Tommaso d'Aquino, il quale rammenta che “il lavoro manuale è ordinato a quattro scopi, anzitutto ed eminentemente a procurare all'uomo i mezzi di sostentamento, in secondo luogo a rimuovere l'ozio che è fonte di tanti mali, in terzo luogo a frenare la concupiscenza macerando i corpi, in quarto luogo all'esercizio della beneficenza”.
 Il volume è completato da altri ventitré saggi che affrontano e risolvono con straordinaria semplicità alcune fra le più spinose questioni della nostra età. E' dunque auspicabile che un editore d'area cattolica proponga una ristampa dei saggi di Torti, che conservano perfettamente la attualità che ebbero nel ventesimo secolo.

Piero Vassallo




[1]   Della eletta dei giovani studiosi militanti nel Msi, insieme con Torti, fecero parte Giano Accame, Piero Buscaroli, Attilio Mordini, Fausto Gianfranceschi, Enzo Erra, Silvio Vitale, Fausto Belfiori, Pino Rauti, Marcello Staglieno, Giuseppe Tricoli, Gianfranco Legitimo, Silvio Adorni, Primo Siena, Anna Teodorani, Enzo Natta, Corrado Camizzi, Lino Di Stefano, Dino d'Erice, Gabriele Fergola, Pietro Giubilo, Mario Marcolla, Antonio Parlato, Angelo Ruggero.

venerdì 4 marzo 2016

Coppie di fatto: un pasticcio all’italiana. (di Luciano Garofoli)

E’ incredibile!!
Tanto casino per un pasticcio che per farlo così assurdo occorre solo un mente diabolica.
Ma siamo in Italia e tutto è possibile.
Dunque dopo uno scontro durato settimane, dopo rinvii, presentazione di migliaia di emendamenti ed una battaglia politica che ha sconvolto maggioranza, opposizione causando forse delle fratture insanabili (ce lo auguriamo di cuore), alla fine il Senato ha approvato la legge sulle unioni delle coppie di fatto.
Renzi ha accolto il voto con un’enfasi ed una retorica uniche: “Ha vinto l’amore” ha esultato quasi che avesse messo le basi per un rivoluzione epocale, o avesse ottenuto un risultato strepitoso battendo le forze dell’oscurantismo e dei pregiudizi che solo il kattolicesimo è in grado di poter partorire.
Repubblica che è la voce del padrone, così si esprime:

“Chi è contento e chi no. In Europa eravamo ‘maglia nera’ adesso abbiamo fatto un passo nel riconoscimento dei diritti.”

Arrivati a questo punto è necessario almeno dare un’occhiata al testo licenziato dal Senato dopo questa battaglia epica.
Innanzitutto la legge si divide in due capitoli: uno regolamenta le unioni civili tra persone omologhe di sesso, un altro invece disciplina anche le convivenze eterosessuali.
Quindi l’ordinamento giuridico italiano da ora in poi, salvo improbabili colpi di scena che potrebbero venire dal dibattito alla Camera dei Deputati, contemplerà un matrimonio che può essere contratto con rito civile o con quello concordatario, ed una nuova forma di convivenza diciamo un’unione matrimoniale affievolita o depotenziata cioè appunto le unioni civili.
Nella Costituzione della Repubblica troviamo menzione del matrimonio all’articolo 29 che così recita:
“La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.
Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.”
Quindi anche se in maniera indiretta, la Carta Costituzionale italiana menziona e parla di matrimonio legandolo alla famiglia riconosciuta come “società naturale fondata sul matrimonio” unendo quindi famiglia e matrimonio in un unicum legislativo.
Nell’ordinamento giuridico italiano il termine matrimonio è usato sia per indicare l’atto stesso del matrimonio, sia anche il rapporto che ne consegue a livello di rapporti tra i coniugi. Esso è un “negozio giuridico” che viene regolamentato dagli articoli 79-230 del Titolo VI del primo libro del Codice Civile che è intitolato “Delle persone e della famiglia”.
Non per niente nella partitura del Codice Civile la famiglia viene messa al primo posto cioè nel primo libro di un testo legislativo, molto importante per la regolamentazione del settore privatistico della società civile.
Pur non facendo esplicito riferimento al sesso delle parti che pongono in essere il negozio giuridico[1], tuttavia negli articoli 107, 108, 143, 143 bis e 156 i termini marito e moglie vengono ripetutamente citati come “attori” della celebrazione del matrimonio.
Sono loro i protagonisti e l’Ufficiale di Stato civile non fa altro che raccogliere le loro manifeste volontà e trascriverle negli appositi registri dell’anagrafe: mera figura di comparsa, quella del pubblico ufficiale, nella solennità del rito matrimoniale. La stessa cosa vale anche per il sacerdote che celebra il matrimonio con rito concordatario.
Per il matrimonio, come per altre forme di negozio, la legge prevede una forma solenne e d esso può essere posto in essere o davanti al Sindaco (o un suo delegato), oppure anche davanti ad un sacerdote cui viene riconosciuto lo status di Ufficiale dello Stato Civile e questo in forza degli accordi intercorsi tra Santa Sede e Stato italiano l’11 febbraio del 1929 e recepito anche nel nuovo Concordato stipulato il 18 febbraio 1984.
Dal punto di vista strettamente civilistico il matrimonio celebrato davanti ad un pubblico ufficiale nella Casa Comunale ha tutte le prerogative e le caratteristiche di un contratto che viene sottoscritto tra le parti e che impegna entrambi i contraenti a tutta una serie di obblighi: “la dichiarazione degli sposi di prendersi rispettivamente in marito e in moglie non può essere sottoposta né a termine né a condizione”, essi hanno l’obbligo della convivenza, dell’assistenza e del sostegno reciproco, della fedeltà, di allevare ed educare gli eventuali figli che dovessero nascere nell’ambito della durata del medesimo contratto. A ciò si aggiunge anche la tutela dei figli minori, l’esercizio della patria potestà, l’assegnazione dl cognome del marito sia nei confronti della donna che contrae matrimonio, sia nei confronti dei figli. Come ogni contratto anche il matrimonio civile può essere sciolto e quindi cessare: la legge prevede che tale evento avvenga per mezzo di una sentenza passata in giudicato ed emessa da un magistrato.
 Lo scioglimento avviene in due fasi: la separazione dei coniugi, l’affidamento dei figli minori ad uno dei due genitori (solitamente tranne in pochissimi casi essi vengono affidati alla madre) il regolamento del mantenimento del coniuge che ne abbia diritto, o/e dei figli minori. Superata questa fase si torna davanti al giudice che prende atto della volontà dei coniugi di non continuare ad essere uniti nel vincolo matrimoniale e dà loro la facoltà di poter divorziare. Con la modifica apportata alla legge nel 2015, il divorzio potrà essere ottenuto dopo un solo anno di separazione (divorzio breve) oppure dopo solo sei mesi in caso di separazione consensuale.
Vediamo adesso quello che prevede la nuova legge sulle unioni civili.
Mentre per il matrimonio vengono richieste le pubblicazioni che devono rimanere esposte al pubblico per 8 giorni all’Albo Pretorio della Casa Comunale, la loro funzione è “quella di portare a conoscenza dei terzi l'intenzione degli sposi di contrarre matrimonio e di consentire alle persone legittimate di fare eventuale opposizione alla celebrazione dello  stesso”.
Tutto ciò non è richiesto per le unioni civili: i contraenti si devono presentare davanti ad un Ufficiale di Stato Civile per i gay, mentre per gli etero è sufficiente presentarsi, con due testimoni, davanti ad un notaio dichiarando di voler costituire “un’unione civile”.
In entrambi i casi la legge prevede degli obblighi per la coppia: obblighi che sono differenti per i gay e per gli etero.
Quali sono gli obblighi per le coppie gay?
Dalla loro unione deriva l’obbligo reciproco all’assistenza morale e materiale e quello della coabitazione. “I due concordano tra loro l’indirizzo della vita familiare” così recita il dettato della nuova legge. I due possono scegliere un cognome comune dichiarandolo all’ufficiale di Stato Civile, ma la cosa decade se il patto si scioglie. Questo punto è il frutto di compromesso in quanto c’erano forze politiche che non volevano il cognome comune per le coppie “omo”.
Una delle cose che veniva portata come esempio di vulnus giuridico era il fatto che due omologhi di sesso non potessero avere accesso all’eredità del compagno e nemmeno alla reversibilità della pensione. Ora questo è possibile, naturalmente, con degli oneri a carico dello stato: costi che sono stati quantificati dalla Ragioneria Generale dello Stato. Nel 2016 saranno di 3,7 milioni di Euro, che saliranno a 6,7 milioni nel 2017, 8 milioni nel 2018 e 9,8 milioni nel 2019. Nel 2020 l’esborso salirà a 11,7 milioni, 13,7 milioni nel 2021mentre per il 2025 la previsione di spesa è prevista intorno a 22,7 milioni.
Voglio far notare che c’è un allarme sempre crescente per il buco di bilancio dell’INPS e sembra sempre più probabile la riduzione se non l’abolizione totale della reversibilità delle pensioni agli aventi diritto. Quindi ci si trova di fronte ad una palese violazione della uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, ma sempre di più sembra che prenda corpo quanto scritto da George Orwell nella Fattoria degli animali.
I maiali secondo, l’autore inglese, animali più intelligenti ed evoluti, fecero scomparire il decalogo che avevano scritto insieme agli altri animali nella stalla della fattoria di cui si erano impossessati. Naturalmente con gradualità, ma alla fine l’unico “comandamento” che rimaneva ancora scritto, anche se leggermente corretto, diceva: “Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”!!
Il tutto è rafforzato da quanto segue.
Vediamo infatti quali sono i doveri e di diritti delle coppie di fatto eterosessuali.
Mentre nella stesura originaria delle legge Cirinnà era previsto l’obbligo della somministrazione degli alimenti in caso di scioglimento dell’unione di fatto etero, nel testo licenziato dal Senato questo obbligo è scomparso lasciando il posto ad una generica “se ne ha semplicemente facoltà”. Si rimarca così la differenza tra questo istituto giuridico e quello del matrimonio al quale chi sceglie questa forma ha voluto sottrarsi.
Non è prevista alcuna forma di subentro nell’asse ereditario, né tanto meno una forma di reversibilità pensionistica. Le coppie etero possono tuttavia disciplinare i rapporti patrimoniali relativi alla loro vita in comune “con la sottoscrizione di un contratto di convivenza”.
Se qualcuno ha la bontà di spiegarmi cosa significhi questa frase ve ne sarei davvero molto grato. Non contiene nessun tipo di ragguaglio né riferito al mantenimento reciproco, né alla possibilità di subentro nell’asse ereditario, né tanto meno specifica se sia necessaria la scelta tra comunione e separazione dei beni come invece previsto per il matrimonio.
Ma il pasticcio non si ferma qui. Nel disciplinare lo scioglimento delle “unioni di fatto” si afferma:
“ i conviventi vanno dal notaio al quale manifestano la volontà di sciogliere la coppia di fatto e dichiarare la fine della convivenza”.
Maniacale!
Se una delle due parti non è d’accordo chi dirimerà il conflitto che ne nasce? Ed in presenza di prole: chi tutelerà i figli soprattutto i minori? A chi verrà affidata la patria potestà? Ma soprattutto chi dovrà provvedere al loro mantenimento?
Silenzio tombale.
Il tutto per rendere estremamente agevole la procedura, ma secondo il mio parere qui si è caduti nella faciloneria più bieca: in Italia una giusta via di mezzo è impossibile da praticare.
Sono già argomenti causa di liti e di discordie nello scioglimento dei matrimoni, che tuttavia prevedono, da un punto di vista normativo, precisi obblighi chiaramente definiti dalla legge.
I progressisti si erano fatti vanto della tutela del coniuge più debole (che per assunto era sempre la donna), dalla prepotenza e dall’ingiustizia che veniva esercitata dall’uomo. Tutto questo ha creato tutta una serie di abusi e prevaricazioni che spesso sono sfociati nella totale mancanza di tutela del marito nei confronti dell’altro coniuge. Sempre un numero maggiore di uomini si sono visti privare della casa, ma devono provvedere al pagamento delle tasse che gravano sulla medesima; della metà del proprio stipendio ed essere costretti a non avere più una vita decorosa. In casi estremi sono stati ridotti alla miseria ed a diventare dei clochard!
Insomma: summum jus summa iniuria, come sentenziava la sapienza latina!
Non oso nemmeno immaginare quale tipo di situazioni deprecabili possano venire poste in essere da una legge che sembra essere stata scritta da menti criminali! E soprattutto quale tipo di ingolfamento sarà procurato alla già elefantiaca macchina della giustizia italiota.
I media di regime stanno già battendo la grancassa dei diritti conculcati nei confronti degli omosessuali privati, inumanamente, della possibilità di poter adottare un figlio. Che ingiustizia, che abominio, che vulnus creato al tessuto sociale della nazione, la quale perde così di prestigio nei confronti delle altre nazioni più civili ed evolute per l’oscurantismo antidemocratico di una piccola minoranza di Kattolici nostalgici dell’oscuro Medioevo!!
Tranquilli, tra pochissimo il governo presenterà una nuova normativa sulle adozioni per sanare questo sanguinate vulnus e poter dare all’Italia di poter stare assisa la consesso dei popoli degni di questo nome.
Ce lo ha promesso in modo sacramentale e preannunciato con sonori squilli di tromba Maria Elena Boschi parlando alla scuola di formazione del PD.
Del resto si può tollerare che Vendola, sempre schierato su un viscerale anticapitalismo, sulla barricata della difesa ad oltranza della carta costituzionale se ne vada negli USA (!) comperi, come al mercato, un ovulo, lo faccia fecondare dal suo compagno, poi ancora ripagando lo faccia impiantare nell’utero di una terza persona che per loro porta a termine la gravidanza. In pratica tutta una serie di leggi italiane vengono messe sotto i piedi, la Costituzione messa sotto i piedi solo per soddisfare la “voglia” di essere padre. Domanda e la tanto decantata difesa della dignità della donna? E la lotta contro la mercificazione del corpo femminile offeso dalla pubblicità? Pensate che contro questa assurda vicenda si è levata anche la voce sdegnata della vestale dei diritti del femminismo l’ayatollha Boldrini che nelle fila del partito di Vendola è stata eletta. Quando poi Salvini bolla la vicenda come frutto di “disgustoso egoismo” trova la solita risposta in stile ANPI da parte di Vendola: “Non c'è volgarità degli squadristi della politica che possa turbare la grande felicità che la nascita di un bimbo provoca".
Ma la cosa più grave è che in questo paese dove la magistratura di solito è intenta a correre dietro a tutte le più incredibili farfalle[2], non ha avuto un minimo di reazione davanti a tante violazioni di leggi dello stato, messe sotto i piedi dal compagno Vendola. L’azione penale è ormai esercitata solo a senso unico ed alcuni animali sono più uguali degli altri!!
Ma si deve e si farà di più: è già pronta la bozza per la regolamentazione dell’eutanasia senza possibilità, da parte dei medici di obiezione di coscienza: ce lo chiede l’Europa e lo impone il concetto stesso basilare della democrazia!!
Il tutto condito dal silenzio assordante della Santa Sede e della gerarchia ecclesiastica che in tutt’altre faccende affaccendate non degna nemmeno di un commento quello che sembra essere, in modo inequivocabile, un ulteriore colpo di maglio al cattolicesimo. Questa infame religione chiusa, dogmatica, assolutamente intollerante e passatista prima o poi dovrà o evolversi verso una nuova forma di religione dell’Umanità, più democratica, adogmatica ed aperta, o soccombere e sparire per cedere il passo al ritorno del Dio Buono (Lucifero) cacciato dall’arconte osceno e sadico Adonai, il nostro Dio.
I tempi sono maturi e tutte le alte istanze mondialiste stanno lavorando per prepararci questo radioso e fulgido futuro.

Luciano Garofoli






[1] E’ giusto ricordare che il CC è del 1942 ed all’epoca quando si parlava di matrimonio era “scontato” che esso avvenisse tra un uomo ed una donna, per cui non c’era alcun bisogno di riferimento al sesso dei coniugi che si volevano unire nel vincolo matrimoniale. Era la realtà effettuale delle cose.
[2] E’ stata chiamata, qualche giorno fa, in causa dall’Aidaa (Associazione italiana difesa animali ed ambiente) perché un famoso chef televisivo ha fatto cucinare un piccione, al dire loro specie selvatica protetta, come se non si fosse adoperato un piccione da allevamento, ma si fosse andati a caccia di un esemplare selvatico: il senso del ridicolo è stato ormai di molto superato ed anche vilipeso. Statene certi che la causa non verrà archiviata, ma seguirà il suo lento corso facendo solo un mare di pubblicità alla’Aidaa!
 

LIBERTÀ DI STAMPA? (di Piero Nicola)

Ogni tanto si viene a sentire che abbiamo la libertà di stampa. Questa volta, perché sembra che un ingordo voglia appropriarsi di circa il 20% dell'informazione. La Stampa di Torino, già proprietà degli Agnelli, si fonde con il Gruppo Espresso, che possiede 16 quotidiani, due radio e La Repubblica. Anche il Secolo XIX di Genova dovrebbe seguire le sorti de La Stampa.
  Chi si preoccupa sono i giornalisti interessati, perché gli accorpamenti comporteranno una diminuzione del personale.
  Il Giornale, che ricorda d'essere politicamente dalla parte opposta rispetto ai giornali di sinistra antiberlusconiani, ironizza sul fatto che coloro i quali protestarono per i troppi canali in mano a Mediaset ora se ne stanno zitti. E il Direttore Sallusti afferma di non curarsi dell'accresciuta potenza degli oppositori che stanno sotto la guida di Carlo De Benedetti.
  Marcello Foa su Il Giornale pubblica notizie che danno la misura dell'autocensura dell'informazione filogovernativa. Il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov, parlando al Consiglio dei diritti umani dell'ONU a Ginevra, ha denunciato il cattivo uso che venne fatto della Carta promuovendo le Primavere arabe: "una nuova lettura della Convenzione dei diritti umani" per imporre valori non universali, contrari a diritti economici, sociali e culturali.
  Veramente, non mi ero mai accorto che in questo paese ci fosse la libertà di informazione, e mi spiace che Sallusti, Belpietro e Feltri facciano credere che il loro presunto andare controcorrente o contro Renzi o contro il Pd costituisca libertà di dire e di stampare la verità.
  Su questo punto, sono proprio quelli di destra a impedire quanti ancora sarebbero in grado di ragionare con la propria testa, di ascoltare con le proprie orecchie e di vedere con i propri occhi.
  I quotidiani di opposizione alla cultura e alla politica imperante si fondano pur sempre su principi errati, illuministi, liberali; pertanto non possono informare rettamente, pertanto contribuiscono alla corruzione.
  Qualcuno dei ragionanti, udenti e vedenti congetturerà che la censura democratica consista nel tollerare qualche piccola voce veridica, che raggiunge soltanto pochi individui, perché la restante polifonia è unanime nel considerare valevoli diverse fondamentali falsità e diversi errori, ad ogni modo non osa denunciarli andando contro la generale opinione del pubblico, che si regge su quei maligni presupposti come sulle proprie gambe.
  Le cose non stanno nemmeno del tutto in questo modo. Esistono leggi liberticide che impediscono di smentire le imposture legalizzate. È facile citare le nuove leggi che stanno per entrare in vigore sulla sorta di matrimonio tra omosessuali. Dopo la loro approvazione, chi le dicesse cattive incorrerebbe in qualche sanzione legale per aver denigrato la volontà del popolo. Inoltre gli verrebbe imputato il delitto di discriminazione sessuale, equiparabile al razzismo, al bullismo, e così via. 
  Ma diventa sovversivo anche chi afferma invalida una legislazione attuata dagli eletti del popolo sovrano, poiché né il cittadino, né il deputato o senatore sottostanno ad un'etica loro sopraordinata, salvo quella della costituzione, ottenuta con lo stesso criterio che rende arbitri legislatori uomini politici di varia opinione.
   A parte il fatto che la costituzione è soggetta a cambiamento, che fu cambiata (in peggio, p.e. con la modifica dei Patti Lateranensi, e dei "limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare", i.e. marito non più capofamiglia) e sta per essere cambiata, essa contiene disposizioni deleterie. L'art. 21 recita: "Tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure".
  Questo diritto, unito alla libertà religiosa e alla facoltà di formare partiti con ideologie perverse come quella marxista, è chiaramente, di per sé, immorale. Si ammette la propaganda di teorie e credenze false e nocive, quantunque si debbano rispettare le norme vigenti sul buon costume e l'ordine pubblico e costituzionale.
  Un'altra violazione della morale è il diritto di sciopero, che affida alla forza bruta i diritti e i doveri del lavoratore. 
  L'art. 54 prescrive: "Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi".
  Dunque si conculca la libertà di fare apologia di valori che distruggerebbero certe leggi ordinarie  e costituzionali, sebbene tale apologia sia ineccepibile e giustamente dettata dalla coscienza.
  In paesi anglosassoni, si sono già verificate condanne di chi, presumendo di godere della libertà di stampa e di parola, ha negato la liceità dei comportamenti omosessuali.  
  Come osservato sopra, non è la restrizione della libertà ad essere iniqua. Del resto, tutti i regimi devono ricorrervi in qualche modo per preservare la loro esistenza. Iniquo è l'abuso della libertà, come l'abuso che condanna il suo giusto esercizio.


Piero Nicola