martedì 6 dicembre 2016

IL FATTO NUOVO (di Piero Nicola)

  Chi ha mai dubitato che Politici&Poteri forti aventi a disposizione governo, giornali, tivù, star dello spettacolo, personaggi della cultura e sistemi di persuasione occulta, potessero influenzare l'opinione pubblica tanto da far votare la gente secondo i loro desiderata? Eppure la gente ha rigettato tutta questa propaganda. Bisogna dire che slealtà e disonestà con cui si sono aggirate alcune regole del gioco è risultata piuttosto scoperta e ha suscitato il fastidio dei bombardati da lusinghe e minacce non troppo velate, nazionali e internazionali (salita vertiginosa dello spread, fallimento di banche, ritorsioni da parte della Commissione di Bruxelles). Indubbiamente si è esagerato e, ben lo sappiamo, accà nisciuno è fesso. Ma se la maggioranza delle casalinghe ha contraddetto i suoi beniamini, che accompagnano le sue giornate nell'acceso schermo televisivo, se la maggioranza dei fedeli della sinistra ha rinnegato il capo del partito, se tanti giovani non hanno dato retta ai loro idoli cantanti o d'altra specie, se una massa di cosiddetti ben pensanti ha respinto la stabilità renziana, qualcosa di sostanziale dev'essere cambiato.
  Come alcuni osservatori hanno messo in evidenza, il NO ha colpito il governo piuttosto che andare contro la riforma costituzionale, per lo più non sentita, volutamente ignorata nel contenuto. E ciò non solo perché Renzino ha personalizzato il referendum, per giunta in modo assai indisponente, come colui che vuol vincere ad oltranza e appare come un imbonitore da fiera mentre occupa il posto di capo a Palazzo Chigi. Si è detto NO alla politica governativa, al modo di risolvere i problemi assillanti: crisi, occupazione, immigrazione. Se mettiamo insieme i poveri, i disoccupati, la classe media impoverita e coloro i quali debbono vedersela con i danni e i delitti procurati dall'immigrazione e dalla malavita: ecco la maggioranza, il voto di protesta.
  Per la verità, il toscanello aveva fiutato odore di bruciato e i sondaggi parlavano chiaro. Ma si è intestardito, ha cercato di darla a bere facendo la commedia della voce grossa con i poteri della UE, vantando i suoi successi inesistenti. Il suo voler combattere una battaglia persa in partenza ha rivelato il suo limite. Il colpo di grazia glielo ha inferto l'appoggio degli esponenti politici  screditati: Casini, Prodi, Obama, Merkel, i quali riscuotevano molto meno del 50% dell'approvazione. Gente che, come lui stesso, aveva contribuito alla sconfitta della Clinton nelle elezioni presidenziali americane.
  Il fenomeno Grillo aveva già suonato il campanello d'allarme circa il consenso alla conduzione politica di stampo europeista e mondialista. Negli USA il distacco del popolo dal sistema sino a poco prima autorevole, il rifiuto del disegno montato dai fianzieri padroni del mondo, si è concretizzato. Qua e là in Europa, come in Inghilterra, non se ne vuol più sapere di immigrazione invadente, di delocalizzazione di industrie, di artato impoverimento, di artificiosa stasi economica, di abbandono delle radici. Ora è toccato a noi.
  La presunta maggioranza moderata, silenziosa, conformista e di buon senso su cui il potere vigente poteva contare, si è disgregata, non esiste più. La fiducia è scomparsa, in barba alle indagini demoscopiche e alle statistiche fasulle. Anche se la condizione del popolo non è ancora scesa sotto la famosa soglia dei bisogni elementari, per cui si accende la rivolta, il popolo non crede nei politici, li ha abbandonati e non ritorna a loro fino a quando non risolvano fattivamente certi problemi.
  Mattarella avrebbe fatto bene a risparmiarsi il compiacimento per l'affluenza alle urne, che avrebbe dimostrato la vitalità della democrazia. Votare NO era il mezzo per dire NO al sistema, infine per manifestare scetticismo anziché fiducia nelle elezioni.


Piero Nicola

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