venerdì 27 febbraio 2015

A CIVITELLA DEL TRONTO, DOPO LA RESA, FU MASSACRATA L’INTERA GUARNIGIONE di 291 SOLDATI? NESSUNO NE AVEVA MAI SENTITO PARLARE, LE PROVE DOVE SONO? (di Paolo Pasqualucci)

Il dr. Pucci Cipriani, del quale ho sempre apprezzato i caustici interventi di critica del costume e in difesa della nostra religione, in un articolo intitolato “Non mi arrendo!” pubblicato su ‘Riscossa Cristiana’ del 27 febbraio corrente, nel quale annuncia il programma del 28mo incontro nella “Fedelissima” Civitella del Tronto, “grande raduno annuale della Tradizione”, rievocando molto sinteticamente i trascorsi fatti militari, scrive:  “Dopo la caduta dell’eroica Gaeta (dicembre 1860) ancora tre mesi resisterà la “fedelissima” Civitella del Tronto – e non saranno gli obici dei nemici a vincere la gloriosa Roccaforte ma, come sempre, il tradimento interno, come sempre – finché i bersaglieri non passeranno per le armi quel pugno di puri eroi che difesero “usque ad effusionem sanguinis” la bianca bandiera gigliata ricamata dalla Regina Sofia, etc.[…] La fucilazione sommaria avviene dietro la chiesa di Civitella.  Vengono “giustiziati” con la fucilazione alle spalle, come i “traditori”, dall’esercito dei lanzichenecchi piemontesi… padre Zilli da Campotosto […] cadrà sotto i colpi del plotone dei bersaglieri benedicendo, con lo sguardo rivolto al cielo degli eroi, al Regno celeste etc.” (p. 2 di 3, corsivi miei; i puntini non in parentesi quadre si trovano nel testo).
Da queste righe, cosa si deduce?  Se ho ben interpretato, che i bersaglieri fucilarono l’intera guarnigione arresasi, ivi compreso il loro cappellano.  Un’atrocità inaudita:  291 soldati, per di più valorosi combattenti! E come mai nessuno ne aveva sentito parlare, di una simile strage?  Sbalordito dalla notizia, ho cercato di ricostruire sinteticamente i fatti, cominciando con la “Storia militare del Risorgimento” di Piero Pieri, un’opera che resta fondamentale, anche se poco o punto amata dalla saggistica antiunitaria attuale (ma a torto, perché nel I capitolo intitolato “Il risveglio guerresco italiano (1796-1815)” l’autore dà il giusto spazio e riconoscimento alle “insorgenze popolari” dell’epoca) [1].  Ho poi integrato con quanto ho trovato su wikipedia e siti neoborbonici vari, alle voci “Civitella del Tronto” e “Padre Zilli da Campotosto”.
Civitella era una piccola ma massiccia fortezza, posta su un dirupo scosceso quasi imprendibile, in posizione strategica rispetto alla vie di comunicazione. I Piemontesi, nonostante i bombardamenti ed alcuni assalti non riuscirono a conquistarla.  Alle spalle furono anche attaccati (almeno) due volte da bande di civili armati “guidati da gendarmi borbonici”, che cercavano di rompere l’assedio e che furono ogni volta respinte.  Dopo la resa di Messina e di Gaeta (pervenuta la notizia a Civitella il 18 febbraio 1861), Francesco II di Borbone fece avere agli assediati l’esortazione ad arrendersi mediante il generale borbonico Morozzo della Rocca (forse è questo “il tradimento” del quale parla il dr. Cipriani?).  Il 17 marzo era stato proclamato il Regno d’Italia e l’assedio di Civitella era diventato una caso internazionale, esso rappresentava un ostacolo al riconoscimento del nuovo Regno da parte delle grandi potenze europee.  Il 21 marzo la fortezza capitolò e la guarnigione superstite fu presa prigioniera. Risulta una fucilazione, poche ore dopo la firma della resa e prima che lo Stato Maggiore dei vincitori vi prendesse possesso: quella del sergente Domenico Messinelli, che si era rifiutato di eseguire l’ordine di resa (insubordinazione, quindi).  Non sono riuscito a capire se sia stato fucilato per ordine dei generali italiani vincitori o del generale borbonico Della Rocca e se il suo rifiuto si sia concretato in qualche gesto ostile.  In un sito neoborbonico si dice che “Domenico Messinelli e Zopito Bonaventura venivano fucilati per rappresaglia sul piazzale Belvedere, senza formulazione di capi d’imputazione a loro carico e senza processo; poche ore dopo, sette partigiani venivano fucilati alle Ripe di Civitella; i cadaveri rimanevano insepolti.  Le fucilazioni proseguivano nei giorni successivi, dopo la costituzione di un consiglio di guerra composto da sei ufficiali.  Il 3 aprile veniva fucilato padre Leonardo Zilli da Campotosto, negandogli i sacramenti che aveva chiesto”.  I “partigiani” erano evidentemente degli irregolari catturati dai Piemontesi e la fucilazione di Padre Zilli deve molto probabilmente ritenersi collegata all’attivita’ di questi ultimi.  Da questi dati, di fonte neoborbonica, non risulta che le fucilazioni riportate  abbiano avuto di mira i soldati arresisi; colpivano invece gli irregolari che attaccavano con metodi di guerriglia (non ancora diventati “briganti”, scaduti cioè nel tradizionale – e feroce – banditismo centro-meridionale, fenomeno endemico e plurisecolare, non dimentichiamolo).
Da queste pur sommarie ricerche si ricava che:  1.  Non risulta alcuna fucilazione in massa della guarnigione arresasi.  2. Il cappellano della stessa fu fucilato in un secondo tempo, probabilmente in connessione con l’attività degli irregolari borbonici.  3.  Ci furono (molto probabilmente) fucilazioni di alcuni di questi irregolari presi prigionieri.  Si trattava di fucilazioni di rappresaglia, crudele contorno dei metodi spietati messi in genere in opera dai “guerriglieri”, come dimostra la storia.  Considerazione ulteriore: L’assedio di Civitella, fatto di per sé militarmente del tutto secondario, aveva assunto notorietà internazionale perché legato al riconoscimento del nuovo Regno:  lo sterminio della guarnigione dopo la resa non sarebbe di sicuro passato inosservato.  Lo scandalo sarebbe stato enorme.  
La guarnigione constava di circa 500 soldati (382 secondo alcune fonti) con pochi cannoni. Gli assedianti arrivarono ad un massimo di circa 3500 uomini (3379 secondo alcune fonti) con una ventina di cannoni, alcuni dei quali moderni.  I prigionieri furono 291.  Secondo alcune fonti un centinanio circa di difensori riuscirono a disperdersi nei boschi. Un centinaio circa sarebbero stati in totale i caduti borbonici.  In numero minore i piemontesi.  Le cifre sono approssimative.
Circa i prigionieri avviati al Nord, ho letto su vari siti:  “per non più ritornare”.  Sarebbero periti nei “lager dei Savoia”.  La saggistica antiunitaria ma anche antiitaliana (le due cose sono collegate, a mio avviso, perché chi vuole oggi tornare ad un’Italia divisa in regioni-Stato e staterelli, vuol tornare alle divioni e agli odi del passato, mosso evidentemente dall’avversione per l’italiano che non è del suo campanile, della sua regione) – questa saggistica dai toni troppo spesso imaginifici (quanto all’esaltazione del passato e alla demonizzazione dell’avversario), ha fabbricato il mito negativo dei “lager dei Savoia”, nei quali sarebbero stati fatti perire in gran numero i soldati borbonici prigionieri.  Per la documentata confutazione di quest’assurda vulgata, segnalo:  Alessandro Barbero, I prigionieri dei Savoia.  La vera storia della congiura di Fenestrelle, Laterza, Bari, 2012, pp. 366, e in particolare l’ultimo capitolo: Miseria della storiografia, pp. 292-316, che denuncia con validi argomenti il carattere unilaterale e violento di questa “storiografia”, adusa ad uno sconcertante linguaggio da guerra civile).

Paolo Pasqualucci



[1] P. Pieri, Storia militare del Risorgimento. Guerre e insurrezioni, Einaudi, Torini, 1962, p. 726 per Civitella del Tronto.  Pieri non parla di fucilazioni a Civitella.  Se l’intera guarnigione fosse stata massacrata, non credo avrebbe potuto tacere la cosa.

2 commenti:

  1. e Pontelandolfo e Casalduni???

    E perché la pace tra gli Italiani la dovevano portare Galibaldi e i Mazzini e i Savoia, azionati e alimentati dalle 'Confraternite' Massoniche??? Con l' Unità d' Italia, che cosa abbiamo raggiunto, la pacificazione degli Italiani???

    Abbiamo distrutto semplicemente un popolo e una storia gloriosa ( le ombre fanno parte della storia umana- il guaio è quando la storia umama è ridotta tutta a un' ombra....). Domanda: dopo i 150anni di unificazione italica, che cosa resta degli Italiani e della civiltà Italiana???

    Nel Cinquecento Erasmo di Rotterdam affermava "noi uomini di cultura siamo Italiani", ora Italiano è sinonimo di mafia e di corruzione e, se va bene, di pizza e spaghetti! A ognuno i suoi gusti, certo....

    RispondiElimina
  2. non dovremmo dare adito alle testimonianze di storici o testimoni della parte vinta, e credere poi alle storielle programmate da Alessandro Barbera, un giacobino che altro non ha a cuore che far diventare santa una guerra ingiusta

    RispondiElimina