mercoledì 23 marzo 2016

Viaggio nel Novecento italiano (di Duccio de' Neri)

 Il professore Norberto Bobbio, pensatore incensato e profeta incallito dell'antifascismo torinese, sostenne che, per la durata di venti tenebrosi anni, gli italiani furono concentrati nelle umilianti piazze, nelle quali squillavano le detestate orazioni del dittatore Benito Mussolini (truce duce che fu peraltro destinatario di una celebre, adulatoria supplica firmata dal sullodato e quasi adamantino professore).
 La tirannia, che ispirò l'opera (a due divergenti piste) dell'intrepido professore Bobbio, fu bombardata dagli educatori, volanti su aerei detti liberatori. Il bieco tiranno fu giustiziato, nella radiosa primavera del 1945, dalle gloriose mitragliette di fabbricazione americana.
 Fine della storia fascista e addobbo democratico del distributore di piazza Loreto, il sito che è severamente vietato citare senza maledire le vittime appese ai ganci della resistenziale giustizia.
 Per vie misteriose l'ammonizione, che si legge nella Bhagavad Gita – “Krishna disse ad Arjuna tu piangi per chi non merita il pianto” - ha penetrato e informato il pensiero degli storici italiani, persuadendoli a dividere le vittime della guerra civile in partigiani, meritevoli di lacrimosi monumenti, e fascisti giustiziati, per i quali non è lecito esporre segni di lutto.
 Una ferrea legge vieta e condanna, infatti, il nostalgico desiderio di confutare la severa ma buona lezione impartita dagli storici Camera & Fabietti intorno alle differenze che corrono tra gli italiani civili (democratici) e i barbari fascisti.
 L'equanime Renzo De Felice, che, con scientifico distacco, consultò i documenti e ascoltò le testimonianze dei vincitori e dei vinti, fu severamente redarguito, messo a tacere e soverchiato dall'alto grido dei giusti.
 Infine l'impavido Giampaolo Pansa, reo di storica obiettività e di colpevole misericordia verso il sangue dei vinti, fu criminalizzato ed espulso dall'onorato e incensato popolo degli intelligenti democratici.
 Sergio Pessot e Piero Vassallo, superati gli impunibili ottanta compleanni, hanno infine compiuto il proibito viaggio nelle vicende e nei pensieri degli italiani vinti dagli eserciti della plutocrazia e del bolscevismo.
 Gli italiani non furono indenni da modeste colpe e ideologici errori, tuttavia furono condannati e severamente bombardati dai velivoli liberali, finanziati e armati dalle banche strozzine.
 Gli italiani non furono del tutto disertati dalle eroiche ragioni della verità e della giustizia. Ragioni che furono invece nascoste dietro le nubi americane su Hiroshima e Nagasaki, ombre sollevate dai fuochi di un umanesimo a stelle e strisce inteso a risparmiare i soldati schierandoli dietro i fuochi che disintegrarono migliaia di civili inermi.
Il viaggio nel Novecento, influenza intellettuale e politica della rivoluzione italiana nel mondo, il saggio di Pessot e Vassallo, edito in questi giorni dall'intrepido e refrattario Marco Solfanelli, rammenta, infatti, che l'Italia del ventennio, interpretando la dottrina sociale del Cattolicesimo, sfidò e ribaltò la truffaldina e soffocante ideologia liberale, istituendo un'economia corporativa, atta a promuovere la classe dei lavoratori senza diminuire anzi incrementando l'efficienza del sistema produttivo.
 Sconfitto e severamente condannato dalle armi democratiche, il pensiero irriducibile al capitalismo puro sopravvisse (pur dimezzato e occultato) nell'Italia del miracolo economico, prima di svanire negli incubi infurianti nell'Europa liberal-regressista.
 Il fascismo è (ovviamente) innominabile. Lo esige il padrone americano dei nostri destini e dei nostri pensieri. Prima che i riformatori italiani fossero emarginati, vinti, umiliati e diffamati dalle armate liberal, la cultura della terza via compì, tuttavia, un memorabile giro nelle nazioni refrattarie al sistema capitalistico. Ultimamente all'ammirazione degli italiani è proposta invece l'esecuzione dei delicati, metafisici colpi di spillo, che il presidente del consiglio dei ministri,Matteo Renzi, tra un bacio e un abbraccio, appoggia sulle monumentali e massicce natiche della cancelliera tedesca.
 La impertinente gag dello spillo renziano rappresentano la somma e l'acme della finta insorgenza del governo italiano contro la soffocante, carnale tempesta scatenata dall'economia liberale trionfante in Germania.

 L'italiano che immagina la dignità nazionale, nascosta dietro l'imperiosa e impetuosa carne della cancelliera tedesca, può intravvedere (e rimpiangere) la pagina di storia nella quale si contempla un'Italia capace di insegnare al mondo (prima della Germania e senza concessioni al teutonico, efferato delirio) la via d'uscita dalle strettoie della libertà strozzina. Pagine nascoste alla memoria dell'Italia stordita e umiliata dalla storiografia scritta dai vincitori della seconda guerra mondiale e dai loro pedissequi collaborazionisti, e finalmente ritrovate da Pessot e Vassallo.

Duccio de' Neri


martedì 22 marzo 2016

Verità e menzogne intorno alla Chiesa post-conciliare

Smascherare la massoneria e vincerla.
Leone XIII

La misericordia di Dio, così come viene divulgata e propagandata diviene lo strumento per l'abolizione del peccato, partendo da quello originale, che viene inteso e vissuto solo come fatto simbolico, al pari delle dimensioni in cui si troverà l'anima dell'uomo dopo la morte: l'Inferno, il Purgatorio, il Paradiso sono realtà di cui non si parla perché ad esse non si crede.
Danilo Quinto



 I fedeli refrattari al delirio, gridato dagli iniziati ai misteri della mistica neo-vespasiana, sono diffamati, attaccati e messi a tacere dai protagonisti della rivoluzione dello chic-chic, ultimamente elevati alla pia dignità ottriata dall'autorevole interlocutore telefonico di Eugenio Scalfari ed Emma Bonino.
 Irriducibile alla sapienza dei teologi modaioli, Marco Solfanelli, infaticabile/implacabile editore in Chieti, propone la lettura di Verità e Menzogne, una tagliente antologia degli articoli, che Danilo Quinto, ha pubblicato in Chiesa e post Concilio, Corrispondenza romana e La Nuova Bussola quotidiana.
 Capace di identificare e colpire il punto debole dei laicisti, il sagace. refrattario don Mario Tranquillo, autore di una puntuale presentazione, rammenta che Quinto è uno scrittore irriducibile agli avvolgenti e scivolosi pensieri di quei “beneficiari della misericordia bergogliana, che possono permettersi il lusso di non cambiare la loro vita di una virgola per la dicotomia manichea del modernismo”. E commenta: “il cattolico sa che una religione che non gli entra nel cuore e nell'anima non può essere autentica”.
 Quinto è uno scrittore attivo – senza rispetto umano e senza concessioni al tradizional manfrinismo - nella minoritaria, silenziata e calunniata area, dove agisce la ferma opposizione alla teologia modernizzante, intesa ad allontanare i fedeli dalla dottrina ortodossa, facendo passare, tra un pio squillo e un assordante rullio, le novità in discesa rovinosa dalle opinioni stravaganti, elucubrate dagli attori del conciliabolo Vaticano II.
 Al proposito del nuovo corso vaticano, infatti, Quinto non esita ad affermare che “E' stato Satana a indurre la Chiesa conciliare a prostrarsi al mondo, ad ingraziarselo, a comprende e giustificare i suoi diritti in contrapposizione alla legge divina, dismettendo di svolgere il suo ruolo principale, quello profetico: l'annuncio della Verità e della salvezza”.
 Di qui l'irruzione nella scena ecclesiale degli anni sessanta, di un incontrollata/infondata/entusiastica ammirazione dei successi conseguiti dalle magiche ideologie del momento.
 Di qui i gongolamenti dei teologi progressisti, festanti sul palcoscenico mondano, sul quale segnali inequivocabili annunciavano, tuttavia, l'estinzione del venerato progressismo e la conseguente conversione della Russia.
 Davanti alla figura dell'universo ideologico, che mostra le crepe attraverso le quali si perdono i tesori della promettente cornucopia, si spengono gli entusiasmi del mondo illuminato dalla triste goduria. La rivoluzione, infine, retrocede nei paradisi artificiali, inscenati dalle benzodiazepine e dagli anoressanti, le consolazioni ammesse/promosse dalla Banca regnante sull'Occidente post moderno.
 I teologi conciliari intanto rivelano la loro strutturale fragilità e la loro servile illusione: “Troppo oltre si è andati nell'assecondare i desideri degli uomini, con le parole, con i gesti e con le azioni e nel creare aspettative per una Chiesa che servisse l'uomo, come ebbe a dire Paolo VI in un discorso memorabile e perverso, che inneggiava alla Felicità Universale di stampo massonico. Troppo poco si è fatto per salvaguardare i diritti di Dio”.
 Di qui il silenzio con cui i cattolici posseduti dalla timidezza hanno accolto la disgraziata campagna indetta da Emma Bonino al fine di promuovere l'eutanasia legale, “ennesimo, devastante obiettivo del solco tracciato dai radicali per secolarizzare e scristianizzare il Paese. Ma di questi fatti i cattolici non sono persuasi. Anzi sembrano non accorgersi. Più colpevoli loro dei radicali?”
 Il quadro è desolante, tuttavia gli oppositori al vizio, soggiornanti nel disprezzato margine della Chiesa post-conciliare, osano sfidare la gerarchia ecclesiastica, “ormai impregnata di quello spirito del mondo, che giustifica tutto, anche i peccati più inverecondi agli occhi di Dio. … Si sono accorti che Dio non fa sconti a nessuno (nel senso che prevede l'Inferno) neanche ai vescovi e tanto meno a coloro che per pure esigenze di omaggio e di dipendenza al potere intendono seguire insegnamenti contrari ai Dieci Comandamenti, alla Tradizione ed alle Sacre Scritture, oltre che alla dottrina bimillenaria della Chiesa Cattolica”.
 Il libro di Quinto propone un puntuale catalogo degli errori e dei deliramenti ai quali il resto della Cristianità resiste, testimoniando in controtendenza.
 L'ultimo articolo proposto dai curatori dell'antologia è coerentemente intitolato “Z come zombi”, e dedicato alle persone già morte tra quelle che vivono.
 Morti viventi, è la ferma convinzione dell'autore, “sono tutti coloro che antepongono altro alla chiamata di Gesù e quindi non credono nel Padre Suo, nell'unica fede che porta alla salvezza”.
 Il mondo scintillante nel trionfo americano è disceso nella disperata dialettica, che contempla il conflitto tra il vizio delittuoso dell'Occidente e il delitto virtuoso dell'islam, ossia il circolo del delirio, nel quale si inseguono la falsa religione e la filosofia abbacinata. Le storiche, perdenti sfide lanciate dalla cieca disperazione contro la verità cristiana.


Piero Vassallo

giovedì 17 marzo 2016

NINO BADANO TESTIMONE DEL CATTOLICESIMO (di Piero Nicola)

   La vita di Nino Badano (1911-1991) scrittore e giornalista, fu un esempio di fedeltà al Credo e al Decalogo, di difesa dell'unica Dottrina. Torinese, laureato in lettere e filosofia, a 23 anni diresse il settimanale della Gioventù Cattolica Il giovane Piemonte.
  Nella quarta di copertina del suo Viaggio con l'Angelo, stampato nel 1997 da Nuova A.G.P. s.r.l. Roma, vengono riportati i dati biografici riferiti dallo stesso autore: "La prova direttoriale non è durata molto perché una mia telefonata da casa ad un amico, telefonata nella quale commentavo troppo vivacemente un'esortazione di Mussolini a 'odiare', mi ha portato prima in carcere; poi [...] al confino in Calabria. Ero da poco tornato a casa dal confino quando sono stato richiamato, con tutta la mia classe, come ufficiale per la guerra d'Etiopia. Al ritorno, radiato dall'Albo dei giornalisti, non potevo scrivere che nelle terze pagine di qualche giornale coraggioso, come l'Avvenire d'Italia di Manzini, e sulle riviste letterarie più tolleranti, a cominciare dal glorioso Frontespizio, dove ho incontrato amici indimenticabili, come Bargellini, Lisi, Betocchi, Giordani, Fallacara, Bugiani, La Pira, Occhini, Dell'Era, Soffici e altri, a Vita e Pensiero, a Maestrale di Adriano Grande, a Incontro di Vallecchi, a Meridiano di Roma, a Gioventù Italica, a Pro Familia, ecc. Poi è venuta l'altra guerra, che ho cominciato da richiamato sul fronte greco e ho finito nelle baracche di prigionia dei lager tedeschi. Il giornalismo vero e proprio ho potuto riprenderlo soltanto dopo: prima a Torino al Popolo Nuovo, poi a Roma al Quotidiano, che ho diretto per 14 anni, al Giornale d'Italia che ho diretto per tre e poi al Tempo dove sono stato per oltre venti anni fondista".
  Ha pubblicato: Giosuè Borsi, AVE, Roma 1935 e 1940; Ritorno in Africa Orientale, AVE, Roma 1938; I primi giorni della Chiesa e gli ultimi, Volpe, Roma 1973; E abitò tra noi, Volpe, Roma 1980. Uscito postumo: I giorni di Gedeone, Solfanelli, Chieti, 1992.
  Nel tempo seguito al Vaticano II, non sono molti i saggisti autorevoli che hanno esposto Chiesa postconciliare e mondo postmoderno nella luce della Rivelazione, che li hanno coraggiosamente sottoposti al giudizio di Essa. Fra questi laici possiamo annoverare Jean Madiran, Romano Amerio, Plinio Corrêa de Oliveira e qualche altro, ma, indipendentemente dalla superiorità di alcuni nel sapere teologico, essi furono piuttosto soddisfacenti in quanto all'accertamento degli errori perpetrati dalla Gerarchia, insoddisfacenti riguardo alla condizione della Chiesa uscita dal Concilio o al regime politico anglosassone. Essi non hanno sciolto la contraddizione di una Chiesa che agisce come agiscono gli eretici. Mino Badano ha limpidamente accusato i mali religiosi e civili, nelle sue due opere I primi giorni della Chiesa e gli ultimi e Abitò tra noi, con una fermezza inusitata e con un pessimismo, relativo a una tendenza di tempi ultimi, che ha avuto ampia conferma. Per quanto io ritenga che non si possa condividere il suo sostanziale riconoscimento di una Chiesa modernista, di per sé, il processo che egli intenta ai colpevoli è quanto di più esemplare e pacificante per una coscienza netta.
   Sulla copertina del primo dei due volumi suddetti, s'inquadra la profezia che fotografava il presente: "Verrà infatti un tempo in cui non sopporteranno la sana dottrina, ma secondo le loro proprie voglie, si sovraccaricheranno di maestri e, per smania di ascoltare cose nuove, si disgusteranno della verità e si convertiranno alle menzogne" II Tim. IV,3.
  In calce al frontespizio: "Però il Figlio dell'uomo, alla sua venuta, credete che troverà la fede sulla terrà?" Lc. XVIII, 8.
  Il dubbio si accorda al dubbio che la Parusia sia molto vicina, dati i segni premonitori che si possono riscontrare, fra i quali una terribile rarefazione della fede.
   L'apostasia si doveva al clero. I nuovi apostoli, vescovi e cardinali, vengono sbugiardati confrontandoli con i primi apostoli, a grado dei loro Atti seguiti all'Ascensione, come riferiti da san Luca. Presupposto antieretico è l'immutabilità della natura umana e della Legge divina.
   I rilievi riguardano nondimeno il mondo e la sua conduzione. La dimostrazione raggiunge questi risultati: il mondo è necessariamente sempre sotto il dominio del suo principe, il demonio, così come è rivelato; la democrazia è un sistema politico falso ed empio; il clero in massa, dal vertice alla base, ha tradito il Vangelo piegandosi alle istanze del mondo, ossia al disegno diabolico.
  "È difficile disingannare le masse che il materialismo ha dissuaso dall'aspettare un futuro di cui nega l'esistenza e convinto a pretendere tutto nel presente" pag. 10.
  Ma i preti depongono la loro missione; per giunta la corrompono:
  "Nessuno dice a queste masse, tradite dagli annunciatori di una falsa giustizia, che la realtà vera è quella che non si vede; anzi è il contrario di ciò che si vede; che l'inganno del Sinedrio continua; che tra Gesù e Caifa [...] il vincitore era il vinto" pag. 10.
  "Gli apostoli nuovi, anche se non hanno dimenticato la misteriosa promessa ripetuta da Cristo e dagli angeli, non vogliono contraddire i nuovi sinedri, i titolari del nuovo potere che, oggi come allora, negano il Regno che non si vede, e lo irridono nell'ora della sua umiliazione. Perciò nessuno ricorda che Cristo tornerà; che sta per tornare; che il momento della sua venuta è tanto più vicino; perché dire queste cose, significa contraddire il mondo, smentire le sue false promesse, dubitare dei suoi apparenti trionfi scientifici, tecnici, economici, sociali.
  "Per dimenticare questo ritorno del Re [...] si sono persino diminuiti nel culto i momenti e i simboli che dovevano evocarlo e aiutare l'attesa dei credenti" pag. 10-11.
   "Materialisti e modernisti, miscredenti forse inconsapevoli, aspettano il regno di Dio in questa vita [...] Il futuro ch'essi annunciano è l'utopia, una specie di democrazia senza difetti che dovrebbe realizzare in qualche modo i vaneggiamenti degli illuministi i quali, avendo assolto l'uomo dal peccato originale e negando perciò la redenzione non più necessaria, promettevano nella libertà una società futura e pacifica che doveva rendere superflua l'attesa del regno di Dio".
  Nel 2000 le attese politiche sono in parte cadute, contribuendovi l'evidenza del fallimento comunista. Tuttavia l'illusione continua sotto altre forme di diritti e libertà nel campo delle trasgressioni, i cui prodromi erano stati il divorzio e l'aborto. La mira è sempre quella della libertà abusiva e dell'abolizione della colpa, che rende insignificante o vagamente rassicurante l'aldilà.
  "Perciò è proprio questo regno che neoilluministi e modernisti negano o fraintendono" pag. 11.
   I cristiani dovrebbero "insegnare agli uomini [...] a non aspettarsi la giustizia sulla terra, ma a credere e a attendere l'altra, promessa e connessa col regno di Dio che verrà. Questa è la parte degli apostoli: predicare il regno di Dio, significa ricordare agli uomini che la sua giustizia non si realizza prima del suo avvento" pag. 12.
  E tanto meno si realizza la felicità, il godimento della vita, che oggi soprattutto viene promesso o concesso con l'annullamento del peccato.
  Invece: "il regno e la sua giustizia [...] in una vita futura per coloro che avranno sopportato con pazienza [...] Non può esistere una giustizia separabile e distinta dal regno" pag. 12.
  "I Maunier, i Milani, i Gauthier, capaci di tutti gli sdegni e di tutti i rancori [...] annunciano un 'regno di Dio' in questo mondo: cioè contraddicono Cristo" pag. 13.
  "I segni che rivelano la vicinanza del ritorno [di Cristo] si sono moltiplicati.
  "'Falsi cristi e falsi profeti' conquistano gli uomini con i loro prodigi 'così da sedurre (se fosse possibile) anche gli eletti' [...] Anche di questo segno siamo stati preavvertiti. Anche lo scandalo della tentazione degli eletti, la loro debolezza nei confronti di coloro che annunciano Cristo dove non è, ci erano stati preannunciati [...] Di scrutare negli eventi il presagio celeste [...] è stato comandato. Ci è proibito di tradurre i segni in date [...] ma [...] questi segni si vedono: dicono che il regno di Cristo è sempre vicino" pag. 14-15.
  La storia degli Apostoli con le loro elezioni in seno alla Chiesa nega la democrazia. "Quante volte l'elezione dei pastori sarebbe stata migliore se fosse stata affidata alla sorte, anziché a un'urna che nelle sue cupe valve nasconde e assomma gli errori degli uomini e le loro passioni, le ambizioni più o meno dissimulate e le brame più o meno scoperte [...] senza allontanare né impedire le pressioni dei potenti del mondo, le cui ingiunzioni e i cui divieti sono temuti ed ascoltati oggi come lo erano ieri" pag. 20.
  Egli lamenta: "Se almeno gli uomini della Chiesa fossero stati più cauti e guardinghi nel dichiarare la loro fede nei 'diritti dell'uomo' e nei riti del suffragio universale" pag. 21.
  E nomina "i tragici fallimenti delle democrazie e la suprema frode del voto popolare [...] l'incantesimo di una menzogna che sta trascinando l'umanità di sventura in sventura, verso l'abisso di una rovina irreparabile" pag. 21.
  "Anche oggi i testimoni della verità sono scherniti e ingiuriati" pag. 24.
  "La prudenza è una virtù, ma non quando si tratta di rendere testimonianza a Dio e di annunciare il suo messaggio di salvezza per gli uomini" pag. 26.
  "L'antitesi è irriducibile: 'io non sono del mondo; io sono contro il mondo; io ho vinto il mondo'. Per non essere contro il mondo sono pronti ad 'aggiornare' la verità sull'errore: un aggiornamento illecito e impossibile" pag. 26.
  "Dove si vedono i frutti delle loro innovazioni, delle loro condiscendenze ai nuovi miti? Quali sono le conquiste delle nuove catechesi? [...] Adeguano la loro predicazione sui vangeli del mondo" pag. 29.
  L'accusa è gravissima quanto valida. La conseguenza non sarebbe eludibile. Bisogna che della generale conduzione ecclesiastica sia responsabile il vertice. E come esso può fare un male assoluto, commettere un alto tradimento? Nino Badano non osa porsi il quesito.
  "Eccoli i segni della nuova predicazione: [...] sono cristiani che chiedono una legge morale meno austera, per il matrimonio, per i figli, per l'obbligo della messa..." pag. 29.
  "Hanno preso il sopravvento gli apostoli modernisti, convinti della nuova pentecoste dell'89" pag. 29.
  "Il vescovo Fragoso [...] s'accontenta di vedere i cristiani, affidati alle sue cure spirituali, perdere la fede, purché diventino marxisti. E nessuno lo rimuove dalla sua cattedra: nessuno impedisce a questo apostolo traditore di predicare un antivangelo materialista e ateo. Senza limiti è l'indulgenza verso le eresie dei nuovi apostoli" pag. 31.
  "I nuovi apostoli [...] non accusano il mondo deicida del suo peccato; lo adulano, lo corteggiano; ne difendono i vizi e gli eccessi, ne lodano e condividono le contestazioni e la frenesia di benessere" pag. 32.
  "Nuovi catechismi concilianti [...] nuova morale senza condanne che pretende di conquistare tutti con una tolleranza sconfinata" pag. 32.
  "Vi sono oggi apostoli e cristiani che vogliono essere più misericordiosi di Dio; rinnegano le passate severità della Chiesa; discriminano persino i Santi" pag. 33.
  "Oggi troppi pastori non solo restano muti di fronte all'apostasia dei cristiani convertiti al materialismo, ma giustificano questa apostasia; tanto hanno paura di contraddire il mondo, che non solo rinunciano a condannarlo, ma lo incoraggiano nei suoi vaneggiamenti" pag. 34.
  "La pastorale postconciliare ha ripudiato la severità, tranne che nei confronti dei tradizionalisti, sui quali si rovesciano i rimbrotti e i castighi risparmiati agli eretici" pag. 35.
  "L'assoluzione che i nuovi apostoli impartiscono al mondo ha reso anacronistici gli ammonimenti dei santi" pag. 35.
  Questa sopravvalutazione del mondo, non battezzato o fuori della Grazia, era stata ben affermata dal Concilio in termini di eresia del pelagianesimo.
  "I novatori [...] hanno rimosso le antiche condanne [...] Non cercano più di convertire gli uomini alla Verità: si sono convertiti loro all'antiverità [...] Le masse non diventeranno cristiane, finché non torneranno cristiani i predicatori" pag. 36.
  "L'assoluzione del mondo ha anche un'altra faccia; contempla un processo alla Chiesa [...] a cui si fanno risalire tutte le colpe [...] Colpa della Chiesa di ieri è di non aver saputo precorrere quell'ansia di giustizia terrena di cui si è fatto interprete il socialismo" pag. 39.
  "Annunciatori di un 'cristianesimo materialista' [...] Severissimo il giudizio dei nuovi censori sui papi e sui santi che hanno combattuto le eresie" pag. 41.
  Adesso si fa di molto peggio con la malizia: si assolve un san Pio X come un povero malaccorto, in fondo, buono e benintenzionato; di San Tommaso, i teologi in cattedra travisano bellamente la dottrina, connivente Bergoglio.
  "Si revocano scomuniche secolari, si abroga il giuramento antimodernista e si avviano revisioni anche per le condanne di Lutero" pag. 41.
  Il modernismo: "la sintesi di tutte le eresie, ora riabilitata" pag. 42.
  "Non è papa Giovanni che in uno dei suoi appunti su Pier Damiani, dottore della Chiesa, annota con inattesa insofferenza 'che mai avrebbe potuto essere uno dei suoi santi'? Ecco i frutti di queste epurazioni e di queste condanne postume fatte in nome dell'indulgenza; è proprio sotto il pontificato di papa Giovanni, che non riesce a pregare San Pier Damiani, che l'eresia neomodernista divampa rovinosamente [...] la Chiesa incomincia a vivere la sua ora delle tenebre" pag. 42.
  Il libro ha 217 pagine. Tutte da leggere. Ho preferito soffermarmi sulle prime e scorrere a volo le altre. Dove abbiamo che "il 'comunismo' dei primi cristiani è il contrario" del comunismo marxista, di tutti i giustizialismi e sindacalismi; "il regno di Dio [...] è vicino per tutti, non più lontano della morte"; "gli uomini che si sono dati ordinamenti civili fondati sull'inganno, non meritano prodigiosi ammonimenti dal cielo"; "dov'è oggi questa fedeltà all'esempio? Cercano ancora la rassomiglianza col Maestro, gli apostoli progressisti?"; "una predicazione senza miracoli, segnata di sterilità, è la conseguenza e il castigo dei mutamenti portati a una missione che non poteva mutare"; "la Chiesa che approva e benedice costituzioni civili che si esaltano nel nome di una libertà senza Dio; che elogia democrazie le cui leggi sono la negazione del decalogo"; i fedeli martiri del socialismo "procurano soltanto fastidi, perché con la loro ostinazione disturbano gli accordi che i grandi vogliono stringere coi persecutori"; "la prigione del conformismo, della viltà, di rispetto umano, della pavida sottomissione alle leggi del mondo"; "la mitologia materialista e mondana della giustizia in terra, dell'eguaglianza sociale, del pacifismo, della libertà contro l'autorità"; "conciliare l'inconciliabile, il discorso della montagna coi messaggi di Marx, dei Mounier, dei Teilhard de Chardin"; "bisogna cedere, dicono, su ciò che non ha importanza, per salvare ciò che conta di più. Dicevano lo stesso i 'lapsi' del III secolo"; "non è vero che il cedimento avvenga su cose poco importanti: è sull'essenza della verità"; "chi osa ancora oggi esortare al 'rispetto' dei padroni, e dei 'padroni intrattabili'", "'cosa gradita a Dio'"?; "'mogli siate sottomesse ai vostri mariti, come si conviene nel Signore'", "'perché il marito è il capo della donna'"; "vi sono sempre dei sinedri che proibiscono di testimoniare la Verità. A vietarne l'annuncio oggi è il materialismo imperante; è il progressismo strapotente, che inebria le masse con gli eccitanti della libertà, dell'uguaglianza... toglie loro l'ultima libertà, quella dello spirito e l'ultima ricchezza, la speranza in un'altra vita dopo la morte"; "hanno sostituito la sociologia alla dogmatica e la psicanalisi alla morale"; "non hanno più neppure il coraggio di condannare le sfrenatezze sessuali", "in confessionale autorizzano i giovani alle esperienze prematrimoniali"; "missionari che predicano l'equivalenza di tutte le religioni"; i "nuovi leviti" rendono testimonianza all'antivangelo, annunciano il regno dell'anticristo; "tanto perfettamente si sono mimetizzati coi mondani, questi nuovi preti, che è quasi impossibile riconoscerli"; "contro la depravazione dei costumi che le leggi civili tutelano e favoriscono" gli uomini della Chiesa avanzano "flebili rimostranze" rivolte "soltanto alle conseguenze non alle cause, non ai principi accettati e persino elogiati"; "sembra si annunci l'ora dell'anticristo"; "parlano non dell'altra vita ma di questa; non dell'anima ma del corpo"; "la Gerarchia non apre bocca, non deplora, non dissente" - l'omissione è, almeno, errore grave in materia grave - "la fede" "è contraria a che i lavoratori considerino il benessere come la conquista unica e preminente della vita"; "il mistero della redenzione è fondato su una divina ingiustizia; l'ingiustizia del giusto sacrificato per i peccatori, dell'innocente che paga per i colpevoli"; "'i fautori dell'errore non sono ormai da cercarsi tra i nemici... ma si celano nel seno stesso della Chiesa'"; "è il Getsemani della Chiesa", "la Passione è cominciata"; "oggi Simone il mago non è più minacciato di maledizione. La democrazia è tollerante, perché è scettica, non crede alla verità"; "in tempi di democrazia si vuole che anche la Chiesa sia tollerante coi nuovi simoniaci non meno che con gli eretici"; "il tempo delle condanne è finito, dicono"; "collegialità smentita", "rivelata la sua impotenza a riconoscere la verità e ad evitare l'errore"; Pietro "respinge la tentazione di modificare gli ordini di Dio con pretesti ecumenici, per rendere meno difficile la conversione dei giudei"; "'sei pieno d'ogni frode e d'ogni menzogna, o figlio del diavolo e nemico d'ogni ingiustizia; quando finirai di sovvertire le giuste vie del Signore?' Ecco il dialogo degli apostoli, annunciatori della verità con i profeti della menzogna" - basterebbe la fattiva negazione dell'esistenza degli eretici per dichiarare reprobi i negatori - "che cosa potrebbero dire quelli che hanno abrogato le condanne contro gli eretici e apostati... e ripetono di preferire l'eccesso di indulgenza all'eccesso di severità...?"; "dalla democrazia gli apostati modernisti hanno contratto il virus mortale del dubbio sistematico"; "la fede di Paolo che acceca Elima, e quella degli apostoli nuovi che si astengono di confutare gli odierni maghi 'pieni d'ogni frode' non sono uguali"; "nell'ultimo concilio, come nel primo, 'alcuni venuti dalla Giudea' hanno tentato di imporre mutamenti al messaggio della Chiesa"; "il dogma è insidiato sui temi sui quali gli eretici si sono staccati dalla Chiesa" - purtroppo il dogma è stato contraddetto fin dal Concilio - "resa compiacente ai nuovi dogmi del mondo; la fine dell'autorità; la divinizzazione della libertà, dell'uguaglianza, del lavoro... del suffragio universale, suprema frode di ordinamenti fondati sulla menzogna"; "massonica Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo dell'ONU"; "la democrazia ha divinizzato le masse"; "rinnegare il valore della Volgata, significava accogliere una delle rivendicazioni sostanziali della Riforma"; "conferenze episcopali ormai libere di promulgare anche proposizioni eretiche nei catechismi nazionali e nelle versioni scritturali dei nuovi messali in vernacolo"; "il gesuita eretico e bestemmiatore, non condannato, Teilhard de Chardin, ha scritto..."; "Gesù... non è un pacifista da obiezioni di coscienza e da condanna di tutte le guerre"; "Gedeone e Davide, Sansone e i Maccaberi, tutti guerrieri terribili, la cui forza era dono di Dio e aveva il sigillo di una sua missione"; "gli uomini erano meno lontani da Dio negli anni della sofferenza e della guerra, di quanto lo siano oggi nel benessere diffuso... meno menzogna allora di oggi. Lo spirito di rivolta e di lotta non devastava allora, come devasta oggi, senza ragione, la società e le famiglie"; "gli uomini non cambiano, e chi dice che cambiano, mente"; "ecco l'eresia di coloro che vogliono correggere la verità per renderla accettabile agli increduli. Hanno modificato i comandamenti, per non essere contraddetti dai nuovi dogmi" - l'operazione è stata generale - "prova eroica a cui sono chiamati tutti i cristiani... sul piano della testimonianza alla verità, non prevede attenuazioni o tolleranze"; "chi annuncia e promette un regno di Cristo, cioè un regno di giustizia, in questo mondo, contraddice Cristo; contraddice la Verità"; "i successi dei riformatori sono andati molto al di là della previsione del pontefice santo [Pio X]... potremmo chiederci che cosa sia rimasto 'd'intatto nella Chiesa che non sia stato secondo i loro principi riformato': secondo i principi di quel sistema che, diceva ancora il Papa, 'nessuno si stupirà se Noi definiamo sintesi di tutte le eresie'"; "ciò che il Papa non ha previsto... era l'insolente rivincita che i progressisti, discepoli e continuatori dei modernisti da lui domati, avrebbero trionfalmente ottenuto; era che gli eretici avrebbero sopraffatto gli obbedienti e i fedeli. Indizio anche questo, forse estremo, dell'adempimento che matura".
  Sette anni dopo uscì E abitò tra noi (1980). Vi si ripercorre la vita del Redentore narrata dai Vangeli, con una visione attuale dei luoghi lungo un pellegrinaggio. Il commento, che respinge le esegesi razionaliste ed è liberato dalle difficoltà più o meno artificiose, conferma i giudizi sul presente dati precedentemente.


Piero Nicola

mercoledì 16 marzo 2016

Finiani dopo Fini: Giorgia Meloni

Una sola è la destra e vi appartengono tutti coloro che la Religione, il bene e la gloria dello strato hanno in mira.
Clemente Solaro della Margarita


 Il riscatto della città di Roma, oggi discesa al rango di Topolinia, è la riparazione dei danni ingenti causati dalle licenze concesse dal potere non vedente o complice agli autori dello sfregio e del furto inurbano: malavitosi, speculatori, faccendieri, costruttori selvaggi, portaborse, funzionari oziosi, insaziabili clientele, vandali e teppisti, preti modernizzanti e silenti.
 Ora è evidente che la riparazione dei danni è stretta competenza di persone esperte e non di demagoghi urlanti e squillanti.
 Guido Bertolaso si è dimostrato capace di affrontare e risolvere i problemi posti da amministratori incapaci e/o corrotti, e pertanto può candidarsi legittimamente a sindaco di una città intorno alla quale si sono stretti i nodi dell'inefficienza e della corruzione.
 Vigorosa giornalista e ardente parlatrice, l'onorevole Meloni rappresenta la politica politicante in una scena cittadina, che esige l'intervento di amministratori capaci di attivare un apparato amministrativo a dir poco lento e farraginoso.
 Alla finestra dei curiosi si affaccia il sospetto che l'onorevole (a suo tempo finiana) Meloni sia erede della gelosia e degli associati malumori, che hanno suggerito a Gianfranco Fini di cercare fortuna nell'ufficio del presidente Giorgio Napoletano.
 L'onorevole Meloni ha (certamente) una perfetta conoscenza della storia missina e post-missina, dunque sa che la destra minoritaria ottenne un dignitoso successo politico dopo le elezioni del 1958, perché la dirigenza (costituita da Arturo Michelini, Ernesto De Marzio, Nino Tripodi e Nicola Foschini) decise di svolgere (insieme con i monarchici di Alfredo Covelli e Achille Lauro) l'unico ruolo possibile, cioè la contrattata subalternità al potere democristiano.
 L'onorevole Meloni conosce altresì la storia della sollevazione almirantiana che, alla vigilia del congresso nazionale del Msi (Genova 1960) fu causa della sospensione del congresso e della caduta del governo monocolore di Ferdinando Tambroni. La stizzosa insorgenza almirantiana fu causa involonaria del conseguente avvio della politica di centro-sinistra. Vicenda ricostruita da un attendibile testimone, il giornalista e storico Luciano Garibaldi.
 L'onorevole Meloni non può ignorare, infine, l'efficacia disintegrante esercitata dall'irriducibile intransigenza dei fedelissimi, dopo che Almirante diventò erede della politica di Michelini, inflessibilità da cui discese la dissoluzione della destra unita, faticosamente organizzata dallo stesso Almirante nei primi anni Settanta del secolo scorso.
 La storia dell'intransigenza a destra è una storia di azzardate candidature al comando e di amari insuccessi, ossia la storia della superba illusione che ha ottenuto, ultimamente, un patetico risultato: la grottesca subordinazione di Fini a Napolitano.
 Alle insorgenze contro Silvio Berlusconi soggiace nuovamente l'eterna illusione di conquistare il cuore del popolo moderato mediante l'elevazione quasi infantile di squilli estremi.
 Berlusconi non incarna il sogno della destra ideale. Purtroppo i suoi collaboratori e gli alleati competitori non sono migliori di lui. D'altra parte il problema della successione è ineludibile, vista l'età dell'attuale guida politica del centrodestra.
 Certo è che l problema della successione non può essere affidato a precipitosi sfasciacarrozze e/o a politicanti di rango addirittura inferiore a quello di Berlusconi.
 Si scopre infine che nel centrodestra non si è manifestato un uomo politico dotato dalle caratteristiche del vincitore (e neppure del competitore) e che all'orizzonte si affaccia un futuro difficile, in cui gli esponenti della destra dovranno dedicarsi alla riflessione della loro attualmente labile identità.

 Si apre una fase in cui gli esponenti della cultura devono fare un passo avanti e disegnare il profilo dignitoso di una destra capace di affrontare le sfide del nichilismo avanzante dall'ovest del pianeta.

Piero Vassallo 

domenica 13 marzo 2016

Le pie gobbe degli ecumenici cammelli

Cammelli maestosi e gongolanti cammellieri sono accolti, applauditi e incensati da senatori meningitici, da vescovi frastornati dal tam tam vaticano intorno alla identità mutabile (ossia asserviti all'imperialismo del pensiero nomade), da giornalisti intossicati dalle veline governative e fulminati dai supremi editti onusiani.
 In un sontuoso sito cattolico si legge, intanto, una tortuosa, oscura sentenza (forse di stampo cosmopolita) che altera e capovolge la nozione di provvidenza storica, creatrice delle nazioni: “economia, libertà personale, flussi migratori, fanno parte di un unico sistema, che è il Creato”.
 Il monocolo buonista contempla un universo alterato da illuministi di sacrestia e felicemente aperto ai migranti maomettani. Lo sguardo islamico vede intanto il futuro di un mondo assoggettato alla dura legge dei credenti.
 Purtroppo l'apparizione dei cammelli desta un democratico capogiro, incrementa l'euforia conciliare, agita la scolastica buonista/masochista, consola la desertica stupidità degli atei, eccita cronisti mondani, promuove l'acquiescente conformismo, riscalda l'urgente pusillanimità dei governanti democratici, fa squillare il pentagramma della codardia borghese, incensa l'oblio e/o il disprezzo della patria cristiana, rinnova la cupidigia di servilismo
 La democrazia, propriamente detta mal francese, è finalmente rovesciata nell'ascolto del verbo  islamico e nella festante attesa di severe sottomissioni.
 Sulle ceneri della dignità occidentale gli applaudititi cavalieri del deserto attraversano, galoppando  indisturbati,  le porte aperte dallo storico oblio delle truci invasioni islamiche, delle crociate e delle battaglie navali vittoriosamente combattute e vinte dai cristiani. La gloria di Lepanto si rovescia nella insensata, masochistica accoglienza.
 Il pacifismo chic abbassa i pantaloni democristiani e strappa  le mutande sociali. Ecumenismo belante e melensa pietà si stringono in un nudo e passivo abbraccio.
 Refrattari al canto della diserzione, osservatori turbati e invincibili curiosi si chiedono quali siano le ragioni dell'entusiasmo ecumenico per l'islam.
 Gli studiosi europei conoscono la purissima stupidità del corano mentre i viaggiatori hanno contemplato i desolanti, feroci effetti dell'etica maomettana. Conosciute le sofferte testimonianze degli studiosi e dei viaggiatori, insorgono i cattolici refrattari, i quali tentano di capire la cause di una curiosa e inspiegabile infatuazione clericale.
 Gli occidentali, che danno in escandescenza se un (raro) vescovo critica civilmente i non edificanti usi di Sodoma o le squallide capriole genetiche di stampo americano, sopportano in perfetta tranquillità la minaccia islamica.
 L'etica del Cristianesimo è spinta (dai poteri forti) al soffocante e feroce abbraccio di una religione cervellotica, il cui libro fu scritto da un imbroglione, che arruolava eretici marginali, caprai ignoranti e lestofanti, spacciando le sue crisi epilettiche per estasi mistiche.
 Quale meccanismo esercita un potere capace di capovolgere la testa e rovesciare il giudizio insofferente dell'uomo occidentale? Per effetto di quale segreta spinta l'uomo che rifiuta la mitezza cattolica si abbandona ad una religione dell'assurdo e della devastante ferocia?
 Per risalire alle cause del successo islamico in occidente è forse utile rammentare l'effetto ammollente e castrante esercitato dalla cinematografia di Hollywood nella mente degli spettatori italiani liberati.
 I ballerini, che festeggiavano l'occupazione americana abbandonandosi alla triste e umiliante  ginnastica del bughi-bughi, rappresentavano l'antitesi degli uomini che, in guerra, si erano battuti eroicamente per arrestare l'invasione di quei pederasti a stelle e strisce nei quali Curzio Malaparte – autore del romanzo La pelle – vedeva i vincitori della seconda guerra mondiale.
 La propaganda americana è stata capace di miracoli strabilianti. Ci ha fatto credere, ad esempio, alla bontà delle bombe liberatrici e all'onesto uso delle atomiche (umanitarie) sganciate su Hiroshima e Nagasaki, per scongiurare l'impegno rischioso delle pregiate truppe americane in feroci battaglie sul suolo nipponico.
 Nell'agosto del 1945 democratici e pacifisti hanno applaudito le terrificanti bombe sganciate sui civili giapponesi al fine di scongiurare i rischi associati a un eventuale sbarco americano in Giappone.
 Miracoloso è anche l'ecumenismo filo-islamico rovesciato dai persuasori occulti sull'Europa laica e (debolmente) cristiana. 
 Un utile contributo alla conoscenza delle ragioni a monte della capitolazione occidentale è offerto da Islam e massoneria, un ruvido ma avvincente saggio pubblicato da Mario Di Giovanni nella collana editoriale del centro studi Jeanne d'Arc, attivo in Milano.
 Di Giovanni rammenta che gli intellettuali di sinistra sono passati dalla rivendicazione dei diritti dei lavoratori alla propaganda dei (presunti) diritti pederastici e dalla difesa dei salari alla difesa della fecondazione onanista.
 L'autore di seguito dimostra che “questo [l'adesione al pervertimento americano] non sarebbe bastato per sopravvivere politicamente dopo la cancellazione dell'Unione Sovietica … I post-comunisti hanno così fatto proprio il progetto di un mondo globalizzato, operazione costata loro poca fatica, perché il progetto mondialista nasce nei santuari del neocapitalismo internazionale”.
 Al proposito Di Giovanni cita un testo dell'autorevole Guido Vignelli, secondo cui la rivoluzione post comunista contempla la sovversione di un'Europa “rimasta ancora troppo cristiana”, ossia “una rivoluzione culturale che dissolva l'Europa privandola della propria identità e sovranità”.

 Di qui l'alleanza dei poteri forti (un basso impero, costituito dal club degli strozzini e e degli speculatori, dalla folla dei masochisti, dalle cattedre degli intellettuali fulminati, dalle massonerie da vespasiano e da salotto, dalle scolastiche luterane e anglicane, dai produttori di film pornografici, dall'editoria nichilista) e il loro schieramento contro la civiltà cristiana. Di qui, infine, l'apertura dei confini europei alla castigante invasione maomettana. 

Piero Vassallo

venerdì 11 marzo 2016

Difesa della vita, difesa della religione

Se la struttura sociale della Chiesa perde il suo carattere soprannaturale per laicizzarsi, secolarizzarsi e mondanizzarsi, il punto finale di questa metamorfosi, o più esattamente di questa caduta, è l'apparizione di un tipo di società che, composta di individui, usurpa il nome di cui essa favoleggia e non è più di fatto che un agglomerato, un cumulo, una giustapposizione di atomi, una dissocietà.
Marcel de Corte


 Nella pia ansa del deserto sociale e mentale, sussurra e mormora debolmente un'avventizia scuola di pensiero, costituita intorno all'autorevole detto “chi sono io per giudicare?”.
 Ultimamente il pensiero piamente debole è impegnato nella severa ricerca (telefonica) dell'acrobatico compromesso con gli incubi emanati dalla involuzione sodomitica concepita dalla illuminata scolastica radical chic.
 Alla tentazione clericale di raggiungere una telefonica intesa con la spettrale avanguardia costituita da Emma Bonino e Giacinto Pannella, si oppongono gli strenui difensori dell'indeclinabile tradizione [1].
 Ai cattolici refrattari si sono associati ultimamente alcuni battitori liberi, fra i quali l'autorevole scrittore e giornalista Giuliano Ferrara (un pensatore geniale, che da anni i cattolici leggono con cuore amico e riconoscente).
 Ferrara insorge contro l'aborto, “pena di morte senza processo e procedura liberante sopra tutto per i maschi” e confuta il delirio genetico di stampo omosessualista, dimostrando che l'utero in affitto è “l'approdo di una galoppata nell'indicibile, cioè nel fattibile tecnico diventato diritto”.
 Identificata la fonte mitologica (tecnocratica) dell'inversione del diritto naturale, Ferrara sostiene che, nella luce del pensiero capovolto, “il fattibile tecnico diventa diritto, dunque moralmente ammissibile”.
 Ferrara rammenta al proposito che “la teoria del piano inclinato è impeccabile, perché se apri la porta alla famiglia senza il crisma del matrimonio e dell'amore unitivo e procreativo, inevitabilmente ti ritrovi, dati i progressi della bioingegneria, di fronte al problema della fabbrica dei bambini”.
 Una società intossicata dallo scientismo e devastata dal magismo pulsante nel pensiero debole, corre incontro all'orizzonte capovolto, che è disegnato dall'astratto, inappagabile desiderio di procreare, che agita e tormenta le coppie omosessuali.
 Il desiderio naturale delle coppie contro natura è appagato grazie al contributo della scienza alterata e sconvolta, che ricorre alla prestazione “di una donna oggettivata e deresponsabilizzata nella sua corporeità, come soggetto contrattuale neutro di fronte alla natività umana o filiazione, parodie dell'Incarnazione e della sua altissima metafora carnale e spirituale”.
 Di qui l'invito, rivolto da Ferrara a coloro che nutrono dubbi sull'evoluzione della morale contemporanea, “ad argomentare serenamente la loro posizione critica verso l'utero in affitto”.
 A dire il vero il legislatore, che riconosce la liceità della procreazione alienata, scoraggia il qualunque tentativo inteso alla ricerca di un'efficace difesa dal mortifero delirio, che infetta la società illuminata dalla perversione fantascientifica.
 L'orizzonte delle società abortiste è visibile nelle nazioni della presunta avanguardia europea, nelle quali la catena dinamica aborto-immigrazione ha causato il regresso, che contempla la prolificità aliena, che, in alcuni paesi, sostituisce già la patologica oscillazione tra frenetica sodomia e contraccezione pura. Il futuro della civiltà, pertanto, risiede nelle comunità cattoliche, irriducibili alla suggestione castrante e suicidaria emanata dalla retroguardia sedicente progressista.

Piero Vassallo




[1]          Fra i tanti meritano una speciale citazione Paolo Pasqualucci, padre Antonio Livi, don Emanuele du Chalard, i francescani dell'Immacolata, Danilo Castellano, Pucci Cipriani, Maria Guarini, Giovanni Torti, Roberto de Mattei, Tommaso Romano, Fausto Belfiori, Antonio Socci, Pietro Giubilo, Valentino Cecchetti, Matteo D'Amico, Guido Vignelli, Luciano Garofoli, Normanno Malaguti, Luigi Torre, Paolo Deotto, Roberto Dal Bosco, Elisabetta Frezza, Piero Nicola e Marco Solfanelli.

mercoledì 9 marzo 2016

UMBERTO ECO, IL POTERE E IL DEMIURGO (di Piero Nicola)

  La dipartita di Umberto Eco da questo mondo ha riproposto al vasto pubblico il cattedratico e scrittore come studioso e artista eminente, gloria nazionale. Nella generale esaltazione, il suo professato ateismo, manifestatosi col funerale al Castello Sforzesco, è stato ignorato dai soliti cattolici, che antepongono gli onori mondani, il rispetto umano alla testimonianza e alla coerenza della Fede, la quale non ammette suoi detrattori. Qualcuno si è dispiaciuto perché al grand'uomo non hanno assegnato il premio Nobel. A noi ciò non fa né caldo né freddo. Specie ultimamente, abbiamo avuto premi Nobel affatto risibili. Tuttavia la parolona Nobel fa impressione, induce i pigri a visitare il maestro scomparso andando ad abbeverarsi alle sue fonti tossiche. 
  Quindi non sarà vano gettare adesso uno sguardo sul personaggio Eco. Lo faccio attraverso il suo romanzo-saggio Il Pendolo di Foucault (1988).
  Il lavoro, che tratta dell'esoterismo e delle sue vicende storiche, presenta una conclusione formulata dal soggetto narrante. Tutto l'occultismo al fondo contiene il nulla; il mistero rimane irraggiungibile. Perciò le iniziazioni e le scienze che otterrebbero prodigi e poteri soprannaturali sono tutta una montatura, in buona o in malafede.
  Fin qui saremmo d'accordo. Sennonché il grand'uomo comprende nella negazione sia gli effettivi grandi poteri umani che si tengono nascosti per le loro trame, sia la trascendenza, la metafisica, Dio, e anche le opere demoniache. Egli accetta un mistero impenetrabile, per niente rivelato, e fa di peggio col suo pessimismo integrale. Quando parla del mondo manifesto, lo considera una cosa mal fatta, opera d'un demiurgo cattivo o maldestro. Umberto Eco è disposto a salvare soltanto qualche momento felice della vita, un'occasione colta quasi per caso, di solito nemmeno riconosciuta e conservata come reliquia che giustifica un'esistenza. Il resto è fallimento e disperazione.
  I personaggi principali sono tre. Il protagonista Casaubon, entrato all'università due anni dopo il Sessantotto, prepara una tesi sui Templari, inizia una collaborazione con un editore, ripresa e ampliata dopo essersi laureato. Jacopo Belbo impiegato della stessa casa editrice, fu adolescente al tempo dello sfollamento e dei partigiani, soffre il rammarico delle sue occasioni perdute, imputate anche a viltà. Diotallevi, ebreo cultore della cabala, lavora insieme a Belbo nel vaglio dei dattiloscritti.
  La narrazione parte dai giorni che precedono di poco l'epilogo della vicenda, per svolgersi quasi completamente nel ricordo; il che obbliga il lettore a un esercizio mnemonico notevole, cui si aggiunge la difficoltà dell'ampio uso della terminologia specialistica, che renderebbe necessaria la consultazione delle enciclopedie. La trama assai semplice viene inglobata in una estesa, enciclopedica esposizione delle dottrine, dei miti, delle pratiche misteriche e delle loro storiche successioni. Episodi e inserti non funzionali all'opera forse le danno un certo respiro, ma ne accrescono la lunghezza (500 pag.) e rendono faticoso riprendere i fili del racconto. Eco sa scrivere, sa essere brillante nello stile come molti altri, tuttavia le pecche non mancano.
  Nel museo delle arti e dei mestieri a Parigi, Casaubon si è lasciato chiudere dentro di notte, clandestino in attesa di una imprecisata rivelazione: "Accendevo la pila ogni tanto. Mi sentivo come al Crazy Horse, a tratti una luce improvvisa mi rivelava una nudità, ma non di carne, bensì di viti, di morse, di bulloni. E se di colpo avessi illuminato una presenza viva, la figura di qualcuno, un inviato dei Signori..."
  "Un porta pipe con tante piccole clessidre dalla strozzatura allungata come una donna di Modigliani,con un materiale impreciso dentro..."
  "Grande orgia di bocche ridotte a puro dente che si inchiavardano l'una contro l'altra, in uno spasimo fatto tic tac come se tutti i denti fossero caduti per terra nello stesso momento".
  Non è trascurabile l'inverosimiglianza di un lungo brano in cui il protagonista, che ha assistito a un evento straordinario, appare indeciso se l'abbia vissuto o se l'abbia fantasticato. Né il nodo verrà sciolto in seguito.
  Per il contenuto, presto incontriamo le osservazioni inaccettabili:
  "Il Demiurgo, l'odioso prodotto della Sophia, il primo arconte, Ildabaoth, il responsabile del mondo e del suo radicale difetto, aveva la forma di un serpente e di un leone, e i suoi occhi gettavano una luce di fuoco. Forse l'intero Conservatoire [il museo] era un'immagine del processo infame per cui, dalla pienezza del primo principio, il Pendolo, e dal fulgore del Pleroma, di eone in eone, l'Ogdoade si sfalda e si perviene al regno cosmico, dove regna il Male. Ma allora quel serpente, e quel leone, mi stavano dicendo che il mio viaggio iniziatico - ahimè à rebours - era ormai terminato, e tra poco avrei visto il mondo, non come dev'essere, ma come è" (pag. 19).
  "... dare un senso al disordine della nostra creazione sbagliata" (pag.21).
  Storia dei Templari presa con tono ironico, ma volgare e blasfemo: "Tutto succede con san Bernardo. Avete presente san Bernardo, no? Grande organizzatore, riforma l'ordine benedettino, elimina dalle chiese le decorazioni, quando un collega gli dà sui nervi, come Abelardo, lo attacca alla McCarthy, e se potesse lo farebbe salire sul rogo. Non potendolo, fa bruciare i suoi libri. Poi predica la crociata, armiamoci e partite... [...] Non lo posso soffrire, se era per me finiva in uno dei gironi brutti, altro che santo. Ma era un buon press agent di se stesso, vedi il servizio che gli fa Dante, lo nomina capo di gabinetto della Madonna. Diventa subito santo perché si è arruffianato con la gente giusta" (pag.72).
   Ai tre dottori è affidata la composizione di una collana di opere d'argomento misterico. Nel contempo essi, prendendo le mosse dal processo che debellò l'Ordine dei Templari, ampliano gli studi specifici, si mettono alla ricerca della chiave che dia accesso al segreto, di cui i monaci cavalieri avrebbero predisposto lo svelamento per successive tappe nel corso dei secoli, sino al termine del 1944. La catena si è interrotta e i nostri indagatori cercano di ricostruire il "Piano", destinato a conferire un potere eccezionale di Padrone del Mondo, ovvero di Sinarchia, ovvero la rivincita dei Templari che furono in gran parte giustiziati e dispersi.  
  Durante la ricerca e gli scambi di notizie e di interpretazioni, anche con personaggi di contorno, come le sagge donne di Casaubon, troviamo ad esempio:
   "Vediamo, Matteo, Luca, Marco e Giovanni sono una banda di buontemponi che si riuniscono da qualche parte e decidono di fare una gara, inventano un personaggio, stabiliscono pochi fatti essenziali e poi via, per il resto ciascuno è libero e poi si vede chi ha fatto meglio. Poi i quattro racconti finiscono in mano agli amici che cominciano a sdottorare, Matteo è abbastanza realista ma insiste troppo con quella faccenda del messia, Marco non è male ma un po' disordinato, Luca è elegante, bisogna ammetterlo, Giovanni esagera con la filosofia... ma insomma i libri piacciono, girano di mano in mano, quando i quattro si accorgono di quanto sta succedendo è troppo tardi, Paolo ha già incontrato Gesù sulla via di Damasco, Plinio inizia la sua inchiesta per ordine dell'imperatore preoccupato, una legione di apocrifi fanno finta di saperla lunga anche loro... [...] Pietro si monta la testa, si prende sul serio, Giovanni minaccia di dire la verità, Pietro e Paolo lo fanno catturare, lo incatenano nell'isola di Patmos e il poveretto incomincia ad aver le traveggole [...] E se fosse andata davvero così?" chiede Casaubon alla sua bella intelligente, che risponde:
  "È andata così. Leggi Feuerbach invece dei tuoi libracci" (pag. 161).
  Feuerbach: Non è Dio che crea l'uomo, ma l'uomo che crea l'idea di Dio.
  Lezione di esoterismo:
  "L'iniziazione, la comprensione intuitiva dei misteri che la ragione non può spiegare, è un processo abissale, una lenta trasformazione dello spirito e del corpo, che può portare all'esercizio di qualità superiori e persino alla conquista dell'immortalità, ma è qualcosa di intimo di segreto [...] Per questo i Signori del Mondo sono iniziati, ma non indulgono alla mistica. Il mistico è per essi uno schiavo, il luogo di una manifestazione del numinoso, attraverso il quale si spiano i sintomi di un segreto. L'iniziato incoraggia il mistico, se ne serve come lei si serve di un telefono, per stabilire contatti a distanza [...] per sapere che in qualche luogo agisce una sostanza. Il mistico è utile perché è teatrale, si esibisce. Gli iniziati invece si riconoscono solo tra di loro. L'iniziato controlla le forze e il mistico patisce. In questo senso non c'è differenza tra la possessione dei cavalos [nei riti pagani del Brasile] e le estasi di santa Teresa de Avila e di san Juan de la Cruz. Il misticismo è una forma degradata di contatto col divino" (pag. 172).
  A un certo punto, la loro ricerca diventa ambigua, poi scettica, un gioco coinvolgente da far perdere la testa, e reso pericoloso da quei soggetti con cui essi sono a contatto, i quali invece ci credono e vogliono acquisire i dati raccolti, il "Piano".
  "E adesso che cosa fa il commissario De Angelis se trova da qualche parte un riferimento alla sinarchia? [la polizia politica indaga su eventuali complotti] Lo chiedo al dottor Casaubon, esperto di Templari" dice l'editore.
  "Io dico che esiste una società segreta con ramificazioni in tutto il mondo, che complotta per diffondere la voce che esiste un complotto universale" (pag. 252).
  Una successiva, accorta compagna del protagonista:
  "Tu non hai saputo dargli l'unica risposta vera".
  "Ce n'è una?"
  "Certo. Che non c'è nulla da capire. Che la sinarchia è Dio".
  "Dio?"
  "Sì. L'umanità non sopporta il pensiero che il mondo sia nato per caso, per sbaglio, solo perché quattro atomi scriteriati si sono tamponati sull'autostrada bagnata. E allora occorre trovare un complotto cosmico, Dio, gli angeli o i diavoli. La sinarchia svolge la stessa funzione su dimensioni più ridotte" (pag. 253).
  "Le conoscenze occulte degli egizi erano passate da Ermete Trismegisto a Mosè, il quale si era guardato bene dal comunicarle ai suoi straccioni col gozzo ancora pieno di manna - ai quali aveva offerto i dieci comandamenti, che quelli almeno li potevano capire. La verità è aristocratica, Mosè l'aveva messa in cifra nel Pentateuco. Questo avevano capito i cabalisti" (pag. 354).
  "Pensate," dicevo io, "tutto era già scritto come in un libro aperto nelle misure del Tempio di Salomone, e i custodi del segreto erano i Rosa-Croce che costituivano la Grande Fraternità Bianca, ovvero gli esseni, i quali come è noto mettono a parte Gesù dei loro segreti, ed ecco il motivo, altrimenti incomprensibile, per cui Gesù viene crocifisso..."
  "Certo, la passione di Cristo è un'allegoria, un annuncio del processo dei Templari" (pag. 354).
  I Templari si sarebbero sacrificati per non rivelare il loro segreto, che tentavano di tramandare.
  "Infatti. E Giuseppe d'Arimatea porta o riporta il segreto di Gesù nel paese dei celti. Ma evidentemente il segreto è ancora incompleto, i druidi cristiani ne conoscono solo un frammento, ed ecco il significato esoterico del Graal: c'è qualcosa, ma non sappiamo che cosa sia. Che cosa dovesse essere, che cosa il Tempio già dicesse per esteso, lo sospetta solo un nucleo di rabbini rimasto in Palestina. Essi lo confidano alle sette iniziatiche musulmane, ai sufi, agli ismailiti, al motocallemin. E da costoro lo apprendono i Templari" (pag. 354).
  "Cabbala applicata alla meccanica moderna:
  "IBM: Iesus Babbage Mundi, Iesum Binarium Magnificamur. AMDG: Ad Maiorem Dei Gloriam? Macché: Ars Magna, Digitale Gaudium! IHS: Iesus Hardware $ Software!" (pag.371).
  Dio mi perdoni per le bestemmie qui riportate, la cui gratuità non ha scuse. Credo però di servire la Verità mostrando con chi abbiamo a che fare. Se Eco intendeva scherzare, avrebbe dovuto farlo con i fanti, lasciando perdere i Santi, altrove svillaneggiati, ma doveva assolutamente lasciar stare il Signore!

  Conclusione:
  "Abbiamo offerto una mappa [per la soluzione del problema] a persone che cercavano di vincere una loro oscura frustrazione. Quale? [...] Non ci sarebbe fallimento se davvero ci fosse un Piano [per il dominio del mondo]. Sconfitta, ma non per colpa tua. Soccombere di fronte a un complotto cosmico non è vergogna. Non sei vile, sei martire.
  "Non ti lamenti di essere mortale, preda di mille microrganismi che non domini, non sei responsabile dei tuoi piedi poco prensili, della scomparsa della coda, dei capelli e dei denti che non ricrescono, dei neuroni che semini strada facendo, delle vene che si induriscono. Sono gli Angeli Invidiosi.
  "E lo stesso vale per la vita di tutti i giorni. Come i crolli in borsa. Avvengono perché ciascuno fa un movimento sbagliato, e tutti i movimenti sbagliati insieme creano il panico [la finanza speculatrice internazionale ringrazia!]. Poi chi non ha i nervi saldi si chiede: ma chi ha ordito questo complotto, a chi giova? E guai a non trovare un nemico che abbia complottato, ti sentiresti colpevole. Ovvero, siccome ti senti colpevole, inventi un complotto, anzi molti. E per batterli, devi organizzare il tuo complotto" (pag. 490-491).
  Liquidazione della massoneria: "La massoneria fu una scialba speculazione sulla leggenda templare". Ma "tra loro si potrebbe incontrare un iniziato degno di fede".
  Dunque la macchinazione di una sinarchia sarebbe fatalmente un'invenzione che consola i frustrati, e un esercizio intelligente per intellettuali eruditi. Ed è ciò che torna utile ai padroni del vapore.
  Fittizia consolazione dell'autore per bocca del protagonista:
  Jacopo Belbo caduto vittima della passione di comporre il Piano esoterico, ebbe il suo momento indicibile, quando da ragazzino poté suonare la tromba nella cerimonia di sepoltura dei partigiani.
  "Credo fosse entrato in quello stato di stordimento e vertigine che coglie il tuffatore quando tenta di non riemergere e vuole prolungare l'inerzia che lo fa scivolare sul fondo. Tanto che, a cercar di esprimere quello che lui allora sentiva, le frasi del quaderno che leggevo ora si rompevano asintattiche, mutilate da puntini di sospensione, rachitiche di ellissi. Ma era chiaro che in quel momento - no, non diceva così, ma era chiaro: in quel momento egli stava possedendo Cecilia [...] Egli stava celebrando una volta per tutte le sue nozze chimiche, con Cecilia, con Lorenza [amante civetta di lui maturo], con Sophia, con la terra e con il cielo. Unico forse tra i mortali egli stava portando finalmente a termine la Grande Opera [...]
  "Saper filare questo Cingulum Veneris, significa riparare all'errore del Demiurgo.
  "Come si può passare una vita cercando l'Occasione, senza accorgersi che il momento decisivo, quello che giustifica la nascita e la morte, è già passato? Non ritorna, ma è stato, irreversibilmente, pieno, sfolgorante, generoso come ogni rivelazione" (pag. 501).
  Gnosi? Romanticismo? Fa lo stesso; stessa esaltazione caduca, che non risolve nulla.
  "Quel giorno Jacopo Belbo aveva fissato negli occhi la Verità".
  Una "Verità" priva di vita ultraterrena, priva di Dio.
  "La verità che stava apprendendo è che la verità è brevissima (dopo, è solo commento)" (pag. 501).
  "Non aveva capito che aveva avuto il suo momento e avrebbe dovuto bastargli per tutta la vita. Non l'aveva riconosciuto, aveva passato il resto dei suoi giorni a cercare altro, sino a dannarsi" (pag. 502).
  E per sé Casaubon, forse costretto a fuggire gli omicidi che gli cercheranno la Mappa, dice:
  "Mi fa male pensare che non vedrò più Lia e il bambino, la Cosa, Giulio, la mia Pietra Filosofale. Ma le pietre sopravvivono da sole. Forse sta vivendo ora la sua Occasione. Ha trovato una palla, una formica, un filo d'erba, e vi sta vedendo in abisso il paradiso. Anche lui lo saprà troppo tardi. Sarà buono, e bene, che consumi così, da solo, la sua giornata.
  "Merda. Eppure fa male. Pazienza, appena sono morto me lo dimentico" (pag. 508).
  Egli nega la virtù della speranza, la fede, le virtù teologali, la dottrina salvifica.


Piero Nicola

Il mito del buon americano

Gli uomini del dopoguerra avrebbero potuto facilmente opporre al decadimento [nazista] la propria superiorità morale; essi hanno sventuratamente, in non pochi casi, lasciato sfuggire una così opportuna occasione … I meritati castighi inflitti ai grandi colpevoli avrebbero potuto ispirare scene d'inferno alla penna di Dante ma il sommo poeta avrebbe indietreggiato dinanzi alle rappresaglie esercitate contro innocenti, L'Alighieri avrebbe indietreggiato di fronte all'inferno per innocenti approntato nella valle del Reno.
Pio XII


 Il genovese Giovanni Torti, professore emerito dell'Università di Parma, è il più dotto e raffinato degli scrittori [1], che hanno militato nella (purtroppo) censurata e asfaltata società culturale della destra, che fu attiva nel secondo dopoguerra, prima di scendere nella voragine pseudo moderata e di estinguersi nel labirinto quirinalizio, santuario degli iniziati ai misteri del vuoto mentale.
 Autore di scritti d'alto profilo scientifico, Torti, che Giuseppe Marchetti ha definito “studioso di rara competenza e di provveduta saggezza”, ha pubblicato anche una pregevole raccolta di articoli, nel cui titolo, Con prudenza e senz'odio, si legge la spirituale nobiltà dell'erudito geniale ed equanime.
 Pubblicato nel 1994 dall'editore parmense Luigi Battei, l'opera controcorrente di Torti è una preziosa, intramontabile testimonianza resa al polo escluso, alle idee e agli interpreti della cultura nascosta nelle pieghe della nuova teologia e nei fumi di una destra inquinata e disturbata dal margine esoterico (e tuttavia non ancora caduta sotto i piedi dei decerebrati, oggi squillanti nel deserto prodotto da Fini & Bocchino).
 La perfetta conoscenza dell'inglese e del tedesco ha consentito a Torti un'incursione negli eventi sconsigliati e censurati dagli apologeti dei vincitori della seconda guerra mondiale, ad esempio l'olocausto dei tedeschi incolpevoli, che furono vittime del sadismo praticato dai vincitori.
 La strage, di cui fu responsabile Dwight D. Eisenhower, “non avvenne coi mezzi consueti, l'esecuzione fu affidata ai rigori del clima, agli agenti atmosferici, alla mancanza di igiene, alle malattie e alla fame. … Eisenhower mise nella delittuosa operazione un'energia e uno zelo speciali”.
 I prigionieri tedeschi non responsabili di violazioni alle leggi di guerra, furono rinchiusi dietro il filo spinato, che delimitava campi senza alcun riparo dalle intemperie.
 Due colonnelli americani, che visitarono i campo scrissero: “era una giornata tempestosa, ora pioveva, ora cadeva pioggia mista a neve, ora nevicava, mentre un vento gelido che penetrava nelle ossa batteva le pianure della Renania sino al punto in cui si trovava il recinto. Dall'altra parte del filo spinato si presenta agli occhi una scena spaventosa: circa centomila uomini estenuati, apatici, scarni, lerci, con lo sguardo spento, ben pigiati per scaldarsi gli uni con gli altri, coi piedi nel fango sino alle caviglie”.
 Avvincente è anche il breve saggio in difesa del lavoro suggerito ai monaci da San Tommaso d'Aquino, il quale rammenta che “il lavoro manuale è ordinato a quattro scopi, anzitutto ed eminentemente a procurare all'uomo i mezzi di sostentamento, in secondo luogo a rimuovere l'ozio che è fonte di tanti mali, in terzo luogo a frenare la concupiscenza macerando i corpi, in quarto luogo all'esercizio della beneficenza”.
 Il volume è completato da altri ventitré saggi che affrontano e risolvono con straordinaria semplicità alcune fra le più spinose questioni della nostra età. E' dunque auspicabile che un editore d'area cattolica proponga una ristampa dei saggi di Torti, che conservano perfettamente la attualità che ebbero nel ventesimo secolo.

Piero Vassallo




[1]   Della eletta dei giovani studiosi militanti nel Msi, insieme con Torti, fecero parte Giano Accame, Piero Buscaroli, Attilio Mordini, Fausto Gianfranceschi, Enzo Erra, Silvio Vitale, Fausto Belfiori, Pino Rauti, Marcello Staglieno, Giuseppe Tricoli, Gianfranco Legitimo, Silvio Adorni, Primo Siena, Anna Teodorani, Enzo Natta, Corrado Camizzi, Lino Di Stefano, Dino d'Erice, Gabriele Fergola, Pietro Giubilo, Mario Marcolla, Antonio Parlato, Angelo Ruggero.