sabato 21 novembre 2015

Amici o martiri dell'islam

 L'accensione del furore islamico, latente sotto le dittature militari, è stato infelicemente causata da un maldestro intervento dei liberatori americani, i quali, durante il decennio 1979-1989, approvarono e armarono la rivolta dei mujaidin afgani contro i russi [1].
 Al fine di estenuare e abbattere il tramontante impero sovietico, la proverbiale stupidità e l'ingordigia dei politicanti americani armarono e gratificarono, sotto lo scroscio di applausi assordanti e il frastuono di martellanti articoli di giornale, l'insorgenza islamica contro gli infedeli.
 Al fine di mettere in ginocchio il potere sovietico, già sulla via del tramonto, gli illuminati strateghi e gli ondivaghi maramaldi a stelle e strisce adularono, eccitarono e armarono il rovente furore degli islamici afgani.
 Le armi americane, generosamente donate ai partigiani afgani, crepitarono e fecero strage degli occupanti russi, seminando, nel pensiero della Casa bianca, la convinzione che la guerra degli islamici fosse simile o assimilabile alle insorgenze popolari antisovietiche, attuate dai cattolici polacchi, lituani e ungheresi. (Insorgenze schiacciate dai carri sovietici nonostante l'urlo del disarmato sdegno, vibrante nelle colonne dei giornali americani.)
 Accecati dai pregiudizi intorno alla superiorità del pensiero atlantico ed eccitati dal demone della democrazia ad ogni costo, gli strateghi di Washington diedero, senza accorgimento e riflessione, un formidabile impulso all'islamismo. Di qui l'insorgenza del mistico furore che si rovescia sull'occidente debilitato e castrato dal buonismo.

°
 Tramontato il colonialismo, la pioggia cosmopolita cominciò a cadere, in figura di immigrati, sui paesi europei, severamente ammaestrati e repressi dalla ferula americana.
 Il sofisma atlantico, che anima la politica immigrazionista, contempla la possibilità di attuare una pacifica e felice miscela o convivenza di religioni e culture reciprocamente refrattarie e conflittuali.
 Il modello della nuova società è l'America felice, nazione liberale in cui l'immaginaria integrazione di popoli fedeli a religioni e/o a culture tra loro incompatibili, ha elevato un edificio di belle parole, che nei fatti produce città antitetiche (squallidi ghetti e profumate città-giardino) a valle di colossali differenze economiche. In ultima analisi, malesseri, invidie e rancori dei gruppi respinti al margine dai corpi sociali prosperi ed egemoni.
 I volenterosi programmi ecumenici in onda nelle reti televisive europee, infatti, non riescono a nascondere le infelici convivenze di americani altolocati e americani striscianti.
 L'avventizio torrente degli europei che si scoprono marginalizzati nella loro analoga società affluisce nelle acque colleriche dell'immigrazione islamica, chiusa nel proprio risentito margine ma disposta a reclutare agli aborigeni reietti e stralunati.
 La grottesca verità islamica, delirante/fumante e perciò fascinosa agli occhi del disagio sociale e mentale, conquista gli europei, che cercano un antidoto all'ozio e alla depressione nella romanzesca e infausta avventura in terra islamica.
 Intanto ragazze prive dei conforti della cultura e della venustà, nascondono, sotto squallidi cappucci, il risentimento contro la natura, nel loro concetto e nel loro tormentato specchio, avara e maligna.
 Un tempo non lontano le c. d. bruttine accettavano senza inveire contro il cielo, la loro condizione e normalmente trovano amatori indulgenti e principi incolori.
 L'etichetta islamica e l'odore dello gnosticismo originario hanno stravolto la loro labile intelligenza, chiudendola in un grottesco e avvilente cappuccio.
 Infine nel vuoto che l'allegria neo illuminista ha scavato nel cuore debole della cristianità post-conciliare irrompe la suggestione islamica, medicina per i poveri di spirito e per i mistici educati dai pii fumetti.
 L'Occidente naviga tra il mare inquinato dalla pedo-pornografia squillante negli spartiti del disordine instaurato dall'uomo del nulla e nei poemi arroventati dalla superstizione libertina.
 In mezzo ai due fomiti della porcheria, traccheggia l'indecisione dei teologi al potere nella Chiesa bonificata.
 La sciarada modernizzante è snocciolata dal clero buonista al fine di stordire e/o di indirizzare i fedeli alle ammucchiate ecumeniche e/o modernizzanti.
 La Chiesa cattolica vive tuttavia nella fede dei pastori refrattari alla suggestione neo-modernista e nella resistenza dei fedeli irriducibili alla banalità galoppante e squillante nella desolata chiacchiera dei nuovi teologi e dei vescovi conformisti.
 Un'ottava più in alto della musichetta conciliare, i fedeli possono udire il canto dei martiri, i quali, alzati dalla croce oltre il debole fruscio della chiesa gerarchica, incontrano la misericordiosa eternità.
 Nel sangue dei martiri dimenticati e quasi censurati dalla teologia sedicente ecumenica corre l'intatta fede. Il rimanente è fruscio di pensieri deboli.

Piero Vassallo




[1] Negli anni Sessanta, antefatto e preambolo del delirio in Afganistan fu il sostegno morale, prestato dagli americani agli insorgenti algerini, in guerra contro i colonizzatori francesi.

Nessun commento:

Posta un commento