martedì 12 aprile 2016

Atene e Roma: Un'avvincente raccolta di saggi di Lino Di Stefano

 Il latino è ancora l'idioma capace non solo di rasserenare ed elevare gli animi, ma anche di cementare, con la sua forza aggregatrice, i popoli, le società, gli uomini e i gruppi delle più disparate stirpi, come, tra l'altro, era avvenuto  sotto l'Impero di Roma.
 Lino Di Stefano


 Autorevole studioso dell'antichità greca e romana, impavido testimone dell'orgoglio italiano e implacabile critico del lumicinismo, in quiete desolata nell'obitorio della modernità, Lino Di Stefano, continua e approfondisce l'ingente e preziosa opera del grande latinista Ettore Paratore.
 Originale è il suo contributo alla conoscenza delle fonti classiche, che, sfidando la tristezza oggi al potere, alimentano e accrescono la cultura degli italiani refrattari e irriducibili alle stucchevoli suggestioni emanate dall'esangue e agonizzante pensiero laico, democratico e anti fascista.
 Un'opera preziosa e controcorrente, quella dell'illustre professore molisano, perché la letteratura classica, dai resistenti giudicata compromessa e censurabile a causa dell'imperdonabile apprezzamento e sostegno ricevuti dalla deprecata cultura dominante nel bieco Ventennio, è stata oggetto di una riduzione alla pura e anodina filologia e di conseguenza screditata ed esclusa dalle autentiche fonti del pensiero italiano.
 Filologia che, dopo un giro nel cimitero delle morte ideologie, si e distesa sul marciapiede del non senso, sul quale giacciono le illusioni, cadute dall'albero della liberazione anglo-americana.
 Atene e Roma, robusta raccolta di saggi, che Di Stefano ha pubblicato in questi giorni nella collana di Eva, casa editrice in Venafro di Isernia, è un ingente e godibile contributo alla riabilitazione delle radici romane della nostra cultura e al riscatto della memoria degli studiosi italiani, che hanno tentato la faticosa uscita dai rumorosi girotondi, inscenati nella casematte (case matte) abitate dall'invincibile vuoto mentale.
 Nel suo cammino di ricerca, Di Stefano incontra le affascinanti e sempre attuali pagine di Teofrasto, un autore che sembra denunciare il vento villano e fetido dei moderni eversori, agitati “dalla dissennatezza che non si discosta da un comportamento vergognoso per il semplice motivo che il dissennato è uno che insulta”.
 Più avanti è citato un altro pensiero del preveggente Teofrasto: “Brutta cosa è la tirchieria perché essa, eccedendo in mancanza di amor proprio, non indulge allo spendere, mentre la superbia da suo canto, disprezzando tutto e tutti, si presenta come uno dei maggiori vizi degli uomini”.
 Di Archiloco, poeta attivo nel VII seco0lo a. C., Di Stefano apprezza una virtù mortificata dalla politica dei perdenti, il patriottismo, dimostrato dall'antico poeta combattendo con valore.
 Un appassionato capitolo è dedicato all'opera di Ettore Paratore, l'insigne latinista che sfidò il culturame rivendicando la preziosa eredità del calunniato Gabriele D'Annunzio, “schiacciato sotto la nomea del corruttore supremo del costume morale e politico della nazione, del teorico, in definitiva, del gusto distillato dalle peggiori mode letterarie del decadentismo europeo”.
 Di qui un lucido giudizio gettato in faccia ai detrattori progressivi e agli anacronistici calunniatori di D'Annunzio, il poeta combattente, che interpretò l'antico valore degli italiani, “l'unico che abbia avuto il coraggio di praticare effettivamente quell'eroismo di cui tanti pseudo nietzschiani facevano oggetto di culto rimanendo seduti comodamente a tavolino”.
 Pagine intense e coinvolgenti sono dedicate da Di Stefano a Cicerone, autore de L'Amicizia, opera specialmente attuale nel secolo delle disperate solitudini, che si aggirano nelle folle dell'Occidente flagellato dall'individualismo e dalla democrazia.
 L'ultimo e compendioso capitolo del robusto volume è dedicato a Sant'Agostino da Ippona, il grande pensatore cattolico che gettò il ponte che ha consentito la sopravvivenza del pensiero classico nelle verità rivelate da Gesù Cristo. Al proposito Di Stefano cita un brano del saggio agostiniano De beata vita: “Questa è la vera e piena sazietà delle anime, cioè la vita beata: conoscere in modo perfetto e devoto da Chi tu possa essere guidato alla verità, di quale vincolo sarai unito alla Norma suprema”.
 L'opera di Lino Di Stefano testimonia la vitalità della cultura della destra italiana, pensiero che indica la via d'uscita dal cono d'ombrai proiettato da una politica qualunque, che rovescia nella comica oggettività l'umorismo soggettivo di Guglielmo Giannini.

 Affrancati dalle ipoteche politicanti, gli studiosi attivi nell'emisfero della tradizione classica e italiana hanno approfondito gli argomenti, che demoliscono il castello delle utopie.

Piero Vassallo

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