domenica 12 marzo 2017

NON SANNO DONDE VENGONO E DOVE VANNO, MA... (di Piero Nicola)

  Evidentemente costoro che vogliono disporre della propria vita sino a stroncarla sono increduli; se non sono atei, per lo meno, negano il Creatore e la sua Parola. Dunque ignorano l'origine della vita  umana e il suo termine; ignorano il conoscibile necessario e possono solo sostituirvi vane teorie e supposizioni, sopra l'ignoto insondabile.
  Ogni tanto i subdoli ed empi truffatori che insinuano la creazione della vita e dell'uomo provenire da una certa combinazione della materia, propinano alla massa insulsa la sciocchezza per la quale un po' d'acqua e una temperatura confacente possono aver costituito su questo pianeta, o su un'altro corpo celeste, le condizioni sufficienti per il prodursi del principio vitale, principio di organiche evoluzioni. Stupidaggine confermata dal fatto che, ammessa, e ovviamente non concessa, tale possibilità, essi continuerebbero a brancolare nel buio assoluto della provenienza, del cominciamento dell'universo. Con la loro supposizione escludono il Creatore, Colui che, essendo eterno e avendo fatto il mondo dal nulla, ha pure la facoltà di produrre ciò che vuole, le creature e la vita. Viceversa l'intelligenza si rifiuta di ammettere quell'inizio buio, indefinito, rifiuta l'assenza di qualcosa di atemporale, di infinito e perfettissimo, che diede origine all'esistente, l'assenza di un Ente cui si deve tutto. Il quale bisogna che sia Dio, l'Essere dalle incommensurabili facoltà, e fra esse quella di rivelarsi e di rivelare la Legge necessaria all'uomo, creatura morale e spirituale, per sua colpa bisognoso di una legge sancita da Dio. E poiché Egli si è rivelato, ha anche rivelato l'anima immortale e il suo giusto destino ultraterreno. Se ne hanno le prove soprannaturali, basterebbe riconoscerle. Gesù volle che i suoi miracoli servissero alla fede. Dio non ha mai cessato di fare miracoli.
  E allora i presunti padroni di se stessi, presumono di esistere in virtù di se stessi? Niente di più inverosimile. Ma essi dicono: "Se abbiamo ricevuto l'esistenza, che non abbiamo chiesto, quando questa ci fa soffrire e non la sopportiamo, abbiamo diritto di rinunciarvi e di sopprimerci. La vita è bella, è grande, ma quando la sentiamo brutta, indegna di noi, la rigettiamo". Essi parlano di una cosa, di un bene, di un dono che non conoscono. Non ne conoscono il principio, il fine e la fine.
  L'Onnipotente ha spiegato questi fatti agli uomini, nonostante la loro ingratitudine, la loro indegnità. Invece l'individuo morale, dotato del libero arbitrio, si assume la responsabilità della sua superbia, e riduce la sua vita a strumento di piacere, di godimento secondo il proprio genio. Egli rinuncia a riconoscere Dio, a prendere la mano che Dio gli tende. E come gonzo va dietro alle favole dei truffatori. Per distoglierlo dalla retta ragione che può andare incontro alla fede, essi fanno balenare la creazione dell'universo con un big bang scientificamente accertato, esplosione creatrice con cui sembra spiegato l'inizio del tutto. Bambinata venefica, che tuttavia incanta le masse credule, al pari del già detto sorgere spontaneo della vita dalla materia inerte e dell'anima umana dalla vita animale.


Piero Nicola

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