venerdì 17 giugno 2016

TREVISO PRIDE 2016

"Christus Rex" prende pubblica posizione nei confronti del “TREVISO PRIDE 2016” (e delle relative autorizzazioni allo svolgimento dell’evento)

I numeri non fanno la Verità. La Verità è Dio, coi suoi comandamenti e con le Sue norme. Purtroppo, molti contravvengono ai dettami Supremi e ne vanno pure fieri, ostentando pubblicamente la loro ribellione alla Legge Divina e al diritto naturale, compromettendo, in tal modo, la Via della Salvezza.

Domani Treviso, ma anche Firenze, come altri luoghi, saranno profanati dal c.d. “Treviso Pride 2016,” attirando i conseguenti castighi dal Cielo, come sempre accaduto nella storia. Come già avvenuto in numerose altre occasioni, allo scopo di cercare di placare l'ira di Dio e mitigare le eventuali punizioni, per noi del Circolo "Christus Rex" la preghiera riparatrice sarà, pertanto, d'obbligo.

Accanto a questo atto doveroso per il Bene Comune, i referenti di "Christus Rex" Treviso hanno già protestato nei confronti del sindaco per i permessi concessi (pur essendo consapevoli che, sfortunatamente, il primo cittadino di Treviso non è quello di Mosca...) e dell'occupante la Curia diocesana, spiegando diffusamente i motivi della gravità di una manifestazione simile e chiedendo di revocare ogni autorizzazione; purtroppo finora non hanno ricevuto alcuna risposta, che tuttavia auspicano possa essere, anche ‘in extremis,’ formulata. Attualmente, questo silenzio implica la deduzione di un loro atteggiamento 
condiscendente, che risulta complice del sinistro corso degli eventi. 
Lungo le vie e le piazze sono già state individuate delle postazioni adeguate per effettuare un esaustivo servizio fotografico e successivamente adire le vie legali, qualora vi siano individui che si rendano protagonisti di atti osceni in luogo pubblico, di vilipendio della Religione e della Chiesa Cattolica.

In Curia è stata spedita una copia della Bibbia e del Catechismo di San Pio X, nei passi di condanna dello scandalo e del peccato impuro contro natura che, secondo per gravità solo all'omicidio volontario, come noto “grida vendetta al cospetto di Dio.”

A coloro che si credono cattolici e tollerano o sono indifferenti davanti a tale immoralità ricordiamo che la tiepidezza suscita disprezzo al Signore: 
"Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi 
freddo o caldo. Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, 
sto per vomitarti dalla mia bocca" (Ap. 3, 15-16). 

Il Responsabile per Treviso del Circolo Cattolico Christus Rex
dott. Federico Colombera



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Circolo Cattolico "CHRISTUS REX"
Sede: Via Valpolicella 15 - 37024 Negrar (VR)
E-mail: christusrex@libero.it
Sito: www.agerecontra.it 
Tel. 347/4230340

L'inganno del matrimonio gay

L'imponente diffusione dell'ideologia gay fa parte di un programma filosofico [il neo-illuminismo nichilistico e incolto, che mira ad  instaurare il Regno dell'Uomo] che ha veramente gettato alle ortiche ogni senso comune e ogni senso morale, ogni tradizione  autenticamente religiosa e anche la conoscenza della vera  psicologia.
Johan Huizinga (1872-1945)


 Il naufragio della filosofia illuministica nelle acque di quel delirio americano/onusiano, che giustifica e approva gli atti dell'immondo vizio contro natura, è l'oggetto di una puntuale, convincente introduzione dell'autorevole Paolo Pasqualucci al saggio “La scienza dice NO. L'inganno del matrimonio gay”. Il testo in questione è stato scritto dall'autorevole psicoterapeuta olandese Gerard J. M. Van Den Aardweg e magistralmente commentato da Paolo Pasqualucci, al fine di confutare l'opinione pseudo scientifica ma squisitamente democratica e progressista, che nell'omosessualità contempla e quasi venera un orientamento sessuale naturale e innato e non una deviazione libertina, trattabile e riducibile con le terapie suggerite dalla scienza medica (purtroppo minoritaria e silenziata) che non è asservita alla rumoreggiante utopia postmoderna.
 La benda americana, posata sugli occhi dell'umanità democratica, impedisce di vedere il delirio sodomitico in corsa rovinosa e squillante nei cortei, che esibiscono le vittime di una patologia non soccorsa ma approvata e incentivata dalla medicina d'ispirazione progressista.
 Il testo pubblicato da Marco Solfanelli irriducibile editore in Chieti, affronta risolutamente la mitologia diffusa dalla rumorosa/fantasiosa subcultura gay ossia la tesi sulla naturalità e normalità del vizio contro natura.
 Il riconoscimento della normalità e quindi l'attribuzione del perfetto decoro al sesso contro natura hanno origine da un'opinione senza serio fondamento, una favola che ha purtroppo ottenuto il consenso del giornalismo filosofante, della teologia conformistica/postconciliare e la condivisione invincibile del vasto pubblico appartenente alla disarmata/manipolata/asservita folla delle persone di mezza cultura.
 E doveroso rammentare che la popolarità della sodomia – oltre che da ipotesi pseudo scientifiche sulla dipendenza della struttura sessuale da una libera scelta – è nutrita dalla memoria della persecuzione messa in atto dai nazisti contro gli omosessuali.
 La giustificata indignazione suscitata dalla discesa del moralismo nazista nell'odioso sadismo concentrazionario, ha turbato e alterato il pensiero dell'Occidente, ispirando un sillogismo irresistibile e fulminante: i malvagi perseguitavano gli omosessuali, dunque gli omosessuali sono buoni e meritano la incondizionata approvazione degli umanisti e dei sinceri democratici.
 Dalla rotazione della morale democratica intorno al convincimento secondo cui il nemico del mio nemico sarebbe un vero amico ha origine l'identificazione (a tempo debito proposta da Gian Carlo Zonghi Spontini) di sodomia e rivolta contro lo spregevole fascismo.
 L'identificazione del persecutore strutturalmente malvagio ha motivato una surrettizia assoluzione e una fulminante approvazione della minoranza dedita alla sessualità contro natura.
 I mitografi, in attività scapestrata sulle piste mass-mediatiche del progressismo, nascondono e censurano le statistiche intorno alla passione suicidaria, in corsa sfrenata oltre il radioso orizzonte sodomitico. La buona stampa, ad esempio, occulta la statistica sui suicidi giovanili nella progredita ed esemplarmente malinconica Svezia, dove la percentuale dei suicidi commessi da omosessuali è superiore di venti volte a quella dei loro coetanei non transessuali.
 Opportunamente Pasqualucci rammenta che causa della diffusione dell'ideologia omosessualista “è la generale corruzione dei costumi ovvero l'influenza del modo sempre più depravato di vivere che caratterizza le nostre società, giusto il quale si è smarrito il senso del peccato e si mette tutto sullo stesso piano”.
 I frutti tossici dell'omosessualità giustificano la diffusa richiesta “di ristabilire la verità a proposito dell'omosessualità, controbattere le distorsioni e le bugie della propaganda gay; poter aiutare con le opportune psicoterapie orientate al cambiamento gli omosessuali che vogliano guarire; ristabilire la libertà d'insegnamento e di pensiero sul tema dei disordini sessuali: abolire l'attuale educazione sessuale neopagana nelle scuole, denunciare la sua immoralità, cancellare le leggi e norme pro gay esistenti a cominciare dal matrimonio gay e favorire il matrimonio e la famiglia, come stabiliti secondo natura”.
 Quasi a commento delle tesi esposte nel magnifico saggio in questione sembra doveroso affermare la necessità di un drastico aggiornamento della cultura politica della destra, cioè l'obbligo di una svolta intesa ad aderire a quelle correnti della filosofia sociale, che sono attive nella difesa dei princìpi essenziali al vivere civile.
 Una tale scelta contempla il riscatto e l'emancipazione della buona destra dall'ipoteca liberale (e libertina) che, allo stato dell'opera, costituisce, disgraziatamente, il certificato di minorità della vita italiana.

 L'incombere di un'immigrazione aliena quando non ostile obbliga la restaurazione di quell'ordine sociale che è stato alterato dall'infelice e disastroso incontro della nuova teologia con il decrepito progressismo.

Piero Vassallo

giovedì 16 giugno 2016

UN PATERNO CONSIGLIO (di Maria Antonietta Novara Biagini)

Seguendo il paterno consiglio della Sacra Corona, il vecchio parroco don Tanfurio ospitò in canonica un giovane rifugiato, di quelli che il Quarto Reich ci ordina di andare a prendere nei dintorni di Pantelleria. L’ospite era molto pio e pregava regolarmente cinque volte il giorno rivolto alla Mecca, e storceva il naso disgustato ogni volta che la perpetua a pranzo gli offriva dell’ottimo prosciutto.
Ben presto, valendosi della generosa legge politicamente corretta, del “ricongiungimento familiare”, il gradito ospite fece arrivare le sue quattro mogli, un po’ di suocere e uno stuolo di bambini che rallegrarono la tetra canonica coi loro rumorosi giochi. Un giorno il vecchio don Tanfurio sfiorò con una carezza il capo di uno dei piccoli. Il grazioso frugoletto si mise immediatamente ad urlare che l’infedele l’aveva “toccato” e l’intera famiglia ospite si riversò sul parroco e sulla perpetua riempiendoli di sganassoni.
L’autorevole “Gazzettino repubblicazio” ed altri consimili grembiulinosi e democratici giornaletti uscirono con titoli cubitali sull’inveterato vizio clericale di molestare i poveri bambini. Mentre parroco e perpetua, dai loro letti d’ospedale, chiedevano invano cos’era successo, le AAVV (Alte Autorità Vaticane Velocissime) offrivano agli offesi islamici un congruo risarcimento e cedevano loro la chiesa. Ben presto quadri, statue e arredi furono felicemente polverizzati, il campanile fu abbattuto e sostituito da un artistico minareto postmoderno, da cui il muezzin poté invitare alla preghiera gli sbigottiti abitanti della parrocchia, realizzando alla perfezione l’ideale postconciliare di incontro ecumenico.


Maria Antonietta Novara Biagini

mercoledì 15 giugno 2016

IL GIGANTE HA PAURA (di Piero Nicola)

  Dico subito che non c'è da farsi soverchie illusioni sul nostro futuro. Da gran tempo, nei campi della Religione e della politica internazionale perdura l'apocalittica assenza di uomini decisivi e controrivoluzionari. La Bestia cresce. Ma puzza. Sarebbe poco dire che le scene della direzione umana sono state, e continuano ad essere, occupate da mezze figure. In generale, gli attori hanno personalità mollicce succubi del demonio, a prescindere dal fatto che ubbidiscano alla regia dei suoi servi nascosti e altolocati. Sicché, perdurando l'attuale desolazione, non si vede il termine della notte. Ciononostante qualcosa si muove.
  Posto che esiste un concerto di poteri mondialisti che tiene le redini, grosso modo, di Americhe, Europa, Africa, Giappone, India, e che forse controlla la Cina e altri stati minori, il suo disegno di unificazione infernale ha un antagonista sottovalutato o assai imprevisto. Esso è duplice, in conflitto tra le sue componenti, e tuttavia potenzialmente considerevole, capace di mandare all'aria il piano architettato ai danni dell'umanità.
  Il primo elemento è costituito da mediocri capi di partito (antieuropeisti, l'americano Trump) che destano la ribellione dei popoli, nella coscienza dei quali sta affiorando il loro quasi sano interesse.
  Il secondo elemento è l'Islam. La massa di oltre un miliardo di maomettani, in parte è nemica dichiarata e si propone la sottomissione dello straniero, in parte è provvisoriamente adattata a una certa comunanza con l'Occidente; in parte è divisa tra sunniti e sciiti e da conflitti di diversa natura. Ma tutti questi popoli, sia per fedeltà religiosa, sia per questioni etniche e culturali, sono refrattari al mondialismo agnostico e avversi ai mezzi ideologici della sua realizzazione. Esso non potrà mai avere ragione degli islamici, per il semplice motivo che non ha nulla da offrire; non possiede quello che occorre per corrompere la massa musulmana, né i beni materiali (non ne ha abbastanza), né la possibilità di propinarle le dissolutrici libertà democratiche (la democrazia non vi attecchisce), né dispone d'altro cibo morale e spirituale. Quale meraviglia che figli di immigrati, cittadini europei, si diano alla jihad?
   Il progetto di ridurre le infrollite nazioni europee a corpi estenuati da massicce immissioni di islamici, è una stupidaggine. Ammesso che gli europei continuino a dormire, non dormiranno i seguaci di Allah. Essi conquisteranno gli stati conquistabili restando in guerra con l'internazionalismo finanziario e politico. Altrimenti, provocheranno la reazione degli europei.
  In questi ultimi si sta già manifestando un risveglio. È bastato loro l'invito di alcuni capetti, cui ho accennato sopra.
  La balordaggine dei sapienti padroni di tre quarti di mondo, aspiranti al dominio totale, è stata quella di  presumere che il popolo si possa intontire e infinocchiare sino a farlo aderire alle peggiori assurdità, per giunta ad esso dannose, per giunta tenendolo nelle ristrettezze e, in notevole percentuale, nella miseria.
  La ricchezza recata dall'immigrazione (che toglie il lavoro, svilisce il patrimonio dell'identità e delle tradizioni, accresce l'insicurezza), l'umanitarismo encomiabile (che attrae gente estranea e peggiore della propria, che la fa morire nelle traversate, stentare o parassitare, e contribuisce al commercio schiavista dei trasferimenti marittimi e dei viaggi clandestini per terra), la famiglia omosessuale e il vanto dell'omosessualità, le liberazioni (disordinate) e le belle porcherie (senza un briciolo di cielo, destinate ad esaurire l'attrattiva della novità), sono balle troppo grosse e troppo gravi perché alla lunga non destino il rigetto.
  Qui da noi, che siamo la porta aperta all'incoraggiata invasione extraeuropea, si è avviata la benemerita riforma costituzionale, introdotta per assicurarci finalmente il governo stabile e incrollabile. Cosicché il vassallo della plutocrazia universale potrà dirigerci a talento dello strapotere bancario.
  Dopo questa manovra, ardita quanto arrischiata, ecco che il gigante semimondiale si agita, sbava, ruggisce e vomita sparate dalle sue multiformi bocche autorevoli, in vista del referendum britannico. Non si accorge che gli sta succedendo quello che capita al Pd con Renzi e i suoi ministri e ministre. Il loro parlare in favore dei candidati sindaci del proprio partito, serve solamente a danneggiarli. I contadini che vanno alla fiera del capoluogo, non credono una seconda volta allo stesso imbonitore. Obama, i premi Nobel, i capi dell'UE, Renzino & Mattarella, insieme all'antipatica voce della Germania, i quali sotto diversi aspetti ammoniscono e minacciano gli inglesi antieuropei, sono ormai screditati e giovano ai promotori della brexit. Né Bergoglio riuscirà ancora per molto tempo a darla a bere con le sue prediche contro i trafficanti di armi e contro gli egoismi. È alquanto evidente che egli chiude un occhio, e anche due, sulla moderna Sodoma, fiancheggiando l'impero del vizio e dell'empietà inteso, come lui, ad abbattere i muri.
   Forse accadrà in Inghilterra quello che è successo in Austria. Forse il gigante la spunterà di nuovo. Purtroppo Dio ce lo ha dato come giusto castigo. Però il colosso ci arriva col fiato corto.


Piero Nicola

martedì 14 giugno 2016

Dalla democrazia al buonismo: L'identità multipla della decadenza americana

Alla luce dell'ovvio pensiero, l'identità di una stabile e ordinata nazione contempla l'insofferenza – si è tentati di dire l'intolleranza di pensiero, di parola e di legge - della qualunque dissociante passione rivoluzionaria.
 Lo studioso e il dilettante di storia sanno che una nazione polifrenica è destinata fatalmente a una vita grama e a una tormentata decadenza.
 Va da sé che l'unità nazionale è un bene prezioso, che si conserva a prezzo di una severa e in certo modo antipatica disciplina e, in ultima analisi, di una legislazione intesa a colpire con implacabile durezza il tradimento della nazione e l'insorgenza degli eversori.
 Negli anni della guerra fredda, la giustizia americana (quasi aderendo all'estremismo maccartista)  colpì con rigore implacabile il tradimento consumato ai danni della nazione e a vantaggio dell'Unione sovietica, da due depositari di importanti segreti strategici, i coniugi Julius Rosenberg e Ethel Greenglass.
 Indigati dai servizi segreti americano i coniugi Rosenberg furono arrestati nel marzo del 1951, processati e condannati a morte.
 Da ogni parte del mondo si levarono (inutilmente) voci contrarie alla esecuzione dei coniugi Rosenberg. Perfino Pio XII, pontefice indenne da debolezza verso i comunisti, invocò un atto di clemenza del potere pubblico americano. La pena di morte inflitta ai due coniugi fu eseguita mediante la sedia elettrica il 19 giugno del 1953.
 La diffusa avversione dei media e della pubblica opinione alla pena capitale non diminuisce la gravità della colpa commessa dai coniugi Rosenberg, che trasmisero segreti militari a una nazione rivale degli Stati Uniti d'America.
 In special modo l'orrore suscitato dalle esecuzioni capitali non è sufficiente a cancellare il diritto/dovere dello stato di tutelare, con durezza implacabile, i segreti della scienza militare, indirizzata alla difesa della minacciata nazione.
 Lo stato, che può chiedere e perfino esigere il sacrificio dei combattenti, non può escludere la condanna a morte dei traditori.
 Ora l'intransigenza dimostrata dal governo americano negli anni Cinquanta dello scorso secolo contrasta con le disarmanti intenzioni ultimamente ubbidite dalla polizia nei confronti dei terroristi islamici. 
 Nell'opinione pubblica matura la convinzione invincibile che l'ideologia buonista (ovvero l'incapacità di contrastare efficacemente la violenza degli eversori d'ogni risma) abbia contagiato la cultura politica, che prevale nell'ex nazione guida dell'Occidente.
 Un tale contagio è la causa evidente della debolezza dimostrata dai governi occidentali nei confronti della feroce baldanza islamica.
 L'Occidente è vittima di una debilitante bontà, che circola incontrollata e addirittura incensata nelle sedi alte della cultura occidentale.
 Il massacro compiuto, con l'intenzione di onorare il ramadan, da Omar Saddique Mateen (maomettano da tempo nell'occhio buono della polizia americana) in un club omosessualista di Orlando in Florida, dimostra la inefficienza e la vulnerabilità della ideologia liberale, prevalente nel disgraziato ovest del pianeta.
 Lo stragista musulmano era infatti sospettato dalle forze dell'ordine, che temevano la sua religiosa  attitudine al delirio e al delitto.
 Non è inverosimile l'opinione degli osservatori che giudicano il blando controllo esercitato dalla polizia americana un omaggio dovuto alle castranti forbici del politicamente corretto, un delirio in sfreenata  corsa nei santuari dell'ateismo occidentale.

 Di qui la forzata condivisione dell'antipatico giudizio di Donald Trump sulla necessità inderogabile di allontanare dall'America (e dal mondo civile) i fedeli di una religione intrinsecamente feroce.

Piero Vassallo

lunedì 13 giugno 2016

I PASTORI SMARRITI (di Maria Antonietta Novara Biagini)

Le pecore erano sconcertate. Da un po’ di tempo i pastori si comportavano in maniera strana. C’era stato un pastore che aveva aperto l’ovile ai lupi e la cosa era finita in una strage di agnelli e pecore. C’era quello che aveva detto alle pecore: fate quello che volete, autogestitevi, e le pecore, non più accudite, avevano ridotto l’ovile a un porcile. In un ovile si proiettavano immagini di animali feroci come le tigri, e alle pecore andava a male il latte. Pastori particolarmente progressisti avevano aperto ovili riservati a sole pecore o a soli montoni e gli armenti omosex non avevano potuto procreare, così che quegli armenti si erano estinti.
Ma le notizie correvano di ovile in ovile, e quando giungeva notizia di un pastore rimasto pastore, piccoli gruppi di pecore ardimentose fuggivano dai loro ovili, e affrontavano da sole lunghe e rischiose transumanze per tornare a unirsi finalmente ad un buon pastore, uno dei pochissimi rimasti che amavano davvero le pecore e non si dilettavano di esperimenti sulla pelle degli armenti loro affidati.


Maria Antonietta Novara Biagini

sabato 11 giugno 2016

FRANCESCO I SCOMUNCATO (di Piero Nicola)

  Vogliamo negare la logica matematica? Se A = B e A = -X si avrà anche che B = -X. Essendo A il modernista scomunicato come banditore dell'eresia che è compendio di tutte le eresie, definita infallibilmente da S. Pio X (Motu Proprio 18,11,1907), è scomunicato chiunque (a maggior ragione colui che siede sulla Cattedra di Pietro) abbia la stessa colpevolezza, cioè agisca allo stesso modo del modernista estromesso dalla Chiesa cattolica.
  Secondo S. Pio X i modernisti sostengono "gli errori mostruosi sull'evoluzione del dogma". Ancor più subdolamente e con effetto almeno uguale, Bergoglio, da un lato, elude il dogma con errori ad esso contrari, d'altro lato, afferma che al dogma si può fare eccezione, sicché il dogma non sarebbe più tale.
  Enc. Pascendi (8.9.1907) di S. Pio X: I modernisti "con arti affatto nuove e piene di malizia, si affaticano di render vana la virtù vivificatrice della Chiesa e scrollare dai fondamenti, se venga lor fatto, lo stesso Regno di Gesù Cristo". "I fautori dell'errore non sono ormai da ricercarsi fra i nemici dichiarati, ma, ciò che dà somma pena e timore, si celano nel seno stesso della Chiesa, tanto più perniciosi quanto meno sono in vista. Alludiamo, [...] ciò che è più deplorevole, a non pochi dello stesso ceto sacerdotale, i quali, sotto finta di amore per la Chiesa, scevri di ogni solido presidio filosofico e teologico sapere, tutti anzi penetrati delle velenose dottrine dei nemici della Chiesa, si danno, senza ritegno di sorta, per riformatori della Chiesa medesima e [...] si gettano su quanto vi ha di più santo nell'opera di Cristo". "Fanno le meraviglie costoro perché Noi li annoveriamo fra i nemici della Chiesa, ma non potrà stupirsene chiunque, poste da banda le intenzioni di cui Dio solo è giudice, si faccia ad esaminare le loro dottrine e la loro maniera di parlare e di operare. Per la verità non si allontana dal vero chi li ritenga fra i nemici della Chiesa più dannosi [...] Il pericolo si appiatta quasi nelle vene stesse e nelle viscere della Chiesa, con rovina tanto più certa in quanto essi la conoscono più addentro".
  L'Enciclica compie una disanima degli errori, tra i quali l'agnosticismo e l'immanenza vitale o religiosa; l'evoluzione e mutazione dei dogmi (decretare la loro insufficienza è altrettanta erroneità): "bisogna che la formola primitiva sia accettata e sancita dal cuore, e che il susseguente lavorio per la formazione delle formole secondarie sia fatto sotto la direzione del cuore" (se al cuore sostituiamo la coscienza, il risultato non cambia); l'esperienza individuale della realtà divina: "cadono nell'opinione dei protestanti o dei pseudo-mistici" - vedi Teilhard de Chardin - "posta questa dottrina dell'esperienza, unitamente all'altra del simbolismo, ogni religione, sia pure quella degli idolatri, deve ritenersi vera"; "dal principio che la scienza non ha dipendenza alcuna dalla fede, quando trattano di filosofia, di storia, di critica, non avendo orrore di premere le orme di Lutero..."; dall'immanenza teologica deriva che le rappresentazioni della realtà divina sono simboliche; "lo Stato e la Chiesa sono l'uno dall'altra estranei pel fine a cui tendono, temporale per lo Stato, spirituale per la Chiesa. Fu d'altre età il sottomettere il temporale allo spirituale, il parlare di questioni miste [...] Ma non basta alla scuola dei modernisti che lo Stato sia separato dalla Chiesa..."; dottrina dell'evoluzione: "Dogma, dunque, Chiesa, culto, Libri sacri, anzi la fede stessa, se non devono essere cose morte, devono sottostare alle leggi dell'evoluzione" (vedi Teilhard); "bisogno di accomodarsi alle condizioni storiche e di accordarsi con le forme di civil governo pubblicamente adottate"; "dottrina dei bisogni"; sentenza del Concilio Vaticano da non contraddirsi: "Dei sacri dogmi altresì deve sempre ritenersi quel senso che una volta dichiarò la Santa Madre Chiesa, né deve mai allontanarsi da quel senso sotto pretesto e nome di più alta intelligenza (Const. Dei Filius cap. IV)"; "anche in materia dogmatica ritrovano errori e contraddizioni [ora, trovano deficienze], benché soggiungano che tali errori e contraddizioni non solo meritano scusa, ma, ciò che è più strano, sono da legittimarsi e giustificarsi"; "i Libri sacri, perché di loro natura religiosi, sono essenzialmente viventi: or la vita ha pur essa la sua verità e la sua logica..."; "tutto ciò che si spiega con la vita è vero e legittimo"; "nell'uomo stesso [...] si cela il desiderio e il bisogno di una religione, né di una religione qualsiasi, ma tale e quale è appunto la cattolica, giacché questa, dicono, è postulata onninamente dal perfetto sviluppo della vita" - analogia con l'asserita presunta utilità delle false religioni; "indicare all'uomo, che ancor non crede, latente in lui lo stesso germe che fu nella coscienza di Cristo e da Cristo trasmesso agli uomini"; "in fatto di morale, danno voga al principio degli americanisti, che le virtù attive debbano anteporsi alle passive, e di quelle promuovere l'esercizio con prevalenza su queste" - oggi, la carità o misericordia falsata; viene allegato il Sillabo, Prop. 12 condannata: "Il metodo ed i principi, con cui gli antichi Dottori scolastici trattarono la teologia, più non si confanno ai bisogni dei nostri tempi ed ai progressi della scienza".
  Col successivo Motu Proprio il Pontefice stabilisce: "Noi rinnoviamo e confermiamo, in virtù della Nostra Apostolica autorità, tanto quel Decreto della Sacra Suprema Congregazione, quanto l'anzidetta Enciclica, aggiungendo la pena della scomunica a danno di coloro che contraddicano a questi documenti, e decretoriamente dichiarando che chiunque ardirà sostenere - il che Dio non permetta - alcuna delle proposizioni, opinioni e dottrine riprovate nell'uno o nell'altro dei documenti suddetti, sarà soggetto ipso facto alla censura del Capo Docentes della Costituzione Apostolicae Sedis, che è la prima delle scomuniche latae sententiae riservate simpliciter al Romano Pontefice. Questa scomunica poi è indipendente dalle pene, nelle quali quanti mancheranno in ordine ai surriferiti documenti possono incorrere..."
  Il Decreto Lamentabili con l'elenco di proposizioni condannate venne emesso il 3.7.1907.
  Data la sua opera e la sua posizione, Bergoglio è dunque un modernista rifinito. Sono anche troppi i suoi atti, mai smentiti, con i quali egli professa e mette in atto con l'ammaestramento e col governo proposizioni condannate, continuando, per altro, l'opera dei suoi predecessori.
  Si riscontra simile trasgressione nei 65 elementi di eresia elencati nel Lamentabili, tuttavia possiamo riassumere l'empietà del sedicente pontefice con queste indubbie e mai emendate affermazioni:
   1) Le false religioni, anziché un impedimento, sono un mezzo approvato o disposto dal Signore per la salvezza delle anime. - Di regola, per le loro credenze gli erranti non sono nocivi al loro prossimo.
   2) Si deve intrattenere rapporti amichevoli con gli eretici e con gl'infedeli cercando, non già la loro conversione, da essi non voluta, ma quanto con essi ci accomuna, sperando in una maggiore o completa concordanza.
  3) La Chiesa riconosce e rivendica il diritto alla libertà religiosa.
  4) La Chiesa riconosce la separazione dello Stato dalla Chiesa (laicismo).
  5) I comandamenti non sono una legge inderogabile e i dogmi non sono esaurienti e definitivi.
  6) La coscienza individuale è regola prossima della morale cattolica dei singoli.
  7) Occorre perseguire l'esperienza dell'incontro con Dio, dalla quale dipende la fede (20) La rivelazione non potrebbe essere altro che la coscienza della sua relazione a Dio acquistata dall'uomo).
  8) 53) La costituzione organica della Chiesa non è immutabile, ma la società cristiana, non meno della umana, va soggetta a continua evoluzione (vedi p.e. il diminuito potere giurisdizionale del pontefice).
  9) 59) Cristo non insegnò un determinato corso di dottrina applicabile a tutti i tempi né a tutti gli uomini.
  10) 63) La Chiesa si dimostra incapace a tutelare efficacemente l'etica evangelica, perché ostinatamente si attacca a dottrine immutabili.
  11) 2) L'interpretazione dei Sacri Libri della Chiesa non deve, è vero, essere disprezzata; essa però soggiace al giudizio più accurato ed alle correzioni degli esegeti.
  Certe affermazioni giudicate inammissibili sono ormai superate in senso peggiorativo. Per esempio:
  4) Il magistero della Chiesa non può determinare il genuino senso delle Sacre Scritture nemmeno con definizioni dogmatiche. 
  L'attuale magistero, sostituitosi al Magistero, ha annullato il dogma secondo cui le questioni dottrinali e morali devono essere risolte e definite dal Magistero, e il concetto dogmatico secondo cui i membri vivi della Chiesa sono soltanto quelli osservanti e in grazia di Dio.
  7) La Chiesa, quando condanna gli errori, non può esigere dai fedeli alcun assentimento interno perché abbraccino le sentenze da lei date.
  La condanna di certi errori è stata abolita (vedi sopra) e l'"assentimento interno" è richiesto ai medesimi errori, ovvero è affidato alle eccezioni poste dalle coscienze alle sentenze dogmatiche.
  Inoltre, l'odierno capo del Vaticano lascia che prelati eminenti predichino altre dottrine mortifere, come quella della salvezza procurata effettivamente dal Redentore a tutti gli uomini e come quella dello storicismo. Molte negligenze, omissioni e disposizioni confermano le suddette empietà.
  Quali prerogative papali può avere un battezzato scomunicato latae sententiae? Tutt'al più egli mantiene una potenzialità a svolgere le sacre funzioni (da lui convertite in orribile lavoro di eresia, ossia nel male peggiore che si possa fare alla Chiesa, nell'offesa più grande recata a Dio), ma non potrà conservare alcuna effettiva autorità per svolgere il supremo ministero apostolico.


Piero Nicola

venerdì 10 giugno 2016

Giacinto Auriti: L'ALTERNATIVA. 1973-1980 (dalla prefazione di Ugo Di Nicola)

Nell’opera intellettuale di Giacinto Auriti la parte idealmente legata al suo ben noto impegno politico-sociale di matrice cristiana occupa indubbiamente una posizione eminente. L’attenzione degli studiosi si è indirizzata principalmente verso la componente scritta del suo lascito; il pensiero auritiano, infatti, è per concisione, completezza e coerenza interna come cristallizzato nella versione scritta, in cui sono solitamente meglio elaborati e rifiniti la forma, i concetti, le tesi di fondo.
Tuttavia la “produzione” scritta che si ispira a questo filone è relativamente scarsa dal punto di vista della quantità, soprattutto considerando il lungo arco di tempo in cui si è svolta: circa quaranta anni, dall’adesione del “Professore” al “Raggruppamento Italico” fino alla morte. In effetti, più che scrivere, Auriti ha parlato; la parte più consistente del suo messaggio è rappresentata da discorsi, letture, dibattiti, comizi, ecc. andati purtroppo in buona parte perduti, benché nell’ultimo periodo, grazie alle telecamere, sia stato salvato del materiale molto interessante.
Va aggiunto, inoltre, che esclusi alcuni brevi testi (Il valore del diritto, L’ordinamento internazionale del sistema monetario, Il paese dell’utopia, La proprietà di popolo, L’occulta strategia della guerra senza confini e pochi altri) oggetto di ristampe regolari o “pirata”, gran parte della non copiosa opera scritta di Auriti è da molto tempo inaccessibile; è questo il caso delle collaborazioni del professore di Guardiagrele con alcune pubblicazioni a stampa, La Rivolta del Popolo e, soprattutto, L’Alternativa, che da diversi decenni sono divenute praticamente introvabili.
La presente raccolta dei contributi auritiani apparsi su L’Alternativa tra il 1973 e il 1980, colma perciò un vuoto che durava da troppo tempo, e consente di avviare un recupero se non addirittura una “riscoperta” del pensiero di Auriti.
Il periodo in cui Giacinto Auriti ha collaborato con L’Alternativa, l’agenzia di stampa del Centro Studi Politici e Costituzionali, è stato forse il più fecondo della sua vita. Nell’arco di sette anni, anche perché pressato da Marino Solfanelli, il giornalista amico che dirigeva L’Alternativa, scrisse quasi ottanta tra articoli e contributi vari. In essi si ritrovano, organicamente strutturati e trattati secondo prospettive pluridisciplinari, o almeno già contenenti in nuce i futuri sviluppi, tutti i punti forti del pensiero di Auriti.
Il professore di Guardiagrele riafferma costantemente, in questi scritti, la concezione cristiana e classica della società, del diritto, della moneta. Egli sostiene senza tentennamenti la dottrina sociale della Chiesa, e specialmente il principio proclamato dal Papa della Rerum Novarum, S.S. Leone XIII: “Tutti proprietari e non tutti proletari”. Come senza tentennamenti, sulla scia del Papa della Quadragesimo anno, S.S. Pio XI, combatte contro “quelli che, tenendo in pugno il denaro e facendola da padroni su di esso, dominano anche il credito e controllano i prestiti”, cioè contro coloro che si sono appropriati, a loro esclusivo vantaggio e a danno di tutti gli altri uomini, della moneta, l’unico strumento capace di rendere tutti proprietari.
Appunto per contrastare efficacemente l’azione nefasta di tali parassiti dell’umanità, il Professore lancia la sua folgorante proposta: porre la moneta, definita quale bene pubblico e strumento di giustizia sociale, sotto l’ala del diritto, quest’ultimo inteso non semplicemente come regola ordinatrice, ma come portatore e realizzatore del bene comune.

Ugo Di Nicola


Giacinto Auriti
L'ALTERNATIVA (1973-1980)
Edizioni Solfanelli
[ISBN-978-88-7497-972-1]
Pagg. 288 - Euro 20,00


http://www.edizionisolfanelli.it/lalternativa.htm

giovedì 9 giugno 2016

COME I NOSTRI EROI PORTARONO LA LIBERTÀ (di Emilio Biagini)

Preparazione. “Mister President, ecco il rapporto della CIA sul Borboglistan. È in posizione strategica sulla rotta del petrolio e sembra che sul suo territorio abbia petrolio in abbondanza, che interessa molto ai nostri petrolieri e speculatori. È governato da un despota piuttosto ‘laico’ e c’è una piccola minoranza cristiana che viene rispettata.” “Capisco; attende ansiosamente che noi andiamo a portare la libertà e costruiamo la nazione borboglistanica col nostro infallibile metodo di ‘nation building’: controllo delle nascite, liberazione della donna, aborto libero e gratuito, rispetto dell’ambiente e dei ‘diversi’.
Esecuzione. Ruminando chewing-gum e salutati da mamme, figli, figlie, sorelle, fidanzate, amichetti e mignotte, partono i marines. Arrivano e sparano di qua e di là. Il despota “laico” fa una brutta fine, con un considerevole numero di danni collaterali (madri di famiglia, padri di famiglia, vecchi e bambini che si trovavano nel posto sbagliato al momento sbagliato, e via discorrendo), mentre delegati e tecnici del paese portatore di libertà giunti in massa nel Borboglistan, con relative consorti, figli, figlie, sorelle, fidanzate, amichetti e mignotte, spiegano alla tv borboglistanica i pregi della libertà, del controllo delle nascite, della liberazione della donna, dell’aborto libero e gratuito, del rispetto dell’ambiente e (soprattutto) dei “diversi”. I borboglistanici, alieni da relativismo e con poche idee ben fisse in testa, tirano fuori i kalashnikov e cominciano a sparare anche loro. Si costituisce un governo fantoccio che promette indiscussa collaborazione con gli occupanti. Stranamente, sia tra i borboglistanici che tra i “ragazzi”, si riscontra un improvviso aumento della mortalità. Viene deviato l’unico fiume del Borboglistan per alimentare le ricche piscine di tipo californiano del campo trincerato che ospita delegati e tecnici del paese portatore di libertà, con relative consorti, figli, figlie, sorelle, fidanzate, amichetti e mignotte. Le cose vanno per le lunghe, mentre la mortalità, stranamente, continua a salire. A casa, madri, sorelle, figli, figlie, fidanzate, amichetti e mignotte dei marines cominciano a dimostrare per il rientro dei “ragazzi”. Nell’interesse della pace, i nostri eroi vengono riportati in patria, tra il magno gaudio di consorti, figli, figlie, sorelle, fidanzate e (soprattutto) amichetti e mignotte. Fanno eccezione alcuni eroi tornati in sedia a rotelle o chiusi in eleganti scatole di legno artisticamente avvolte nella bandiera nazionale. Il governo fantoccio che aveva promesso indiscussa collaborazione con gli occupanti viene prontamente fatto saltare in aria e i “diversi” vengono lapidati o bruciati vivi in massa.
Risultato. “Mister President, ecco il rapporto della CIA: il Borboglistan è diventato una repubblica islamica radicale, hanno proclamato la jihad e stanno sterminando tutti i cristiani.” “Ih, ih, ih, ih (ghigno mefistofelico), era proprio quello che volevamo.”

 EMILIO BIAGINI

Un papa eretico?

 Il sagace editore Marco Solfanelli pubblica, al seguito di una proposta avanzata dall'autorevole Roberto de Mattei, il voluminoso Ipotesi teologica di un papa eretico, un saggio scritto dal celebre pensatore brasiliano Arnaldo Xavier da Silveira, che si è formato alla scuola del concittadino Plinio Correa de Oliveira.
 L'autore propone un puntuale, esauriente esame delle due diverse e contrarie soluzioni del problema posto ai  teologi dall'eventualità (ipotetica) di un Papa eretico.
 Al proposito è citato dall'autore il caso di un papa del VII secolo, Onorio I, il quale (secondo il giudizio di un suo successore, Leone II) “non illuminò questa Chiesa apostolica con la dottrina della tradizione apostolica, ma tentò di sovvertire l'immacolata fede con un profano tradimento”.
 La prima, moderata e cauta interpretazione della tesi esposta nello scritto di Leone II fu formulata dal cardinale Louis Billot (1846-1931), il quale sostenne “anche se Dio può impedire che il Papa eretico causi danno alla Chiesa, il modo più dolce di agire della Provvidenza fa sì che, avendo Dio promesso che il Papa non sbaglierà mai nel definire, di conseguenza provvede che egli non diventi mai eretico”.
 Il Palmieri, dal suo canto, propose una attenuazione del giudizio formulato dal cardinale Billot e, non avendo esclusa l'ipotesi del papa personalmente eretico, sostenne la tesi centrista secondo cui “si può dedurre come necessaria solo quell'infallibilità [del papa] che è necessaria e sufficiente per raggiungere il fine di confermare i fedeli”.
 Opportunamente l'autore cita l'opinione  dell'autorevole Matteo da Coronata o.f.m.c. secondo il quale “non si può provare che il Romano Pontefice, come dottore privato, non possa diventare eretico”.
 Tuttavia rimane inevitabile la condivisione della tesi del gesuita Francisco Suarez,  secondo cui “in nessun caso, anche di eresia, il Pontefice è immediatamente privato della sua dignità e del suo potere da Dio stesso, prima del giudizio e della condanna degli uomini. E' questo che in ogni caso si ritiene comunemente”.
 Nella prefazione Roberto de Mattei apprezza la sentenza di Suarez ma afferma: “Il vero problema non è quello dell'ipotesi del Papa eretico, ammessa dalla larghissima maggioranza dei teologi. Il punto su cui manca ancora il consenso riguarda le condizioni e il momento in cui il Papa eretico perderebbe la sua carica. Ammessa la possibilità dell'eresia, chi può giudicare infatti il Papa eretico se nessuno gli è superiore?”
 La eventualità del papa eretico è fuori discussione, dal momento che la violazione dell'infallibilità compete unicamente alla dottrina affermata ex cathedra, una eventualità difficilmente compatibile con l'eterodossia, che è sempre associata alla scaltra reticenza e all'ipocrisia. L'autore del saggio rammenta, infatti,  che essendo la Chiesa una società visibile “può punire giuridicamente soltanto i peccati che si manifestino in una maniera visibile”.
 D'altra parte il Papa ritenuto eretico non può essere deposto, dal momento che la deposizione (giusta l'opinione dei più autorevoli teologi)  dovrebbe  essere attuata da una superiore (e inesistente) autorità religiosa.
 L'assenza di un'autorità terrena superiore al papa è l'ostacolo che il sedavacantismo (quantunque motivato, giustificato e condiviso dagli sbigottiti spettatori dei pittoreschi sbandamenti del regnante pontefice) non può violare.
 Un teologo che nessuno può seriamente giudicare conformista e servile, Don Curzio Nitoglia, afferma che la motivata perplessità non può rovesciarsi nella protesta collerica e configgere con l'obbligo di rispettare il Santo Padre. E tanto meno può consegnarsi alle contraddizioni del sedevacantismo.
 Il tradizionalismo sedevacantista infatti è una ragione imprigionante. Numerosi e qualificati teologi (fra i molti Paolo Pasqualucci, Emanuele du Chalard, Curzio Nitoglia, Mario Socci, Sandro Magister, Roberto De Mattei, Maria Guarini, Piero Giorgio Seveso, Piero Nicola) intravedono nell'acrobatico e oscillante ragionamento di papa Bergoglio intorno alla comunione ai divorziati l'ombra dell'eresia e la ferma intenzione di alterare la legge stabilita da Nostro Signore. 
 Altri teologi, insieme con scrittori d'alto profilo, alla calorosa e affettuosa socializzazione del papa con gli alfieri del laicismo trucido e decerebrato altera l'equilibrio tra fedeli e atei, tra pecore e lupi,  e tra la fermezza e il cauto rispetto che la somma autorità ecclesiastica deve a se stessa. .
  All'orizzonte luccica la ridicola scena degli amorosi dialoghi con gli abati del partito e del giornalismo radicale/mortale. Purtroppo. E rimane la somiglianza delle facezia di papa Francesco con le classiche battute dello scollacciato umorista milanese Marcello Rambaldi Guidasci. L'eresia è una disgrazie nascosta nei fumi del buonismo galoppante. Il ridicolo rimane – imperterrito – a mostrare la avventurosa radice della teologia progressista.


 Piero Vassallo

mercoledì 8 giugno 2016

LA SITUAZIONE (di Piero Nicola)

  Alla gente di penna, che in qualche modo e misura si fa leggere, è dato soltanto di chiarire lo stato delle cose e di prospettare le condizioni - augurabili o deprecate - del loro futuro svolgimento. Agire fattivamente per il meglio spetta ad altri, che possono adoprare i chiarimenti e le idee, ma che possono anche non esistere. Sono rari coloro i quali possiedono la capacità di piegare il corso degli eventi, di imprimere la svolta resasi  necessaria.
  I modi per compiere il nostro mestiere sono diversi. Non pochi ritengono che il momento storico è tale per cui sarebbe vano prendere in esame i casi del passato al fine di correggere il presente. Secondo loro dovremmo restare sull'oggi, sull'uomo odierno, sui condizionamenti e progressi della vita attuale, giudicati o immodificabili o da riformare senza pretendere di capovolgerli. Ed essi chiamano questo procedimento realismo indispensabile.
  Viene tralasciata una premessa: l'essere umano resta il medesimo nella storia rispetto ai problemi morali. Sempre necessita risolverli in modo corretto; egli fu sempre soggetto a pervertirsi e si pervertì, e continua ad essere suscettibile di miglioramento nonostante la sua inclinazione al male.
  Quando le strutture tecnologiche ed economiche instaurate siano d'intralcio al raddrizzamento del popolo, la sua natura spirituale, plasmabile e correggibile, è assolutamente prevalente sulle ragioni della materia, sia essa semplice o sofisticata. Qualora fosse necessario mettere un freno alla scienza, per esempio alla cibernetica nelle sue varie applicazioni, la sottomissione degli strumenti d'ogni sorta al bene comune è attuabile e giovevole. Semmai resta la questione della concorrenza o ostilità dei popoli di tendenza contraria. Ma anche questo problema offre soluzioni. Chi si sottrae alla decadenza dei costumi finisce col prevalere.
  Perciò non è affatto disdicevole, oltre a proporre le imprescindibili giuste leggi e l'ordine civile che dovrebbe regnare, avvicinarsi alla concretezza osservando le trascorse, storiche soluzioni.
  In linea teorica, va ripetuto che il primo articolo della costituzione civile dovrà affermare il rispetto del costume cattolico autentico A questo fondamento occorre l'abolizione dei partiti politici, un unico movimento custode dell'identità nazionale e delle imperiture sue tradizioni, un Capo dello Stato che sia anche Capo del governo, un'assemblea dei rappresentanti del popolo preferibilmente corporativa, che nomini il Capo dello Stato. Diversamente, questi potrebbe essere eletto dal popolo. Ovviamente si darà il caso che alcune varianti a tale sistema si rendano opportune, ma la semplicità delle istituzioni e l'eliminazione delle fazioni organizzate e detentrici di potere sono indispensabili. 
  Veniamo alla Storia. Le restaurazioni di un ordine augurato sono opera di uomini e spesso di un singolo individuo, con tutte le inevitabili incognite che ciò comporta. Talvolta il suddetto ordine muore con il suo legislatore. Dalle vicende umane non è concesso pretendere di più.
  Nell'epoca giolittiana e in quella del primo dopoguerra si ebbero diversi mali che annche adesso lamentiamo. Il parlamentarismo, i partiti liberali e sovversivi, il generale laicismo producevano malcostume e disordini, erano destinati a recare il divorzio e l'inarrestabile sequela delle perversioni dovute alla democrazia: un sistema politico che si regge sulle innovazioni corruttrici, come è facile dimostrare che debba essere e come pure si verifica. 
  L'orgoglio nazionale, che non necessariamente degenera nel vieto nazionalismo, essendo basato su un retaggio di opere e di valori rinnovati, soddisfa l'aspirazione del popolo; insieme a questo sentimento la giustizia sociale tiene a freno le brame egoistiche e libertine.
  Nei fatti, distrutte le divisioni ideologiche artificiose e appartenenti a culture aliene, dissolta la lotta di classe nell'unità nazionale, qualcosa di simile si realizzò negli anni Venti e Trenta del secolo scorso, stante il freno posto dall'autorità della Chiesa (assai riconciliata con lo Stato) alle deviazioni dell'umanesimo paganeggiante.
  Il sentimento patriottico ebbe il suo debito riconoscimento - ora ridotto a una larva dal mito internazionalista e dall'utopia della società multietnica, in realtà disgregatrice e fomentatrice di dissidi.
  Il beneficio della leva obbligatoria è andato perduto. Le donne nell'esercito e nelle polizie sono un ultoriore elemento di debolezza assurda e penosa.
  La naturale struttura della famiglia restò intatta e la sua benedetta prolificità venne incoraggiata, all'opposto del disfacimento promosso ai nostri giorni.
  Si assicurò la stabilità e l'efficienza dell'impiego pubblico. Si sostenette il lavoro delle imprese. L'intervento statale nell'economia salvaguardò le comunità locali e l'occupazione. Le previdenze pensionistiche e le assicurazioni ebbero un carattere definito e stabile. Lo opere pubbliche furono esemplari. Vennero create città e campagne produttive. I servizi di pubblica utilità funzionarono in mano a Stato, Parastato e Comuni. Questo complesso di giustizia sociale è oggi deteriorato, corrotto o scomparso.
  Il buon costume fu abbastanza preservato da pornografia e da spettacoli osceni. La prostituzione ebbe adeguata tolleranza e regolazione. Un segno evidentissimo della via via cresciuta decadenza è l'eterogenea prostituzione di strada e la tratta di esseri umani che vi sta dietro.
  La mafia e le sette, che furono ridotte all'impotenza, sono poi tornate a prosperare ignominiosamente.
  La droga, un tempo circolante in ristretti ambienti di viziosi, si spaccia ovunque fin presso le scuole.
  Le arti ebbero varie fioriture, dalle lettere alla pittura, dalla scultura all'architettura, e s'imposero in campo mondiale, subendo scarse influenze estranee. La lingua di Dante ricevette il suo largo omaggio, neologismi pregevoli l'arricchirono, i suoi cultori tennero a bada forestierismi e altre contaminazioni. Il jazz non scalzò il bel canto italiano.
  La limitazione della libertà servì per lo più a preservare il lecito e il bene comune, pur con qualche sacrificio della critica legittima.
  Propaganda e retorica furono inferiori a quelle della democrazia, che spaccia falsità, aberrazioni e vizi come conquiste benefiche.
  I diritti indebiti vennero equamente negati, come la licenza di corrompere e di sedurre con vari mezzi atti a sovvertire.
  Che il successivo potere civile abbia contribuito alla trasformazione della Chiesa vasta e visibile in una chiesa snaturata ed eretica, sta sotto gli occhi di tutti gli onesti.
   Circa ottant'anni fa anche in America l'aborto fu esecrabile e sarebbe stato inaudito che i sodomiti  sbandierassero il loro orgoglio di peccatori. Ma, per sua natura, il regime concluso e vituperato si sarebbe opposto successivamente alle degenerazioni, compresa quella del clero.
  Dopo tali valutazioni di carattere scientifico, la legge vigente comanda di non restaurare.


Piero Nicola 

Dopo l'eclissi della politica d'ispirazione cristiana

 La classe dirigente del partito democristiano, molto prima di naufragare nelle acque grigie (fumo di Londra) del progressismo  secondo Matteo Renzi, aveva tentato di nascondere, nell'ombra di una rivoluzione felpata, l'intenzione di modernizzare e quasi sovietizzare la dottrina sociale della Chiesa.
 L'avveniristico progetto fu concepito e promosso dagli esponenti dal circolo dei piissimi e devoti sinistrorsi radunati dal professor Giuseppe Dossetti. Dal cardinale Alfredo Ottaviani furono definiti  “pesci rossi d'acqua santiera”.
 Consapevole dell'involuzione in atto nel partito democristiana, Pio XII, alla vigilia delle elezioni  del 18 aprile 1948, aveva affidato a Luigi Gedda il compito di suggerire agli italiani  il voto per la Dc quale scelta del male minore. Scelta dichiarata dai manifesti dei Comitati Civici.
 La minacciosa, temibile presenza del blocco social-comunista aveva nascosto, in una plumbea ma rassicurante nuvola, l'errore progressista, incubato dalla modernizzante Dc.
  Il 18 aprile del 1948, tuttavia, la Dc ottenne, dalla paura del comunismo, una schiacciante maggioranza: il  48,5% dei voti e 350 deputati contro il 30% dei voti (183 deputati) ottenuti dal Fronte Popolare.
 Pio XII confermò tuttavia la sua diffidenza nei confronti degli esponenti democristiani rifiutando (più volte) di ricevere Alcide De Gasperi, che richiedeva insistentemente un'udienza.
 Quasi volesse confermare i sospetti di Pio XII, De Gasperi dilapidò e inquinò il consenso ottenuto il 18 aprile, preferendo l'alleanza centrista (con i rappresentanti dell'anticlericalismo: liberali, socialdemocratici e repubblicani) a quella con le destre (che contavano una quarantina di deputati meglio orientati).
 Una scelta insensata, quella “centrista”, che svelò l'inettitudine democristiana a respingere l'attacco forsennato e perverso sferrato dagli alleati divorzisti e abortisti.
 Finalmente la presenza degli alleati laici della Dc sul palco del comunista Enrico Berlinguer, festante vincitore del referendum sul divorzio, è l'emblema dell'inganno, che ha causato le disastrose scelte centriste di De Gasperi e dei suoi successori.
 Dopo la disgregazione della Democrazia cristiana e l'infausto rovesciamento delle sedicenti avanguardie cattoliche nel partito dei progressisti, le scelte dei fedeli precipitati e confluiti nel vuoto della teologia progressista, manifestano l'assenza di un programma seriamente inteso (e qualificato) a sollecitare il voto degli italiani fedeli alla loro millenaria tradizione.
 Nella prima fase della decadenza del cattolicesimo politico, la Dc è stata estenuata e vanificata  dalla scelta di attuare una politica discordante dal magistero ortodosso di Pio XII.
 Dopo il Concilio Vaticano II la politica democristiana è stata investita dallo strisciante influsso del pensiero moderno, letto sotto la conciliante e gregaria luce delle opere di Jacques Maritain e di Pierre  de Chardin.
 L'inascoltato Cornelio Fabro, nel saggio Introduzione all'ateismo moderno, aveva dimostrato l'impossibilità di un accordo del pensiero cattolico con il pensiero moderno, in cui si attua il rovesciamento della ragione nell'irrealtà: “Il principio fondamentale del pensiero moderno fa scaturire dall'uomo e non dall'essere stesso il fondamento della verità e del valore … questo fatto attesta l'ambiguità del principio d'immanenza e quindi la polivalenza antitetica dei suoi sviluppi e delle sue conclusioni - di razionalismo, empirismo, idealismo, materialismo, positivismo e neopositivismo, pessimismo, titanismo, pragmatismo, esistenzialismo”
 Al seguito della filosofia di Maritain, la Dc, ha ceduto alla tentazione del suicidio intellettuale e politico. Inutilmente padre Fabro ha annunciato la catastrofe, inscritta a caratteri cubitali, nell'avventuroso aperturismo democristiano, l'ostinazione aperturista si è rivelata invincibile.
 La desolata scena della politica italiana è completata e purtroppo perfezionata dalla confusione babelica delle culture sedicenti tradizionali e dalla discordia regnante sugli studiosi attivi nella confusa e litigiosa area destra.
 Nell'area degli oppositori alle riforme contro natura, purtroppo si agitano, in strutturale confusione, tradizionalisti cattolici e tradizionalisti neopagani, tomisti ed evoliani, risorgimentali e antirisorgimentali, sabaudi e borbonici, nazionalisti e asburgici, europeisti e anti europeisti, liberisti e socializzatori.
 L'uscita dal regno rovente della confusione ideologica e la guarigione dalla fragilità destra saranno ottenuti (si spera presto) dall'atteso restauratore della politica conforme al diritto naturale, cioè da un autentico seguace dalla filosofia di San Tommaso d'Aquino, che è stata interpretata fedelmente e proposta dal compianto padre stimmatino Cornelio Fabro, quale uscita di sicurezza dalla confusione generata pensiero rivoluzionario.
 Il dialogo maritainiano e dossertiano con il pensiero moderno è finalmente escluso dall'esito della corsa illuminista in direzione delle sedi umide vespasiani  metafisici nei quali è celebrato il rito del laicismo, che mostra infine la sua strutturale e polimorfa oscenità.


Piero Vassallo

lunedì 6 giugno 2016

I REPROBI ESALTANO IL REPROBO ALI (di Piero Nicola)

Quelli che intessono il panegirico di reprobi sono reprobi essi stessi. I diffusori delle notizie tramite i mezzi d'informazione sono i riprovati dal Signore, giacché sostengono cose empie e false, assai condivise da Bergoglio. Il fatto è digià stantio e ributtante.
  Ma disgraziatamente, negli ultimi tempi si sono moltiplicate le occasioni di tenere l'orazione funebre di apostati e di nemici della Croce, e potrà giovare opporvi un rigetto motivato.
  Dopo le celebrazioni di cantanti sodomitici, di politicanti strumenti di satana e di famosi attori infatuati del paganesimo, è la volta d'un altro idolo per il quale si è dato fondo al repertorio delle lodi e delle ammirazioni sperticate. Egli sarebbe stato uomo carismatico ed esemplare, difensore della razza oppressa, promotore dei diritti civili, campione sportivo ineguagliato.
  Evidentemente l'abitudine all'impostura ha tradito i panegiristi partoriti dal regime perverso. Essi hanno esagerato, si sono sbilanciati nell'inversione della verità. Per gli anziani che conservino un po' di sana memoria e per chi voglia indagare da scienziato nelle cronache di alcuni decenni addietro, la realtà storica  sbugiarda questi giornalisti, pure al di fuori delle idee pervertite da essi professate (indifferentismo religioso, annullamento dell'amor patrio e di fedeltà e obbedienza dovute allo Stato in armi, adozione di diritti bugiardi).
  L'esuberante Cassius Clay divenuto campione negli anni Sessanta, apostatò dal suo stato di cristiano battista facendosi musulmano e assumendo il nome di Muhammad Ali. Ancora nel 2005, egli abbracciò il sufismo (notizie di Wikipedia). Negli anni di contestazione pre-sessantottina egli rifiutò l'arruolamento per la guerra in Vietnam, dichiarando che il Vietcong non era un suo nemico. Venne arrestato come renitente alla leva e condannato a cinque anni di prigione. Privato del titolo conseguito alle Olimpiadi, ottenne l'assoluzione nel 1971 dalla Corte suprema degli USA, nella patria da lui offesa e ormai avviata alla più grave decadenza..
  Questo fulgido modello dello sport aveva raccolto l'ispirazione del wrestler Gorgeous George, istrionico e trasgressivo personaggio della lotta libera americana, fatta di gara (sovente truccata) e di pacchiana teatralità all'insegna delle invenzioni sempre più stravaganti. Costui infatti usava acconciature femminili. Da parte sua, Muhammad Ali detto The Greatest (Il Migliore) introdusse la pratica del trash-talking, che è quanto di meno nobile possa concepirsi. Si trattò di combattere l'avversario nondimeno con lo scherno e gli insulti, al di fuori dell'incontro e durante l'incontro.
  La sua carriera conobbe sonore sconfitte. Nel 1971 fu battuto da Joe Frazier, poi da Ken Norton nel 1973. Nel 1974 a Kinshasa (Zaire) tolse il titolo a George Foreman, in un combattimento che lo vide costretto alle corde per diverse riprese, dopo aver dileggiato e gratuitamente vilipeso l'avversario.
  In politica, egli approfittò dell'ideologia americana per abusare delle libertà, bandendo idee utopistiche e rivoluzionarie. La difesa della propria razza prese toni di razzismo alla rovescia. Rivendicò il potere nero e si dichiarò contrario al meticciato.
   Umanamente (4 matrimoni, 2 figli naturali, infine solenni riconoscimenti tributatigli dall'ONU e dagli USA), fu il modello dell'orgoglioso insolente e spaccone. La sua vigorosa personalità ebbe l'effetto di influenzare folle di individui suggestionabili, indotti ad abiurare, a illudersi sulle proprie facoltà, a credere nel pacifismo e nella indegna e mitica liberalizzazione.
  Qualche giornale che per qualche motivo non condivide le gesta del campione scomparso, ne offre tuttavia alla pubblica venerazione le doti naturali - malamente impiegate - e, non osando trarre le debite somme, dà una mano in tal guisa al lavoro dei reprobi sbrigliati.


Piero Nicola

sabato 4 giugno 2016

Italia mia benché: Critica dei pensieri disunitari

 Ammessa la prosperità e la felicità dell'Italia pre unitaria, venerato e incensato l'antico frazionamento del nostro territorio, lodata l'occupazione straniera, riconosciute le inespiabili colpe del  risorgimento, ridimensionate le ragioni della Grande Guerra, disprezzato l'eroismo dei seicentomila caduti, squalificato il patriottismo, maledetti i fascisti (in obbedienza al giudizio anglofilo di un noto tradizionalista brasiliano), censurato e squalificato  Pio XI firmatario del Concordato con l'Italia unita, concesso infine che la disunità degli animi sia un bene prezioso, oggi attingibile e godibile, si pone una domanda forse intrepida e irriguardosa: è ragionevole sognare il viaggio nel passato? Ha senso far correre la cultura tradizionalista in direzione opposta alla storia? E' seriamente desiderabile un'Italia disunita e felice di soggiacere (in sogno) alle defunte natiche dell'imperatore austriaco?
 E di seguito: è ragionevole progettare, nel corso di oniriche sedute, la restaurazione dell'Italia disegnata dall'ostile, imparruccato e puntiglioso Congresso di Vienna? E' realistica, dignitosa e attuale la storiografia d'impronta pseudo tradizionalista, che contempla e ammira un'italianità austriacante? E' sensato, infine, tollerare e sopportare – in un'ottica supinamente anti nazionale - l'attuale soggiacenza del governo italiano ai voleri dell'Europa colonizzata dalla cancelliera tedesca Angela Merkel?
 Lo storico ha la facoltà di esaminare criticamente gli autori dell'unità nazionale e di diminuire il giudizio eroico sulle loro imprese – la facoltà, ad esempio, di catalogare le  facilitazioni godute dai garibaldini in Sicilia -  non il diritto di desiderare e sognare il surreale capovolgimento e/o la calunnia globale delle conquiste ottenute dai combattenti italiani.
 Lo storico non ha il diritto di alterare la verità per ridurre il Risorgimento italiano all'ideologia massonica, professata da Giuseppe Garibaldi.  Tanto meno ha il diritto di indirizzare la storiografia a quel disprezzo imperiale dell'amor di patria, che animava gli autori (in maggioranza cortigiani iniziati ai misteri massonici) dell'unità nazionale.
 Del resto gli storici sconfessano le roventi opinioni dei pensatori disunita rii. E' significativo il fatto che, nella rivista Storia contemporanea, si rammenta che un illustre studioso americano, William Hunt, “delineava il declino della Penisola come dovuto all'invasione francese e alla conquista spagnola che seguirono il Rinascimento e distrussero la libertà italiana per tre secoli. … tre secoli di governo straniero avevano indebolito il carattere del popolo italiano”.
 Il potere esercitato dall'imperatore d'Austria a danno del carattere degli italiani, peraltro, ha aspetti sconcertanti e vergognosi.
 Lo storico William Roscoe Thayer scriveva al proposito: “il sovraintendente dello Spielberg poteva ricevere da Sua Maestà Imperiale messaggi di questo tipo: diminuite la razione di fagioli del prigioniero numero dieci oppure il numero Sette ha diritto di avere caffè una volta al mese”.
 Ha senso opporre la spregevole e meschina figura dell'imperatore austriaco ai patrioti italiani? E' possibile non riconoscere la miseria della politica imperiale e l'assurdità delle opinioni nutrite dagli italiani austriacanti? E' seriamente pensabile una cultura di destra fondata sull'ammirazione dei tradizionali nemici dell'Italia? Infatti la destra anti nazionale, che sta in ginocchioni al cospetto del defunto impero asburgico è ridicola e surreale prima che indecente.
 La stima dell'impero che opprimeva gli italiani riduce la cultura della destra anti moderna all'astratto e ridicolo gioco di società di nicchia contro cui era insorto un geniale interprete della genuina tradizione italiana, quale fu Francisco Elias de Tejada y Spinola.

 Dalla paura del ridicolo dovrebbe avere origine la coscienza dell'obbligo di ricondurre la cultura   della destra alla intenzione di esaminare, capire e rinnovare le ragioni dell'unità d'Italia. Una tale scelta farebbe destare i prigionieri dell'incapacitante sogno passatista e, quel che più conta, darebbe vita a una critica italiana della soffocante e per noi italiani penalizzante egemonia tedesca sulla politica europea. Infine farebbe vedere la somiglianza analogica del soffocante potere esercitato dalla cancelliera di Berlino con l'oppressione esercitata dall'imperatore di Vienna.

Piero Vassallo

mercoledì 1 giugno 2016

I FALSIFICATORI DELLA MORALE DI CRISTO (di Piero Nicola)

  La legge naturale è inclusa nella legge di Dio. Ciò non si discute. La morale di Cristo perfeziona la morale iscritta naturalmente nel cuore umano; sebbene l'uomo sprovvisto della Fede e della Grazia non possa adempiere né l'uno né l'altro dovere, così come l'ebreo non era in grado di osservare il Decalogo, ovvero la legge mosaica.
  Cristo, poi, diede i consigli evangelici a quanti fossero idonei ad avviarsi sulla via della perfezione. E per questi eletti vige una norma che può superare, in certo qual modo, la morale comune, la quale tiene debito conto delle conseguenze.
  Per esempio, chi dona i suoi averi ai poveri, può alquanto diseredare i propri figli. Chi porge l'altra guancia all'offensore, può trascurare il rispetto della legge che prevede la legittima difesa. Chi sovviene alle necessità del diseredato e del forestiero, può con la sua carità trascurare la scrupolosa valutazione delle conseguenze, pur osservando abbastanza le giuste disposizioni del governo civile in tale materia. Certi atti dell'eroismo cristiano travalicano, con il loro valore soprannaturale, i motivi che li sconsiglierebbero per il bene della comunità.
  Tuttavia occorre distinguere il debito dell'individuo dal debito civico. Riguardo al perdono, indispensabile per il fedele, non è affatto dovuto nell'esercizio del governo civile o ecclesiastico; ed anche il singolo che perdona deve denunciare all'autorità il suo perdonato colpevole. Colui che soccorre l'affamato, lo denuncerà qualora sia persona nociva al consorzio civile e al bene spirituale (p.e. trattandosi di un eretico o di un infedele refrattari alla conversione).
  Quando Gesù parla delle beatitudini dei miseri o si identifica nei bisognosi rispetto alle opere di misericordia prestate loro, presuppone in essi anche una certa innocenza. Egli dice: "Beati i poveri in spirito" (Mt. 5, 3). "Senza la povertà spirituale la stessa povertà effettiva non gioverebbe all'anima" (Dizionario di Teologia Morale, Ed. Studium 1954, p. 1034). Superbi e invidiosi non sono mai i poveri di Cristo.
  Questo complesso di verità è stato travisato e stravolto dalla pestifera conduzione ecclesiastica soprattutto negli ultimi tempi. Si sono abusati alcuni detti del Vangelo per tradirne i dogmi, al solito fine modernista e demagogico. Si viola la norma inderogabile per la quale, tra l'assistenza durevole prestata all'emigrante e l'opporgli il rifiuto essendo egli un elemento dannoso moralmente e spiritualmente, nonché non assimilabile alla comunità nazionale e di fatto ad essa ostile, occorre optare per il respingimento o il rimpatrio.
  La faccenda è già stata oggetto di ampia disquisizione da parte di amici della giustizia, che sono pervenuti a conclusioni analoghe. Ma molte buone coscienze, da tempo sollecitate dal martellamento del buonismo e della pietà sentimentale, necessitano di conforto per disfarsi dell'etica falsa e svirilizzata.
  Se è ormai fuori luogo considerare la indegna voce di Bergoglio, non è inutile prendere in esame i casi della sventurata immigrazione che ci colpisce e colpisce gli stessi indotti a praticarla.
  Anzitutto bisogna distinguere tra genti cristiane e genti maomettane, che non si integrano nel nostro Paese, né altrove in Europa; tra quelli che dispongono di mezzi e gli indigenti; tra chi ha vero titolo di fuggiasco e chi non ce l'ha.
  All'origine ci sono dei quesiti che appaiono irrisolti e che danno adito a gravi sospetti. Che cosa spinge gli emigranti a mettere la vita a repentaglio? Dove prendono il denaro per effettuare i viaggi pagando il proprio sostentamento e gli scafisti o altri trasportatori? I poteri colpevoli non danno le possibili risposte.
  Si può capire che cristiani siriani o iracheni non idonei a combattere il nemico, rischino la vita, anche della famiglia, pur di non restare in campi di profughi sotto un governo musulmano (p.e. turco). Essi inoltre potranno avere in tasca il denaro con cui pagare il passaggio. Per costoro può essere debita l'accoglienza da noi, tuttavia come stranieri, sino a quando non abbiano maturato requisiti per l'acquisto dei gradi di cittadinanza.
  Per gli indigenti, è verosimile ci sia un'organizzazione, che si tiene nell'ombra, la quale provvede alle loro spese. I gestori del traffico hanno un grande interesse a convincere o a forzare gli emigranti, coinvolti in una sorta di tratta degli schiavi.
  Gli infedeli poveri, come quelli che tali non sono, è verosimile che ormai conoscano a sufficienza il grave pericolo cui vanno incontro. Quanti di essi fuggono dalla miseria, dalla guerra o sono ingiustamente perseguiti in patria è difficile che per ciò siano costretti a mettere la vita a repentaglio. Essendo impossibile accertarne la giustificazione, bisogna considerarli responsabili della loro temerarietà. Solo per questo, respingerli sarebbe un doveroso provvedimento, che porterebbe all'estinzione del deplorevole fenomeno, con risparmio di vite umane. Non esiste forse una legge che vieta di rischiare la propria vita per uno scopo che non sia quello della sopravvivenza o quello dell'eroico altruismo? Essi sopravviverebbero nella loro terra o dove si trovano come già vi sono sopravvissuti.  
  Concludendo, la morale illibata comanda, salvo eccezioni, di respingere immediatamente tutti gli stranieri di cultura incompatibile con quella italiana, che intendono venite per mare o per terra sul nostro patrio suolo. Gli eventuali soccorsi necessari devono essere temporanei, fintanto che i bisognosi siano riportati nel luogo confinante da cui sono venuti. Se sono partiti da uno stato che non è il loro, esso è responsabile del loro sconfinamento.
  Resterebbe un certo statale dovere di soccorrere nei loro paesi i reali disgraziati spinti ad emigrare a causa della fame e di altre sventure. Non curiamoci delle organizzazioni internazionali o delle nazioni ricche, che avrebbero il compito di provvedere e non provvedono, e che sarebbe meglio se si astenessero dall'intervenire in quanto portatrici di orribili corruzioni. Resta comunque evidente la difficoltà di un intervento efficace che implicherebbe intromissione nella sovranità di altri stati. Il semplice invio di aiuti economici andrebbe valutato caso per caso. Ad ogni modo, è iniquo togliere risorse e lavoro ai nostri cittadini indigenti - e sono tanti - per destinarle a indigenti stranieri.
  Da tutto ciò emerge il vile e distruttivo sfruttamento della sensibilità e dei sentimenti dei nostri connazionali, indotti a trasgredire la giustizia, col solo risultato di giovare ai bassi interessi di tali sfruttatori politici e clericali.
  Il segretario della CEI Galantino non ha mancato di farsi sentire - a proposito di un eventuale  registrazione degli immigrati a bordo delle navi che li raccolgono in mare - per ribadire la disonesta e infine criminale accoglienza promossa dalla pseudochiesa, che sistema il suo falso umanitarismo su basi eretiche.


  Piero Nicola