sabato 2 gennaio 2016

MISERIE DELL'INFORMAZIONE (di Piero Nicola)

Il Capo dello stato ha messo sotto accusa l'evasione fiscale. Non ci sarebbe niente da eccepire.
L'evasore commette un reato non solo infrangendo la legge (di leggi inique ne abbiamo pure), ma commette in un'giustizia verso chi paga regolarmente le tasse e si mette in grado di fare concorrenza sleale a chi opera nel suo stesso settore di mercato. 
  Però ci corre molto di qui a dire che l'evasione dell'IVA, delle imposte e dei contributi costituisca un danno di parecchi miliardi all'economia italiana e che, se non ci fosse, se tutti o quasi pagassero il dovuto allo stato e agli enti previdenziali, il PIL crescerebbe un bel po'. Queste affermazioni stanno al livello della propaganda del televendite renziane, delle sue slide.
  Il conto è presto fatto (ripeto: un conto amorale, ma reale). Gli evasori chi sono? È gente che lavora, che contribuisce all'aumento del PIL. È la famosa economia sommersa, che i politici interessati non disdegnano di considerare nei loro calcoli. Molti evasori se dovessero convertirsi all'onestà sarebbero costretti a chiudere i battenti. L'entità di questa perdita di ricchezza e posti di lavoro dovrebbe essere ignorata? Quando poi costoro lucrano con la disonestà mettendo da parte utili illeciti, che cosa ne fanno dei soldi, li mettono forse sotto la mattonella o piuttosto li spendono a pro dei consumi e li mettono in banca, accrescendone il capitale? Non si può disconoscere questo aspetto economico, soprattutto in tempo di crisi.
  Se le attività criminose della mafia, il cui giro d'affari è di molti miliardi, dovessero per magia essere impedite da un giorno all'altro, c'è da credere che precipiteremmo tutti nella bancarotta. Evasione fiscale e commercio di droga e d'altri vizi, più il taglieggiamento, il riciclaggio di denaro sporco, ecc. ci avviliscono e ci mantengono.
  Ma lo stato è forse una verginella? Il suo esempio di biscazziere è deplorevole. Non si tratta di lotterie qualche volta all'anno, o del lotto tradizionale. Si tratta di un casinò diffuso: nei bar, nelle tabaccherie. E questo stato si giustifica, sottovoce, ammettendo che se rinunciasse ai proventi del gioco d'azzardo fallirebbe.
  Perciò assistiamo a un'ipocrisia, anzi a un'impostura intollerabile. Sia ben chiaro: non siamo nel campo dei fenomeni insopprimibili, come quello della prostituzione (anche questa lasciata alla mercé della delinquenza). Moralmente sarebbe temerario giustificare evasori, mafiosi e stato che succhia il sangue dei disgraziati giocatori e, per non ammettere di coltivarne il vizio, si è inventato la ludopatia, la malattia, prevenuta con saggi avvertimenti del genere di quelli stampati sui pacchetti di sigarette. Non starebbe in piedi applicare la dottrina della scelta del male minore, che nell'etica cattolica e autentica è inammissibile, salvo eccezioni (quando, non accettando il male minore, dal maggiore verrebbe certamente un danno più grande per la salvezza).
  E allora la probità vorrebbe anzitutto che si dicesse come davvero stanno le cose. Vorrebbe nondimeno quel sacrificio che nessuno è disposto a fare, che troppi anzi negano con argomenti capziosi. Esso consiste nel costringere il più possibile chiunque alla rettitudine, a costo di sopportare una carestia. Sacrificio necessario, perché la crisi morale è peggiore di quella materiale e ne è anche l'origine.
  Ciò tuttavia non basterebbe. Parlando della ripresa di produzione, consumi, occupazione (ripresa risibile e strumentalizzata, in quanto non ci toglie affatto dalla stagnazione) si è ricordata la piaga dei giovani disoccupati (e i tanti padri di famiglia disoccupati, gli anziani con una pensione da fame dove li mettiamo?). Questa rovina del tessuto sociale (famiglie mancate, fatte male, distrutte) richiederebbe provvedimenti adeguati, realizzando il suddetto sacrificio benefico.
  Ma qui entriamo nel vasto ambito dei risanamenti necessari e attuabili: l'indipendenza monetaria e relativa al debito pubblico, l'arresto dell'immigrazione, il rimpatrio degli stranieri ospiti abusivi, e via discorrendo di legge naturale e di tradizioni. Tutto questo a prezzo di altri sacrifici, vista l'inimicizia del vasto mondo? E sia, sperando in Dio!


Piero Nicola

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